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Barista Sottomessa 10 – Stanza dei Glory Hole


di MarquisDeLaPhoenix
08.06.2026    |    204    |    0 6.7
"» Sara, con voce roca, rispose: «Grazie Padrone… mi sono sentita una vera troia da glory hole..."
Era quasi mezzanotte quando Sara chiuse finalmente il bar. Le gambe le tremavano ancora per il plug che aveva tenuto dentro tutto il giorno e per il marchio “WHORE” che pulsava sotto i pantaloncini attillati. Stava per spegnere le luci quando il telefono vibrò.
“Finisci di pulire. Ti aspetto fuori. Stasera ti porto in un posto speciale. Preparati a servire come si deve.”
Il cuore le balzò in gola. Sara sapeva che ogni volta che lui usava quel tono, il livello di umiliazione saliva. Finì in fretta, si diede una sistemata ai capelli corti alla Dua Lipa e uscì.
Lui la aspettava appoggiato alla macchina, sguardo famelico. Non disse quasi nulla durante il tragitto, solo una mano posata sulla sua coscia che stringeva ogni tanto con possessione.
Arrivarono davanti a un locale anonimo in periferia, luci rosse soffuse e insegna spenta. Entrarono da una porta laterale. Dentro c’era una stanza buia, divisa da una parete nera con diversi buchi circolari all’altezza del bacino.
«In ginocchio» ordinò lui con voce bassa. «Stasera sarai il mio glory hole personale.»
Sara si abbassò sul pavimento freddo senza fiatare. Lui le abbassò i pantaloncini e le mutandine, lasciando il plug ben visibile tra le natiche marchiate. Le alzò la maglietta sopra i seni e le legò le mani dietro la schiena con una cinghia.
«Succhia tutto quello che esce da quei buchi. Senza esitare. Senza fermarti. Voglio vederti comportarti come la troia affamata che sei.»
Il primo cazzo spuntò dopo pochi secondi: grosso, venoso, già turgido. Sara si sporse in avanti e lo prese in bocca con urgenza, succhiando avidamente, facendo rumori osceni mentre la saliva le colava sul mento. Pensava fosse uno sconosciuto. In realtà era sempre lui, il suo Padrone, che passava da un buco all’altro, cambiando angolazione per farle credere di essere usata da più uomini diversi.
Un secondo cazzo apparve poco dopo. Più lungo e spesso. Sara passò dall’uno all’altro senza sosta, leccando, succhiando, ingoiando fino in gola. Le lacrime le rigavano le guance per lo sforzo, ma non si fermava. Il plug si muoveva a ogni movimento della testa, mandandole scariche di piacere misto a dolore.
«Brava… prendili tutti» mormorava lui dal lato opposto della parete, godendo nel vederla così sottomessa e convinta di stare servendo estranei.
Sara diede il meglio di sé: pompini profondi, lingua che vorticava intorno alla cappella, mani legate che non le impedivano di spingere la testa in avanti con entusiasmo. Quando lui venne la prima volta, le riempì la bocca di sperma caldo e denso. Lei ingoiò tutto, leccando fino all’ultima goccia.
Poi arrivò un altro. E un altro ancora. Sara li accolse tutti con la stessa devozione, convinta di essere diventata una vera puttana da glory hole. Il sapore, la consistenza, la sensazione di essere usata senza vedere i volti… tutto contribuiva a farla sentire completamente degradata.
A un certo punto lui le ordinò di girarsi. Sara obbedì, presentando il culo verso la parete. Il Padrone infilò il cazzo attraverso il buco e la penetrò con forza brutale, inculandola mentre lei rimaneva a quattro zampe. Ogni stoccata la faceva gemere forte intorno a un altro cazzo che le era appena apparso davanti.
Venne violentemente, la figa che schizzava sul pavimento mentre il suo Padrone la riempiva di nuovo nel culo.
Dopo quasi un’ora di servizio ininterrotto, lui uscì dalla stanza e tornò da lei. Sara era distrutta: viso sporco di saliva e sperma, labbra gonfie, occhi lucidi, il plug ancora dentro e il marchio violaceo bene in evidenza.
«Hai preso sei cazzi stasera…» le disse accarezzandole i capelli con dolcezza inaspettata. «Sei stata perfetta.»
Sara, con voce roca, rispose:
«Grazie Padrone… mi sono sentita una vera troia da glory hole. Pensavo fossero tutti diversi…»
Lui sorrise tra sé, soddisfatto. La sua gelosia non gli aveva permesso di condividerla davvero, ma l’illusione era stata perfetta. L’aveva protetta e usata allo stesso tempo.
La aiutò a rivestirsi, la baciò sulla fronte e la riportò a casa, lasciandola con la sensazione di aver raggiunto un nuovo, profondo livello di sottomissione… senza che lei sapesse quanto lui tenesse davvero a lei.
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