Lui & Lei
La regola
15.01.2026 |
1.154 |
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La regola
La regola era semplice.
Ed era proprio questo a renderla pericolosa.
Non toccarsi.
Né con le mani, né con la bocca, né “per sbaglio”.
Solo avvicinarsi. Solo sentire. Solo resistere.
Fu Laura a proporla, con quel tono calmo che usava quando aveva già deciso come sarebbero andate le cose.
Marco aveva riso, all’inizio. Un sorriso nervoso, inconsapevole.
Poi aveva visto il suo sguardo. E aveva capito che non stava scherzando.
«Quanto dura il gioco?» aveva chiesto.
Laura aveva inclinato appena la testa.
«Finché uno dei due rompe la regola.»
Marco aveva annuito.
Convinto di avere più autocontrollo di quanto ne avesse davvero.
Si sedettero uno di fronte all’altra, abbastanza vicini da sentire il calore dei corpi, abbastanza lontani da non potersi sfiorare.
Il silenzio era parte del gioco.
Anche quello non era stato detto, ma era chiarissimo.
Laura si tolse lentamente la giacca. Non con ostentazione, ma con cura.
Ogni gesto sembrava calibrato per essere quasi troppo.
Marco seguiva ogni movimento, sentendo crescere una tensione che non aveva nulla di immediato,
ma che si accumulava come elettricità nell’aria.
«Ricordati»,
disse lei piano.
«Se mi tocchi, perdi.»
«E se sei tu a toccarmi?»
chiese lui.
Laura sorrise.
«Io non perdo mai.»
Si alzò e cominciò a girargli intorno. Lenta. Vicina.
Marco tratteneva il respiro ogni volta che lei passava alle sue spalle.
Il suo profumo, il fruscio dei vestiti, la consapevolezza della distanza minima erano torture sottili.
«Sai qual è la parte interessante?»
continuò Laura.
«Non è il desiderio. È il momento in cui decidi se sei disposto a sopportarlo.»
Si fermò davanti a lui. Si chinò leggermente, abbastanza da costringerlo ad alzare lo sguardo. I loro visi erano a pochi centimetri.
Marco sentiva il cuore battere troppo forte. Ogni istinto gli diceva di colmare quella distanza.
Non lo fece.
Laura parve soddisfatta. Gli sfiorò la spalla con il dorso della mano. Un contatto talmente leggero da poter essere negato.
Marco sussultò.
«Questo non conta»,
disse lei subito.
«Non era una carezza. Era un promemoria.»
Il tempo perse consistenza. I minuti diventavano lunghi, densi. Ogni gesto di Laura era un invito travestito da negazione. Ogni sua reazione, un tradimento del controllo che cercava di mantenere.
A un certo punto lei si sedette sulle sue ginocchia. Senza toccarlo davvero. Solo peso, solo presenza.
«Dimmi»,
sussurrò.
«A cosa stai pensando adesso?»
Marco chiuse gli occhi.
«A quanto sarebbe facile rompere la regola.»
Laura sorrise contro la sua guancia, senza baciarla.
«E a quanto sarebbe difficile tornare indietro dopo.»
Restarono così ancora qualche secondo. O forse minuti.
Poi Laura si alzò, con calma. Fece un passo indietro.
«Ultima possibilità»,
disse.
«Se vuoi vincere, devi restare fermo.»
Marco la guardò.
Vide nei suoi occhi una sfida limpida, crudele. Capì che quella regola non serviva a impedirgli qualcosa.
Serviva a capire quanto desiderasse davvero perderla.
Allungò la mano.
La prese per il polso.
Laura non si ritrasse.
Il suo sorriso, questa volta, era lento e pieno.
«Finalmente»,
disse.
«Adesso possiamo smettere di fingere.»
La regola era infranta.
E il gioco era appena cominciato
La regola era semplice.
Ed era proprio questo a renderla pericolosa.
Non toccarsi.
Né con le mani, né con la bocca, né “per sbaglio”.
Solo avvicinarsi. Solo sentire. Solo resistere.
Fu Laura a proporla, con quel tono calmo che usava quando aveva già deciso come sarebbero andate le cose.
Marco aveva riso, all’inizio. Un sorriso nervoso, inconsapevole.
Poi aveva visto il suo sguardo. E aveva capito che non stava scherzando.
«Quanto dura il gioco?» aveva chiesto.
Laura aveva inclinato appena la testa.
«Finché uno dei due rompe la regola.»
Marco aveva annuito.
Convinto di avere più autocontrollo di quanto ne avesse davvero.
Si sedettero uno di fronte all’altra, abbastanza vicini da sentire il calore dei corpi, abbastanza lontani da non potersi sfiorare.
Il silenzio era parte del gioco.
Anche quello non era stato detto, ma era chiarissimo.
Laura si tolse lentamente la giacca. Non con ostentazione, ma con cura.
Ogni gesto sembrava calibrato per essere quasi troppo.
Marco seguiva ogni movimento, sentendo crescere una tensione che non aveva nulla di immediato,
ma che si accumulava come elettricità nell’aria.
«Ricordati»,
disse lei piano.
«Se mi tocchi, perdi.»
«E se sei tu a toccarmi?»
chiese lui.
Laura sorrise.
«Io non perdo mai.»
Si alzò e cominciò a girargli intorno. Lenta. Vicina.
Marco tratteneva il respiro ogni volta che lei passava alle sue spalle.
Il suo profumo, il fruscio dei vestiti, la consapevolezza della distanza minima erano torture sottili.
«Sai qual è la parte interessante?»
continuò Laura.
«Non è il desiderio. È il momento in cui decidi se sei disposto a sopportarlo.»
Si fermò davanti a lui. Si chinò leggermente, abbastanza da costringerlo ad alzare lo sguardo. I loro visi erano a pochi centimetri.
Marco sentiva il cuore battere troppo forte. Ogni istinto gli diceva di colmare quella distanza.
Non lo fece.
Laura parve soddisfatta. Gli sfiorò la spalla con il dorso della mano. Un contatto talmente leggero da poter essere negato.
Marco sussultò.
«Questo non conta»,
disse lei subito.
«Non era una carezza. Era un promemoria.»
Il tempo perse consistenza. I minuti diventavano lunghi, densi. Ogni gesto di Laura era un invito travestito da negazione. Ogni sua reazione, un tradimento del controllo che cercava di mantenere.
A un certo punto lei si sedette sulle sue ginocchia. Senza toccarlo davvero. Solo peso, solo presenza.
«Dimmi»,
sussurrò.
«A cosa stai pensando adesso?»
Marco chiuse gli occhi.
«A quanto sarebbe facile rompere la regola.»
Laura sorrise contro la sua guancia, senza baciarla.
«E a quanto sarebbe difficile tornare indietro dopo.»
Restarono così ancora qualche secondo. O forse minuti.
Poi Laura si alzò, con calma. Fece un passo indietro.
«Ultima possibilità»,
disse.
«Se vuoi vincere, devi restare fermo.»
Marco la guardò.
Vide nei suoi occhi una sfida limpida, crudele. Capì che quella regola non serviva a impedirgli qualcosa.
Serviva a capire quanto desiderasse davvero perderla.
Allungò la mano.
La prese per il polso.
Laura non si ritrasse.
Il suo sorriso, questa volta, era lento e pieno.
«Finalmente»,
disse.
«Adesso possiamo smettere di fingere.»
La regola era infranta.
E il gioco era appena cominciato
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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