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Lui & Lei

Le 12 fatiche di Achille: Prologo


di Faber77
06.02.2026    |    323    |    0 6.0
"Mi fece un'abborracciata fasciatura alla caviglia chiedendomi se potesse andare bene..."
Questa serie di racconti è frutto della mia immaginazione. I fatti descritti non sono mai avvenuti, non sono reali e non potranno mai avvenire.
​Diana è sempre stata il mio sogno: bella, prosperosa, atletica, intelligente, provocante, ma soprattutto molto intrigante. Giravano strane voci su di lei in paese: si diceva che fosse una Baronessa; di certo si sa che viveva sola in una grande villa con qualche donna di servizio e che c'era un certo andirivieni di auto, sempre diverse... Qualcuno sosteneva fosse dedita a riti satanici, altri che fosse una poco di buono, altri ancora che fosse una sadica dedita a pratiche sessuali estreme.
​A quei tempi, di professione facevo il giardiniere. Avevo un bel fisico, scolpito dal lavoro, un'abbronzatura da 'cantiere' e, dicono, un bell'aspetto... non per vantarmi, ma da ragazzo qualche soddisfazione con le donne me l'ero tolta. Qualche volta all'anno andavo a far manutenzione al grande giardino della villa; non potevo dire nulla di male riguardo a Diana: era estremamente gentile e cordiale nonché, cosa piuttosto rara al giorno d'oggi, puntuale nei pagamenti.
​Solo che...
​Solo che ogni volta che veniva a parlarmi non riuscivo proprio a concentrarmi. Non potevo fare a meno di indugiare sui suoi occhi azzurri, sui suoi capelli sempre curati, sulle sue camicette leggermente aperte che lasciavano intravedere una generosa scollatura, sui suoi fianchi che ondeggiavano ipnoticamente quando si allontanava.
​Credo proprio che, dopo i primi contatti, Diana si fosse accorta dell'attrazione fisica che provavo verso di lei.
​Un venerdì mattina, mentre stavo potando dei rami vicino alla villa, avevo distrattamente iniziato a curiosare attraverso una finestra, solitamente chiusa. Quella mattina, però, gli scuri aperti e la tenda leggermente scostata lasciavano intravedere una porta che dava su una camera da letto; di sbieco si poteva osservare un lavandino, al di sopra del quale trovava posto un grande specchio. Pochi istanti dopo, la sagoma della Baronessa, coperta da un asciugamano, vi apparve riflessa. Avevo smesso di lavorare per godermi quello spettacolo che il caso (o almeno così credevo) aveva voluto regalarmi.
​Ad un certo punto Diana, con un gesto naturale, si tolse l'asciugamano rimanendo completamente nuda: la perfezione del suo corpo, che si poteva normalmente intuire attraverso i vestiti, si manifestava così in tutta la sua magnificenza. Seni pieni e rotondi, ventre morbido e fianchi definiti: in poche parole, era uno spettacolo. La Baronessa si mise a rimirare il suo stupendo corpo nello specchio... pochi secondi dopo i suoi occhi si spostarono leggermente. Diana non osservava più la sua immagine, ma cercava, attraverso lo specchio, il mio sguardo: senza pudore, ma con un misto di sensualità e provocazione.
​In quell'istante capii che la tenda non era stata lasciata aperta per caso.
​Per l'emozione persi l'equilibrio e caddi dalla pianta; non mi ruppi nulla, ma sentii un forte dolore alla caviglia. Pochi minuti dopo venne in mio soccorso la Baronessa in persona, coperta da una vestaglia e accompagnata dalla cuoca, una robusta ragazza poco più che ventenne. Mi fecero entrare nella villa e accomodare su una poltrona. Diana mandò la cuoca a prendere del ghiaccio e me lo mise sulla caviglia indolenzita. Disse alla giovane, con tono educato ma perentorio, di lasciarci soli. La ragazza si accomiatò.
​Massaggiandomi la caviglia, mi guardò con il medesimo sguardo che avevo visto, pochi minuti prima, riflesso nello specchio e mi chiese: 'Ti è piaciuto quello che hai visto?'
Inizialmente mi vergognai un poco, poi presi coraggio e le risposi sfacciatamente: 'Signora, lei è la donna più bella del mondo, non ho mai visto nulla di così perfetto nella mia vita'.
Rise.
'Chiamami pure Diana... Ti piacerebbe avermi?' mi chiese.
Non mi aspettavo una domanda così diretta.
'Certamente' risposi.
Poi mi spiegò:
'Vedi, sei un bell'uomo, ma la situazione è complicata. Siamo su due livelli completamente diversi... per farmi tua potresti fare come tutti gli uomini che frequentano questa casa, ricoprirmi di doni e denaro, ma visto il tuo lavoro non credo te lo possa permettere... oppure... oppure mi dimostri che possiamo essere fatti della stessa pasta, entrambi disposti a tutto per i nostri obiettivi'.
​A quel punto capii tutto. Capii cosa succedeva in quella casa e come Diana riuscisse a permettersi quella vita. Punto nell'orgoglio, non ebbi esitazione: 'Vedi Diana, credo proprio di poterti dimostrare di essere disposto a tutto' le dissi.
Sorrise, soddisfatta della risposta che si aspettava e in cui, forse, sperava.
'Vedremo...' mi disse. 'Lunedì presentati alle 17:30 e per due settimane ti metterò alla prova: se supererai le mie richieste, sarò tua'.
Mi sorrise e io ricambiai il sorriso.
'Agnese!' chiamò la cuoca. 'Vieni, aiuta Achille a riprendersi'.
​Con un cenno del capo mi salutò. Agnese giunse pochi istanti dopo. Era una bella ragazzona, poco curata e decisamente sovrappeso. Era un po' impacciata, ma anche molto pratica. Mi fece un'abborracciata fasciatura alla caviglia chiedendomi se potesse andare bene. Mi colpì molto la differenza fra l'eleganza nobile della Baronessa e la goffaggine della cuoca. La ringraziai educatamente e me ne tornai a casa.
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