Lui & Lei
Eroticamente bendati
27.08.2025 |
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"«Mmm… così caldo… così buono…», gemette, mentre la bocca restava sporca del mio desiderio..."
Ci eravamo conosciuti da poche settimane, su un sito dove i messaggi nascevano già intrisi di malizia.All’inizio erano parole leggere, mezze confidenze che facevano sorridere.
Poi, giorno dopo giorno, le conversazioni si fecero più intime e maliziose, decisamente intriganti.
Lei era sposata, appena quarantenne, con un viso delicato e timido e occhi profondi che parlavano da soli.
Un corpo esile, quasi fragile, ma con un seno naturale, sorprendentemente sodo, che sembrava sfidare le proporzioni.
Era proprio su quel seno che spesso si fermavano i miei pensieri, consapevole della sua intrigante sensualità.
Le chat divennero presto un intreccio di giochi ipotetici e desideri confessati.
Parlavamo di carezze proibite, di fantasie mai vissute.
Si arrivò, ça va sans dire, allo scambio di foto: io con dettagli maliziosi ed eleganti, lei con immagini sempre più osate, fino a quell’inaspettato topless che mi lasciò senza fiato e con un’erezione incontrollabile.
I suoi seni nudi, con i capezzoli tesi, mi fecero capire che quella donna dall’apparenza timida aveva un’anima pronta ad abbandonarsi.
Poi la proposta.
Era stata lei a scriverla, quasi per gioco:
«Potrei incontrarti… ma vorrei essere bendata. Voglio sentire tutto senza vedere nulla.»
Quel «vorrei essere bendata» scatenò la mia controproposta, e la fantasia prese forma: io avrei avuto il controllo totale.
Avrei deciso io quando e se togliere la benda.
Lei avrebbe potuto toccarmi solo se glielo avessi concesso.
Stabilimmo anche un segnale di sicurezza: se fosse stata sopraffatta, avrebbe detto una parola insignificante per entrambi, ma non per il gioco: «Pluto».
Con il marito via per lavoro, in un caldo pomeriggio di giugno, arrivò quell’invito quasi improvvisato.
Mi inviò dettagli precisi: l’indirizzo, il percorso, persino dove parcheggiare.
Nel suo ultimo messaggio scrisse:
«Avrò il portoncino aperto, la porta d’ingresso sarà socchiusa. Io ti aspetterò sul divano… bendata.»
Percepivo un eccitante timore nelle sue parole, ma anche un desiderio incontenibile che traspariva in ogni virgola.
Arrivai con il cuore che batteva forte.
La strada era silenziosa, le finestre chiuse contro il caldo.
Spinsi piano il portoncino sbloccato e quel rumore stridulo segnò, inconfondibilmente, l’inizio del gioco.
Poi la porta di casa, socchiusa come da lei promesso.
La aprii delicatamente e la richiusi dietro di me, quasi per assaporare ogni singolo istante.
Il corridoio profumava di legno, di fiori e di un leggero sentore di polvere d’estate.
Ed eccola lì.
Esattamente come stabilito, ma infinitamente più eccitante di quanto avessi immaginato.
Era seduta sul divano, gambe accavallate, un vestito leggero che lasciava intravedere le curve.
Una benda nera le copriva gli occhi.
Respirava profondamente, le mani abbandonate lungo i fianchi, pronta ad arrendersi.
Il suo corpo tremava appena, un misto di paura e desiderio, con un sorriso appena smorzato sulle labbra.
Mi avvicinai senza fare rumore.
Sentivo il mio respiro, sentivo il suo.
Il seno muoveva il tessuto, i capezzoli già in evidenza, la pelle chiara che trasudava calore.
Mi chinai vicino al suo orecchio.
«Sono qui», sussurrai.
Il suo sorriso si accentuò sulle labbra lucide, fresche di rossetto tenue e delicato.
Appoggiai la mano sul suo collo, poi scesi piano lungo il petto.
Il vestito era sottile e il suo calore attraversava il tessuto di cotone.
Ogni istante era eccitazione pura, ogni tocco un brivido per me e per lei.
Quando raggiunsi il seno, lo sfiorai delicatamente, prima con le mani, poi con le labbra.
Un gemito le sfuggì dalle labbra.
«È… stupendo…», mormorai, più a me stesso che a lei.
«Ti piace?», sussurrò, timida.
«È il seno più bello che abbia mai sfiorato.»
«Vuoi continuare solo a sfiorarlo?», mi disse, eccitata.
Lo liberai dal vestito e i suoi seni balzarono fuori, naturali, splendidi.
Mi persi alla vista di quei capezzoli tesi e la voglia di assaggiarli fu incontenibile.
La tensione era ormai svanita: la sua testa rovesciata all’indietro, la benda che la costringeva a sentire senza vedere.
«Non immaginavo… non credevo…», ansimò.
