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XXX2 - La vicina 2


di MasterDi
15.07.2026    |    491    |    0 9.6
"Il cazzo in un attimo era tornato a reagire e lei me lo stava tenendo super teso, la pelle in tiro e le palle bloccate mentre giocava a farlo tornare duro come una pietra..."
Mariagrazia era andata via da qualche ora, ma io ero ancora eccitato come in quei momenti.
Anzi, forse di più.
Mi aveva lasciato lì, con il cazzo durissimo e l’impegno di ritornare più tardi obbligandomi a non segarmi e non sborrare fino al suo ritorno.
Ero incredulo da ciò che era accaduto, le palle mi facevano male, e le immagini di lei che all’improvviso e inaspettatamente realizzava una delle mie fantasie più recondite continuavano a rimbalzarmi in testa.
Avrei voluto tirarmelo fuori e segarmi violentemente, svuotarmi completamente da quella tensione sub-ombelicale che mi attanagliava, ma al contempo intendevo mantenere la promessa che avevo fatto alla mia Padrona.
Era la prima volta che vivevo una situazione del genere, non sapevo nemmeno se ci sarebbe stato realmente un seguito, ma la cosa mi intrigava ed in qualche modo sentivo che quel sacrificio sarebbe stato ripagato.
E per fortuna non mi sbagliavo.
Intorno alle 21 infatti Mariagrazia si ripresentò da me; l’avevo sentita parlare al cellulare poco prima attraverso quel sottile muro che separa il suo appartamento dal mio, una chiamata della buonanotte fatta al compagno fuori per lavoro con cui, presumibilmente, si precauzionava dall’essere disturbata nel resto della serata.
Bussò alla porta e, non appena aprii, sguisciò dentro senza convenevoli.
A differenza di poche ore prima il ghiaccio era già sciolto e lei sembrava avere intenzioni ben chiare.
Entrò e subito mi ammoni “spero tu non ti sia masturbato mentre ero via…”.
“No Padrona, ho fatto come mi hai chiesto e mi sono trattenuto.”
“Molto bene, perché stasera ho intenzione di giocare un altro po con te….”
Si era ripresentata con una míse ancora diversa, una sorta di baby-doll nero pressoché trasparente, calze a rete e scarpa con il tacco, rigorosamente a spillo.
Abitare sullo stesso pianerottolo di due soli appartamenti le permetteva di muoversi da una casa all’altra senza ulteriori vestiti.
Avevo il cazzo in tiro praticamente da ore, quindi il solo riaverla li, vestita in quel modo, stava già di per sé facendomi impazzire. Vederla porsi in quel modo autoritario e sentirla comandare mi faceva andare però ulteriormente in estasi.
Lei non perse tempo.
“Voglio che ti spogli, e poi ti inginocchi, mettendo le mani dietro la schiena”, mi disse.
Io senza fiatare eseguii l’ordine.
Nel mentre lei si tolse le mutandine che aveva indosso e, con fare severo ed estremamente erotico, me le mise in bocca. Poi si tolse una delle due calze e la usò per legarmi le braccia dietro la schiena.
Rimase lì, dietro di me in quella posizione, inginocchiato e legato, in cui il mio cazzo sembrava ancora più possente di quanto non lo fosse mai stato.
Era durissimo e già umido quando lei, senza proferire parola, lo afferrò.
Lo stringeva forte, a ripetizione, premeva e rilasciava come fosse una pompetta, con il chiaro intento di pompare quanto più sangue possibile nel mio cazzo e portarlo alla durezza più estrema.
“E da oggi che aspetti questo momento, porco, è vero??”.
“Si, Padrona. Non vedevo l’ora.”
Su quelle parole dapprima mi fece un sorriso complice, poi raccolse la saliva che aveva in gola per farla colare lentamente dalla sua lingua fin sulla punta del mio cazzo. Aveva poi cominciato a masturbarmi, la sua saliva si mescolava con le goccioline di precum rendendo la mia asta meravigliosamente dura e scivolosa, alternava movimenti rapidi più concentrati sulla cappella ad altri più lenti e profondi in cui con la mano scorreva lungo tutto il cazzo fino alle palle, mettendo in risalto la mia bella capocchia larga come un albicocca e le vene pulsanti.
“Devo dire che hai un gran bel cazzo, ed è anche molto duro. E ben più grande di quello del mio compagno!”
Queste sue parole fecero scattare in me alcuni pensieri: in primis, il rapporto con il marito. Lei era lì e si atteggiava con grande consapevolezza, eppure non parlava mai male di lui.
