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Gay & Bisex

MI HA SCOPATO ALLA FINESTRA


di RedTales
24.10.2026    |    4.265    |    11 9.0
"Ogni tanto ripenso a quell’uomo e al suo “o famo strano” e mi viene in mente il film Viaggi di nozze di Carlo Verdone..."
Il 27 luglio del 2001 ho incontrato Mario, un commercialista che, durante la pausa pranzo, quando gli impiegati che lavoravano nello studio non c’erano, passavo a trovare, quando mi chiamava. Ci ero stato già una decina di volte per scopare. Incontri rapidi, mezz’ora al massimo. Di solito mi diceva come voleva che mi mettessi sul divano e… mi regalava il suo cazzo. Qualche volta lo avevamo fatto anche in macchina ma non gli era piaciuto. Un incontro lo abbiamo avuto anche in un motel ma per tutte le altre volte la nostra alcova era stata proprio il suo ufficio.
Era bravo, bel cazzo, discreto, piacevole. Il fatto che fosse anche resistente era un plus del tutto gradito. Quasi sempre dovevo solo abbassare i pantaloni e gli slip mentre lui si “scopriva” anche meno. Niente preliminari. Si andava subito al sodo. Ma andava bene. L’unico rimpianto era che non me lo lasciava prendere in bocca.
Quel giorno però, chissà perché, volle aprire la finestra dell’ufficio che dava sulla via e mi fece guardare fuori: “vedi che passeggio? Qui siamo in centro. C’è sempre gente qui sotto.”
Osservai distrattamente senza capire il perché mi mostrasse e dicesse ciò. Ero andato lì per fare la solita scopata ma un attimo dopo il motivo mi fu lampante: “tira giù i jeans e appoggiati. Oggi lo facciamo qui.”
Mi girai di scatto verso di lui pensando ad uno scherzo, ma non lo era. Guardai nuovamente fuori e, vedendo la gente passare poco sotto di noi, gli chiesi se lo volesse fare davvero lì: “ma ci vedono!”
“No, perché io sto dietro. Chi passa vede solo te e pensa che sei lì affacciato a farti i cazzi tuoi. Mica che ti stanno scopando.”
Guardai nuovamente fuori. Il marciapiede era affollato e molte persone stavano passando.
“Dai! Non si può! Ci vedono.”
“Dai, dai, chi vuoi che ci veda. Mica possono sapere che hai le braghe calate. Stai guardando fuori. Magari aspetti qualcuno.”
Effettivamente era possibile anche questo ma la cosa mi mise in terribile imbarazzo, ma fu così insistente ed irremovibile che, alla fine, decisi di… provare. Effettivamente il davanzale era particolarmente alto e mi arrivava più o meno all’ombelico e, se mi appoggiavo con i gomiti sulla soglia, era sicuramente impossibile vedermi… sotto la cintura.
Davanti a noi c’era solo la facciata di un grande magazzino e quindi niente finestre, terrazze o altro. Sì, la posizione era abbastanza favorevole a fare quello che voleva.
Così, anche se perplesso e dubbioso, calai pantaloni e slip alle caviglie e mi sistemai lì.
Mario fece altrettanto e un attimo dopo cominciai a sentire il suo cazzo strofinarsi tra le chiappe. Sotto di noi il viavai era continuo e, di tanto in tanto, qualche passante alzava lo sguardo verso di me distrattamente. In breve lo sentii indurirsi e quindi, con l’aiuto della solita saliva, cominciò a farsi strada tra le chiappe fino a penetrarmi completamente.
Rimasi piegato in avanti muovendo e allargando leggermente le gambe per favorire la penetrazione mentre lui restò perfettamente dritto alle mie spalle… completamente piantato nel culo.
Con gli occhi continuai a seguire il passeggio della gente, constatando che tutti continuavano a scorrere presi dai loro impegni. Incrociai di sfuggita lo sguardo di una signora ma nulla di più.
A quel punto Mario, dopo essere rimasto fermo in quella posizione come se avesse voluto lasciarmi il tempo di mettere a fuoco la situazione, cominciò a muoversi. Il solito ritmo, la solita scopata. Tutto dentro e poi quasi completamente fuori. Gli piaceva così. Ovviamente, proprio perché voleva “giocare” al limite, ogni tanto scappava fuori ma rientrava immediatamente. Di solito andava avanti così almeno per una decina di minuti, a volte anche di più. Si caricava, iniziava a godere e quando cominciava a sentire che l'orgasmo gli stava portando il “colpo” in canna, accelerava come un forsennato per l’ultimo minuto, fino ad esplodermi nel culo.
A me piaceva tanto nella fase preparatoria, perché ce l’aveva piuttosto grosso, anche se non molto lungo e… lo sentivo tutto. Mi riempiva e stimolava alla grande. Di solito, dopo poco, gemevo ma, in quella posizione, cercai di controllarmi e, per restare muto, strinsi con forza le mani sulla soglia di granito. Riuscii a contenermi quasi del tutto anche se qualche sospiro mi scappò. Sotto di me la gente continuava a camminare e, anche se qualcuno alzava lo sguardo, mi sembrava di essere invisibile ai loro sguardi.
Alla fine esplose e sottolineò il traguardo con una manciata di rantolii strozzati ma ad alta voce. Rimasi pietrificato ma, per fortuna, in quel momento sotto il davanzale non c’era nessuno.
Una volta finito, come era solito fare, rimase immobile, tutto dentro. Passò così un’altra buona manciata di minuti prima che, ormai completamente floscio, si tirasse fuori. Gli era sempre piaciuto farlo così e lo fece anche quella volta.
Arrivati a quel punto era solito passarmi dei fazzolettini, altrimenti mi accucciavo perché, appena usciva, il culo cominciava a… perdere. Ne faceva tanta e, come si sfilava, mi svuotavo quasi subito. Forse per il tempo che era rimasto dentro dopo essere venuto o chissà perché facevo fatica a controllare la fuoriuscita. Non c’era quasi modo di arrestare quel flusso. Ovviamente stringendo forte il culo bloccavo quasi tutto ma, appena mi rilassavo, la sua crema ricominciava a scorrere fuori.
Fu così anche quella volta.
Alla fine Mario mi sembrò più soddisfatto del solito e, passata la preoccupazione, devo ammettere che, soprattutto le altre volte che lo facemmo su quella finestra, lo trovai assai eccitante.
Fui lo scopamico del commercialista per diversi mesi anche se i nostri incontri non raggiunsero la ventina di volte.
Ogni tanto ripenso a quell’uomo e al suo “o famo strano” e mi viene in mente il film Viaggi di nozze di Carlo Verdone. Comunque di lui ho un gran bel ricordo, anche se fugace, e abbiamo sempre fatto delle piacevoli scopate. Anche se al… davanzale.
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