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Lui & Lei

La rompi balle


di poeta57
23.07.2026    |    951    |    3 9.5
"Senza riguardi spinsi e la cappella entrò con il suono contrario a quello di un tappo di champagne quando viene tolto..."
Avevamo appena finito di scopare. Per tutto il tempo l’avevo sentita un po’ rigida, fino alla esplosione congiunta finale che ci aveva lasciato travolti ed esausti uno di fianco all’altra.
L’avevo scopata per più di mezzora continuativamente. Forse anche un’ora. Sapete in quei momenti non è che uno ha l’orologio. Tanto. Tanto, tanto, tanto.
Poi nel silenzio della stanza la sua voce aveva sibilato: “La prossima volta piantala con sta menata del cazzo grosso”
E già perché non faccio per vantarmi, ma io tra le gambe tengo veramente un bel randello. Un sacco di donne, anche sposate, a vederlo avevano sussurrato un “Oh mio Dio” che stava tra il timore, il lamento e il desiderio, anche se poi nessuna a conti fatti aveva mai protestato o si era mai lamentata.
Conscio di questa meraviglia della natura, quasi sempre mentre lo si faceva pronunciavo frasi come “prendi questo cazzone” oppure “senti come è grosso” o anche “ti piace, bella troietta, così grosso?!”
Per la verità quest’ultima frase la tenevo per quelle amanti che diventavano tali, ovvero, quelle con cui lo facevo e rifacevo per la seconda, terza o ennesima volta. Ci vuole un po’ di confidenza per dare della troietta ad una signora.
Comunque Paola, così si chiama questa con cui ho appena finito di scopare, se ne esce con questo ordine, o suggerimento, o quel che volete voi, ma che rendeva evidente le ragioni dei suoi irrigidimenti.
“Lo dicevo perché temevo ti facesse male”
Senza sfiorarmi neanche per sbaglio, distante, nel letto, con gli occhi fissi al soffitto, fredda e rigida, lei: “Ma sei scemo?!? Da lì ci escono i bambini! Come vuoi che un cazzo possa fare male”
Io sono rimasto un po’ in difficoltà e ho bofonchiato: “beh, sai, qualcuna mi ha pregato di fare piano, vista le mie dimensioni”
E lei, sempre fredda e rigida: “Saranno state vergini alla loro prima scopata oppure zitelle che non lo vedevano da anni. Se una scopa regolarmente la figa rimane elastica e pronta. Non so se mi spiego”
“E nel culo?” domandai io che ormai mi erano girate le palle.
“Beh, lì è un’altra vicenda”
“Girati” le ordinai, prendendola per le spalle e forzandone i movimenti.
“No, dai, smettila” rispose lei, non irrigidendosi del tutto.
“Girati”
“Ma io, non so, non so, non so se sono pronta”
“Girati” ripetei per la terza volta completando la pressione sulle sue spalle che la portarono a sdraiarsi di pancia sul letto.
Il suo magnifico culo campeggiava al centro delle lenzuola stropicciate. Anche da vestita aveva un culo che faceva provincia o forse financo regione. Grosso, sodo, pronunciato. Glielo allargai. Le mie mani la aprirono tutta. Mi inginocchiai e iniziai a baciarle e leccarle il buchetto, intanto che le dita davanti le carezzavano il boschetto.
“Che porco che sei” mormorò lei “Mio marito non me lo fa mai”
Quando fu tutto pronto, tirandomi su da quel che stavo facendo le dissi: “Zitta e apriti”
Le sue mani dalle unghie laccate si strinsero sulle sue chiappe e le allargarono. La fede nuziale e un grosso diamante illuminavano le ombre della stanza. Il buchetto si apriva e si chiudeva un poco, come sospirasse l’arrivo del suo amore.
Glielo poggiai.
“È grosso?” domandai.
"Smettila" la sua risposta era sussurrata, pianissima, quasi una preghiera.
“Lo vuoi?”
Un sì sibilato e prolungato.
Senza riguardi spinsi e la cappella entrò con il suono contrario a quello di un tappo di champagne quando viene tolto.
“Ahhhh” sospirò lei inarcando la schiena.
“È grosso?”
“Sì, cazzo, quanto è grosso. Dammelo, dammelo, dammelo”
Iniziai a stantuffarla, intanto che con la mano sinistra mi tenevo dritto poggiandomi sulla sua schiena. La destra era riuscita nella circumnavigazione e le stava tormentando il clitoride.
"E' grosso?"
"Sì, una cifra!"
"T piace farti inculare?"
“Mmmm, che porco che sei!”
“Ti piace bello grosso nel culo?”
"Bello grosso, sì, non come quello di mio marito"
"Ti scopa nel culo tuo marito?"
"No, no, no, gli fa schifo"
"Prendi" dissi affondando il colpo e arrivando farle sbattere le palle sulla pelle liscia e tesa del culo.
"Ahhh" disse sbattendo la testa a destra e a sinistra. I lunghi capelli roteavano sul letto.
Non smettendo di carezzarle il clitoride che nel frattempo si era gonfiato come un piccolo pene e continuando a sbatterle le palle sul suo bel culo "Allora adesso ti piace bello grosso"
“Sì, sì, sì, oddio, come mi riempi, cazzo, come mi riempi, oddio, vengo, vengo, vengo, vengo!" e venne come una fontana, bagnandomi fino al polso.
Io uscii. La feci riposare un attimo e poi le dissi: “Lecca” e lei leccò fino al mio piacere assoluto.
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