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Barista Sottomessa 7 – Il Termos di Sperma
06.06.2026 |
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"Sapeva che avrebbe passato la notte con quella sensazione, e che l’indomani avrebbe aspettato con ansia il prossimo modo in cui lui l’avrebbe marchiata..."
Sara arrivò al bar all’inizio del turno pomeridiano, ancora leggermente indolenzita dal dildo mostruoso della sera prima. Ogni passo le ricordava quanto in profondità l’aveva presa, ma per stavolta il suo Padrone le aveva concesso una tregua sul culo. Indossava la solita uniforme: maglietta nera attillata che le segnava i seni sodi e jeans neri stretti che valorizzavano il suo culo alto e rotondo. I capelli corti e spettinati le davano quell’aria da ragazzaccia ribelle che tanto piaceva a lui.Poco dopo l’apertura, lui entrò. Portava con sé il portatile e una borsa di pelle. Senza dire una parola si sedette a un tavolino appartato in fondo al locale, da dove poteva osservarla bene mentre lavorava. Aprì il computer e cominciò a digitare, come se fosse un cliente qualunque.
Quando Sara gli si avvicinò per prendere l’ordine, lui alzò lo sguardo con quel sorriso freddo e possessivo.
«Portami un caffè lungo. E prendi questo.»
Le consegnò un termos elegante, nero opaco, con un tappo a vite. Era pesante, pieno fino all’orlo.
«Bevine un sorso ogni tanto mentre lavori. Tutto il turno. È roba tua, troia. Dieci giorni di raccolta. Ogni scarica, anche quelle che ti ho pompato dentro mentre ti tenevo piegata.»
Sara sentì un brivido caldo tra le gambe. Deglutì, prendendo il termos con mani leggermente tremanti.
«Lo berrò tutto… come vuoi tu» mormorò con voce bassa, sottomessa.
Lui annuì soddisfatto. «Dì ai clienti che è una tisana medicinale prescritta dal medico. Solo tu puoi berla. E voglio vederti leccarti le labbra dopo ogni sorso.»
Il turno cominciò. Sara serviva ai tavoli con il solito sorriso un po’ strafottente, ma ogni volta che passava vicino al suo tavolo, lui la fissava intensamente. Al primo sorso, dietro al bancone, svitò il tappo e portò il termos alle labbra.
Il sapore era denso, salato, muschiato. Fortissimo. Sapeva di lui. Di giorni di eccitazione accumulata. Sara dovette reprimere un conato di nausea, ma chiuse gli occhi e ne bevve un sorso generoso. Sentì il liquido denso scivolarle in gola. Si leccò lentamente le labbra, come ordinato, raccogliendo ogni traccia.
«Mmm… la mia tisana» disse a un cliente che la guardava curioso. «Il medico dice che devo prenderla solo io, serve per… una cosa femminile.»
Le prime ore furono una lenta tortura. Ogni quindici minuti circa, mentre preparava ordinazioni o tornava dal tavolo di lui, Sara beveva. I sorsi diventavano sempre più grandi, come lui le aveva ordinato con un semplice gesto del mento. La pancia iniziava a gonfiarsi leggermente sotto la maglietta attillata. Si sentiva piena, violata in un modo nuovo, completamente diverso dal dolore al culo della sera prima.
A metà turno il locale si riempì. Sara correva tra i tavoli con il termos sempre in mano o nascosto dietro al bancone. Ogni volta che beveva, il sapore era più intenso. La nausea arrivava a ondate, ma lei la combatteva stringendo i denti, pensando a chi glielo stava facendo bere. Immaginava lui che si segava pensando a lei, o peggio, che le veniva dentro mentre lei gemeva piegata sul bancone.
«Ancora» le ordinò lui sottovoce quando passò a sparecchiare il suo tavolo.
Sara obbedì. Bevve un sorso lungo, quasi mezzo bicchiere, davanti a lui. Il liquido denso le riempì la bocca. Dovette trattenersi dal tossire. Una goccia le sfuggì sul labbro inferiore; la raccolse con la lingua lentamente, leccandosi come una gattina obbediente. Lui sorrise soddisfatto.
«Brava. Continua così.»
Verso le nove di sera, quando il locale cominciò a svuotarsi, Sara aveva ormai bevuto più di metà termos. La pancia era visibilmente gonfia, tesa sotto la stoffa. Si sentiva pesante, sazia di lui. Ogni movimento faceva muovere il seme dentro di lei. La nausea era diventata un sottofondo costante, ma anche quello la eccitava: era il segno della sua totale sottomissione.
Tornò al tavolo di lui per l’ennesimo sorso.
«Finiscilo» ordinò lui piano, senza alzare gli occhi dal computer.
Sara annuì, gli occhi lucidi. «Tutto quello che mi dai… lo prendo dentro di me.»
Si portò il termos alle labbra e bevve. Sorsi lunghi, avidi, quasi disperati. Il liquido denso e caldo le scendeva in gola a fiotti. Deglutiva con forza, vincendo i conati, leccandosi le labbra tra un sorso e l’altro. Quando finì l’ultimo goccio, il termos era vuoto. La pancia era gonfia, piena, tonda. Sembrava quasi incinta del suo seme.
Si sentiva stordita, umiliata, ma profondamente appagata. Il sapore di lui le impregnava la bocca, la gola, lo stomaco. Era piena del suo Padrone.
Lui chiuse il portatile e si alzò. Le passò accanto sfiorandole il fianco.
«Hai la pancia piena del mio sperma, barista. Domani voglio vederti ancora più gonfia. E stavolta magari ti userò anche il culo, visto che oggi te l’ho lasciato riposare.»
Sara abbassò lo sguardo, una mano che istintivamente si posava sulla pancia tesa.
«Sono tua… completamente. Portami dove vuoi, usami come preferisci.»
Mentre lui usciva dal locale, Sara rimase un attimo ferma dietro al bancone, sentendo il peso del suo seme dentro di sé. Sapeva che avrebbe passato la notte con quella sensazione, e che l’indomani avrebbe aspettato con ansia il prossimo modo in cui lui l’avrebbe marchiata.
Era sua. Totalmente. E ne era felice.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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