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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap7#4
giorgal73
08.06.2026 |
3.942 |
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"Che ne dici se mettiamo all’asta Michela? Possiamo offrire i suoi atti sessuali al miglior offerente..."
Natale Perverso Capitolo 7 – CapodannoPARTE 4 di 6
*** CLAUDIA ***
Ma il vero segreto di Vanessa, quello che la rende degna di occhiata e di racconto, è il plug anale dalle dimensioni imponenti che le ho regalato io stessa per il compleanno: una pietra azzurra, quasi identica a quella che Michela porta con sé, ma incastonata in una montatura più raffinata, come se lì, in mezzo ai suoi glutei, ci fosse nascosto un anello regale. Vanessa sa di essere una visione, e la sua camminata è una coreografia studiata per incendiare i desideri di chiunque la guardi.
Non si limita a raggiungerci: si avvicina al nostro trio con l’energia di chi entra in una stanza già consapevole di essere il fulcro. Abbraccia me e Daniela con baci affatto casti, le loro bocche si sfiorano e si aprono in una danza che ha più del rituale dionisiaco che della convenzione sociale. Quando mi tocca, lo fa con una carezza in apparenza lieve che parte dalla mia schiena e scivola in basso, fino a sfiorare il plug che porto con orgoglio — il suo modo di riconoscermi come padrona del suo corpo vorace.
Ma la vera performance deve ancora cominciare. Vanessa si gira subito verso Michela, che all’inizio appare quasi impacciata di fronte a tanta audacia, ma il suo sguardo diventa presto liquido, incollato a quello della rossa. Vanessa porta la mano sulla schiena nuda di Michela, la fa scorrere lentamente fino all’incavo dei reni, poi indugia sopra il plug blu esagerato che vibra tra i glutei di Michela come il cuore pulsante di una creatura mitologica.
Per un attimo, la stanza si fa silenziosa: chi l’ha notato smette di parlare, chi non l’aveva visto ora non riesce a distogliere lo sguardo. Vanessa gira l’indice con movimenti circolari attorno al bordo del plug, accarezza con sapienza la pelle che si tende e si gonfia di desiderio, poi con una velocità che sembra studiata per scioccare, afferra l’impugnatura, la tiene salda tra pollice e indice, e inizia a estrarre.
La superficie lucida del plug, così sproporzionata su quel corpo minuto, si svela lentamente, centimetro dopo centimetro, e la tensione sul volto di Michela passa dal dolore puro all’estasi, con una gamma di sfumature che solo poche donne sanno interpretare con questa grazia animalesca.
Ne estrae due delle tre sfere, le lascia danzare tra l’aria e la carne, poi — con un colpo secco, quasi sportivo — le reinserisce entrambe, e la vibrazione dell’urlo di Michela attraversa la sala come una scossa. La sua voce, dapprima tagliente e poi rotta di piacere, si fa subito coro: gli altri la ascoltano, alcuni ridono, altri mormorano, molti la guardano con invidia e bramosia. Vanessa ripete l’operazione più volte, sempre più veloce, sempre più profonda, e ogni volta la voce di Michela cambia registro: il dolore iniziale diventa lamento, poi gemito, poi risata isterica, infine una specie di canto rauco, e tutti, attorno, percepiscono che sta per succedere qualcosa di irripetibile, qualcosa che la sala ricorderà per anni.
Vanessa si ferma solo quando vede che gli occhi di Michela si riempiono di lacrime, ma non sono lacrime di sofferenza, sono un liquido che viene da dentro, come il sudore freddo che ora le bagna la fronte e il collo. Guarda Daniela, in cerca di un segnale: si capisce che vorrebbe concedere a Michela la liberazione, ma è costretta a domandare permesso — la gerarchia, qui, è parte del piacere stesso. Daniela scuote la testa con un gesto autoritario, le ordina che è troppo presto, che la troia non deve ancora godere.
