trio
Moglie timida
18.03.2026 |
367 |
0
"Era stretto, incredibilmente stretto, ma con movimenti lenti e una determinazione feroce, riuscii a penetrarla..."
Fatto accaduto un po' di anni fa, che oggi voglio condividerlo con tutti voi.Per lavoro, la vita mi aveva messo di fronte ad Adamo, un uomo che aveva attraversato la soglia dei cinquanta, con uno sguardo che a tratti si perdeva nel vuoto, a tratti si accendeva di un'inquietudine palpabile. La sua chiamata era stata formale, un problema nella sua casa vacanze, un preventivo per i condizionatori. Niente di più ordinario, all'apparenza.
Qualche giorno dopo, con il sole ormai alto a baciare la costa, mi ritrovai nella sua villa al mare. Mentre percorrevo le stanze, la mia attenzione era tutta rivolta agli impianti, ma sentivo i suoi occhi addosso, una presenza discreta e insistente che mi seguiva ad ogni passo. Non ci diedi troppo peso; il mio mestiere mi aveva insegnato a non giudicare, a concentrarmi sul compito.
Una volta completato il giro, con gli appunti ben chiari in mano, mi invitò a pranzo. Un ristorantino sulla spiaggia, con l'odore salmastro che si mescolava al profumo del pesce fresco. Durante il pasto, Adamo girava intorno a un discorso, come un falco che volteggia prima di scendere sulla preda. Lo vedevo esitare, il suo imbarazzo quasi palpabile nel cercare le parole giuste.
«Guardi, Adamo», dissi, cercando di spezzare la tensione con una risata leggera, «se la sta facendo sotto perché pensa che voglia fare sesso con lei, si tranquillizzi. Non sono bisessuale, e ad essere onesti, il sesso con gli uomini non fa per me.» Un tono diretto, forse un po' troppo, ma volevo metterlo a suo agio, o almeno così credevo.
Un lampo attraversò i suoi occhi, un misto di sollievo e divertimento. Si lasciò andare a una risata roca, quasi liberatoria. «Oh, no, affatto, non è quello il punto», rispose, la voce che si abbassava quasi a un sussurro complice. «Nemmeno io lo sono, figuriamoci. Ma, sì, ha capito benissimo che volevo parlarle di sesso. Non tra noi, però. Vede, il mio più grande desiderio... è che mia moglie mi tradisca. Con un altro.»
E lì, il suo sguardo si fece intenso, quasi febbrile. Mi descrisse, con una precisione quasi maniacale, il desiderio di vederla, la sua Paola, avvinghiata a un altro uomo. Di osservarla mentre un cazzo generoso le riempiva la bocca, mentre veniva posseduta in ogni posizione possibile, con lui accanto, a stringerle la mano, partecipe di quella sfrenata carnevalata di corpi. Adamo era visibilmente eccitato, le guance arrossate, la voce roca di desiderio represso. E poi, la domanda, quasi un'esigenza vitale: «Lei... è ben messo? È dotato? Perché io, beh, il mio è... finissimo. E non molto lungo, sa.»
Fu allora che un sorriso sornione mi apparve sulle labbra. «Adamo», dissi con tono calmo, ma con un sottile orgoglio nella voce, «diciamo che la natura è stata generosa con me. 21 centimetri di pura e robusta presenza.» Un'affermazione che fece brillare i suoi occhi di una fame ancora più intensa.
Parlava di far sì che tutto ciò accadesse in modo naturale, quasi fosse il destino a orchestrarlo. Paola, la sua Paola, si sentiva trascurata, me lo confidò. Il loro sesso era un'abitudine spenta, e lui... lui si eccitava solo all'idea di vederla con un cazzo estraneo in bocca, un altro uomo che la possedesse con una foga che lui aveva perso da tempo. Con amarezza, mi rivelò che fare l'amore normalmente con lei era diventato un peso. La sua erezione era un miraggio, un ospite sgradito che faticava a presentarsi. Persino i pompini di Paola, che un tempo lo facevano impazzire, ora duravano lo spazio di un sospiro; se non immaginava un terzo nel loro letto, il suo membro si ammosciava, una bandiera bianca che sventolava nel campo di battaglia del loro piacere.
