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Moglie spiata a distanza, in affitto!


di Firstbig_Gift
03.06.2026    |    594    |    0 9.3
"La leccò ancora, più a fondo, infilando la lingua dentro di lei, mentre il pollice le massaggiava il clitoride..."
Davide aveva 48 anni, una carriera solida, una casa al lago e una moglie che tutti invidiavano.
Elena, 45 anni, mora, occhi scuri, corpo cesellato da anni di pilates e una sensualità che non si era mai spenta.
Dopo vent'anni di matrimonio, Davide conosceva ogni sua curva, ogni suo gemito, ogni suo desiderio. Ma ne aveva scoperto uno nuovo, di nascosto, navigando su forum di scambismo.

Guardare Elena con un altro uomo; spiandoli in disparte.
Non per gelosia. Per eccitazione. Per vedere il suo corpo posseduto da sconosciuti. Per sentirsi tradito in modo controllato, consensuale, elettrico.

Una sera, mentre lei lavava i piatti, lui si avvicinò. Le mise le mani sui fianchi. Appoggiò il mento sulla sua spalla.

«Ti devo chiedere una cosa strana» sussurrò.

Elena si girò. Lo guardò. «Dimmi.»

«Vorrei affittarti per un pomeriggio.»

Lei rise. Pensò a uno scherzo. Poi vide i suoi occhi. Non scherzava.

«Hai capito bene» continuò Davide. «Un uomo. Sconosciuto. Tu lo incontri. Lo tradisci con me che guardo a dovuta distanza o con il telefono acceso.
Ma non dal vivo. Su Messenger. Io sono a casa. Tu sei altrove dove ti andrebbe meglio. Lui ti prende. Io vedo tutto. E registro.»

Elena rimase in silenzio per un lungo minuto. Poi si morse il labbro. «Sei serio?»

«Mai stato più serio in vita mia.»

Lei abbassò lo sguardo. Le sue mani tremavano leggermente. Ma non era paura. Era eccitazione. Pura, cruda, inaspettata eccitazione.

«Trovami tu l'uomo» disse alla fine. «E fallo pagare. Tanto.»


Davide pubblicò un annuncio su un sito specializzato, un bacheca "Cerco uomo per pomeriggio con mia moglie".
Lei sola con lui. Io guardo su Messenger. Offro compenso. Zona Nord Italia." Solo eleganti.

Ricevette 47 risposte in tre ore. Ne scelse una. Marco, 38 anni, libero professionista, occhi azzurri, mani curate, esperienza nel settore. Scambiarono messaggi, foto, videochiamate. Davide si fidò.

L'appuntamento fu fissato per un sabato pomeriggio. Ore 15.00. Una stanza d'albergo anonima, fuori città. Elena sarebbe arrivata per prima. Marco dopo. Lui, Davide, si sarebbe collegato da casa, telecamera accesa, microfono spento. Solo spettatore.

La mattina del grande giorno, Elena era nervosa. Si guardò allo specchio. Scelse un vestito leggero, bianco, senza reggiseno. Scarpe basse. Capelli sciolti. Profumo: tuberosa e sandalo. Quello che Davide le aveva regalato per l'anniversario.

«Sei bellissima» le disse lui, abbracciandola da dietro. «Ricorda: puoi fermarti in qualsiasi momento. Basta che dici "rosso" e io intervengo.»

«Non dirò rosso» rispose Elena. E uscì.


L'albergo era anonimo, come richiesto.
Una camera pulita, letto matrimoniale, bagno con doccia.
Elena aprì la porta con la chiave lasciata dal receptionist. Posò la borsa. Aprì il portatile. Avviò Facebook Messenger. Chiamò Davide in videochiamata.

Lui rispose subito. Schermo diviso: da una parte il volto di lei, dall'altra la stanza vuota. «Sei online?» chiese Elena.

«Sì. Ti vedo. Sei magnifica.»

«Grazie. Aspetto Marco. Tra dieci minuti.»

Si sedette sul bordo del letto. Le mani incrociate in grembo. Il respiro affannoso.
Davide osservava ogni suo movimento, ogni piccolo gesto: il modo in cui si sistemava i capelli, il modo in cui si umettava le labbra, il modo in cui le sue gambe si incrociavano e si scrociavano.

Poi bussarono.

Elena si alzò. Aprì la porta. Marco era più alto delle foto, con una barba curata e un sorriso tranquillo. Indossava una camicia blu e jeans scuri. Profumava di legno di cedro e cuoio e in viso di dopobarba speziato.

«Elena?»

«Sì. Entra.»

Lui entrò. Vide il computer. Vide Davide sullo schermo di Messenger. Fece un cenno con la testa. «Buon pomeriggio, Davide. È un piacere conoscerti anche se virtualmente.»

«Il piacere è mio» rispose Davide dalla telecamera. «Prenditi cura di lei.»

«Lo farò.»


Marco chiuse la porta a chiave.
Si avvicinò a Elena. Non la baciò subito. Le si fermò davanti, a pochi centimetri.
La guardò negli occhi. Poi abbassò lo sguardo sul suo collo, sul suo decolleté, sulle sue gambe.

«Sei davvero bella» disse. «Le foto non rendono giustizia.»

«Grazie» rispose Elena, imbarazzata.

«Posso?»

