Lui & Lei
La donna più desiderata
26.08.2025 |
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"I suoi seni ondeggiavano davanti ai miei occhi, i capelli scivolavano sul volto, le mani serrate sulle mie spalle..."
Quando la vidi arrivare, il respiro mi si fermò in gola.Era splendida, avvolta in quell’abito turchese che lasciava immaginare più di quanto mostrasse.
Nei suoi occhi brillava un desiderio che non aveva bisogno di parole mentre il sorriso completava nel migliore dei modi quell’immagine estremamente sexy.
La cena fu soltanto un pretesto: parlavamo poco, ci guardavamo molto, e ogni volta che le mie dita sfioravano le sue il cuore mi accelerava, come se sapesse già dove saremmo finiti.
Quando uscimmo, presi la sua mano.
Era calda, fragile e forte allo stesso tempo. Non la lasciai fino all’albergo, fino a quella porta che, chiudendosi alle nostre spalle, ci separò dal resto del mondo.
La strinsi a me e la baciai piano, assaporando sulle sue labbra il vino mescolato al rossetto cipria.
Il suo profumo era un incanto: fiori delicati e pelle calda che si fondevano con il ritmo febbrile dei nostri corpi.
La spogliai lentamente, come se ogni bottone slacciato fosse parte di un rito antico, e ogni centimetro di pelle svelato un dono da custodire.
Quando fu nuda davanti a me, rimasi a guardarla: i seni che si sollevavano rapidi al respiro, i capezzoli tesi, il ventre che tremava d’attesa, la bocca dischiusa in un sospiro.
La stesi sul letto e iniziai a baciarle il collo, poi le spalle, i seni, fino al ventre.
Il suo respiro si faceva più rapido, il corpo vibrava al contatto delle mie labbra.
Quando giunsi tra le sue cosce, la fissai negli occhi prima di abbassarmi.
Lei mi guardava, sospesa tra pudore e resa.
La mia lingua la sfiorò, e il suo gemito esplose nell’aria come una melodia segreta.
Il suo sapore era intimo, caldo, inebriante.
Ogni carezza, ogni movimento la incendiava.
Il suo primo orgasmo mi travolse come un’onda improvvisa: il corpo che si inarcava, le cosce che tremavano, la sua voce che si rompeva in un grido incontrollato.
Non mi fermai.
La baciai di nuovo, lasciandole sentire il suo stesso sapore sulle mie labbra.
«Non è che l’inizio» le sussurrai, mordendole piano l’orecchio.
Le mie dita si immersero dentro di lei, lente e profonde, mentre il pollice accarezzava il suo clitoride.
Intanto le mie labbra giocavano coi suoi capezzoli, avidamente.
«Ti sento tremare» le mormorai. «Lasciati andare, fammi godere del tuo piacere.»
La sua voce si spezzò, le mani strinsero le lenzuola, il ventre si contrasse in un secondo orgasmo che la fece urlare il mio nome.
Volevo che ogni suo gemito fosse diverso.
La presi per i fianchi e la portai sopra di me.
La penetrai lentamente, lasciandole scegliere il ritmo.
I suoi seni ondeggiavano davanti ai miei occhi, i capelli scivolavano sul volto, le mani serrate sulle mie spalle.
«Guardami mentre lo prendi tutto» le dissi a bassa voce.
Lei lo fece, e ogni discesa era più affamata, più profonda.
L’orgasmo la colse cavalcandomi con un grido strozzato, le unghie che mi graffiavano la pelle, senza smettere di muoversi mentre l’onda la attraversava.
La rigirai con decisione, a pancia in giù, e la presi da dietro.
Le mani sulle anche, la bocca sulla sua schiena intrisa di sudore, il mio corpo che la possedeva con urgenza, colpi rapidi e profondi.
Le sussurrai contro la pelle: «Adesso non sei padrona di niente… adesso appartieni solo al mio piacere.»
Lei ansimò: «Sì… prendimi… fammi venire…»
Non ebbe il tempo di finire la frase: un orgasmo violento le strappò un urlo che riempì la stanza, il corpo contratto su di me, le mani aggrappate alle lenzuola come se temesse di volare via.
La presi tra le braccia, la voltai su un fianco e la strinsi a me.
Ero ancora dentro di lei, lento, profondo, dolce.
Le accarezzavo il viso, la baciavo piano, e le sussurravo:
«Adesso non devi fare nulla. Lasciati solo amare.»
I suoi occhi lucidi incontrarono i miei.
Ogni mio movimento era un invito, ogni carezza una promessa.
«Sei stupenda… e ora sei tutta mia.»
E lì, nel silenzio spezzato dai nostri respiri, un nuovo tremito la percorse.
Non fu un grido, ma un piacere profondo che le fece piangere e sorridere insieme.
Si aggrappò a me con le gambe, stringendomi dentro di sé come a non voler lasciarmi mai più.
Rimase nuda sul mio petto, la pelle che profumava di passione, il respiro ancora affannato.
Mi guardò negli occhi, sfiorandomi il volto con la mano, e sussurrò con voce spezzata:
«Non mi sono mai sentita così… mai così desiderata.»
E addormentarsi accanto a lei, con il suo corpo esausto e felice, fu la mia più grande ricompensa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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