Ero lusingato, lo ammetto. Durante il mio sopralluogo, avevo notato alcune foto. Paola. Era... bellissima. Il viso, incorniciato da capelli lunghissimi e scuri, era di una bellezza classica. Il corpo, asciutto, non particolarmente alta, ma ogni curva, ogni linea, era al posto giusto, una perfezione da ammirare. Dire di sì era quasi un istinto primario.
Mentre il pranzo procedeva, sorso dopo sorso, forchetta dopo forchetta, Adamo snocciolò il suo piano. Un piano audace, quasi perverso, ma al tempo stesso... giusto, nella sua mente malata. Un piano che, se avesse avuto successo, sarebbe stato merito mio. Ma se Paola mi avesse rifiutato, allora il suo umore sarebbe cambiato. Mi avrebbe rimproverato, forse, e, fingendo uno scherzo, mi avrebbe messo le mani addosso. Un misto di minaccia e desiderio, una danza sottile tra controllo e perversione.
Il pranzo finì con un accordo: ci saremmo aggiornati sia per il preventivo dei condizionatori, sia per la... seduzione della moglie.
Paola, Paola, Paola. Il suo nome mi ronzava in testa, le sue foto si imprimevano nella mia mente. Mosso da un'urgenza che non era solo professionale, preparai il preventivo in tempi record. Chiamai Adamo. Al telefono, la sua voce era diversa, quasi ansiosa, come se l'intera situazione lo preoccupasse. «Guardi, Adamo», gli dissi con una sincerità disarmante, «se per sua moglie ci ha ripensato, per me non è un problema. Capisco che è una situazione delicata.»
Ma lui, con una veemenza inaspettata, mi interruppe. «No! Assolutamente no! Anzi, le ho già detto di prendersi una settimana di ferie per andare alla casa al mare. Le ho detto che lei doveva installare i condizionatori. E lei ha accettato. Ha accettato!»
I giorni volarono, quindici ne erano trascorsi dall'ordine del materiale. La comunicazione che era tutto pronto per il ritiro mi arrivò come un segnale, un battito di tamburo che annunciava l'inizio. Avvisai Adamo. La sua euforia era contagiosa, quasi infantile. Sembrava che gli avessi fatto il regalo più grande che potesse mai desiderare. «Chiamo Paola, e la prossima settimana le do conferma per l'inizio dei lavori», disse, e riattaccò.
Quei minuti successivi sembrarono ore, un'eternità sospesa nel desiderio. Non riuscivo a rimettere il telefono in tasca. Ero teso, l'immagine di Paola mi assaliva: tra le mie braccia, o magari, ancor meglio, inginocchiata, con il mio pene che le riempiva la bocca. Il mio grosso e robusto membro, ora, pulsava visibilmente contro la stoffa dei pantaloni. L'attesa fu ricompensata. Un messaggio su WhatsApp, laconico ma affermativo: «Lunedì prossimo. E tu e io dobbiamo vederci il prima possibile. Magari a cena da noi, con mia moglie. Per conoscerci, prendere confidenza, visto che starete insieme per un po' di giorni. E per capire come ti guarda lei... per darmi dei dettagli.»
Dettagli fondamentali, sì. Continuò a svelare i segreti più intimi del suo matrimonio. Paola, mi raccontò, aveva conosciuto solo lui. Lui, così poco virile, così privo di stimoli che il massimo della trasgressione nella loro vita coniugale era stato guardare un paio di film porno. Ma proprio lì, in quelle scene proibite, Paola aveva scoperto una scintilla. Si eccitava, Adamo lo sapeva. E aveva imparato l'arte del pompino. E la sua fantasia più segreta, quella di provare il lato B, che lui le aveva sempre negato. «Se tu riuscissi», mi aveva detto, «potresti anche sverginarle il culo.» Quelle parole rimbombarono nella mia testa mentre cercavo di dormire quella notte, immaginando come avrei potuto superare la sua iniziale resistenza.