Le accarezzò il viso con il dorso della mano. Elena chiuse gli occhi. Sentiva il calore della sua pelle, la ruvidità della sua pelle, il profumo di cedro che la avvolgeva.
Da casa, Davide tratteneva il respiro.

Marco la baciò. Dolcemente all'inizio. Poi con più decisione. Le sue mani le afferrarono i fianchi, la strinsero a sé. Elena emise un piccolo gemito. Le sue mani risalirono lungo la schiena di lui, sotto la camicia. La sua pelle era calda, liscia, muscolosa.

«Spogliati» sussurrò Marco, staccandosi dal bacio.

Elena obbedì.
Si tolse il vestito bianco, lo lasciò cadere a terra. Rimase in mutandine di pizzo nero, le uniche.
I seni pieni, i capezzoli già duri.
Marco la guardò come si guarda un'opera d'arte.

«Sei perfetta.»

Si inginocchiò davanti a lei. Le abbassò le mutandine lentamente, sfiorandole le cosce con le labbra. Elena appoggiò le mani sulle sue spalle per non cadere. Sentiva il suo respiro caldo sulla sua intimità già umida.

Marco la leccò. Una lunga passata dalla fessura al clitoride e pure di dietro delicatamente.
Elena gettò indietro la testa. Emise un gemito profondo.
Davide, da casa, sentì quel gemito attraverso gli altoparlanti e sentì un brivido gelido e rovente allo stesso tempo. La sua mano scivolò sui pantaloni. Ma non si toccò. Non ancora. Abbe tuttavia un erezione incontrollata: voleva godersi lo spettacolo!


Marco la portò sul letto.
La sdraiò sulla schiena, le aprì le gambe, si sdraiò tra di esse. La leccò ancora, più a fondo, infilando la lingua dentro di lei, mentre il pollice le massaggiava il clitoride. Elena si contorceva.
Godendo fortemente.Afferrava le lenzuola. Gemiti sempre più forti.

«Marco... ti prego...»

«Cosa vuoi, amore?»

«Voglio te. Dentro. Adesso.»

Lui si alzò. Si spogliò in fretta. Il suo membro era già duro, grosso, con una leggera curvatura verso l'alto.
Elena lo guardò e si morse un labbro. Non vedeva l'ora di sentirlo dentro.

Marco indossò un preservativo.
Si posizionò sopra di lei. La guardò negli occhi. «Sei sicura? Davide sta guardando.»

Elena si girò verso la telecamera. Guardò dritto nell'obiettivo del computer. «Davide, guardami bene. Sto per tradirti. E mi piace.»

Poi afferrò Marco per i fianchi e lo tirò dentro di sé.

Lui entrò tutto d'un colpo. Elena urlò. Un urlo di piacere liberatorio. Marco iniziò a muoversi, prima lentamente, poi più veloce. Ogni spinta faceva sobbalzare il letto. Il rumore dei loro corpi che si schiaffeggiavano riempiva la stanza.

Davide, da casa, aveva le mani che tremavano.
Si era sbottonato i pantaloni. Si toccava lentamente, guardando lo schermo di Messenger.
Sembrava uno dei peggiori pervertiti e pure guardoni!
Sua moglie era lì, nuda, in una stanza d'albergo, posseduta da uno sconosciuto. E lui non era geloso. Era felice. Godeva per loro in questo paradosso con il membro in mano.


Marco cambiò posizione.
Mise Elena a quattro zampe.Lo scenario stava prendendo una piega molto lussuriosa.
La prese da dietro, afferrandole i fianchi con forza. Ogni spinta era più profonda della precedente. Elena affondava il viso nel cuscino, urlando soffocata.

«Vengo...» ansimò Marco.

«Anch'io» gridò Elena.

Vennero insieme. Lui scaricandosi dentro il preservativo, lei con le pareti che si contraevano attorno a lui, spremendolo, accarezzandolo. Durò secondi che sembrarono eterni.

Davide, in quel preciso istante, lasciò andare anche lui. Un orgasmo lungo, silenzioso, con gli occhi fissi sullo schermo. Non aveva mai visto niente di più eccitante in vita sua.

Elena lo supplico di fargli assaggiare il contenuto.
Davide né rimase piacevolmente colpito nel vederla assaporare il nettare.


La videochiamata su Messenger si chiuse. Elena si sdraiò accanto a Marco, entrambi sudati, felici. Lui le accarezzò i capelli.

«Sei stata fantastica» disse.

«Anche tu» rispose lei.

Si alzò, andò in bagno, si sciacquò. Si rivestì. Prese il computer. Prima di uscire, guardò Marco un'ultima volta.

«Grazie» gli disse. «E non dimenticare di farti pagare da mio marito.»

Marco rise. «Non lo farò.»

Elena uscì. Tornò a casa. Trovò Davide seduto sul divano, con un sorriso ebete stampato in faccia.

«Allora?» chiese lei, lasciando cadere la borsa.

«Allora che sei la donna più eccitante del mondo» rispose lui, alzandosi per abbracciarla.

Si baciarono. Un bacio lungo, profondo, diverso da tutti quelli che si erano scambiati prima. C'era qualcosa di nuovo. Di selvatico. Di loro.

Quella notte fecero l'amore due volte. La prima ricordando il pomeriggio.
La seconda dimenticandolo, tornando a essere solo loro due.
Ma qualcosa era cambiato :forse per sempre!


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