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Gay & Bisex

Al centro commerciale romano


di arkitic
05.09.2026    |    3.793    |    12 9.7
"Lui si girò verso di me, mi prese delicatamente il viso tra le mani e mi baciò sulla fronte, come in segno di benedizione..."
Mi era stato riferito che nei servizi igienici di uno storico centro commerciale romano fosse ancora attivo un discreto giro, ma non avevo mai avuto modo di verificarlo di persona.

Un giorno, spinto da una particolare voglia di cazzo, mi preparai con un'accurata pulizia interna e, dopo la doccia, scelsi un pantalone che mettesse in risalto il mio bel sederino e uscii di casa. Una volta arrivato al centro commerciale, pensai di sorseggiare un caffè per prendere confidenza con il luogo. Subito mi resi conto che effettivamente si aggiravano degli uomini intorno all'ingresso e ai servizi igienici. Così, mi decisi a entrare.

C'erano tre uomini agli orinatoi: il primo a sinistra, alto e moro sui quaranta anni; a seguire il secondo, più basso e robusto sui trentacinque; il terzo orinatoio era vuoto, mentre il quarto era occupato da un signore di sessant'anni, molto signorile. Mi posizionai quindi davanti all'unico libero. Aprii la zip e abbassai il pantalone a metà glutei, rivelando il mio perizoma color carne. Non ci volle molto prima di sentire la mano dell'uomo di sinistra insinuarsi tra il pantalone e le mie chiappette.

Il tocco era delicato ma fermo, accarezzava e stringeva allo stesso tempo. Istintivamente, allungai la mia mano sul suo pube. Il suo membro era turgido, misurava circa diciotto centimetri, abbastanza largo. Iniziai un leggero movimento che apprezzò molto, ma non gli bastava. Si avvicinò al mio orecchio sussurrandomi di prenderlo in bocca. Ovviamente, non aspettavo altro.

Mi piegai a novanta gradi e iniziai a leccare quel bel pezzo di carne. Un odore di pulito mi inebriò. Schiudendo le labbra, feci entrare il suo bel cazzo prima in bocca e poi in gola. Il porco gradiva e non esitò a mettere la mano sulla mia nuca per iniziare a spingerlo tutto dentro. Intanto, il signore distinto, vedendo il mio culetto esposto, iniziò a tastare i glutei e si abbassò a leccare e inumidire il mio fiorellino.

Alzai lo sguardo e vidi che il tizio sui quaranta si era spostato a controllare che non arrivasse nessuno. Nel frattempo continuavo con il mio lavoro di bocca e gola, mentre il tizio dietro si faceva più audace, inserendo un dito dentro e iniziando a stimolare la prostata — pratica che adoro perché mi fa diventare più troia del solito. Per tutta risposta, il mio ano si schiuse e, vedendo questa reazione, inserì subito il secondo e il terzo dito e iniziò un sapiente movimento circolatorio mentre entrava e usciva. Improvvisamente si staccarono entrambi e capii che stava entrando qualcuno nei bagni, allora mi alzai e mi ricomposi anche io. Uscimmo dai bagni dileguandoci. Un po' sconvolto, vidi la vicina uscita e pensai di andare a fumare.

Una volta fuori, accesi la sigaretta pensando che il tipo sui sessanta ci sapesse fare davvero: mi aveva stimolato per bene e sentivo tutto un fremito là sotto.