Vanessa abbassa lo sguardo, lo fa con una delusione quasi dolce, poi con una lentezza che è tutta scena reinserisce il plug fino in fondo, e si stacca dalla carne calda dell’altra. Quando si siede, solleva il vestito in modo deciso, e lascia che anche i suoi glutei si posino nudi sulla pelle gelida della sedia; emette un gemito sottile, evidentemente sorpresa dal freddo, e si guarda intorno con aria di sfida, come se volesse dire “sono io la più forte, nessuno qui può reggere il confronto”.
Michela resta in piedi per un po’, ansimante, con il respiro che scuote il torace, incapace di controllare le gocce che ora colano copiose dalla sua figa perennemente aperta e bagnano le cosce e il pavimento, lasciando dietro di sé una traccia imbarazzante e insieme gloriosa. Si piega in avanti, cerca di ricomporsi, ma ogni movimento sembra precipitarla in una nuova ondata di piacere. Alla fine, si siede anche lei, alza il vestito e si lascia cadere sulla sedia: il contatto del culo nudo con la pelle fredda le strappa un urlo, ma questa volta è solo gioia, e la sua risata si mescola con quella degli altri.
Attorno, tutti riprendono a parlare, ma l’atmosfera è cambiata: ora il desiderio è una presenza fisica, tangibile come il profumo delle ostriche o il tintinnio del ghiaccio nei bicchieri. Gli uomini scrutano le donne con occhi nuovi; le donne, invece, si lanciano occhiate da cospiratrici, come se tra loro esistesse una lingua segreta fatta di gesti, di pieghe della pelle, di piccoli movimenti delle mani.
*** DANIELA ***
Ci invitano a ballare, ma io e Claudia siamo affamate. Ci rechiamo al buffet dove incontriamo Paola e suo marito. Parlando del più e del meno, Paola dice a Claudia:
«Sai che il parroco del nostro paese sta cercando offerte per ristrutturare la chiesa? Bisognerebbe aiutarlo.»
Poi mi guarda e mi chiede:
«Dov’è la tua schiava?»
Io, voltandomi verso la pista da ballo, le dico: «Sta ballando.»
Lei sorride con gli occhi bramosi e mi dice: «La vado a cercare… ho voglia di risentire la sua lingua con quella pietra blu che mi lecca la figa. Voglio riempirle la bocca col mio nettare… so già che sarà lungo e copioso.»
E se ne va sculettando con la gonna che le fascia il suo culo abbondante.
Io e Claudia ritorniamo al nostro tavolo con i piatti colmi di cibo, che teniamo con una mano, nell’altra un bicchiere con lo champagne. Parlando le dico: «Mi è venuta un’idea molto perversa. Che ne dici se mettiamo all’asta Michela? Possiamo offrire i suoi atti sessuali al miglior offerente. Dovremmo raccogliere un bel gruzzoletto da dare in beneficenza al parroco per la ristrutturazione della chiesa.»
Claudia mi guarda e dice:«Che idee perverse ti vengono sempre… ma mi piace. Ma dopo mezzanotte, quando la serata si scalderà. Sono curiosa di vedere quante saranno le offerte, ma soprattutto vedere la tua troia godere pubblicamente.»
La guardo e le dico: «Dimmi che sei invidiosa. Vorresti essere al suo posto, vero?»
Lei sorride e mi risponde: «Forse sì… se fossi stato ancora la tua schiava lo avrei fatto. Avrei ubbidito ad ogni tuo ordine.»
La pista da ballo sembra inchiodata in una sospensione irreale, il suono si espande come una pellicola oleosa, ogni luce si rifrange sulle curve dei corpi e sulle superfici cromate dei bicchieri. In questo scenario di attesa e di promesse, io e Claudia ci muoviamo come attrici principali: ci avviciniamo, i nostri seni si premono l’uno contro l’altro, sento il suo respiro che accelera e la tensione dei muscoli sotto la seta sottile del vestito. Il lento che parte adesso è una canzone vintage, quelle che si ascoltano nei film anni Settanta, e c’è una nota ironica nel modo in cui le nostre mani si cercano sotto la cintura del desiderio, come se volessero deridere la castità di un ballo tradizionale.
*** NOTE ***
---CAPITOLO 7: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi sei!)---
Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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