Lui & Lei
Rinascita di una donna - 1 la villa sul mare
YourBestItalianFrien
22.07.2026 |
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"Di notte, mentre gli altri dormivano e il rumore del mare entrava dalla finestra, lui rimaneva spesso sveglio..."
Tutti i racconti che leggete sono veri e vissuti in prima persona, sensazioni, emozioni, odori…tutto, a volte si omettono o si stravolgono nomi e luoghi solo per riservatezza.Buona lettura e spero commenterete in tanti.
La villa si affacciava sul mare da una piccola altura, abbastanza vicina alla costa da lasciare entrare nelle stanze l’odore del sale e abbastanza lontana dalla strada da far sembrare ogni rumore del mondo qualcosa di remoto.
Di giorno, dalle finestre del soggiorno, si vedeva una distesa d’acqua così luminosa da costringere a socchiudere gli occhi. Il mare occupava quasi tutto l’orizzonte, interrotto soltanto dalle sagome scure dei pini e dai tetti chiari delle case più basse.
Al mattino era immobile, di un azzurro pallido e metallico. Nel pomeriggio si riempiva di riflessi, mentre la sera diventava una superficie scura sulla quale il tramonto lasciava, per qualche minuto, una lunga ferita arancione.
Non era una villa lussuosa.
Era una di quelle grandi case di villeggiatura costruite per contenere famiglie numerose, estati rumorose e pranzi che sembravano non finire mai. Aveva un portico largo, un tavolo capace di accogliere troppe persone, sedie tutte diverse tra loro e camere ricavate ovunque fosse stato possibile sistemare un letto.
Durante il giorno, la casa viveva senza sosta.
C’erano bambini che correvano scalzi, porte che sbattevano, costumi lasciati ad asciugare sulle ringhiere, bottiglie d’acqua dimenticate al sole e voci che si sovrapponevano dalla mattina fino a tarda sera.
Qualcuno chiedeva dove fossero gli asciugamani. Qualcun altro cercava le chiavi della macchina. Dalla cucina arrivava continuamente il rumore delle stoviglie, mentre dal cortile giungeva l’odore della crema solare mescolato a quello del caffè.
La sera, quando finalmente tutti rientravano dal mare, la confusione cambiava forma, ma non diminuiva.
Le docce iniziavano a scorrere una dopo l’altra. I bambini litigavano per il telecomando. Gli adulti si distribuivano tra il portico e il soggiorno, parlando a voce alta, come se la grandezza della casa li obbligasse a gridare.
Poi arrivava la notte.
La villa sembrava calmarsi, ma non diventava mai davvero silenziosa.
Le pareti erano sottili, le porte vecchie non si chiudevano perfettamente e i corridoi trasportavano ogni suono da una stanza all’altra. Si sentivano i passi di chi andava in bagno, il pianto improvviso di un bambino, il cigolio di un letto, una tosse dietro una porta, il rubinetto aperto per pochi secondi.
Anche il mare si sentiva.
Non con il fragore delle onde invernali, ma come una presenza continua: un respiro profondo che entrava dalle finestre socchiuse e accompagnava il sonno di tutta la casa.
Loro dormivano in una delle camere più piccole, insieme alle figlie.
Il letto matrimoniale occupava quasi tutto lo spazio disponibile. Ai lati erano stati sistemati due lettini: uno vicino alla finestra, l’altro contro l’armadio. Per passare bisognava muoversi di lato, facendo attenzione a non urtare una valigia o a non calpestare qualche giocattolo abbandonato sul pavimento.
Ogni notte era una piccola operazione militare.
Controllare che le bambine dormissero.
Spegnere le luci.
Cercare di non far cigolare la rete.
Non parlare troppo forte.
Non ridere.
Non muoversi con troppa energia.
E, soprattutto, ricordarsi che dall’altra parte del corridoio dormivano genitori, zii, fratelli, cognati e chiunque altro la famiglia fosse riuscita a stipare nella casa.
