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Lui & Lei

Le vedove consolabili: Silvana


di Membro VIP di Annunci69.it eiacul
14.09.2026    |    4.622    |    6 9.8
"«Guarda che se insisti ancora un po’ ti ritrovi la stanga dura in bocca, poi ci tocca ricominciare a scopare e la seconda di solito è molto più lunga» chioso io accarezzandole la testa..."
Tutto iniziò con la necessità di perdere qualche chilo accumulato nel tempo con lo smart working. La nutrizionista fu categorica: dovevo rispettare il regime alimentare indicato ma soprattutto fare esercizio fisico; bastava anche solo una bella passeggiata alcune volte alla settimana.
L'ho presa alla lettera. Sfruttando un percorso su una strada secondaria raggiungibile da casa, tranquilla e fra i campi coltivati, la mattina prima dell'orario di lavoro facevo un percorso ad anello di alcuni chilometri di buon passo, almeno tre volte a settimana.

LA CONOSCENZA
In quegli orari finivo per incontrare sempre le stesse persone e, in particolare, una signora non più giovane che conoscevo di vista abitando in paese, di nome Silvana.
I primi giorni ci scambiavamo il canonico buongiorno, poi sempre qualche parola in più: piccole battute dapprima proseguendo, poi pian piano, col passare delle settimane, soffermandoci a fare veloci conversazioni parlando del più e del meno.
Una persona di spirito e assai socievole, molto informale e disinvolta nei gesti e nel linguaggio, vedova da tanto e con molto tempo libero ora che anche i nipoti, diventati grandi, non avevano più bisogno di essere accuditi. Il livello di confidenza si fece sempre più elevato, finendo a parlare anche dei propri problemi personali, quotidiani e non.
Rammentava spesso il compianto marito e diceva che le mancava tanto; anzi, lo diceva sempre più spesso, sempre più intensamente e con enfasi. Non potei, ad un certo punto, non chiederle perché non si fosse trovata una nuova compagnia maschile e la risposta mi aprì un mondo.
«Vedi, la questione è complessa, almeno per me stessa. Abito da sola e non avrei problemi di tempo e disponibilità per un nuovo rapporto, ma mica è facile trovare un uomo che possa rispecchiare le esigenze di una come me, in buona salute e indipendente, a cui piace anche divertirsi ma che non ama esporsi troppo e che, purtroppo, si fa problemi per cosa possa pensare la gente del paese». L’espressione si fece un po’ trasognante mentre proseguiva come un fiume in piena.
«Qualcuno si sarebbe anche proposto in paese, ma ho sempre preferito evitare cose pubbliche e comunque non mi sono piaciuti abbastanza, non mi sembravano adatti».
La interruppi: «Scusa, non capisco. Perché non adatti? Che tipo di uomo ti piacerebbe?».
Restò un po’ in sospeso con la risposta, squadrandomi come non aveva fatto prima.
«Beh, sono stata sposata per tanti anni con un uomo passionale e abbiamo vissuto molto intensamente tutti gli aspetti della convivenza, non ci siamo fatti mancare nulla… non so se intendi…».
Arricciando un poco l’espressione come a significare di non voler fare una gaffe: «Intendi per il sesso?».
«Sì, bravo, sei sveglio. Siamo stati abbastanza spregiudicati per quei tempi, ma sempre con molta discrezione. Adesso quelle cose mi mancano, ma mica posso pensare di farle col primo venuto. Non ho ancora trovato uno adatto… finora».
«Finora?» fu la mia risposta, immaginando, o meglio sperando, dove andasse a parare.
«Sì, perché ecco… tu saresti un ottimo candidato. Sei un bell’uomo, abbastanza in forma, libero, discreto e ci intendiamo bene su tante cose. Sì. Potresti essere tu a farmi rinascere».
Un velo di silenzio calò tra noi, poi riprese il discorso. Ogni imbarazzo era ormai caduto.
«Ovviamente se sei interessato a una donna matura come me e soprattutto se ti piaccio».
Soppesai bene le parole per non far trasparire eccessivamente il mio entusiasmo.
«Silvana, sai che ti ho pensato spesso in intimità con me? Certo che mi piaci. Mi piacerebbe risvegliarti da quel torpore» e mi avvicinai a lei.
«Bene, mi fa piacere che tu mi abbia pensato e magari ti sarai pure fatto una sega, ma fermati lì. Certe cose mi piace farle in intimità e comodità, non certo qui per strada come una ragazzina infoiata».
«Hai ragione, scusami. Come desideri fare?».
«Semplicemente stasera dopocena vieni a casa mia, diciamo alle dieci che a quell’ora non dovrebbe vederti nessuno. Ti lascio aperto così entri diretto senza aspettare fuori dalla porta e ci conosceremo intimamente. Va bene?».
«Fantastico, non vedo l’ora».
Il tempo di un sorriso e lei riprese rapidamente il passo lanciandomi un «Buona giornata» di saluto, cosa che feci anche io.

