Lui & Lei
La collega lesbica
15.06.2026 |
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"La peluria mi solleticava il naso e le labbra mentre le aprivo le grandi labbra con la lingua, leccando tutta la lunghezza della sua fica bagnata..."
Mi chiamo Fabio e lavoro nell’ufficio marketing di un’azienda di medie dimensioni da quasi tre anni. Tra tutte le colleghe, Alessandra, detta Alex, era diversa. Aveva un’acconciatura fichissima e super decisa: un pixie cut corto e sfilato, rasato sui lati e dietro con un fade netto che lasciava la nuca e le tempie quasi pulite, mentre sopra i capelli erano un po’ più lunghi (qualche centimetro) e pettinati in modo disordinato e ribelle, con un ciuffo asimmetrico che le cadeva spesso su un occhio o veniva spostato di lato con un gesto rapido della mano. Quell’acconciatura le sottolineava gli zigomi forti e le dava un look da dura, quasi da ragazzo, ma con un tocco femminile nel modo in cui il ciuffo le incorniciava il viso. Portava spesso tailleur pantalone eleganti ma seri, camicie sbottonate che lasciavano intravedere il seno piccolo e sodo. All’orecchio destro un casino di piercing – anellini, barrette, stud – e quasi sempre quell’orecchino a spada pendente che oscillava quando rideva o muoveva la testa. Aveva un portamento mascolino, spalle larghe, passo deciso. Sapevo che era lesbica. L’aveva detto chiaro fin dall’inizio: «Gli uomini non fanno per me, ci ho provato un paio di volte anni fa e sono state due cazzate. Preferisco le donne».Però quel suo mix di professionalità femminile e aria da dura mi faceva impazzire. Volevo essere io a farle cambiare idea.
Tutto è partito durante un progetto del cazzo che ci ha tenuto in ufficio fino a tardi. Eravamo solo noi due. Alex era alla scrivania, tailleur grigio, camicia bianca aperta sul petto, l’orecchino che brillava sotto la luce del monitor.
«Questo cliente è proprio una testa di cazzo» borbottò, passandosi una mano sulla nuca rasata.
Mi avvicinai da dietro e le posai una mano sullo schienale della sedia, sfiorandole la spalla.
«Sei tutta tesa. Lascia che ti aiuti un po’».
Si irrigidì. «Fabio, sto bene. Non ho bisogno di mani da uomo addosso, grazie».
Le parlai piano vicino all’orecchio: «Lo so che sei lesbica e che non ti interessano gli uomini. Ma cazzo, Alex, sei sexy da morire così come sei. Quel tailleur, i piercing, quell’aria da “non mi freghi”… mi piaci».
Lei sbuffò una risata. «Sei insistente, eh? Guarda, ho provato un paio di volte con gli uomini tanto tempo fa e sono state delle gran delusioni. Non è roba per me, davvero».
Non mollai. Quella sera non successe niente, ma la tensione rimase nell’aria. Nei giorni dopo continuai a stuzzicarla: complimenti sul suo tailleur che le cadeva da dio, sguardi all’orecchino quando rideva, sfioramenti “casuali” in corridoio. Lei mi mandava a fanculo ridendo, però arrossiva e non mi evitava.
Una sera, dopo l’aperitivo con il team, pioveva a dirotto. Le offrii un passaggio. In macchina l’atmosfera era elettrica. Lei stava seduta con le gambe larghe, l’orecchino che oscillava.
«Senti Fabio… non sono interessata. Quelle due volte con gli uomini sono state una merda. Non voglio riprovarci, ok?»
Parcheggiai sotto casa sua. Mi voltai e le presi piano il mento. «Solo un bacio. Se non ti piace ti lascio stare, giuro».
Rise nervosa. «Sei proprio pazzo…»
Ma non scese. La baciai lentamente. Le sue labbra erano morbide, calde. Restò ferma un secondo, poi gemette piano e rispose al bacio, la lingua che cercava la mia. La spada mi sfiorò la guancia.
Salimmo da me. Appena chiusa la porta la spinsi contro il muro, baciandola più forte. Le aprii la camicia del tailleur, scoprendo i seni piccoli. Li presi in bocca, succhiando e mordicchiando. Alex imprecò.
«Cazzo… non dovrei… non mi è mai piaciuto davvero con un uomo…» ansimò, ma mi stringeva i capelli fortissimo.
La spogliai completamente. Quando le alzai le braccia vidi le ascelle non depilate, peluria scura e la cosa non mi dispiaceva affatto. Poi, togliendole gli slip, apparve la sua fica pelosa, ricoperta di peli scuri e morbidi che nascondevano le labbra già gonfie e bagnate.
Alex mi guardò con un sorrisetto provocatorio, un po’ in sfida. «Allora? Non ti fanno schifo le ascelle pelose e la fica così? Io non mi depilo, se non ti piace dimmelo subito e ci fermiamo».
Sorrisi, eccitato da morire. «Mi piaci proprio così, naturale. È fottutamente sexy».
Le alzai di nuovo le braccia e le leccai le ascelle, assaporando il suo odore. Lei gemette sorpresa. «Porca puttana… nessuno l’aveva mai fatto…»
Scendendo, mi inginocchiai e affondai la faccia tra le sue gambe. La peluria mi solleticava il naso e le labbra mentre le aprivo le grandi labbra con la lingua, leccando tutta la lunghezza della sua fica bagnata. Succhiavo il clitoride gonfio, lo mordicchiavo piano, infilando due dita dentro di lei che era stretta e caldissima. Alex inarcò la schiena e gridò.
«Fabio… cazzo… sì… continua così… sei meglio di una lesbica! Più forte con la lingua!»
La leccai senza pietà, le dita che entravano e uscivano veloci, finché non venne tremando contro la mia bocca, i peli bagnati di saliva e dei suoi umori. «Ahhh cazzooo! Sto venendooo!»
La feci venire una prima volta, tremando contro la mia bocca. Poi la portai sul letto. Mi spogliai, il cazzo duro. Lei lo guardò con desiderio misto a un po’ di incertezza.
Quando entrai dentro di lei, piano, sentii la sua fica pelosa e stretta avvolgermi, caldissima e bagnatissima. Alex urlò, conficcandomi le unghie nelle spalle.
«Oddio… è… è bello… non pensavo…» ansimava mentre la scopavo con ritmo sempre più deciso, una mano che le strizzava un capezzolo. «riempimi tutta… ahhh sì, più forte!» ansimava mentre iniziavo a scoparla con spinte profonde e ritmiche. Sentivo le sue pareti contrarsi intorno a me. Cambiai angolazione, spingendo più in alto, colpendole quel punto dentro che la faceva impazzire.
Venne contrandosi intorno a me, l’orecchino a spada che tintinnava a ogni spinta. La seguii poco dopo, venendo dentro di lei con un gemito rauco.
Dopo, abbracciati e sudati, Alex mi accarezzava il petto con una mano, l’altra che giocava con la sua ascella pelosa.
«Non pensavo che un uomo potesse farmi sentire così di nuovo» mormorò, quasi incazzata con se stessa. «Quelle volte prima erano state delle schifezze… ma tu… sai leccare una passera….e non hai fatto storie per i peli…»
«Mi piaci naturale, Alex. E questa è solo l’inizio».
Lei non disse niente, ma si strinse più forte a me.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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