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Lui & Lei

Villa del peccato 5 - Le voglie mattutine


di the_extension
24.07.2026    |    162    |    0 8.7
"La figa depilata era gonfia, lucida di umori che già le colavano lungo l’interno coscia..."
La colazione nella grande sala da pranzo della villa era un teatro di corpi sudati, sguardi carichi e silenzi densi di desiderio represso. L’aria era già calda nonostante l’ora mattutina, impregnata dell’odore di caffè solubile, sudore notturno e pelle giovane che non vedeva una doccia decente da giorni. Tutti sedevano intorno al lungo tavolo di legno massiccio, i gomiti che si sfioravano, le cosce che si toccavano accidentalmente sotto il ripiano.
Sofia sedeva rigida, le guance ancora arrossate dal ricordo della notte. Accanto a lei, Anna sorseggiava il caffè con espressione assorta, passando ogni tanto la lingua sulle labbra come se cercasse ancora di cancellare quel sapore strano e vischioso che le era rimasto in bocca. I suoi occhi, di tanto in tanto, scivolavano sulla figlia con un dubbio che non voleva andarsene.
Ma l’attenzione di tutti fu presto catturata da Alessio e Lara.
La ragazza biondina sedeva praticamente in braccio ad Alessio, il corpo esile premuto contro quello massiccio di lui. Non nascondevano più nulla. Alessio, con un ghigno rozzo stampato in faccia, le afferrò il mento con una mano grande e callosa e la baciò apertamente, davanti a tutti. Un bacio profondo, volgare, la lingua che invadeva la bocca di Lara con possesso animale. La ragazza gemette piano contro le sue labbra, arrossendo fino alle orecchie ma ricambiando con timida passione, le piccole mani aggrappate alla sua maglietta sudata.
Si separarono solo per riprendere fiato, un filo di saliva che ancora li univa. Pochi secondi dopo, Alessio la baciò di nuovo, più aggressivo, mordendole il labbro inferiore mentre una mano scompariva sotto il tavolo. Lara sussultò visibilmente, le cosce che si stringevano, ma non protestò. Sotto il ripiano di legno, le dita grosse di Alessio avevano scostato le mutandine della ragazza e stavano accarezzando lentamente la sua fighetta ancora gonfia della notte precedente, infilando un dito calloso tra le labbra viscide.
«Cazzo, sei ancora bagnata da ieri…» mormorò lui contro la sua bocca, abbastanza piano perché solo lei sentisse, ma il tono era così basso e roco che alcuni al tavolo alzarono lo sguardo.
Lara arrossì violentemente, ma aprì leggermente le gambe sotto il tavolo, permettendogli di spingere il dito più a fondo. Un altro bacio pubblico, ancora più osceno: Alessio le succhiò la lingua mentre il dito pompava lentamente dentro di lei, producendo un leggerissimo suono umido che solo loro due potevano percepire.
Elena, seduta di fronte, notò tutto. I suoi occhi da predatrice si strinsero, un sorriso lento e pericoloso le curvò le labbra mentre osservava la mano di Alessio scomparire e riapparire sotto il tavolo. Marco era accanto a lei, il corpo teso. Elena si sporse verso di lui, premendo il seno sodo contro il suo braccio, e gli sussurrò all’orecchio, la voce calda e piena di voglia:
«Guarda quei due… la piccola Lara si sta facendo infilare le dita dal muratore proprio qui, sotto gli occhi di tutti. Mi sta facendo venire una voglia fottuta di cazzo, Marco. Ho la figa che pulsa. Tuo padre è fuori a controllare non so cosa… andiamo. Adesso.»
Marco deglutì, il cazzo già duro nei pantaloni leggeri. Elena non aspettò risposta. Si alzò con grazia felina, la canotta corta che lasciava intravedere la curva inferiore dei seni, e fece un cenno discreto a Marco. I due si allontanarono dal tavolo con la scusa di andare a prendere altre provviste, ma i loro passi erano carichi di urgenza.
Scomparvero nel corridoio del primo piano, dirigendosi verso una delle camere laterali che in quel momento era vuota. Elena chiuse la porta dietro di loro con un clic secco, girando la chiave nella toppa. L’aria nella stanza era calda, densa, impregnata dell’odore di lenzuola usate e corpi rinchiusi.
