IL MILITARE E GRAZIELLA
Battevo a macchina, insieme ad altri cinque raccomandati, i referti preliminari scritti dagli ufficiali medici del reparto di accettazione dei militari che venivano ricoverati per i motivi più diversi. Dopo le 13 i medici andavano via, normalmente non c’era più niente da fare e gli altri cinque, tutti residenti nel raggio di 20 km, andavano a casa per ripresentarsi la mattina successiva all’adunata e anche se può sembrare strano, è vero! Unico a rimanere ero io abitando lontano da PD. Il pomeriggio lo passavo in branda nella piccola stanza a noi sei riservata a guardare perlopiù riviste porno… Spesso, essendo estate, con già otto mesi di naia fatti e il grado di caporale, che, per quanto inutile, nell’esercito aveva il suo valore, ottenevo di uscire in pantaloncini corti, Superga bianche e maglietta per andare a correre un po' e ingannare il tempo. I sottotenenti che si alternavano alla guardia e con i quali avevo fatto amicizia chiudevano un occhio lasciandomi passare vestito in quel modo.
I sabati e le domeniche non finivano mai: niente referti medici da scrivere, niente da fare, niente commilitoni. Gli altri restavano a casa per tornare puntuali il lunedì mattina. Solo qualche volta andavo a casa per il weekend, quando le mie finanze lo permettevano…
Proprio rientrando da un we a casa sul treno incontro lei, Graziella, una donna sui 45. Separata da circa un anno, vicentina, formosa, sul metro e settanta, bruna, capelli corti che cadono appena sulle spalle, occhi scuri, un paio di tette da quinta misura e un gran bel culo tondo. Indossa gonna plisettata color panna fino a metà coscia e una camicetta blu sbottonata quel tanto da lasciare intravedere il reggiseno color carne. Siamo soli nello scompartimento di un treno quasi vuoto, mi racconta della sua vita, non finisce mai di parlare, chiede di me, cosa faccio, dove sto andando. Da Brescia, dove è salita, a Vicenza il viaggio non è corto ma il tempo scorre veloce. Le dico che mi piacerebbe visitare la sua città. Lei risponde "Vieni a trovarmi e io te la faccio vedere" Chissà se in quel momento si riferisce alla città o cos’altro… Ovviamente accetto, " Dimmi quando ti va bene e vengo volentieri " e lei " Ti lascio il numero, chiamami mercoledì sera e ti so dire se sono libera per il fine settimana "
Arrivata a Vicenza lei scende, io proseguo. Sono al settimo cielo!... Aspetto impaziente il mercoledì sera e la chiamo
" Ciao, sono Matteo, ci siamo conosciuti sul treno, mi hai detto di chiamarti ed eccomi qui" " Ciao Matteo, mi ricordo bene di te, aspettavo la tua telefonata. Io questo weekend sono libera, se ti va puoi raggiungermi venerdì; finito di lavorare passo per le 18,30 a prenderti in stazione così sabato possiamo fare un primo giro della città ".
Non speravo niente di meglio. Poco prima delle 18 sono già fuori dalla stazione di Vicenza, sono davvero in anticipo, faccio quattro passi lì vicino, poi vedo un piccolo baracchino che vende fiori, dentro c’è una vecchietta quasi nascosta tra loro. Mi avvicino, le chiedo quanto costa una rosa, (di più non posso permettermi con la paga dell’esercito…), lei risponde " È per la tua ragazza? " Bleffando spudoratamente dico "SI". Non ricordo quanto mi avesse fatto pagare ma era davvero poco, " Dalle un bacio da parte mia ". Pago e ringraziando mi allontano con la mia rosa.
18,30 arriva una Mini verde oliva abbastanza scalcinata: è lei. Suona e mi fa cenno di salire. Appena in macchina ci salutiamo, indossa un vestitino leggero, bianco abbastanza corto, svolazzante, con fiorellini azzurri, una grossa cintura di pelle, calze velate e un paio di zeppe. Che gran figa penso,mentre le porgo la rosa racchiusa in un cellophane trasparente con disegni colorati. " Ho pensato a questa piccolissima cosa per ringraziarti della tua ospitalità e perché… sei davvero molto bella ". Graziella sorride, ringrazia a sua volta ma prendendo la rosa si punge l’indice della mano destra; le esce una goccina piccolissima di sangue. Dispiaciuto per quel che è successo dico " Ho letto che le punture delle rose possono fare facilmente infezione, bisogna subito provvedere ", le prendo la mano la porto alla mia bocca e succhio quel ditino. Al suo iniziale stupore segue la mossa spontanea e ritrae la mano, poi si ferma e dice < Guarda come si fa >, porta il dito alla sua bocca inizia con la punta della lingua a leccarlo come fosse un lecca-lecca mentre mi guarda fisso negli occhi.