Avevo quasi finito la sigaretta quando passò un ragazzone latino con i muscoli sviluppati al punto giusto, che camminava per mano con la ragazza mentre fissava me e il mio culetto: inutile sperarci. Dopo un paio di minuti, finii di fumare e, rientrando, vidi il ragazzo fuori da un negozio che aspettava la ragazza. Gli passai vicino e ci guardammo nuovamente, ma ovviamente non poteva seguirmi. Mi diressi ai bagni, entrai e ritrovai il tipo sui quaranta all'orinatoio. Mi posizionai accanto a lui e, senza indugiare, allungai la mano sul suo membro di tutto rispetto e iniziai a segarlo. Improvvisamente arrivò il latino, si mise all'orinatoio accanto a me e mi toccò subito il culo, abbassando il pantalone e arrivando all'orifizio già aperto e umettato. Quando sentì che era praticamente pronto, mi girò e infilò subito il suo cazzo dentro, facendomi sobbalzare. Mi scopò subito con foga, con il suo cazzo che sentivo essere grosso e credo lungo perché lo sentivo arrivare abbastanza in fondo. Il tizio sui quaranta mi tirò in avanti, facendomi piegare a novanta gradi e ficandomi il suo cazzo in bocca. Ed eccomi lì, una troia allo spiedo con due bei cazzi che mi facevano godere. Il latino mi stantuffava a dovere con colpi duri e profondi, stimolando la mia prostata di continuo; l'altro mi teneva per la testa, assestando il suo cazzo nella mia gola. La cosa andò avanti per almeno cinque minuti, quando iniziai a sentire un calore fortissimo su tutto il basso ventre che si irradiava verso la mia pisellina e improvvisamente esplosi senza toccarmi, come non mi era mai successo. I due, vedendo il mio stato, aumentarono il ritmo, mandandomi in tilt, e mentre godevo come la migliore delle troie sentii la bocca riempirsi di caldo seme appena munto, mentre il latino lo tirava fuori e esplodeva sul mio buco, inondandolo di sperma.

Cercai di ricompormi, ma non era facile, così entrai nella cabina WC e chiusi la porta. Mi appoggiai al muro freddo delle mattonelle, ansimante, sentendo ancora le vibrazioni del piacere che mi percorrevano le gambe. Il seme del latino mi colava lungo le cosce, viscoso e caldo, mentre ingoiavo l'ultimo residuo del primo uomo, assaporandone il sapore salmastro. Rimasi qualche minuto in quella posizione, con la fronte contro la porta dipinta di verde sbiadito, finché il respiro non tornò regolare.

Aprii la fotocamera del telefono per vedere in che stato mi trovavo: gli occhi lucidi, le guance arrossate, le labbra gonfie e leggermente segnate. Mi pulii accuratamente con la carta igienica umidificata, sentendo ancora la sensibilità accentuata del mio buco, ancora aperto e pulsante. Mi sistemai il perizoma, tiro sui pantaloni e uscii dalla cabina con passo incerto, ancora frastornato.

Nella sala dei lavabi, trovai il signore sui sessant'anni che si era abbassato su di me prima. Mi guardò con un sorriso discreto, compiaciuto, accarezzandosi la barba grigia perfettamente curata. Mi avvicinai a lui senza parlare, appoggiandomi al marmo del lavabo accanto al suo. Lui si girò verso di me, mi prese delicatamente il viso tra le mani e mi baciò sulla fronte, come in segno di benedizione.

«Sei stato bravissimo, piccolo» mormorò con voce roca, educata. «La prossima volta, se vorrai, potremo andare da me. Ho un appartamento qui vicino, più comodo di questi bagni pubblici.»

Annuii, sentendo ancora le ginocchia molli. Lui mi infilò un biglietto da visita nella tasca dei pantaloni, accarezzandomi il sedere un'ultima volta con una mano da gentleman d'altri tempi. Poi uscì con passo elegante, senza guardarsi indietro.

Uscii dal centro commerciale quando il sole cominciava a calare, tra la folla dei lavoratori che rientravano a casa. Camminavo con cautela, consapevole di ogni passo, sentendo ancora dentro di me la presenza di quegli uomini, il loro sperma che mi macchiava il perizoma come un segreto indelebile. Sulla metro, nessuno poteva immaginare che solo mezz'ora prima ero stato preso come una troia in calore, e questa consapevolezza mi eccitava ancora di più.

Arrivato a casa, mi guardai allo specchio del corridoio e sorrisi. Pensai che avrei iniziato a frequentare assiduamente quel centro commerciale!
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