Giulia, la procace diciannovenne con il culo alto e tondo, aveva notato i movimenti strani dei due. I loro sguardi, il modo in cui Elena aveva premuto il seno contro Marco, il rossore improvviso sul viso di lui. Curiosa e già eccitata dall’atmosfera malata della villa, si alzò poco dopo con una scusa banale e li seguì in silenzio, muovendosi come un’ombra lungo il corridoio.
Si fermò davanti alla porta della camera, il cuore che le batteva forte. La porta non era chiusa perfettamente, uno spiraglio sottile permetteva di vedere all’interno. Giulia si incollò allo stipite, trattenendo il respiro, una mano che già scivolava lentamente verso i suoi shorts cortissimi…
La scena dentro la stanza stava per esplodere.
Elena spinse Marco contro il muro con urgenza famelica, premendo il suo corpo maturo e caldo contro quello di lui. Le sue tette sode si schiacciarono contro il petto del ragazzo mentre la lingua invadeva la sua bocca in un bacio vorace, bagnato, pieno di saliva.
«Tuo padre si sta scopando la fighetta di tua cugina con le dita mentre la madre dorme accanto… e io non voglio restare a bocca asciutta» ringhiò Elena tra un bacio e l’altro, mordendogli il labbro inferiore. La mano scese rapida, infilandosi nei pantaloni di Marco e afferrando il cazzo già duro e pulsante. Lo strinse con forza, masturbandolo con movimenti lunghi e stretti.
Marco gemette nella sua bocca, le mani che afferravano il culo perfetto di Elena, strizzando le natiche sode e tirandola ancora più contro di sé.
«Cazzo, Elena… sei una troia» ansimò lui, la voce rotta dal desiderio.
«Esatto. E tu sei il mio cazzo giovane e arrabbiato» rispose lei con un sorriso perverso. Si tolse la canotta in un gesto fluido, liberando i seni alti e sodi, i capezzoli già duri come sassolini. Poi si abbassò gli slip neri, restando completamente nuda. La figa depilata era gonfia, lucida di umori che già le colavano lungo l’interno coscia.
Elena si girò, appoggiando le mani sul vecchio comò della camera e inarcando la schiena, offrendo il culo alto e tondo a Marco.
«Scopami. Forte. Sfogati dentro di me mentre pensi a quanto tuo padre stia rovinando quella verginella di Sofia.»
Marco non se lo fece ripetere. Abbassò i pantaloni, liberando il cazzo grosso e venoso, e lo spinse dentro la figa calda e bagnata di Elena in un colpo solo, fino in fondo. Lei gemette forte, spingendo il culo indietro per prenderlo tutto.
«Cazzo sì… così… più forte, Marco! Rompimi questa figa!»
Marco iniziò a martellarla senza pietà. Il suono osceno della carne che sbatteva riempiva la stanza: pac-pac-pac-pac, sempre più veloce, sempre più violento. Le sue palle sbattevano contro la figa grondante di Elena, mentre le mani di lui le afferravano i fianchi con forza, lasciandole segni rossi sulla pelle. Ogni spinta la faceva tremare, i seni che ondeggiavano pesantemente.
Dietro la porta socchiusa, Giulia era incollata allo stipite, gli occhi spalancati e il respiro corto. La scena l’aveva eccitata oltre ogni limite. Una mano era già dentro i suoi shorts, le dita che sfregavano furiosamente il clitoride gonfio mentre guardava Marco che fotteva Elena come un animale. L’altra mano le strizzava un seno da sopra la maglietta, torcendole il capezzolo. I suoi umori le colavano già lungo le cosce, la figa che pulsava violentemente mentre osservava il cazzo grosso di Marco entrare e uscire da quella figa matura e bagnata.
Giulia mordeva il labbro per non gemere, le dita che entravano e uscivano dalla sua fighetta stretta, sincronizzandosi con le spinte di Marco. Il piacere la stava travolgendo mentre spiava quei due che si fottevano senza freni nella camera vuota.