Il lunedì arrivò, portando con sé l'odore salmastro del mare e una tensione quasi elettrica nell'aria. Adamo mi aveva invitato a cena la sera prima dell'inizio dei lavori, a casa loro. Quando suonai il campanello, il cuore mi batteva all'impazzata, non per timore, ma per l'attesa di vedere Paola dal vivo, di sentire la sua presenza.
Adamo mi accolse con un sorriso fin troppo entusiasta, gli occhi che brillavano di un'eccitazione quasi infantile. «Eccolo il nostro... tecnico!», mi disse, dandomi una pacca sulla spalla. «Paola, vieni! Il signore che ci installerà i condizionatori!»
E lì apparve. Paola. I suoi capelli lunghi le incorniciavano un viso di una bellezza disarmante, gli occhi grandi e curiosi mi squadrarono per un istante, poi si posarono sul marito. Era esattamente come nelle foto, ma mille volte meglio. Un corpo sinuoso, proporzioni perfette che sembravano danzare sotto l'abito leggero che indossava. Ma notai, con una scarica di eccitazione che mi attraversò la schiena, che l'abito aderiva in modo così sensuale da rivelare l'assenza di intimo. Adamo mi aveva detto che l'aveva «convinta» a non indossare nulla sotto l'abito, per creare una tensione ancora maggiore, e per lui un maggiore controllo sulla situazione.
«Piacere», disse con una voce morbida, porgendomi la mano. La sua stretta era ferma ma delicata, e sentii una scarica percorrermi il braccio. «Il piacere è tutto mio, Paola», risposi, cercando di mantenere un'aria professionale, ma i miei occhi dovevano aver tradito un po' troppo del mio pensiero. Adamo, con un sorrisetto furbo e malizioso, non si perse nulla.
La cena fu un'orchestra di sguardi e sottointesi. Adamo parlava a ruota libera dei condizionatori, dei lavori, ma i suoi occhi, e i miei, erano costantemente su Paola, a catturare ogni sua espressione, ogni piccolo movimento. Lei, all'inizio, sembrava a disagio, ogni tanto mi lanciava un'occhiata furtiva, quasi a cercare di decifrare qualcosa. Sentivo la sua resistenza, una sorta di barriera protettiva che si era costruita attorno. Ma Adamo continuava a «scherzare» sull'importanza di avere un buon rapporto con chi avrebbe frequentato casa loro per giorni, lanciando frecciate velate che solo noi tre potevamo cogliere.
Sotto al tavolo, Adamo iniziò il suo gioco. La sua mano sparì sotto la tovaglia, e vidi Paola irrigidirsi leggermente. Cercò di mantenere la conversazione, con una voce che si faceva più tesa, ma il suo sguardo si faceva sempre più sfuggente. Intuivo che le dita di Adamo stavano esplorando le sue zone più intime, un tocco leggero, poi più audace, sfiorando il centro del suo desiderio, ormai privo di qualsiasi barriera di tessuto.
«Paola, cara, non fare la timida. Sai che devi essere carina con... uhm... con il nostro amico. Dobbiamo fargli sentire che è a casa sua!» La sua mano, quella libera, le accarezzò la schiena in un modo che a me sembrò quasi possessivo, ma il messaggio era chiaro. Le dita sotto al tavolo invece, si facevano più insistenti, penetrando delicatamente la sua intimità umida.
Paola arrossì leggermente. «Adamo, smettila! Che discorsi fai!» La sua voce aveva una punta di rimprovero, ma c'era anche qualcos'altro, un'ombra di curiosità che iniziava a insinuarsi. Un piccolo gemito strozzato le sfuggì, mascherato da un colpo di tosse, mentre la mano di Adamo trovava il suo punto più sensibile, iniziando a giocare con il clitoride turgido.
