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Barista Sottomessa - 5: sul treno per le Alpi
04.06.2026 |
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E mentre scendeva dal treno, sentiva già l’eccitazione per la prossima umiliazione..."
Sara aveva finalmente deciso di sfruttare qualche giorno di ferie dal bar per guadagnare qualcosa in più. Un’agenzia le aveva proposto un lavoro temporaneo come hostess di ristorazione sul treno Milano – Zurigo, la linea panoramica che attraversa le Alpi. Gonnellino nero corto, camicetta bianca attillata, grembiulino e calze nere. Un’uniforme che le fasciava il corpo atletico da runner, mettendo in evidenza le gambe toniche e il culo alto e rotondo.Quello che non si aspettava era che il suo Padrone venisse a sapere tutto.
La sera prima della partenza, mentre preparava la valigia nel suo appartamento, lui la chiamò.
«Ho saputo del treno,» disse con quella voce bassa e autoritaria che le faceva sempre bagnare le mutandine. «Domani partirai con un regalino mio dentro di te.»
Sara deglutì. «Sì, Padrone…»
Il giorno dopo, poco prima di salire sul treno alla stazione Centrale di Milano, lui la aspettava in un angolo appartato della banchina. Le consegnò una scatola lunga e stretta.
«Sotto la divisa. Tutto il turno. È un dildo argenteo, molto lungo e spesso. Quasi 28 centimetri. Lo infilerai nel culo prima di iniziare il servizio.»
Sara aprì la scatola. Il giocattolo era impressionante: lucido, metallizzato, con una forma leggermente ricurva e una base larga abbastanza da tenerlo dentro, ma non troppo evidente… se stava attenta. Aveva un meccanismo interno: vibrava violentemente ogni volta che urtava contro qualcosa o se riceveva il comando remoto.
«Durante le curve e le frenate dovrai fare attenzione a non farlo scivolare fuori,» continuò lui con un sorriso crudele. «E se urti qualcuno o qualcosa… vibra. Io ti guarderò dalle telecamere del treno e dal tuo telefono. Quando sarai calma dietro il banchetto del bar, azionerò io le vibrazioni.»
Sara annuì, rossa in viso, già eccitata.
Nel bagno del treno, poco prima della partenza, si abbassò le mutandine, si lubrificò abbondantemente e, mordendosi il labbro, spinse il grosso dildo argenteo dentro di sé. Era lungo e spesso. Lo sentì aprirla brutalmente mentre lo inghiottiva centimetro dopo centimetro. Quando la base sparì tra le sue natiche, Sara dovette appoggiarsi al lavandino, le gambe tremanti. Il gonnellino nero era cortissimo: bastava chinarsi un po’ troppo o muovere male i fianchi perché la base luccicante fosse visibile.
Il turno iniziò.
Il treno uscì da Milano e cominciò a salire verso le Alpi. Le prime curve furono leggere, ma Sara già camminava con passo rigido, cercando di tenere i muscoli del culo ben contratti per non far scivolare fuori il grosso intruso.
Serviva caffè, tè e snack ai passeggeri, sorridendo con il suo solito sorriso ribelle, mentre dentro di lei il dildo la riempiva completamente. Ogni passo lo sentiva muovere.
Poi arrivarono le prime curve strette e una frenata improvvisa.
Sara perse leggermente l’equilibrio. Il dildo scivolò di qualche centimetro verso fuori. Lei strinse forte le cosce, soffocando un gemito, e lo spinse di nuovo dentro con un movimento rapido del bacino. Un signore anziano la guardò stranito.
«Tutto bene, signorina?»
«Sì… solo il treno che balla,» rispose lei con voce roca.
Il Padrone, da remoto, vide tutto. Le mandò un messaggio:
“Brava troia. Ora stai ferma dietro al banchetto.”
Pochi secondi dopo il dildo cominciò a vibrare. Forte. Profondo. Sara si aggrappò al bordo del piccolo bancone di servizio, le nocche bianche. Le vibrazioni erano potenti e continue. Il grosso dildo le massaggiava senza pietà le pareti interne mentre lei cercava di preparare ordinazioni.
Una curva più ripida arrivò all’improvviso. Sara perse l’equilibrio e urtò con il fianco contro lo spigolo del banchetto.
Il meccanismo scattò.
Il dildo esplose in vibrazioni violente e irregolari dentro di lei. Sara strinse le gambe, il respiro corto, gli occhi lucidi. Una signora le chiese un cappuccino proprio in quel momento.
«S-subito…» balbettò Sara, mentre il piacere le saliva dal culo alla figa fradicia. Doveva restare in piedi, sorridere e servire, mentre il dildo le martellava il retto senza sosta.
Verso il tratto più alto delle Alpi, con le curve più strette e le frenate frequenti, la tortura divenne quasi insopportabile. Ogni volta che si chinava per dare qualcosa a un passeggero seduto, il gonnellino saliva pericolosamente e il dildo rischiava di uscire. Doveva contrarre il culo con tutta la forza che aveva.
Il Padrone la torturò per quasi quaranta minuti con vibrazioni intermittenti, facendola quasi venire due volte senza permetterle di crollare.
Nell’ultima ora di viaggio, quando il treno era più tranquillo, lui attivò la vibrazione continua al massimo.
Sara era dietro al banchetto, le mani che tremavano mentre sistemava bicchieri. Venne. Violentemente. Un orgasmo anale profondo e silenzioso. Strinse la mascella fino a farsi male, le ginocchia che cedevano leggermente. Sentì un fiotto di eccitazione colarle lungo l’interno delle cosce, mentre il culo si contraeva spasmodicamente intorno al grosso dildo argenteo.
Un passeggero la guardò preoccupato.
«Signorina… è sicura di stare bene? È tutta sudata…»
Sara riuscì solo a sorridere debolmente.
«S-sì… è il riscaldamento del treno…»
Quando il treno arrivò a Zurigo, Sara era distrutta, con le gambe molli e il culo dolorante e pieno di piacere. Il dildo era ancora ben piantato dentro di lei.
Prima di scendere ricevette un ultimo messaggio dal Padrone:
“Tienilo dentro fino a casa. Domani al bar mi racconterai quanto sei venuta mentre servivi i passeggeri. E la prossima volta sarà ancora più lungo.”
Sara, con il gonnellino stropicciato e il viso arrossato, rispose solo:
“Sì, Padrone.”
E mentre scendeva dal treno, sentiva già l’eccitazione per la prossima umiliazione.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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