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Candele Rosse
Eros_Cassandra
28.04.2026 |
1.000 |
2
"Era bollente, accogliente; una morsa di piacere che scatenò brividi lungo tutta la schiena, fino alla nuca..."
Ero appena rientrato dalla palestra. Un allenamento intensivo, trenta minuti di fuoco, dove il cuore pompa a dovere e il sangue circola veloce, pulsando in ogni fibra del corpo. Prima di uscire le avevo ordinato di preparare la stanza:"Per quando torno, voglio le candele rosse accese. Sui comodini, sul davanzale... ne voglio tante. La stanza deve esserne piena, per favore."
— "Sì, Padrone. Sarà fatto."
"Bene."
I miei toni erano gentili. Lei non ha mai amato l’imposizione cruda; la gentilezza e il rispetto, per un Padrone, sono strumenti molto più potenti della forza.
Cenai con calma e mi diressi in camera. Lei era già nuda, un’ombra sinuosa tra i riflessi rossi delle fiamme. Mi spogliò lentamente, con dita sapienti.
— "Si rilassi, Padrone."
Obbedii. In sottofondo, una musica celtica vibrava nell’aria. Cominciò a massaggiarmi le gambe e i piedi; il suo tocco era delicato, quasi etereo. Risalì piano verso il torace, passò alle braccia, indugiò sulle mie mani, per poi scivolare inesorabile verso l’inguine.
Prese il lubrificante. Con movimenti rotatori, lenti e metodici, iniziò a masturbarmi. Su e giù... un ritmo ipnotico. La sensibilità era alle stelle, il sangue affluiva prepotente rendendo il cazzo duro come il marmo.
— "Le piace, Padrone?"
"Sì... continua."
— "Vuole che aumenti la velocità?"
"No, va bene così."
Sentivo il piacere battermi nelle tempie. Era godurioso, totale. Accompagnavo il movimento della sua mano, spingendo il bacino come se stessi già possedendo un corpo caldo.
— "Padrone... non vorrebbe qui l’altra donna che ama? Chi desidera, oltre me?" mi sussurrò d’un tratto.
"Sì. E tu? La vorresti?"
— "Sì... la voglio," rispose con voce flebile, carica di un calore timido e complice.
Ero perso in quel vortice di sensazioni. Il mio cazzo godeva tra le sue dita e la sua bocca, che ogni tanto lo avvolgeva per assaggiarlo e succhiarlo con bramosia.
— "Che cosa vorrebbe farle? La vuole far venire? La vuole far godere da impazzire?"
"Sì..."
— "Come? La vuole scopare forte come fa con me? Come il torello che è?"
"Sì... e tu la farai godere mentre io sono pronto a prenderla."
— "Cosa vuole che faccia, esattamente?"
"Voglio che la lecchi. Senza sosta."
— "E poi lei la scopa?"
"Sì."
I movimenti si fecero feroci. Non ce la facevo più, l’istinto animale stava prendendo il sopravvento. Volevo possederla, dominarla a pecora come una bestia.
— "E dove la scopa?" incalzò lei, ansimando.
"Nel culo. Mentre tu la lecchi davanti."
— "Nel culo... sì. La lecco mentre lei la apre. E quel culo... com’è? Pulito o sporco?"
"Sporco."
— "Sì... perché lei è un porco, Padrone. E la scopa forte, vero? Mentre io la faccio impazzire."
Non potei più trattenermi. La afferrai con forza, la girai e la sbattei a pecora sul letto. Le piantai il cazzo duro nella fica con una spinta secca. Era bollente, accogliente; una morsa di piacere che scatenò brividi lungo tutta la schiena, fino alla nuca. Lei cacciò un gemito profondo e io iniziai a colpirla con violenza.
— "...Sì... la scopi così..."
"Sì... vi scopo entrambe così!"
Ansimava, piegata in due, mentre la possedevo con colpi sordi e ritmici. Il piacere era troppo alto, una marea montante. Volevo venire, volevo sentire il mio seme esplodere e inondarla. Riuscii a sfilarmi all’ultimo istante e le sborrai con forza tra le natiche, proprio sull’arcata del culo.
— "Sì... Padrone... venga per me..."
Il suo ano era umido, dilatato nonostante avessi appena finito di scoparle la fica. Le infilai un pollice lentamente, con una pressione ferma, mentre con l’altra mano tornavo a masturbarla sul davanti. Dio, che visione. Immaginavo lei intenta a leccare la fica dell’altra mentre io le sfondavo il culo.
Le mordevo le natiche, alternando morsi a baci umidi, godendo dei suoi sussulti. Toglievo il pollice e lo rimettevo, poi passavo la lingua su quel buco teso.
— "Padrone... così vengo... sto venendo!"
"Vieni. Vieni per me, che sei bellissima."
Si accasciò esausta sul materasso, mentre io continuavo ad assaggiarne il sapore. Restammo così, abbracciati nel silenzio della stanza, con l’odore del sesso che si mescolava al profumo delle candele ormai consumate.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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