Dentro la stanza, Elena girò la testa, ansimando:
«Più forte! Immagina di sfondare la fighetta stretta di Giulia… di farla urlare mentre la riempi di sborra…»
Marco ringhiò, aumentando ancora il ritmo, schiaffeggiando il culo di Elena con forza, lasciando impronte rosse sulle natiche perfette. Elena gemeva sempre più forte, la figa che si contraeva intorno al cazzo del ragazzo, sul punto di venire…
Elena tremava sotto le spinte brutali di Marco, la figa che produceva suoni osceni e bagnati a ogni affondo profondo. Il ragazzo la stava fotteva come se volesse sfogare tutta la rabbia verso il padre, sbattendo il cazzo grosso fino in fondo, facendo tremare il corpo maturo e perfetto di Elena.
«Cazzo… sì… più forte! Rompimi questa figa da troia!» ansimava lei, spingendo il culo indietro per prenderlo tutto.
Fuori dalla porta, Giulia era completamente persa. Le dita della mano destra pompavano furiosamente dentro la sua fighetta stretta e grondante, mentre con il pollice torturava il clitoride gonfio e sensibile. I suoi occhi erano fissi sulla scena: il cazzo di Marco che entrava e usciva lucido di umori dalla figa di Elena, i seni di lei che ondeggiavano pesantemente, i gemiti volgari che riempivano la stanza.
«Oddio… Marco… quanto ce l’hai grosso…» mormorò Giulia tra sé, la voce rotta dal piacere, immaginando che quel cazzo stesse sfondando la sua fighetta invece di quella di Elena. Le dita accelerarono, producendo suoni umidi e osceni mentre si scopava da sola nel corridoio. Le gambe le tremavano, il respiro era corto e disperato. Guardava il culo alto di Elena che veniva schiaffeggiato, le impronte rosse sulla pelle, e non resistette più.
L’orgasmo la colpì come una frustata. Giulia strinse le cosce intorno alla propria mano, il corpo che si irrigidiva contro lo stipite della porta mentre la figa esplodeva in contrazioni violente. Un fiotto caldo di umori le colò lungo le dita e le cosce, bagnandole gli shorts. Dovette mordersi il braccio per non urlare, gli occhi rovesciati all’indietro dal piacere intenso, le ginocchia che quasi cedevano. Venne forte, a lungo, continuando a guardare Marco che martellava Elena senza pietà.
Dentro la stanza, Elena venne per prima con un gemito strozzato, la figa che si contraeva spasmodicamente intorno al cazzo di Marco, spruzzando umori caldi lungo le sue palle. Marco la seguì poco dopo, ringhiando come un animale mentre spingeva fino in fondo e scaricava fiotti densi e potenti di sborra dentro di lei, riempiendola fino a farne colare fuori abbondantemente lungo le cosce di Elena.
Rimasero così per qualche secondo, ansimanti e sudati, il cazzo ancora dentro di lei che pulsava gli ultimi residui di piacere.
Elena si girò, lo baciò profondamente, succhiandogli la lingua, poi gli sussurrò con un sorriso malizioso:
«Bravo ragazzo… questo è solo l’inizio.»
Si rivestirono in fretta, senza pulirsi. Lo sperma di Marco continuava a colare lentamente dalla figa di Elena mentre uscivano dalla camera. Giulia, ancora tremante per l’orgasmo appena avuto, si era già allontanata silenziosamente lungo il corridoio, scomparendo senza farsi vedere da nessuno. Il suo cuore batteva all’impazzata, la figa ancora pulsante e bagnata, mentre tornava verso la sala da pranzo con le gambe molli.
Quando Elena e Marco rientrarono nella sala, cercando di mantenere un’espressione neutra, trovarono Alessio e Lara ancora avvinghiati. La ragazza biondina era calma, quasi serena, ma baciava Alessio con una passione sorprendente: la lingua che si intrecciava con la sua in un bacio lento, profondo e bagnato, le piccole mani aggrappate al suo collo muscoloso. Alessio la teneva per la vita, una mano che ogni tanto scendeva a stringerle il culo da sopra la maglietta.
Il resto della tavola osservava con sguardi diversi: curiosità, disagio, eccitazione repressa. Anna distolse lo sguardo, stringendo la tazza di caffè, mentre Sofia sentiva di nuovo la figa bagnarsi al pensiero di cosa sarebbe successo quella notte.
La villa stava diventando un calderone di desideri proibiti, e nessuno sarebbe rimasto immune ancora per molto.
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