Il discorso di Adamo virò sulla sua «insoddisfazione» per la loro vita sessuale, in un modo così ambiguo che solo io potevo capire a cosa si riferiva. Paola lo guardò con un misto di fastidio e rassegnazione. Era evidente che la situazione non era nuova per lei.
«Sai, amore», disse Adamo, fissandola con uno sguardo che non era proprio da marito, mentre sotto il tavolo le sue dita iniziavano un lento va e vieni, «mi sento come se ci mancasse qualcosa, ultimamente. Un po' di... pepe. Non credi? Forse dovremmo provare cose nuove, essere più aperti...»
Paola sospirò. «Adamo, per favore, non è il momento.» Ma i suoi occhi incontrarono i miei per un istante, e vidi in essi una scintilla che non era solo imbarazzo. Era desiderio, sopito, represso, ma pur sempre lì. La sua gamba sfiorò involontariamente la mia sotto al tavolo, un contatto elettrico che ci fece sobbalzare entrambi. La sua mano istintivamente si posò sul mio ginocchio, come per cercare un appiglio, una scusa per la tensione che provava, mentre un brivido le percorreva la schiena per l'audacia di Adamo.
«E le tue, Paola?», osai chiedere, captando il suo sguardo, mentre le dita di Adamo continuavano la loro opera sotto il tavolo, rendendola sempre più inquieta. «Le tue fantasie?» I suoi occhi si abbassarono per un istante, poi tornarono sui miei, con una decisione inaspettata, mentre il respiro si faceva più affannoso per lo stimolo di Adamo. «Le mie... sono sempre state soffocate. Lui non ha mai avuto il coraggio di esplorarle. Anzi, le ha sempre represse.» Un filo di voce, quasi un sussurro roco di desiderio.
Sapevo che era il momento di agire. Le mie mani non la sfiorarono, ma i miei occhi parlavano chiaro. «Forse è ora di farle emergere, allora. Di dar loro vita.» Il suo respiro si fece più affannoso, le labbra leggermente dischiuse, umide. «E tu... saresti disposto?» «Dispostissimo», sussurrai, la mia voce roca di desiderio. «E Adamo... Adamo non si dispiacerebbe, vero?»
Paola chiuse gli occhi per un momento, un piccolo sospiro le sfuggì, poi si morse il labbro con decisione. La mano di Adamo si ritirò da sotto al tavolo, e lei quasi svenne per il sollievo e la delusione. «Lui... lui è quello che lo vuole più di tutti.»
La cena si concluse con una tensione palpabile, un'elettricità che prometteva scintille imminenti. Adamo, eccitatissimo, ci lasciava soli il più possibile, lanciandoci sguardi che erano un misto di incoraggiamento e desiderio voyeuristico, come un burattinaio che muove i suoi fili. Quella sera, dopo una cena in cui la tensione erotica era quasi palpabile, Adamo si alzò da tavola. «Io vado a riposare un po'», disse, lanciandoci un'occhiata significativa e un sorriso complice. «Voi... fate pure con calma.»
Paola mi guardò, i suoi occhi brillavano di un'eccitazione mista a paura, quasi una vertigine. «Cosa... cosa facciamo?», sussurrò, la sua voce tremante e roca. «Quello che vogliamo», risposi, prendendole la mano e stringendola forte. «Quello che hai sempre desiderato. E quello che lui desidera.»
La condussi in camera da letto. Era una stanza luminosa, con una grande finestra che dava sul mare. L'aria era pervasa dal profumo di salsedine, che si mescolava all'odore inebriante della sua pelle. Paola era tesa, ma non si tirò indietro; anzi, i suoi passi erano decisi. Mentre la spingevo delicatamente sul letto, Adamo entrò e si posizionò su una poltrona in un angolo, in silenzio, gli occhi fissi su di noi, un'ombra discreta. Non era un intruso, era parte del gioco, il regista silenzioso delle nostre azioni, il primo spettatore di quello che stava per accadere.