L’INCONTRO
Alle dieci spaccate mi presento alla porta di casa guardandomi in giro, dato che mi aveva messo la pulce nell’orecchio per il rischio di essere visto. Apro la porta accostata e me la richiudo alle spalle, ritrovandomi al buio con una luce fioca da una stanza in fondo al corridoio.
«Silvana? Sono io».
«Vieni, ti sto aspettando in camera. Spogliati prima di entrare».
Lo faccio in un attimo lasciando i vestiti a terra; il cazzo inizia già a gonfiarsi e, arrivato in camera, è già bello ritto e fieramente duro.
Le luci sui comodini consentono di vedersi bene; lei è sdraiata sul letto appoggiata ai cuscini, indossa una vestaglietta velata che lascia intravedere tutto, soprattutto un leggero cespuglietto di peli in primo piano. Mi appare subito come meravigliosa.
«Wow» è l’unica cosa che riesco a dire.
«Wow lo dico io… che bel maschio… e pure già pronto all’uso».
Si alza venendomi incontro, mi squadra girandomi attorno, mi sfiora il sedere e poi il cazzo e le palle depilate per l'occasione.
«Culo e cazzo tosto e pure depilato, sei un bel torello, mi piace».
Si allontana un poco, lascia cadere la vestaglia e fa una lenta giravolta per farsi vedere bene.
«Di me cosa ne pensi? Ti piace questa vedova da consolare con tette cadenti, pancia prominente e culo un po’ sfatto?».
«Sei meravigliosa, le tette non sono troppo cadenti ma belle grosse e i capezzoli sono eccezionali. La pancia prominente? Ce l’ho pure io. Un culo così vorrebbero averlo molte ventenni».
«Mhmm… adulatore, comunque lo apprezzo. Se non sei ancora scappato vuol dire che forse ti piaccio davvero».
Mi avvicino, la abbraccio e la stringo forte a me. La bacio con ardore e lei ricambia con voluttuosità. Un bacio umidissimo con le lingue che vorticano nelle bocche affamate.
La spingo dolcemente sul letto dove si ritrova a gambe larghe. È un attimo e la mia faccia affonda nella fica già umida. La lingua è subito tutta dentro quell’antro caldo e accogliente, grondante umori.
«Oh sì, è bellissimo». Il suo è più un mugolio che altro.
Proseguo per alcuni minuti, esploro tutta la vagina all'interno, le labbra esterne, i dintorni fino all'inguine e poi ritorno. Insisto molto sul clitoride che, dapprima timido e retratto, poi si erge come un chiodo rigido; lo succhio fino a che un brivido la scuote.
«OH SÌ, CHE BELLO!». Stavolta non è un mugolio: è venuta.
«E ora ti scopo!!!» con piglio perentorio.
In realtà sto sfondando una porta aperta: le gambe sono spalancate, l’espressione è sorridente e le braccia aperte sono pronte ad accogliermi.
«Vieni» è l’unica parola che pronuncia mentre sto entrando in lei.
Senza convenevoli spingo subito fino in fondo; le palle sbattono sul suo perineo. Lei resta un attimo senza fiato, riesce solo a sussurrarmi nell’orecchio: «Oddioooo».
La scopo con penetrazioni lente e profonde, tutto dentro e quasi tutto fuori. Ogni tanto mi soffermo nel suo profondo per farmi sentire tutto e poi riparto. Alterno qualche momento con il cazzo a premere il clitoride e alcuni momenti con pompaggio forsennato a sbatterla.
Andiamo avanti per parecchi minuti e devo controllarmi per non sborrare, tanta è l’eccitazione. I corpi avvinghiati stanno sudando ma non ci facciamo caso, siamo troppo presi dall’amplesso. Le lingue si cercano e si lasciano in continuazione. Ogni tanto le do una strizzatina ai capezzoli e questo le provoca scosse di godimento.
Lei è caldissima, si contorce, guaisce e, dopo vari minuti di questo trattamento, mi cinge con le gambe e con le mani sul sedere spingendomi a sé.
«Dai, lasciati andare, fammi sentire femmina di nuovo». Lo dice con una tenderness totale, guardandomi negli occhi.
È il gesto decisivo: mi rilasso e le vengo in fica. Non so bene quanti fiotti le scarico dentro ma avverto come un'esplosione e sicuramente ne faccio tanta, anche perché non venivo da diversi giorni.

