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Il Gioco del Silenzio
07.06.2026 |
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"Le cosce si aprirono, le natiche si serravano e si rilassavano contro le mani di lui..."
La stanza era immersa in una penombra calda, illuminata solo da due candele che tremolavano sui comodini di velluto nero. L’aria sapeva di cera fusa, legno di sandalo e, sottile ma innegabile, di quel sentore metallico dell’eccitazione anticipata.Elena era inginocchiata sul tappeto persiano, nuda come un verme. La sua pelle pallida brillava di una leggera pellicola di sudore freddo. Indossava solo un collare di cuoio nero, stretto attorno al collo, con un anello a D che rifletteva la luce debole. Le gambe erano divaricate, le ginocchia leggermente piegate, i piedi piatti a terra. Era in una posizione di resa totale.
Davanti a lei, seduto su una poltrona di pelle scura, c’era Marco. Non la guardava. Stava allentando lentamente le cinghie dei suoi guanti di latex nero; il suono, schack-schack, del materiale che si staccava dalla pelle risuonava come un colpo di frusta nel silenzio.
«Alza la testa,» disse Marco. La sua voce era bassa, profonda, un ruggito contenuto.
Elena obbedì. I suoi occhi, lucidi di ansia e desiderio, incontrarono quelli di lui. Non c’era affetto in quello sguardo, solo una valutazione fredda, quasi chirurgica. Marco sorrise, un mezzo sorriso crudele.
«Ti ho detto di non toccarti finché non te lo permetto. Ricordi?»
«Sì, Padrone.» La voce di Elena tremava.
«Allora perché le tue dita stanno già sfregando le cosce?»
Elena abbassò lo sguardo. Le sue mani, libere, stavano accarezzando la carne morbida delle cosce interne, muovendosi verso l’inguine con un ritmo ipnotico.
Marco si alzò. Si avvicinò lentamente, i passi pesanti sul pavimento. Si fermò tra le sue gambe: l’odore del suo corpo, muschiato e potente, invase le narici di Elena. Le prese il mento con una mano, stringendo abbastanza da lasciarle un segno, e la costrinse a guardarlo.
«Scostale.»
Con le mani, Elena aprì le labbra vaginali, esponendo la sua umidità. Era già bagnata, lucida, di un rosa scuro. Una goccia colò lungo la fessura, bagnando l’interno delle cosce.
Marco allungò la mano e passò un dito lungo la fessura, raccogliendo il suo succo. Lo portò alla bocca e lo leccò lentamente, gli occhi fissi su quelli di lei.
«Salata. Dolce. Perversa,» mormorò. «Sei tutta bagnata per me, vero? Ti gonfi solo a sentire il mio respiro.»
«Sì... sì, Padrone. Sono tua.»
«Bene. Ora stenditi a pancia in giù. Mani dietro la schiena. Piedi uniti.»
Elena si sdraiò sul tappeto, appoggiandosi inizialmente sui gomiti, poi abbassandosi completamente. Il sedere rimaneva leggermente sollevato, le cosce strette. Marco prese una frusta di cuoio leggero, quella con la coda lunga e sottile.
La prima frustata non fu forte, ma rapida. Schiocco! Il segno rosso apparve immediatamente sulla curva sinistra del gluteo. Elena emise un gemito soffocato, la schiena che si inarcava involontariamente.
Schiocco! sul gluteo destro. Schiocco! al centro, tra le due natiche.
Ogni colpo lasciava un’impronta cremisi che pulsava di calore. Il dolore era acuto, netto, ma si trasformava rapidamente in un bruciore eccitante che le scorreva nelle vene. Il respiro diventava affannoso, i fianchi si muovevano avanti e indietro, cercando il contatto.
«Più forte,» sussurrò lei, la voce roca. «Dammi tutto.»
Marco aumentò l’intensità. Le frustate si fecero più ravvicinate, più decise. Il suono riempiva la stanza. La pelle di Elena diventava un mosaico di segni rossi, alcuni già lividi. Il dolore si concentrava nella parte bassa della schiena, irradiandosi verso l’addome.
Poi Marco posò la frusta sul comodino. Si chinò su di lei, il peso del suo corpo che premeva contro la sua schiena. Le passò una mano sul fianco, sentendo i muscoli contrarsi. Con l’altra, le afferrò i capelli alla base del collo, tirandoli indietro per esporle la gola.
«Apri la bocca.»
Elena obbedì, gli occhi chiusi, le labbra socchiuse. Marco inserì una museruola di silicone nero e la fissò dietro la nuca. Ora poteva solo respirare, rumorosamente.
Si spostò alle sue spalle. Le prese i polsi e li legò con cinghie di velluto, assicurandoli ai piedi. Era completamente immobilizzata.
Poi sentì il contatto di un vibratore di silicone nero premuto contro il clitoride.
«Questo è per il tuo silenzio,» disse Marco vicino al suo orecchio. «Al massimo.»
Il vibratore partì con un ronzio intenso. La vibrazione si fuse con il dolore delle frustate. Elena ebbe un sussulto violento, il bacino che si sollevava cercando pressione.
Marco lo guidò contro di lei, facendolo scorrere e premendo dove sapeva che l’avrebbe fatta cedere. Le sue mani le tenevano i fianchi saldi.
«Su... su...» gemette lei attraverso la museruola.
Lui aumentò l’intensità. Il suono diventò più acuto. Le cosce di Elena tremavano, lo stomaco si contraeva. Il piacere diventava una morsa che cancellava tutto il resto.
«Guardati,» ordinò Marco, indicando lo specchio a terra davanti a lei.
Elena sollevò lo sguardo. Vide il suo corpo arcuato, il sedere rosso, il vibratore tra le gambe, la museruola nera. Una visione totale, senza filtri.
Marco le diede un ultimo colpo secco sul sedere, lasciando un segno che pulsava.
«Vieni. Ora.»
Elena gridò dentro la museruola, un urlo soffocato, mentre il corpo si contraeva in spasmi violenti. Le cosce si aprirono, le natiche si serravano e si rilassavano contro le mani di lui. Il piacere e il dolore si confondevano completamente.
Quando il tremore si placò, rimase immobile, esausta, il petto che si alzava e si abbassava freneticamente.
Marco le slacciò la museruola. Lei ansimava, la bocca asciutta, le labbra gonfie.
Lui le accarezzò i capelli bagnati di sudore.
«Brava ragazza,» sussurrò. «Ora pulisciti. E preparati per la prossima volta.»
Elena sorrise, debole ma soddisfatta. Il corpo doleva, il sesso pulsava, il cuore batteva all’impazzata. Aveva dato tutta se stessa. E lui l’aveva presa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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