Le riprendo la mano, la riporto alla mia bocca e torno a leccare quel dito girandogli lentamente attorno con la lingua. " Mi sa che ci sono tante cose che puoi insegnarmi ".
Gli sguardi si intrecciano, sono maliziosi e dicono più di tante parole. . Durante il breve viaggio mi racconta che l’abitazione in cui vive in affitto è di due anziani che hanno un’altra casetta ad Asiago. " Vanno là a inizio estate e tornano a fine settembre, io sono l’unica ad abitare in estate nel piccolo edificio ".
Abita al primo piano, sotto c’è l’appartamento dei vecchietti, " Faccio strada " e inizia a salire le scale davanti a me.
Il suo stupendo culone rotondo ondeggia maliziosamente proprio dritto davanti a me a meno di un metro, il vestito corto e svolazzante a tratti mostra l’elastico ricamato delle sue calze autoreggenti. Un paio di volte inciampo sui gradini " Non ti distrarre…" dice ridendo. C’è poco da ridere penso io con il mio pisellone duro come un palo.
Entrati nel suo piccolo appartamento, mentre va in camera dice " Faccio una doccia, voglio rinfrescarmi. Se dopo vuoi puoi farla anche tu " un attimo più tardi esce dalla camera per entrare in bagno con addosso un asciugamano bianco che la avvolge dal seno in giù. E’ davvero corto e a malapena le copre il culo; il pisello che si stava giusto rilassando torna a diventare duro…
Esce dal bagno con i capelli ancora bagnati, mi lascia il posto in doccia, mentre entro mi dice " Quando sarai sotto l’acqua entro a sistemare i capelli, i vetri non sono trasparenti " e così fa. Certo i vetri non sono trasparenti ma nemmeno totalmente opachi, la parte superiore, penso oltre il metro e settanta, è perfettamente trasparenti fino alla sommità. Tirando il collo, in punta di piedi, contando sulla mia altezza riesco a vederla. Ha ancora l’asciugamano bianco attorno al corpo e quando si abbassa con il capo, e non so per quale ragione, sul lavandino che è proprio di fronte alla doccia il culo si scopre oltre la metà: è stupendo. Una nuova erezione è inevitabile, non ce la faccio più. Direziono la doccetta con acqua fredda verso di “lui” …
Quando mi rivesto metto solo i calzoncini corti che ho, un’altra erezione con i boxer elasticizzati a stringere sarebbe letale, o quasi.
Facciamo una carbonara e dopo siamo sul divano a guardare la TV ma questa è solo una scusa per stare vicini. Lei si accomoda sul cuscino della seduta e spesso mentre parliamo incrocia le gambe sotto il culo mostrando le sue mutandine e toccando lentamente con il ginocchio la mia coscia nuda . Mi fa impazzire...
A sera tarda mi dice che posso dormire sul divano, altri letti non ne ha
Certo dico io ma penso anche che il divano è a due posti e non supera il metro e sessanta di lunghezza, sarà davvero dure per me!
" Buona notte, se hai problemi nel sistemarti sul divano chiamami "
Provo a sdraiarmi, mi giro, mi rigiro, piego le gambe, proprio non ci sto, non riuscirò a dormire. La chiamo e le chiedo un cuscino e un lenzuolo perchè intendo dormire sul tappeto. Vene in sala/cucina, io sono già sdraiato a terra, vista da sotto la veste posso ammirare la sua grossa figa contenuta con difficolta dalle mutandine e il suo culone nel quale il tessuto scompare quasi totalmente. Lui torna a irrigidirsi; non c’è pietà per me.
" Dai, vieni nel mio letto, ma solo per dormire però! " " Certo! " rispondo usando un tono volutamente imbarazzato.
Lei si corica rivolta con il viso dal lato esterno del letto, io mi corico voltato dalla parte opposta, verso la finestra aperta. La luce della luna che entra però mi colpisce in pieno volto, non riesco a dormire, non c’è pietà per me.
Mi giro lentamente, adesso non ho più la luce in faccia, davanti a me c’è il suo magnifico culo in mutande nere illuminato dalla luna. Le palle mi dolgono dopo le tante erezioni e questa visione genera la più potente erezione di mai. Sento il mio pisello pulsare all’unisono con le pulsazioni accelerate del cuore. Mentre mi muovo lentamente e dolorante con un piede maldestramente tocco il suo. Mi fermo; penserà che ci sto provando! Ma forse dorme già!
Invece no! non sta dormendo, dopo qualche secondo allunga il suo piede e lo sfrega lentamente sul mio, poi avvicinandosi ancor più a me inarca in avanti la schiena appoggiando il suo culo sul mio pene per poi muoversi delicatamente.
Rompo gli indugi, quando è troppo è troppo! Sposto con difficoltà e dolore le mie mutande liberando il mio cazzo che appoggio sul suo culo sfregandolo con decisione. Lei allunga la mano dietro per accarezzarlo.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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