Le mie mani accarezzarono le sue braccia, poi scesero lungo i fianchi, accarezzando le curve del suo corpo. Paola tremava leggermente, un brivido sottile che le percorreva la schiena. «È la prima volta che... così», disse, la voce quasi inudibile, rotta dall'emozione. «Lo so», sussurrai, baciandole il collo, lasciando una scia di fuoco sulla sua pelle. «Ma ti piacerà, te lo prometto.»
Le sfilai lentamente l'abito. Sotto, era già completamente nuda, la pelle liscia e calda che prometteva sensazioni inebrianti. I suoi seni erano perfetti, pieni, con i capezzoli già turgidi, che quasi imploravano di essere toccati. Era nuda, vulnerabile, eppure incredibilmente forte e sensuale. Sentii Adamo sospirare dalla sua poltrona, un suono roco e profondo.
Mi spogliai anch'io, rivelando la mia erezione, dura e prepotente, il mio pene che pulsava visibilmente. Paola mi guardò, i suoi occhi si spalancarono per un istante, e vidi un misto di timore e ammirazione. «È... grande», sussurrò, con un filo di voce. «È per te», risposi, avvicinandomi, e la tirai tra le mie braccia.
Iniziai con baci leggeri, morbidi, accarezzandole ogni centimetro di pelle. Dalle labbra, scesi al collo, al petto, sfiorando i suoi capezzoli che si indurivano sempre di più sotto il mio tocco, fino a diventare piccole perle dure. Paola gemeva piano, un suono rauco e gutturale, le mani che si stringevano alle lenzuola con forza. Poi scesi ancora, con le labbra e la lingua, fino al suo ventre piatto, e i suoi fianchi iniziarono a inarcarsi, la sua ansimazione si fece più rapida.
«Ho sempre voluto... assaggiarlo», disse, la voce un filo di desiderio, quasi un comando. Adamo si mosse leggermente sulla sua poltrona, quasi in attesa, il suo membro ormai gonfio che premeva contro i pantaloni. Senza farmi pregare, mi avvicinai. Le mie labbra incontrarono la sua intimità, delicata e umida, già intrisa del suo profumo inebriante. Iniziai a leccare, a succhiare con avidità, sentendo il suo corpo sussultare e inarcarsi sotto la mia lingua. Paola ansimava, le dita tra i capelli, la testa che roteava sul cuscino, un grido strozzato che le moriva in gola. «Sì... oh, sì... non smettere...»
Quando mi sollevai, i suoi occhi erano annebbiati dal piacere, le pupille dilatate. «Ora tu», mi disse, con una voce che era un misto di urgenza e sfida, indicando il mio sesso con un gesto audace. Mi chinai, e la sentii accogliere il mio cazzo grosso e duro in bocca. Le sue labbra erano calde, umide, e la sua lingua danzava intorno alla punta, poi lo risucchiò profondamente, arrivando fino alla radice, con una maestria che mi lasciò senza fiato. Era abile, proprio come Adamo mi aveva descritto. Sapeva come tirare, come leccare, come stringere con la gola. Gemetti di piacere mentre lei lavorava il mio membro con una perizia incredibile. I suoi occhi mi guardavano, pieni di sfida e desiderio, un fuoco che prometteva di bruciare ogni inibizione.
Poi, si avvicinò ad Adamo, senza distogliere lo sguardo dal mio. Si inginocchiò davanti a lui, e con la stessa maestria, la bocca ancora umida del mio sapore, prese in bocca anche il suo membro, sottile e non del tutto eretto, ma che ora iniziava a pulsare. Faceva la spola tra noi due, un atto di devozione erotica che mi fece impazzire, una puttana perfetta per il marito e per me. Alternava i nostri peni, succhiando, leccando, sentendo il suo desiderio crescere con ogni movimento dei suoi muscoli facciali. Adamo gemeva, la testa reclinata all'indietro, la sua mano che stringeva il bracciolo della poltrona, gli occhi vitrei di piacere.