La villeggiatura, pensava lui, avrebbe dovuto rappresentare una pausa dalla vita normale.
Invece aveva soltanto trasferito la loro routine davanti al mare.
C’erano sempre le bambine da seguire, i pasti da organizzare, gli orari da rispettare, le borse da preparare e quella sensazione costante di non riuscire mai a rimanere completamente soli.
Per una coppia già abituata a fare poco l’amore, quella casa sembrava progettata apposta per rendere ogni tentativo ancora più difficile.
Non era soltanto un problema di spazi.
Il problema esisteva da molto prima.
Negli ultimi anni, la loro intimità si era assottigliata senza che nessuno dei due riuscisse a indicare il momento preciso in cui tutto aveva cominciato a cambiare.
Non c’era stata una grande lite, un trauma evidente o una decisione dichiarata. Era successo lentamente, attraverso una serie di rinvii talmente ragionevoli da non sembrare pericolosi.
Questa sera siamo stanchi.
Domani dobbiamo alzarci presto.
La bambina potrebbe svegliarsi.
Ho mal di testa.
Abbiamo troppe cose per la mente.
Nel fine settimana saremo più tranquilli.
Poi arrivava il fine settimana e c’era sempre qualcos’altro.
Da due o tre volte alla settimana erano passati a una. Poi a una ogni dieci giorni. Infine a una o due volte al mese, nei periodi migliori.
Non avevano smesso completamente di cercarsi, ma avevano smesso di sorprendersi.
Il sesso, quando accadeva, seguiva quasi sempre lo stesso percorso. Lui prendeva l’iniziativa. Lei inizialmente sembrava distratta, poi si lasciava coinvolgere e, qualche volta, riusciva persino a ritrovare quella luce negli occhi che lui ricordava bene.
Ma durava poco.
Una volta finito, lei tornava immediatamente alla donna della quotidianità. Controllava l’ora, sistemava il lenzuolo, pensava alle bambine o a ciò che avrebbe dovuto fare l’indomani.
A lui non mancava soltanto la quantità.
Gli mancava la fame.
Gli mancava la sensazione che lei potesse desiderare qualcosa ancora prima che fosse lui a proporlo.
Non che fosse mai stata la donna più sfacciata del mondo.
Anche nei primi anni era quasi sempre lui a introdurre una novità, a suggerire un gioco, a cambiare il ritmo delle loro serate. Ma allora lei sapeva seguirlo.
Era curiosa.
Aveva meno paura di perdere il controllo.
Quando si sentiva al sicuro, riusciva ad abbandonare la sua parte più razionale e a diventare sorprendente. Avevano sperimentato, sempre soltanto tra loro due, senza coinvolgere altre persone.
Avevano scoperto parole, posizioni, fantasie e modi diversi di cercarsi.
Alcune volte avevano riso nel mezzo del sesso.
Altre volte si erano guardati con una serietà quasi feroce, come se fuori dalla stanza non esistesse più niente.
Lei non prendeva spesso l’iniziativa, ma sapeva lasciarsi trascinare. E quando finalmente smetteva di pensare, diventava una donna diversa.
O forse, pensava lui, diventava semplicemente la donna che era davvero.
Quella parte di lei lo aveva sempre affascinato.
Non era soltanto una questione di ciò che facevano. Era il cambiamento che avveniva nel suo sguardo. Il modo in cui il viso perdeva ogni rigidità, la voce diventava più bassa e il corpo smetteva di chiedere il permesso alla mente.
Nel loro linguaggio privato, lui la chiamava la sua parte “maiala”.
Non era un insulto.
Era il nome dato a quella donna libera, istintiva, capace di accettare un desiderio senza doverlo prima giudicare. Una parte che non mostrava al mondo e che, per anni, aveva concesso soltanto a lui.
Adesso gli sembrava scomparsa.
Nella villa sul mare la osservava continuamente, quasi cercasse una traccia della donna di un tempo.