CONCLUSIONE
Passiamo così alcuni istanti, poi mi sposto a fianco di lei, che immediatamente si porta la mano alla fica, raccoglie la sborra colante e se la porta alla bocca.
«Che buona, l’ho sempre adorata».
«Bene, la prossima venuta te ne faccio bere un litro».
«Uh… mi farai fare indigestione?» con finta ingenuità.
«Tranquilla, sono solo proteine molto digeribili».
«Sì, figuriamoci, chi ti ha raccontato questa novella?».
«La nutrizionista, dopo che le avevo sborrato in bocca durante l’ultima seduta».
Ci rido su e lei mi segue.
«Un porco che ha trovato una porca, poi mi racconterai».
«Porca lei o te?».
«Lei non so, io di sicuro. Non credere che basti questa scopata a consolare questa vedova. Adesso che ho trovato il mio maschio ho molto da recuperare».
«Stasera?» replico con espressione fintamente sgomenta.
«No no, da ora in avanti. E vedrai che ti riserverò molte sorprese prossimamente. Non hai idea in cosa ti stai cacciando». La sua espressione si fa sorniona e la mia molto curiosa.
«Cosa hai in mente?».
«Vedrai, vedrai… intanto facciamo un po’ di pulizia».
Si raggomitola su se stessa e, mentre resto sdraiato, con fare molto delicato mi va a coccolare il cazzo moscio e umido. Una lentissima mini sega, un bacetto e poi tutto in bocca. Con la lingua scava dentro il prepuzio a ravanare sul glande.
Con grande maestria e dedizione fa un bellissimo lavoro di pulizia e mi succhia gli ultimi residui di umori che fuoriescono ancora dal cazzo.
«Ci starei ore a ciucciare il cazzo così» è il commento che fa sottovoce.
«Guarda che se insisti ancora un po’ ti ritrovi la stanga dura in bocca, poi ci tocca ricominciare a scopare e la seconda di solito è molto più lunga» chioso io accarezzandole la testa.
«Fantastico, ma non stasera».
Si alza e con piglio deciso si dirige in bagno.
Forza, ora che sei pulito rivestiti e vattene, che tra poco rientra il vicino dal lavoro e non voglio che ti veda uscire».
«Va bene, mia vedova troietta».
Da quel momento se ne sono succedute tante di sedute di sesso… ma queste sono altre storie che vedremo prossimamente.

CONTINUA
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