Don Matteo
Questo don Matteo aveva sostituito il vecchio parroco del paese dove vivo che, per raggiunti limiti di età, si era ritirato in una sorta di casa di riposo per preti.
Dal canto mio io non ero certo un fedele modello: dai tempi della Cresima e Prima Comunione in chiesa ci ero andato solo per le solite cerimonie di parenti, familiari, amici, dai battesimi ai funerali.
Raramente mi ero lasciato trascinare in chiesa per Natale e Pasqua. Insomma, a me della chiesa non era mai importato nulla e nulla mi importava pur rispettando tutti i credenti, di tutte le religioni, tuttavia, dall’insediamento del nuovo parroco, don Matteo, tra le comari di paese si era sparsa voce che fosse molto più attento a curare il suo gregge maschile che non quello femminile di fedeli…
Verità o, come spesso succede nei paesi, maldicenze? La cosa mi incuriosiva molto data la mia bisessualità fin dalla adolescenza.
Per verificare quel che si diceva in paese avevo deciso di andarmi a confessare sapendo che qualsiasi cosa ne fosse scaturita, verità o equivoco, sarebbe stata coperta dal segreto della confessione.
Quel pomeriggio ero andato in chiesa verso l’orario di fine confessioni, avevo aspettato che anche l’ultima vecchietta, rosario in mano, avesse lasciato il confessionale e mi ero presentato sull’inginocchiatoio.
Dopo aver fatto il segno della croce di rito gli avevo detto “Buon giorno padre, sento forte il bisogno di confessarmi” e lui “Apriti figliolo, cosa ti angusta?”.
“Padre, ho vissuto la mia vita sessuale in modo ambiguo, senza aver mai fatto moralmente o fisicamente del male a nessuno, ho avuto rapporti con femmine e con maschi, sono serenamente sposato con figli: nessuno sa nulla o sospetta nulla. Da circa un anno ho smesso di avere rapporti extraconiugali ma i rapporti con altri maschi mi mancano maledettamente e più passa il tempo più il mio pensiero finisce lì, la prego, è diventato un chiodo fisso, mi aiuti, non saprei a chi rivolgermi”.
Attraverso il pannello di legno forato del confessionale vedo la sua figura a tratti appena un po’ illuminata dalla luce del sole che superata una vetrata sovrastante si insinua lateralmente al di qua del pesante drappo che nasconde l’officiante alla vista dei fedeli. Da quel poco che vedo si sta indubbiamente toccando sotto l’abito talare sbottonato nella parte inferiore, la cosa mi eccita maledettamente…
“Figliolo, l’argomento è delicato e merita un approfondimento che non possiamo però fare adesso. Ho impegni già presi che al momento impediscono la cosa anche se è davvero interessante. Ti posso proporre di venire domani mattina in canonica, lì potremmo proseguite la tua confessione e sono certo che riusciremo a soddisfare il tuo desiderio di solievo spirituale. Ti aspetto alle sette, dopo la prima messa della giornata. Passa dal portoncino sul retro che dà sul campetto di calcio, suona il campanello e ti aprirò”
Mattino successivo, ore sette, avevo parcheggiato un po' lontano l’auto e mi ero avvicinato alla chiesa cercando di non farmi notare. Arrivato al portoncino avevo suonato, un istante dopo l’elettroserratura mi aveva aperto.
Don Matteo si era presentato in abito talare in parte slacciato, del resto eravamo in estate e già di primo mattino il caldo era presente. “Sto facendo il caffè, ne bevi una tazza”, “certo” avevo risposto. Era la prima volta che lo vedevo: alto circa 1,70 robusto aveva una pancia abbastanza pronunciata, pochi capelli e barba corta e, a vedere da quel poco di braccia scoperte, era abbastanza peloso. “Io ci metto un po' di grappa, trovo che da vigore alla giornata, del resto venendo dalle montagne del vicentino la grappa è d’obbligo, la metto anche a te”
Ci eravamo seduti nella piccola cucina e più che un caffè con grappa pareva essere una grappa con caffè per quanta ne aveva messa! Parlando un po' del clima, del gran caldo che non mollava il grappa-caffè era andato giù…
“Spostiamoci nell’altra stanza dove ho un piccolo altare, potrai riprendere in modo più appropriato la tua confessione”. In quella stanza oltre all’altare c’era, montata sopra una pedana, una sedia in legno con braccioli intarsiati e ricoperta da velluto color porpora. Li di fronte c’era un vecchio inginocchiatoio su cui mi aveva detto di mettermi dopo essersi accomodato sulla sedia.
