orge
Settimo piano
16.07.2026 |
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"«Ci vediamo domani per lo scarico al ventiduesimo piano» disse Moussa, strizzando l'occhio ad Afrodite..."
Il sole di giugno entrava obliquo dalle vetrate del salone, tagliando in due la stanza già mezza vuota. Scatole ovunque, nastro adesivo e l'aria già calda e carica di promesse. Afrodite si fermò al centro di quel caos, le mani sui fianchi e i capelli raccolti in fretta con una matita. Indossava solo una canotta bianca leggerissima, senza reggiseno, che rivelava chiaramente i capezzoli turgidi per il caldo, e un paio di shorts di jeans cortissimi che lasciavano scoperte le gambe lunghe e ambrate. Leon le arrivò alle spalle senza far rumore, incollando il proprio corpo a quello di lei. Le sue mani scivolarono sulle spalle nude, scendendo lentamente a accarezzare i fianchi. «Ultimo giorno al settimo piano» le sussurrò all'orecchio, sfiorandole il lobo con le labbra e facendola sussultare. «Domani saremo più in alto. Più vicini al cielo. E avrò ancora più spazio per spogliarti.»
Bussarono alla porta. Erano gli uomini del trasloco.
Il caposquadra li presentò e subito entrarono Moussa e Idris, due ragazzi neri, alti e incredibilmente possenti. Indossavano canotte scure aderenti che faticavano a contenere i bicipiti enormi e scolpiti. La loro pelle scura, lucida di sudore per lo sforzo, emanava un profumo intenso di virilità e muschio che riempì immediatamente la stanza.
Afrodite sentì una strana scossa lungo la schiena sotto lo sguardo intenso e sfacciato dei due nuovi arrivati.
«Buongiorno, dove iniziamo?» chiese Moussa, la voce bassa e profonda, mentre i suoi occhi scuri indugiavano senza vergogna sulle gambe nude di Afrodite.
«Il salotto per primo» rispose lei, cercando di mantenere un tono fermo, anche se il respiro le si era fatto più corto.
Il lavoro procedeva rapido. I due ragazzi sollevavano i mobili pesanti come fossero di carta, i muscoli delle braccia e della schiena che si flettevano in modo impressionante sotto gli occhi eccitati di Afrodite, che fingeva di sistemare le ultime cose.
Leon si accorse subito della tensione erotica che si stava creando. Lungi dall'esserne geloso, ne fu incredibilmente eccitato.
Ogni tanto Idris scambiava una battuta complice con Leon, mentre Moussa, sfiorando "accidentalmente" Afrodite nel corridoio stretto, lasciò che il suo braccio possente accarezzasse il seno di lei.
Afrodite trattenne il fiato, incrociando lo sguardo di Leon, che la fissava con un sorriso complice e gli occhi accesi di desiderio.
Verso mezzogiorno il caldo si fece pesante e soffocante. «Fate una pausa» disse Afrodite, avvicinandosi ai ragazzi con dei bicchieri di acqua ghiacciata.
Moussa prese il bicchiere, ma invece di bere subito, guardò Afrodite negli occhi.
Con un gesto lento e deliberato, si versò un po' d'acqua sul petto poderoso, lasciando che le gocce scivolassero lungo gli addominali scolpiti.
«Fa davvero caldo qui dentro, signora» disse Idris con un sorriso malizioso, avvicinandosi a sua volta. «Voi due siete una coppia splendida... anche se forse vi serve una mano per rinfrescarvi.»
Leon fece un passo avanti, posando una mano sul fianco di Afrodite e attirandola a sé.
«A dire il vero, ci piace molto quando l'atmosfera si scalda. E vedo che anche a voi non dispiace il calore.»
La complicità fu immediata. Moussa si fece più vicino, quasi a sovrastare Afrodite con la sua mole. Con audacia, tese una mano grande e scura, sfiorando il mento della donna. «Siete bellissima. Una dea di nome e di fatto.»
Leon guardò la scena con il respiro corto. «Toccale il seno, Moussa. So che è da tutto il giorno che lo desideri.»
Afrodite lanciò un gemito soffocato quando la mano enorme e calda di Moussa scivolò sotto la sua canotta leggera. Il contrasto tra la pelle scura del ragazzo e il seno candido di lei era mozzafiato.
Idris, incoraggiato, si posizionò dietro di lei, stringendole i fianchi con le sue mani massicce e incollando il suo bacino duro e turgido contro il sedere di Afrodite, coperto a stento dagli shorts.
«Leon...» mormorò Afrodite, con la testa gettata all'indietro, mentre la bocca di Idris cominciava a baciarle il collo bagnato di sudore.
«Guardami, amore» disse Leon, inginocchiandosi davanti a lei per sbottonarle gli shorts e sfilarglieli, rivelando la sua intimità già completamente bagnata dal desiderio. «Voglio vederti godere con loro.»
Moussa non se lo fece ripetere due volte. Si liberò rapidamente dei pantaloni, rivelando un sesso enorme, scuro e turgido che strappò un sospiro ad Afrodite. Con delicatezza ma estrema decisione, sollevò Afrodite tenendola per le cosce, grazie alla sua forza sovrumana. Lei si aggrappò al suo collo robusto, avvolgendo le gambe attorno ai suoi fianchi possenti.
Con una spinta fluida e profonda, Moussa penetrò Afrodite. Lei cacciò un urlo di puro piacere che rimbombò tra le pareti vuote della stanza. Il ritmo divenne subito intenso, selvaggio. Idris si posizionò davanti a loro, offrendo il suo membro turgido alla bocca desiderosa di Afrodite, che lo accolse avidamente, stringendo gli occhi per il piacere estatico.
Leon, completamente eccitato dalla scena, si portò dietro di loro. Accarezzò le natiche di Afrodite mentre veniva posseduta da Moussa, per poi inginocchiarsi e iniziare a venerare la sua donna, alternandosi con i due ragazzi in un valzer di carne, sudore e sospiri che sembrava non finire mai. I due traslocatori si alternarono, prendendola in tutte le posizioni sul parquet tiepido, mentre Leon la baciava sulla bocca, stringendole le mani e godendo di ogni singolo gemito di lei.
L'orgasmo li travolse tutti insieme, violento e liberatorio, bagnando i loro corpi uniti in un groviglio caldo di pelle scura e chiara.
Alle quattro del pomeriggio, l'ultimo scatolone era finalmente sul camion.
Moussa e Idris, rivestiti e con un sorriso complice e soddisfatto stampato in volto, salutarono Leon con una stretta di mano vigorosa. «Ci vediamo domani per lo scarico al ventiduesimo piano» disse Moussa, strizzando l'occhio ad Afrodite.
«Bella vista... e continueremo il lavoro.»
Quando rimasero soli nella casa vuota, l'eco dei loro gemiti sembrava ancora fluttuare nell'aria. Il sole calava, tingendo Milano di arancio e rosa.
Afrodite si tese sui cuscini rimasti a terra, con il corpo ancora vibrante e coperto del sudore di quel pomeriggio indimenticabile. Leon si sdraiò accanto a lei, attirandola al petto. «Domani saremo ancora più in alto» disse lei, baciandolo piano. «Sì» rispose Leon, sorridendo nel buio che avanzava. «Ma ricominceremo esattamente da dove abbiamo lasciato.»
Vacca 24
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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