La vedeva preparare le bambine per la spiaggia, spalmare loro la crema, raccogliere asciugamani e costumi. La guardava parlare con i parenti, controllare che tutti avessero mangiato, preoccuparsi delle correnti, del sole troppo forte, delle zanzare e di ogni possibile imprevisto.
Era sempre presente.
Sempre responsabile.
Sempre occupata a essere necessaria a qualcuno.
Raramente, però, la vedeva abbandonarsi.
Persino quando sedeva davanti al mare sembrava incapace di concedersi davvero alla tranquillità. Controllava le bambine, rispondeva a un messaggio, sistemava qualcosa nella borsa.
Lui, invece, continuava a desiderarla con una forza che lo rendeva impaziente.
Gli bastava vederla uscire dalla doccia con l’asciugamano stretto intorno al corpo. Gli bastava accorgersi di un costume leggermente spostato, di una goccia d’acqua che le scendeva lungo la schiena o del modo in cui il tessuto di un vestito aderiva alla pelle ancora umida.
Ma più la desiderava, più si rendeva conto di quanto fosse difficile raggiungerla.
Non fisicamente.
Mentalmente.
Era come se, tra il suo corpo e il desiderio di lei, si fosse costruito un muro fatto di responsabilità, stanchezza e pensieri.
Di notte, mentre gli altri dormivano e il rumore del mare entrava dalla finestra, lui rimaneva spesso sveglio.
La guardava accanto a sé, girata su un fianco, con una delle bambine addormentata a meno di un metro. Sarebbe bastato allungare una mano per sfiorarle la schiena, ma quasi sempre esitava.
Non per mancanza di voglia.
Perché conosceva già la possibile reazione.
Un piccolo irrigidimento.
Un sussurro preoccupato.
— Ci sono le bambine.
Oppure:
— Si sente tutto.
Ed era vero.
In quella casa si sentiva tutto.
Il problema, però, era che ormai anche quando erano soli nella loro abitazione la situazione non cambiava molto.
La villa rendeva soltanto più evidente qualcosa che esisteva già.
Così lui aveva cominciato a pensarci in maniera quasi ossessiva.
Non voleva tradirla.
Nonostante il desiderio gli facesse notare altre donne e, qualche volta, immaginare quanto sarebbe stato semplice sentirsi nuovamente cercato da qualcuno di nuovo, non desiderava costruirsi una vita parallela.
Voleva lei.
Voleva la donna nascosta sotto la madre, la moglie e l’organizzatrice instancabile delle loro giornate.
Voleva ritrovare quella parte capace di lasciarsi andare.
Voleva tornare a vedere nei suoi occhi quella piccola scintilla che compariva quando smetteva di controllare ogni cosa e permetteva al desiderio di guidarla.
Il problema era capire come farla riemergere senza trasformare anche il piacere in un’altra responsabilità.
Aveva già provato a parlarle apertamente, ma quasi sempre aveva sbagliato il modo.
Le aveva detto che facevano poco sesso.
Che lei non prendeva mai l’iniziativa.
Che gli sembrava avesse perso ogni interesse.
Erano parole sincere, almeno dal suo punto di vista, ma pronunciate con il peso di un’accusa.
Lei si difendeva.
Gli ricordava le bambine, il lavoro, la stanchezza. Gli chiedeva come avrebbe potuto avere la mente libera mentre ogni giornata sembrava costruita apposta per consumare tutte le sue energie.
E lui, ferito, rispondeva che anche lui era stanco, eppure continuava a desiderarla.
Finivano così per parlare del sesso senza creare desiderio.
Anzi, ogni conversazione sembrava spegnerlo ancora di più.
Nella villa, mentre osservava il mare cambiare colore durante le ore del giorno, lui iniziò a convincersi che affrontare il problema frontalmente non avrebbe funzionato.
Non poteva dirle semplicemente:
Torna a essere quella di prima.
