Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > bdsm > Il tavolino
bdsm

Il tavolino


di massimocurioso
28.02.2026    |    922    |    1 9.2
"In compenso, il silenzio venne rotto dal rumore del portone di accesso al magazzino che si stava aprendo..."
Ci incontrammo come concordato, in un negozio di antiquariato alla periferia di Montreal. Adaline aveva indossato il lungo cappotto grigio antracite dal quale spuntavano le gambe fasciate con le calze nere con impresso un motivo geometrico a scaglie e i décolleté che le avevo fatto recapitare a casa. Le mani erano fasciate con dei guanti con lo stesso disegno e consistenza delle calze. Nessuno poteva immaginare che, sotto il cappotto, non ci fosse molto di più. Rimase immobile per lasciarsi guardare.
«Ti stanno bene.»
«Grazie. Mi piacciono.»
La baciai su una guancia, accarezzandole l’altra con una mano, poi aprii un bottone del cappotto, scoprendo un lembo di pelle nuda.
«Sei a tuo agio?»
«Lo sono sempre, quando ti soddisfo»
La presi a braccetto, felice della risposta, e pensai “Lo vedremo presto.”
Mentre entravamo nel negozio di mobili, spiegai il motivo dell’uscita.
«Vorrei comprare un tavolino per il salone, e mi serve il tuo aiuto»
«Sono lusingata ma ti avverto che sono pessima in queste cose»
«La tua casa è arredata alla perfezione»
Abbozzò un sorriso sornione.
«Mi sono affidata a una mia amica che fa interior design»
Alzai le spalle.
«Poco male. A essere sincero non è l’unico motivo per cui sei qui»
Notai che cercò leggere la mia espressione co la coda dell’occhio, subito dopo abbassò la testa e cambiò discorso.
«Verrai la settimana prossima alla convention a Ottawa?»
«Non ho ancora deciso»
Nel frattempo, un commesso si era avvicinato a noi. Era un ragazzo ventenne visibilmente alle prime armi. La divisa del negozio che indossava era nuova. Lessi il tesserino appeso e memorizzai il suo nome. Espressi la mia richiesta: «Sto cercando un tavolino ovale da inserire in un ambiente rustico. Deve essere basso e di forma ovale. Molto robusto, meglio se con quattro gambe»
Il ragazzo iniziò a fare strada chiedendo ulteriori informazioni.
«Ha preferenze sul tipo di legno? Che lunghezza deve avere?»
«Nessuna, meno di un metro»
Mi fece vedere alcuni modelli, ma nessuno corrispondeva a quello che stavo cercando. Erano troppo alti, o con gambe troppo sottili. Quasi un ora dopo, stavo osservando il tavolino che più si avvicinava alla mia idea, valutando di cambiare negozio, quando il commesso sembrò avere una illuminazione.
«Forse ho qualcosa che fa per voi in magazzino. Il piano, però, non è in legno ma in cristallo»
Annuii e lo seguii, con Adaline al seguito. Attraversammo un lungo corridoio alla fine della quale c’era una paratia in metallo. Appena il ragazzo si avvicinò, iniziò a scorrere verso l’alto, appiattendosi sul soffitto. Al nostro ingresso le luci si accesero in automatico. Il magazzino era organizzato in base alla tipologia di mobile. Il ragazzo proseguì spiegando.
«È un tavolino che abbiamo tolto dalla vetrina giusto ieri. È uscito dalla produzione, è l’ultimo che abbiamo»
Si fermò davanti a una scatola di cartone e la aprì.
«Possiamo farle un prezzo di favore, lo stiamo per rendere alla fabbrica per smaltirlo»
Allungai il viso per sbirciare dentro la confezione. La dimensione era quella che cercavo, anche lo spessore del cristallo, un paio di centimetri, corrispondeva alle mie esigenze.
«Come può vedere la base è di legno di …» prese in mano un foglietto appeso sul cartone «radici secolari di teak».
Mi guardò come se avesse appena risposto in maniera esatta a un quiz televisivo. Sollevai il telo sintetico che proteggeva il cristallo.
«Possiamo vederlo tutto?»
«Certo!»
Il ragazzo prese un taglierino e incise gli spigoli del cartone della scatola, aprendola completamente. Infine, tolse le protezioni. Il cristallo era spesso, come avevo intuito, e poggiava su un intreccio di radici di legno chiaro. Appoggiai la mano per tastarne la robustezza. Il ceppo poggiava sul pavimento in modo stabile. Guardai Adaline.
«Ti piace?»
«Sì»
La guardai, soddisfatto. Poi mi girai verso il commesso.
«Andrew Portland, corretto?»
«Sì, signore»
«Mi piace, ma prima di prenderlo devo verificare una cosa. Posso?»