Anche nei discorsi che avevamo accennato in momenti precedenti lei non sembrava considerarlo come un ostacolo o come il più classico dei cornuti.
Possibile che sia così brava da tenere nascosto questo suo lato perverso? O magari che il marito in realtà…sappia tutto! E sia in qualche modo persino suo complice, dal momento che come si sapeva già la aiutava nella produzione di piccanti filmati da pubblicare sui suoi canali hot.
Tolto questo aspetto, che avrei avuto modo di capire e conoscere meglio qualche tempo dopo, il secondo pensiero riguardava invece Mariagrazia e la sua reazione.
Alla vista di quel cazzo di fronte a lei, nel prendere in mano quei quasi 20 cm di durezza estrema, vidi una sorta di godimento.
Come se da tempo aspettasse di trovare la giusta preda su cui poter sfogare le proprie perversioni, tra cui chiaramente essere una dominatrice.
Questo secondo pensiero accrebbe ulteriormente la mia eccitazione e mi riportò alla stretta attualità.
Lei nel mentre infatti era lì, dietro di me, che dopo aver sbavato ulteriore saliva sul mio cazzo ormai prossimo ad un’eruzione si avvicinò ulteriormente e fece scivolare il suo braccio sinistro andandomi ad afferrare la bocca con la mano.
Mi aveva legato le mani dietro la schiena in una posizione inginocchiata in cui era impossibile muoversi, afferrava golosamente la mia asta con la mano destra mentre con la sinistra mi teneva la mano in faccia a tapparmi la bocca.
Si era avvicinata così tanto che percepivo la sua bella fica a pochi centimetri dalle mie mani legate dietro alla schiena, quindi provai ad allungare le dita con l’obiettivo di poterla toccare.
Ci riuscii, ma nemmeno il tempo di sentire che la sua fichetta era dannatamente aperta e bagnata senza nemmeno averla ancora sfiorata, mi richiamò “NON TI PERMETTERE, non è ancora il momento, schiavo!”. Nel dirmelo, per una sorta di perversa punizione, mi schiaffeggiò il cazzo.
Forte, una, due, tre volte.
Mi era già capitato di trovare qualcuna particolarmente focosa nel maneggiare l’attrezzo, ma la situazione era andata ben oltre quei limiti e stavo scoprendo qualcosa a suo modo di nuovo, il dolore che si alternava al godimento in un circolo vizioso a dir poco meraviglioso.
Le mie palle erano ormai durissime e colme di sperma, dalla punta del mio cazzo iniziava ad uscire precum in modo sempre più copioso, quindi lei mi ammonì nuovamente: “non azzardarti a venire senza il mio permesso!”.
“No Padrona” le risposi, “non mi permetterei mai!” aggiunsi sfoggiando un sorriso a metà tra il complice e chi sta godendo oltre ogni modo e maniera.
“Sarà meglio” mi disse, mentre colpiva nuovamente con altri schiaffi, manate vigorose su un cazzo in erezione completa e duro come una roccia.
Ai miei gemiti di “dolore” lei rispondeva premendo più forte la mano sulla mia bocca con dentro le sue mutandine e mi esortava a stare zitto “shhhhh, fai silenzio, non voglio sentirti lamentare”.
A quel punto ero praticamente un fiume in piena, avrei voluto liberarmi e ribaltare la situazione, ma anche stavolta rimasi nel mio ruolo.
Passò qualche minuto che sembravano ore, la mia cappella era ormai di colore rossastro, le palle dure come noci. Non sapevo quanto avrei potuto ancora resistere, quando finalmente mi disse “Voglio che adesso sborri! Voglio vedere tutto lo sperma che hai in quelle palle uscire fuori e colare ovunque, anche sulle mie mani!”.
Io ero ormai al culmine, per cui non ci misi molto da quando disse così a tirar fuori tutto il mio seme.
Pochi secondi, prima che diversi schizzi e lapilli di sperma bianco partissero prepotentemente dal mio glande in pressoché ogni direzione!
Uno, due, tre, quattro, cinque schizzi uno più voluminoso dell’altro uscirono fuori in modo ritmato mentre lei continuava a impugnare l’asta e stimolarla ulteriormente. Io ero completamente immobile e comunque impossibilitato a fare qualsiasi cosa, in preda ad un’eccitazione raramente provata prima, in totale sottomissione ad una donna che rappresentava alcune delle mie fantasie e che mi stava segando con veemenza.