«Voglio sentirtelo dentro», mi disse Paola, spingendo via il pene di Adamo e tornando verso di me, i suoi occhi che supplicavano. «Voglio tutto. Tutto quello che lui non ha avuto il coraggio di darmi. La tua sborra dentro di me, adesso.»
La feci stendere di schiena, le gambe leggermente divaricate, le ginocchia piegate, invitante. Le mie mani scesero tra le sue cosce, accarezzando la sua patatina umida e pulsante, sentendo il calore che irradiava. Poi, con un movimento deciso, afferrai il mio cazzo e premetti la punta contro la sua apertura, bagnata e pronta. Un brivido la scosse, le sue cosce tremarono.
«È grossa», sussurrò, la voce quasi un gemito strozzato. «Entrerà? Non ce la faccio.» «Certo che sì», risposi, il mio respiro pesante, e con una spinta lenta ma ferma, penetrai la sua vagina. Era stretta, calda, e mi avvolse completamente, un guanto di velluto che mi stringeva fino all'anima. Paola gemette, un suono soffocato che era un misto di dolore e piacere acuto. I suoi muscoli si strinsero intorno a me, un abbraccio caldo e avvolgente che mi tolse il fiato.
Iniziai a muovermi lentamente, poi con maggiore foga, le mie spinte diventavano sempre più profonde e decise. I suoi gemiti si fecero più forti, più disinibiti, grida animalesche che riempivano la stanza. Le sue unghie si conficcarono nella mia schiena, tracciando solchi ardenti, le sue gambe si avvolsero attorno alla mia vita, tirandomi ancora più in profondità, implorandomi di non fermarmi. Adamo, dalla sua poltrona, era un'ombra silenziosa ma attenta, i suoi occhi che seguivano ogni nostro movimento con una fame inestinguibile.
«Più forte!», mi implorò Paola, la sua voce rauca, quasi disperata. «Prendimi! Prendimi tutta! Sborrami dentro!»
La scopai con tutta la forza che avevo, sentendo il suo corpo rispondere al mio con una passione selvaggia, il letto che cigolava sotto il ritmo dei nostri corpi che si univano. I nostri corpi si muovevano all'unisono, un ritmo ancestrale di desiderio e piacere, spingendomi verso l'oblio. Quando venni dentro di lei, con una sborrata potente e calda, un'ondata di calore mi investì, e mi lasciai cadere su di lei, ansimando, il cuore che batteva all'impazzata, il mio seme che inondava la sua vagina.
Ma non era finita. Paola mi strinse forte, i suoi occhi ancora chiusi, i suoi muscoli che vibravano. «C'è dell'altro», sussurrò, sollevando la testa e guardando Adamo con un'audacia che mi sorprese. «Voglio... voglio quello che ti ho sempre chiesto. Il dietro. Voglio sentirlo entrare lì.» Adamo annuì, un sorriso di trionfo sul viso, il suo membro che ora pulsava visibilmente. «Fallo», disse, la voce roca e tesa. «Fallo sentire. Fallo soffrire di piacere.»
Mi staccai lentamente da lei, il mio membro ancora pulsante. Paola si girò a pancia in giù, inarcando il sedere, offrendomi le sue natiche sode e invitanti, che sembravano pregarmi di penetrarle. Il suo ano era stretto, una piccola fessura che prometteva un piacere proibito, ancora inviolato. Mi leccai le labbra, sentendo l'adrenalina scorrere nelle vene.
«Sei sicura, Paola?», chiesi, la voce un po' tremante per l'eccitazione che mi assaliva. Lei annuì, i suoi occhi che brillavano di determinazione, di una volontà ferrea. «Sì. Voglio sentirlo tutto. Voglio sentirti sverginarmi il culo.»
Mi portai al suo sedere, spalmandogli un abbondante lubrificante intorno all'ano, accarezzandolo con le dita, preparandola. Con delicatezza, iniziai a sfiorare la sua apertura. Lei sussultò, ma non si ritrasse; anzi, spinse contro il mio tocco. Con decisione ma lentamente, iniziai a spingere la punta del mio cazzo, grosso e duro, nel suo ano. Era stretto, incredibilmente stretto, ma con movimenti lenti e una determinazione feroce, riuscii a penetrarla. Paola emise un grido soffocato, un misto di dolore e incredibile piacere, e sentii i suoi muscoli stringersi attorno a me con una forza inaudita.