Le mie mani avvolsero entrambi i seni e poi scesero tra le cosce.
Era già bagnata, molto più di quanto avrei immaginato.
La sua pelle era liscia, la sua figa piacevolmente curata.
Le infilai due dita dentro mentre la mia lingua continuava a giocare con i suoi capezzoli.
Il suo corpo tremava sotto di me e, inaspettatamente, il primo orgasmo la scosse da capo a piedi.
Si irrigidì, sorpresa, poi rise tra un gemito e un sospiro.
«Non… non mi era mai successo così velocemente…»
«Quanti “non”…», replicai maliziosamente.
La presi per i capelli e la feci inginocchiare davanti a me, ancora bendata.
Le infilai le dita in gola, bagnate dei suoi umori.
«Assaggia il tuo sapore.»
Lei obbedì, leccando, gemendo.
Poi mi supplicò:
«voglio assaggiare anch’io qualcosa… ti prego.»
Ma non l’accontentai.
«Non ancora» replicai.
La feci restare inginocchiata sul pavimento di legno, le dita che la penetravano veloci mentre, con l’altra mano, stringevo il suo seno.
Il suo gemito diventò un grido.
Uno squirt esplose, bagnando il pavimento.
«Dio… non avevo mai…», balbettò mentre tremava di piacere.
Quando mi alzai, il mio cazzo era duro, gonfio.
I suoi seni stupendi erano lì, perfetti, pronti.
Le afferrai la testa e glielo strusciai sul viso, poi sulle labbra, senza permetterle di prenderlo davvero.
Lei apriva la bocca, cercava di catturarlo con la lingua, ma io mi divertivo a sfiorarle solo le labbra, a passarglielo sulle guance, a lasciarle sentire il calore e il profumo della mia eccitazione senza concederle davvero nulla.
«Lo vuoi?», le chiesi con la voce roca.
«Sì… fammi assaggiare, ti prego.»
Solo allora glielo appoggiai sulla lingua.
Lei lo accolse con un gemito, iniziando a succhiarlo piano, quasi con devozione.
La sua bocca era calda, umida, e lo inghiottiva sempre più a fondo.
Si muoveva lenta all’inizio, assaporando ogni centimetro, poi più affamata.
La saliva colava lungo l’asta fino a bagnarle il mento e i seni.
Ogni volta che scendeva più giù, il mio respiro diventava un ringhio.
Lei gemeva con la bocca piena, come se il piacere fosse anche suo.
Le presi la testa e iniziai a guidarla, più in profondità, più rapida, finché la sua bocca fu un vortice caldo e irresistibile.
Ogni risucchio, ogni colpo di bocca era un colpo diretto al mio ventre.
Stavo per venire e lei se ne accorse, accelerando, succhiandomi con una foga che non avevo mai sentito.
Si sforzò fino a farmi arrivare in gola: un conato, un colpo di tosse, e vidi la saliva colare abbondante, bagnando il pavimento sotto di lei.
E fu lì che esplosi, senza più controllo.
Il primo getto caldo ricoprì la benda e le labbra, il secondo le colò sul collo, e altri due schizzarono abbondanti sui suoi seni stupendi mentre i successivi getti si persero tra il pavimento ed i capelli.
I capezzoli lucidi, sporchi e colanti di sperma erano uno spettacolo osceno e irresistibile.
Lei rise, sporca e felice, e iniziò a spalmarsi il seme addosso con le mani, massaggiando il seno come in un rito profano.
Poi ne raccolse un po’ con le dita e se lo portò lentamente alle labbra, disegnando cerchi con la lingua prima di succhiarle piano.
«Mmm… così caldo… così buono…», gemette, mentre la bocca restava sporca del mio desiderio.
Era un’immagine ipnotica: bendata, inginocchiata, i seni stupendi coperti di sperma, le labbra che ne assaporavano ogni goccia come fosse nettare.
«Voglio che tu mi scopi… fammi tua», mi supplicò, ansimante, con la voce spezzata.
«Non oggi», le risposi, prendendole il viso tra le mani.
«Oggi dovevi solo imparare ad aspettare.»
Restò lì, tremante di piacere e frustrazione, i seni pesanti e lucidi, ancora inginocchiata e bendata.
Le sue labbra, piene del mio sesso, erano irresistibili da baciare.
Ci lasciammo andare in un bacio lunghissimo, profondo, un intreccio di lingue, quasi a voler assaggiare qualsiasi cosa dalle reciproche bocche.
Nel frattempo le toglievo la benda e, quando le nostre lingue si staccarono, vidi finalmente i suoi occhi profondi e brillanti che mi guardavano.
Mi abbracciò, nuda e vulnerabile, e sussurrò:
«Devo vederti ancora. La prossima volta… voglio che mi scopi davvero. Voglio che tu mi sbatta forte.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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