“Preferirei girare l’inginocchiatoio e sedermici sopra, ho problemi con un ginocchio” Il prete aveva annuito, ora aveva assunto tutta l’ufficialità del suo ruolo e mi aveva chiesto di riprendere il discorso lasciato interrotto il pomeriggio prima.
“Come stavo dicendo ieri, sono bisessuale dai tempi delle scuole medie, mi piacevano già allora sia la femmina che il maschio, me ne ero accorto sfogliando il catalogo Vestro di mia madre con il quale si vendevano a domicilio per lo più capi di abbigliamento riportati in foto e indossati da modelle, molto prima dell’avvento di internet. La sera andavo in bagno e mi masturbavo guardando fantastiche donne con addosso intimo di tutti i tipi. Poi una sera, continuando a sfogliare la rivista ero arrivato casualmente all’abbigliamento uomo dove, anche in questo caso c’era il comparto dell’intimo. Ero rimasto affascinato dai poderosi pacchi gonfi di quei maschi e dai loro splendidi culi. Qualche giorno dopo, solo in casa, come sempre il pomeriggio, avevo infilato il manico del pestacarne in acciaio nel mio culetto: Tanta sofferenza ma anche tanto godimento. Da li in poi avevo provato ogni tipo di ortaggio e infine avevo realizzato un pene in legno che assomigliava un po' al mio, usando gli attrezzi da lavoro di mio padre, falegname. Prima della maggiore età avevo avuto un agosto di fuoco con il cugino più grande di me di un mio amico e l’anno successivo il definitivo battesimo anale con un vicino di casa di un altro mio amico insieme a un secondo maschio anch’esso maturo.
Per anni poi avevo dedicato tutte le mie attenzioni alle femmine e durante i tre anni da universitario, ospite di mia zia separata, avevo avuto la fortuna di godere delle sue particolari attenzioni…
Prima di andare a militare avevo passato una notte in compagnia di un vero porco che avevo e a sua volta mi aveva montato nel vero senso della parola e che avevo conosciuto a una festa di amici. A volte ero anche attivo ma per lo più sono stato passivo”.
Durante tutto il racconto mi ero accorto che, attraverso la tasca della tonaca nella quale aveva infilato la sua mano, c’erano chiari lenti movimenti mal celati.
Facendo finta di nulla avevo però ripreso la confessione:
“Durante il periodo militare avevo conosciuto un agricoltore scapolo che mi aveva definitivamente introdotto nel mondo del sex tra maschi facendomi passare molte domeniche sdraiato nel suo letto a fare di tutto, compreso l’inserzione della sua mano nel mio culo: adoravo quel momento… Poi, dopo il matrimonio, per anni ho lavorato spesso lontano da casa per giorni e non mi sono mai lasciato sfuggire l’opportunità di passare piacevoli serate ma, lo giuro, solo tre volta ho tradito mia moglie con un’altra donna…
Adesso, che ho deciso di smettere, mi addormento pensando agli incontri passati e mi sveglio eccitato con la voglia di nuovo incontri con maschi maturi e robusti, un po' come lo è lei, don Matteo…”
Alzato lo sguardo lo avevo visto trasfigurato in volto, quasi irriconoscibile, la tunica la aveva lentamente sbottonata senza che me ne accorgessi avendo avuto io quasi sempre la testa bassa. Con un colpo di gambe l'aveva fatta scivolare ai lati delle sue poderose cosce e aveva messo in vista un poderoso cazzo, non molto lungo ma davvero molto grosso, come pochi avevo avuto modi di vederne in tanti anni.
“Vieni di la con me” mi aveva detto trascinandomi quasi per la maglietta, arrivati nella sua stanza da letto si era seduto sul bordo del materasso per poi lasciarsi cadere all’indietro dopo avermi ordinato di mettermi in ginocchio davanti a lui e succhiarglielo Era stato un pompino veloce ma molto efficacie a giudicare dalla quantità di sborra che aveva prodotto e che sembrava non smettere mai di uscirgli dal cazzo. “Sono cinque mesi ormai che non faccio sesso, ora il tuo culo è mio, me lo devi dare, mi devi svuotare, Satana! ” E così era stato; quel mattino di luglio era venuto tre volte coprendo di sborra ogni centimetro del mio viso alla prima e il mio culo alla seconda e alla terza. Dopo quella splendida giornata non avevamo, di comune accordo, avuto più altri incontri. Peccato però.
Assoluzioni non ne avevo avute ma mi aveva fatto capire che il vero peccato sarebbe stato lo smettere di fare sex.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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