«Certo»
Tesi una mano a Adaline.
«Togliti il cappotto»
Lei lanciò un rapido sguardo al ragazzo.
«Ma …»
Rimasi in attesa. La vidi impallidire leggermente, poi strinse le labbra e iniziò a sbottonare l’indumento. Lanciò un ultimo sguardo inespressivo vero l’ospite, poi me lo porse. A mia volta lo affidai al ragazzo.
«Me lo puoi tenere per qualche minuto?»
Lui lo prese con lo sguardo fisso sulla mia schiava. Quelle che sembravano calze, i guanti, non erano altro che la parte scoperta della catsuit che avevo chiesto alla mia sottomessa di indossare. La trama era uniforme, adagiata sulle sue forme morbide, direttamente sulla pelle. Tre aperture a forma di goccia creavano degli squarci rosa intorno al collo, sulla schiena e intorno al sesso.
Adaline abbassò la testa e assunse la consueta posizione di attesa.
«Stenditi sul tavolino, pancia in alto»
La aiutai ad assumere la posizione, divaricai le gambe e appoggiai con delicatezza le braccia stese sopra la testa, per misurare la distanza di caviglie e polsi dal ceppo che sosteneva il cristallo.
«Hai un pennarello?»
L’altro, inebetito dalla visione, annuì e subito dopo tirò fuori dal taschino un evidenziatore.
«Ho bisogno del tuo aiuto. Dovresti segnare il legno, nel punto più vicino ai polsi»
Ripresi il cappotto e attesi. Quando si avvicinò, Adaline chiuse gli occhi. Ebbe un lieve sobbalzo quando il commesso prese con una mano un polso e lo protese verso la base.
«Sì, lì può andare bene»
Segnò il legno facendo un puntino rosso, poi lasciò il polso e fece la stessa operazione con l’altro.
«Bravo, adesso le caviglie»
Si spostò, mettendosi in ginocchio davanti alla mia schiava, a pochi centimetri del suo sesso nudo. Mi fu chiaro che stava facendo uno sforzo incredibile per non alzare lo sguardo.
«Non ti preoccupare, puoi guardare, se ne hai voglia»
Lui ignorò il mio invito e ripeté con le caviglie l’operazione che aveva fatto pocanzi con i polsi, mentre io accarezzavo il viso di Adaline per tranquillizzarla. Percepivo dai muscoli del viso la tensione che la pervadeva. Era inerte, apparentemente inerte ai movimenti delle sue gambe che il ragazzo guidava, ma sapevo che dentro stava bruciando. Alla fine, il ragazzo alzò lo sguardo e osservò l’intimità della mia sottomessa.
«Bella, vero?»
Mosse le labbra ma non uscì alcun suono. In compenso, il silenzio venne rotto dal rumore del portone di accesso al magazzino che si stava aprendo. Presi una mano di Adaline.
«Adesso puoi alzarti e rimettere il cappotto»
Lei obbedì, eseguendo l’operazione con la massima tranquillità che era in grado di trasmettere. Poco dopo una donna di mezza età si affacciò nella sezione isolata del magazzino.
«Hai bisogno di aiuto?»
Andrew era ancora in ginocchio davanti il tavolino, con il pennarello in mano. Intervenni.
«Lo prendo! Ho bisogno, però, di una piccola modifica. Andrew si è offerto di farla per me»
Lanciò una veloce occhiata al ragazzo.
«Abbiamo una falegnameria di fiducia ...»
L’altro si alzò e ritrovò la voce.
«Non sarà necessario. Mi occuperò personalmente della modifica»
Estrassi il portafoglio.
«Questo è per il disturbo»
Consegnai un pacchetto d banconote al ragazzo, poi estrassi da una tasca un sacchetto contenente quattro anelli di ottone.
«Mi raccomando, esattamente nei punti che hai segnato»
Annuì, ancora incredulo dell’avventura che aveva appena vissuto. Presi Adaline a braccetto e uscii aggiungendo.
«Manderò qualcuno domani a prenderlo»
Quando fummo fuori del negozio, Adaline fece un grosso sospiro.
«Sono certa che lo dirà alla donna»
«Io no. Gli ho fatto capire che conosco il suo nome, e l’ho pagato molto bene. Non è uno stupido, e se anche lo fosse, che importanza avrebbe?»
«Siamo personaggi pubblici»
Tagliai corto.
«Non mi sembra uno che si occupa di finanza.» feci una breve pausa «Potrei chiedergli di venire a collocare il tavolo di persona, nel caso i ganci siano da sistemare. Da come ti guardava, sono certo che ne sarebbe molto felice»
Non aspettavo una risposta, fui felice di non riceverla.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.2
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il tavolino:

Altri Racconti Erotici in bdsm:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni