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La notte è troia


di mr_g
26.08.2025    |    2.743    |    0 8.3
"» «Grazie amore… grazie di avermi riempita… ma senza di lui non sarei mai stata così viva..."
L’aria sapeva di attesa.
Era tardi, troppo tardi perché un incontro fosse innocente. Valencia dormiva e io sentivo solo il battito del cuore, gonfio di desiderio.
Poi tre colpi secchi alla porta.

Aprii.
Miss C stava lì.
Un trench leggero, le labbra socchiuse, lo sguardo che bruciava.
Un istante di silenzio, poi un gesto secco: il tessuto cadde a terra.
Sotto non c’era nulla. Nuda.

Tacchi sottili, seni piccoli e tesi, la figa liscia già umida.
Era un’apparizione perfetta: poesia e oscenità intrecciate in un corpo che non chiedeva permesso, ma imponeva peccato.

Nessuna parola, nessun saluto.
Mi saltò addosso, le mani febbrili che aprivano i miei pantaloni, la bocca che divorava la mia.
Poi in ginocchio, lo sguardo dal basso, le labbra che mi inghiottivano il cazzo con una fame disperata.
La saliva le colava dal mento, la gola si piegava ai miei colpi, i suoi occhi lacrimavano ma non smettevano di chiedere.
Era nata per quel ruolo: la troia insospettabile.

La trascinai in camera e la scaraventai sul letto.
Le gambe si spalancarono da sole, come se fossero state addestrate ad una risposta automatica.
La penetrai con forza brutale per poi continuare colpi secchi che la fecero urlare.
Ogni spinta la scardinava, ogni sputo sul suo viso era un marchio, ogni schiaffo un segno di possesso.

«Sei mia» le ringhiai.
«Sì!» gridò, con la voce spezzata. «Fammi tua! Fammi la tua puttana!»

La rigirai, le sputai sul culo e lo aprii con le dita.
Entrai dentro lentamente, godendo di ogni resistenza che cedeva, di ogni centimetro conquistato.
Il suo urlo fu animalesco, ma non smise di spingere indietro i fianchi.
Il suo ano si dilatava, il mio cazzo affondava in profondità mentre lei gemeva come una cagna in calore.
Dolore e piacere si confondevano, trasformandola in qualcosa di nuovo.

Poi bussarono.
Il suono secco mi gelò per un istante.
Rimasi dentro, fermo, il cazzo che pulsava nel suo culo aperto.
Lei alzò lo sguardo lucido, e sussurrò: «È lui…»

Un brivido mi attraversò.
Non era paura: era eccitazione pura, depravazione assoluta.

Aprii la porta. Il marito era lì.
Tremava, gli occhi bassi, il respiro corto.
Un cornuto che aveva immaginato questa scena cento volte, ma ora era costretto a guardarla davvero.

«Entra» dissi.
Lo feci accomodare a pochi passi dal letto, lo sguardo inchiodato sulla moglie piegata, il culo spalancato che ancora mi conteneva.

Le afferrai i capelli e sollevai il suo viso verso di lui.
«Mostragli chi sei»

Lei urlò, sudata e devastata:
«Amore, guardami! Guardami come godo! Lui mi scopa come tu non hai mai saputo!»

Ogni mio colpo dentro di lei era un insulto a lui.
Ogni suo gemito un’umiliazione urlata.

Gli presi la testa e la spinsi tra le cosce di lei.
«Leccala. Ripulisci la mia sborra dal suo buco.»
E lui obbedì, senza esitazione. Schiavo della sua depravazione.
La lingua tremante raccoglieva gli umori che colavano, mentre io la penetravo senza pietà.

La scena era feroce, oscena, perfetta: io padrone, lei troia, lui cornuto che leccava.

Poi lo feci inginocchiare dietro di lei.
«Allargati da sola» ordinai.
Lei obbedì, le dita che spalancavano il suo ano dilatato, mostrando il buco che io avevo conquistato.

«Ora… Marchia la tua troia.»

Lui ansimava, si segava davanti al buco, e lo schizzo caldo la riempì.
Lei gemeva, trattenendo tutto con le dita, mostrandoci il seme che colava lento.

Le presi la gola, costringendola a guardarlo.
«Ringrazialo.»
«Grazie amore… grazie di avermi riempita… ma senza di lui non sarei mai stata così viva.»

Il marito abbassò lo sguardo, devastato.
Io risi.
La feci strisciare sul pavimento a quattro zampe per raggiungerlo e guardarlo da vicino mentre il sorriso le si allargava sulla bocca, estasiata.

Il letto divenne un campo di battaglia.
E quando infine la riempii in gola, la costrinsi a mostrare il mio seme sulla lingua al marito prima di ingoiarlo tutto.
La chiusura perfetta: lei troia, lui cornuto, io padrone.

La stanza puzzava di sperma e sudore.
Lei crollò sul letto, nuda e devastata.
Lui seduto accanto, spezzato.
Io in piedi mi accendevo il sigaro mentre mi congedavo dalla loro vista per lasciarli allo loro intimità.
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