«Fa male?», chiesi, bloccando il movimento, le mie labbra vicino al suo orecchio. «Un po'», gemette, stringendo i denti, le lacrime agli occhi. «Ma... non fermarti. Voglio sentirlo. Voglio sentirtelo tutto dentro, Adamo... guardaci!»
Proseguii, lentamente, sentendo il suo corpo che si adattava al mio, i suoi muscoli che si rilassavano e si stringevano intorno al mio membro. Ogni centimetro era una conquista, ogni spinta un passo nel proibito, nel territorio inesplorato del suo piacere. Quando fui completamente dentro, fino alla base, un sospiro di sollievo e piacere le sfuggì dalle labbra, un gemito lungo e profondo. Era un'esperienza incredibile, il suo culo mi stringeva con una forza inaudita, una sensazione che non avevo mai provato, come se fosse nato per accogliermi.
Iniziai a muovermi, dapprima dolcemente, poi con sempre maggiore intensità, le mie spinte diventavano un martello contro la sua carne. Paola gemeva, la sua testa affondata nel cuscino, le unghie che graffiavano le lenzuola, la sua voce che si faceva roca e sconosciuta. «Sì... Adamo... guardami! Inculami, forte! Sborrami in culo!», gridò, la sua voce piena di una libidine sfrenata, di una richiesta disperata. Adamo era in piedi ora, in silenzio, i suoi occhi fissi su di noi, la sua mano che stringeva il suo membro eretto e pulsante, massaggiandolo con foga.
«Voglio la tua sborra dentro di me», mi disse, la voce strozzata dall'eccitazione, il culo che si muoveva contro il mio ritmo. «In culo. Voglio sentirla calda. E voglio che Adamo la veda. Voglio che lui sappia che mi hai sborrato in culo.»
Accelerai il ritmo, spingendo profondamente nel suo ano, sentendo il mio orgasmo avvicinarsi come un'onda impetuosa, inarrestabile. Paola gridava, implorava, si dimenava sotto di me, la sua pelle sudata che brillava sotto la luce fioca. E quando venni, riversando tutto il mio sperma caldo nel suo culo, con una sborrata potente e abbondante, un gemito di piacere puro e assoluto le sfuggì dalle labbra, un lungo urlo liberatorio. Crollai su di lei, esausto ma incredibilmente soddisfatto, sentendo il suo corpo tremare sotto il mio, accogliendo ogni goccia del mio piacere.
Ma Paola non aveva finito. Con una forza che non mi sarei aspettato, si sollevò leggermente, il mio membro ancora nel suo ano, e mi guardò negli occhi, un sorriso selvaggio sulle labbra tumide. «Ora voglio un altro pompino», mi disse, la sua voce roca e piena di desiderio. «E voglio bere la tua sborra. Adamo deve vedere. Voglio che lui veda quanto è buona la tua sborra.» Mi chinai, e lei, con una decisione quasi animalesca, mi prese il cazzo in bocca, succhiandolo con foga, con un'avidità che mi prosciugò di ogni residuo di desiderio, mentre Adamo osservava ogni movimento, ogni goccia, il suo respiro affannoso che riempiva il silenzio. E quando l'ultima goccia scese, calda e densa, lei la ingoiò, con un gesto lento e sensuale, guardando Adamo con un'espressione di trionfo e di sfida, di totale sottomissione al suo piacere.
Quella notte, Adamo non solo aveva visto le sue fantasie più recondite realizzate, ma aveva anche visto sua moglie esplodere in una sessualità che lui non aveva mai potuto darle, una sessualità che io le avevo risvegliato. L'installazione dei condizionatori non fu mai così... gratificante.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Moglie timida:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