Cominciai a gemere più forte, ma lei a sua volta rispondeva serrando ulteriormente la mia bocca ed esortandomi a stare ancora in silenzio “stai zitto schiavo, e fermo, voglio spremerti fino all’ultima goccia!”.
Ed in effetti così fece, perché continuò inesorabile a mungermi, letteralmente e completamente, mi tirò fuori ogni singola lacrima di sperma dal fondo dello scroto.
Provocò ulteriori sborrate, schizzi sempre più piccoli finché finalmente sembrava che la “tortura” stesse terminando.
Non usciva più copiosa sborra, ma sulla punta del mio cazzo si formò una sorta di capocchia bianca di liquido ancora in fuoriuscita che iniziava a colarle tra le mani.
Io ero ormai tremante, in quel momento della masturbazione in cui hai raggiunto l’apice dell’orgasmo e quasi vorresti non essere più toccato.
Il cazzo si era leggermente affievolito, non era più duro come pochi attimi prima nonostante fossi ancora eccitato.
Lei sembrava molto soddisfatta, quindi pensai che la situazione fosse ormai conclusa.
Ma con mia grande sorpresa….mi sbagliavo!
Perché Mariagrazia non era ancora arrivata al completamento della sua punizione.
“Si schiavo, così, mi piace sentire il tuo sperma caldo colarmi tra le mani” mi disse.
“Ora però arriva la vera punizione, per tutte quelle volte che ti sei masturbato pensando a me!”.
Fece scivolare il suo corpo un po più di lato, spostando il braccio sinistra, che prima usava per tapparmi la bocca, anch’esso verso il mio cazzo dove ancora la mano destra continuava a segarmi con prepotenza.
Sposta la mano destra al fondo della mia asta, scappellandola completamente, mentre con la mano sinistra cominciò a masturbarmi ancora più intensamente di prima.
Il cazzo in un attimo era tornato a reagire e lei me lo stava tenendo super teso, la pelle in tiro e le palle bloccate mentre giocava a farlo tornare duro come una pietra.
Continuava ad urlarmi di stare fermo e zitto pur non tappandomi più la bocca, e ogni qualvolta producesse un po di saliva me la riversava nuovamente sul cazzo.
Armeggiava facendo scivolare la mano su e giù, facendo però anche un movimento mezzo rotatorio nel mentre che letteralmente mi faceva impazzire, il cazzo mi faceva quasi male, ma lei sembrava totalmente disinteressata alle mie tremolanti suppliche.
Sapeva molto bene il fatto suo in termini di seghe, e infatti dopo pochi minuti ero già sul punto di venire nuovamente.
“Voglio vederti sborrare ancora, porco! Fino all’ultima goccia, ti avevo avvisato no??”.
Quella sua frase funzionò da ulteriore innesco, il cazzo era tornato definitivamente duro come il marmo e ancora una volta il dolore e il fastidio si erano trasformati in un piacere estremo.
Così tanto che dopo pochi secondi, dopo un’ulteriore sbavata sul cazzo e masturbazione annessa, stavo di nuovo sborrando.
Di nuovo quattro, cinque zampilli prepotenti di bianco seme, a inondare il mio petto, un po sulla faccia, nonché ovviamente in tutto il salotto in cui eravamo.
Continuò come prima a spremermi fino all’ultima stizza, ma stavolta alla fine mi lasciò.
Io ero ancora lì, inginocchiato, completamente stremato da 15/20 minuti dei più folli che abbia mai vissuto, incapace di muovermi o anche solo dire una qualunque cosa.
In questo mio silenzio lei si rimise in piedi, non si era tolta nulla quindi era già pronta ad andarsene e infatti così fece.
“Sei stato molto bravo come schiavo, non tutti resistono all’istinto di liberarsi o interrompere il gioco, mi sono molto divertita…” disse lei rivolgendomi un sorrisetto sornione, mentre si dirigeva verso la porta.
“Grazie Padrona, spero di aver altre occasioni per ricambiare…” risposi io, conscio che in un eventuale prossima occasione mi sarebbe piaciuto giocare a ruoli invertiti.
Mi rivolse un ultimo sguardo con cui non rispose nulla, ma che diceva tutto, e poi se ne andò tirandosi dietro la porta.
Io ero ancora lì, nella stessa posizione, ancora incredulo per tutta questa esperienza.
Una delle esperienze senza dubbio più belle di tutta la mia vita.
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