trio
Una notte a Madrid
SexDeliveroo
20.06.2025 |
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"Ci prese entrambi in bocca a turno, poi ci munse finché venimmo su di lei, lui sul petto e io in bocca … Lei leccò tutto..."
Madrid, maggio.
L’aria profumava di arance e asfalto caldo. Avevo finito di preparare la presentazione per una riunione importante del giorno dopo, ma qualcosa mi teneva sveglio. Non fame, non sete. Era altro. Una voglia sottile, difficile da definire.
Presi il portafoglio e uscii. Camminai qualche isolato, senza meta. Poi, un bar mi attirò come una promessa sussurrata. Le luci erano basse, la musica latina appena accennata, e l’atmosfera rilassata. Mi sedetti al bancone, ordinai una birra e iniziai a osservare il locale, con l’aria di chi non cerca niente… ma spera in qualcosa.
E poi, la vidi.
Era lì, forse da sempre, o forse apparsa solo per me. Una donna magnetica, pelle color miele, un top leggero che lasciava intuire i contorni pieni del seno. Le gambe incrociate in una posa che sapeva esattamente quanto lasciar vedere. Sorrideva piano. E mi guardava.
Uno sguardo lungo. Fermo. Come se stesse scegliendo.
Poi, un uomo si sedette accanto a lei. Il compagno. Alto, ben curato, rilassato. La magia sembrò incrinarsi… ma solo per un istante. Perché lei continuava a cercarmi con gli occhi, anche mentre lui le versava da bere.
Alla fine della birra, decisi di tentare. Mi avvicinai con una scusa:
“Scusate, ho sentito che parlate italiano. Sapete se qui vicino c’è qualcosa di buono da mangiare?”
Lui sorrise. Lei lo guardò, poi a me.
“Resta qui con noi. Tanto stavamo per prendere un giro di orujo,” disse, con voce calda.
“Orujo?”
“Superalcolico locale. Ti fa scaldare dentro,” disse mentre mi fissava negli occhi.
Ero dentro. Il gioco era cominciato.
Ridemmo, parlammo, bevemmo. A un certo punto la sua mano si poggiò sulla mia coscia. Non per sbaglio. Lui la vide. Non si arrabbiò. Sorrise.
“Ti piace, eh?” le disse.
Lei si voltò e mi guardò:
“Abbiamo una bottiglia speciale, comprata stamattina al mercato. È proprio qui dietro, nel nostro appartamento. Vieni a provarla?”
Andammo.
Entrammo nel loro appartamento. Luci basse. Musica in sottofondo. Lei si tolse le scarpe appena dentro, poi si voltò verso di me, mi afferrò per la camicia e mi baciò con fame. Mi spinse sul divano e si inginocchiò davanti a me. Mi slacciò i pantaloni, tirò fuori il mio cazzo e se lo portò alla bocca. Senza esitazione. Con lentezza. Con maestria.
Lui si era seduto di fronte, con un bicchiere in mano. Guardava. Apprezzava.
Lei mi guardava negli occhi mentre lo succhiava . Sapeva esattamente quello che stava facendo. Sapeva che mi aveva in pugno.
Non resistetti. La presi per mano, la sollevai e la portai in camera. La spogliai lentamente. Non indossava nulla sotto. Il corpo era perfetto. Pelle liscia, seni tondi, capezzoli duri. Si sdraiò e mi tirò sopra di lei. La presi subito, forte. La figa era bagnata, calda, accogliente. Lei gemeva, graffiava le lenzuola, mi affondava le unghie nella schiena.
Lui si avvicinò, nudo anche lui. Si mise davanti a lei. Lei prese anche lui in bocca mentre io la scopavo da dietro. Il ritmo aumentava, i respiri si facevano più intensi.
Ci alternavamo. Lei cavalcava me mentre accarezzava lui, poi si girava e prendeva lui mentre me lo succhiava con affanno. Le nostre mani e bocche erano ovunque. Nessuna parola, solo suoni di piacere.
A un certo punto, la sdraiammo tra noi. Uno davanti, l’altro dietro. La scopavamo in sincronia, con lei che godeva in mezzo, senza freni. Si strusciava su di noi, ci incitava, ci baciava. Venne più volte, tremando.
Alla fine, la facemmo inginocchiare. Ci prese entrambi in bocca a turno, poi ci munse finché venimmo su di lei, lui sul petto e io in bocca … Lei leccò tutto. Sorridendo.
Alle quattro del mattino, mi ritrovai da solo a camminare verso l’hotel. La città era silenziosa, e io… ero diverso. Più leggero. Più vivo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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