Perché lei non era più la ragazza di prima.
Era una donna attraversata da quindici anni di vita, gravidanze, paure, responsabilità e trasformazioni.
E forse neppure lui era più l’uomo di allora.
Doveva smettere di cercare di riportarla indietro.
Doveva trovare il modo di far nascere qualcosa di nuovo nella donna che era diventata.
Cominciò così a osservarla con maggiore attenzione.
Non soltanto quando si spogliava.
Quando rideva.
Quando si sentiva bella.
Quando qualcuno le faceva un complimento.
Quando si accorgeva di essere guardata.
Quando, per pochi istanti, smetteva di essere soltanto la madre delle sue figlie e tornava a ricordarsi di possedere un corpo, uno sguardo, una femminilità capace ancora di attirare l’attenzione.
Era convinto che il desiderio non fosse morto.
Era soltanto addormentato.
E lui, notte dopo notte, si cervellava su come risvegliarlo.
Non con una richiesta diretta.
Non insistendo per fare l’amore.
Non presentandole fantasie troppo grandi e lontane dalla vita che conducevano.
Forse avrebbe dovuto cominciare da qualcosa di molto più piccolo.
Uno sguardo trattenuto più a lungo.
Una frase sussurrata senza pretendere una risposta.
Il piacere di farla sentire desiderata senza trasformare immediatamente quel desiderio in una domanda.
Doveva riuscire a toglierle dalla mente l’idea che ogni carezza avesse necessariamente uno scopo.
E, nello stesso tempo, risvegliare in lei la curiosità di sapere dove avrebbe potuto condurla.
Era un equilibrio difficile.
Seduto sul portico, nelle ore più silenziose del pomeriggio, guardava il mare e costruiva nella mente possibilità diverse.
La villa gli sembrava contemporaneamente il posto peggiore e quello perfetto per cominciare.
Il peggiore, perché non avevano privacy.
Il perfetto, perché proprio l’assenza di privacy poteva costringerli a riscoprire una sensualità più sottile.
Non potevano chiudersi in camera e lasciarsi andare senza controllo.
Non potevano dimenticare le pareti sottili, i letti vicini e le persone addormentate oltre la porta.
Ma potevano guardarsi da lontano.
Potevano comunicare senza parole, in mezzo agli altri.
Potevano sfiorarsi passando in un corridoio, trattenere una mano per un istante sotto il tavolo, dirsi qualcosa all’orecchio sapendo di non poter fare immediatamente altro.
Forse, pensava, il desiderio aveva bisogno proprio di questo.
Di attesa.
Di impedimento.
Di qualcosa che non potesse essere consumato subito.
Da giovane aveva sempre creduto che la libertà consistesse nel poter fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento.
A quarant’anni iniziava a capire che, qualche volta, era proprio il limite a rendere il desiderio più forte.
Il rumore dei parenti dietro una porta.
Le bambine addormentate accanto.
Il mare fuori dalla finestra.
E loro due costretti a restare immobili, lasciando che fosse la mente a proseguire ciò che i corpi non potevano ancora fare.
Forse da lì poteva cominciare.
Non da una grande proposta.
Non da un altro uomo, da un’altra coppia o da una fantasia confessata tutta in una volta.
Da lei.
Dal modo in cui lui avrebbe ricominciato a guardarla.
E dal momento esatto in cui lei si sarebbe accorta di quello sguardo.
In quel momento non sapeva ancora che la villa, con le sue stanze affollate, le pareti troppo sottili e il mare che respirava oltre le finestre, sarebbe diventata il luogo in cui qualcosa avrebbe finalmente cominciato a cambiare.
Non un’esplosione.
Non una trasformazione improvvisa.
Soltanto una piccola crepa nella routine.
Il primo segnale di una donna che, dopo essersi dimenticata per anni di essere ancora capace di desiderare, stava per iniziare lentamente a ricordarlo.
Continua…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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