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Gay & Bisex

Angelo biondo - 2


di Membro VIP di Annunci69.it 1occhineri
26.12.2025    |    61    |    0 8.0
"Lo feci mettere a pecora, portai la bocca su quel fiorellino completamente depilato e iniziai a leccargli con foga il buchetto del culo..."
…scambiati instagram e il numero whatsapp, ci stringemmo la mano e, salutandolo, gli dissi di aggiornarmi su come fosse andato l’esame.
Era di venerdì, tornai in ufficio ma la testa era a quel viso angelico che avrei voluto baciare, leccare. Fantasticavo tantissimo su quel biondino tanto bello che appena arrivato in ufficio dovetti andare in bagno e segarmi.
finisce la giornata, passa il week and, e di lui nulla. Avrei voluto tantissimo scriverlo ma dovevo aspettare lui che si facesse vivo. Tra l’altro, sbadatamente, non avevo chiesto quanto fosse l’esame e quindi non sapevo quanto aspettarmi un suo messaggio. E soprattutto se lo avesse fatto.
nel frattempo continuavo la ricerca, ma davvero nulla che potesse fare al caso mio.
Lunedì, si ritorna al lavoro, mille cose da fare in ufficio, altre tremila da sbrigare. Avevo la testa fusa. La scrivania piena di carte, quando vibra il telefono. Un msg whatsapp. Apro l’app. É LUI!
mi scrive un Grazie con 50 e. E tanti sorrisi.
mi dice che vuole sdebitarsi offrendomi qualcosa da bere. Rispondo sorridendo, dico che mi sarei liberato dopo le 16 e che ero a sua disposizione.
Arrivo al pub dove ci siamo dati appuntamento ed era gia li. Sorridente e raggiante, e tanto bello. Io vestito elegante con camicia giacca e cravatta, lui in tuta grigia. Mi abbracció e mi disse dieci volte grazie.
Dissi che non c’era bisogno. E sorridendo presi il cellulare, chiamai il Prof lo ringraziai e gli dissi che avanzava un favore.
Davanti a me avevo un ragazzo totalmente in estasi per aver superato l’esame che più odiava. Ordinammo una birra e qualcosa di stuzzicare. Quando arrivó il cameriere col conto ovviamente pagai io. Protestó un po, mi disse che era il minimo che potesse fare per sdebitarsi, ma non lo avrei mai fatto pagare. Parlammo una quindicina di minuti, mi disse che un fuori sede, che cercava un lavoro anche se economicamente stava bene e che abitava con coinquilini che non tanto sopportava. Io gli raccontai un po di me. Della mia vita da sposato e di cosa mi piaceva. Le birre intanto erano finite. E vista la conversazione piacevole volle ordinarne altre due convinto che questo giro lo avrebbe offerto lui. Stessa scena di prima, il cameriere arriva, posa le birre, ci da lo scontrino e pago io di nuovo. Ancora proteste, e mi disse che davvero non sapeva come sdebitarsi. decisi di buttarmi.
Gli dissi, appena il cameriere andó via, “…potresti sempre venire con me a casa mia e permettermi di baciare quelle splendide labbra…”. Ero sereno. O la va o la spacca. Una strana luce emisero quegli occhioni. E uno strano sorriso. Sospiró, si rilasso sulla sedia. Fece un sorso della birra appena arrivata, poi si avvicinó al mio orecchio e mi disse che non aveva più voglia di birra, ma che voleva solo la mia bocca.
Mi allontanai un attimo. Lo guardai in viso. Lasciammo le birre sul tavolo e ci dirigemmo verso la mia macchina. Senza parlare.
Avevi il cazzo nei pantaloni che mi scoppiava. Salimmo. E appena entrati in macchina mi confidó che era dal momento in cui mi vide la prima volta seduto a quel tavolo a pranzo che mi desiderava. Mi disse che era gay. Che ero il maschio perfetto per i suoi gusti. Mi avvicinai e gli schioccai un bacio sulle labbra visto che in quel tratto di strada non c’era anima.
La casa era vicina. Mi chiese se poteva toccarmi, presi la sua mano e la portai tra le mie gambe. Appena capì la consistenza del mio cazzo aveva l’acquolina in bocca.
Arrivammo a casa. Entrammo.
E non dicemmo più nulla.
lo spogliai lì sulla porta. Era bellissimo, magro, totalmente senza un pelo. Una pelle liscissima. Mi spoglió. Lo fece velocemente. Mi tolse le mutande e il mio cazzo svettó davanti la sua faccia.
Mi guardó mentre era seduto ai miei piedi, mi sorrise, lo bació un attimo dolcemente. E poi inizio il più bel pompino della mia vita.
Era un fenomeno. Solo labbra e lingua. Aveva un dono naturale nel farlo. Leccava tutto, la cappela, l’asta, le palle. Io gli accarezzavo la testa. Gli davo il ritmo. E aveva una buona capacità di prenderne il più possibile. Dopo cinque minuti di quel pompino paradisiaco, lo invitai a rialzarsi, lo presi per mano e lo portai in camera da letto. Lo feci mettere a pecora, portai la bocca su quel fiorellino completamente depilato e iniziai a leccargli con foga il buchetto del culo. Leccavo, insalivavo, cercavo di far entrare più lingua possibile. Mentre lui emetteva gemiti sempre più forti. Ero in paradiso. Anche lui. Avevo desiderato così tanto quel ragazzo che averlo a disposizione, nudo, sul letto, mi dava un’eccitazione pazzesca. Presi il tubetto di lubrificamente che usavo per preparare il culo di mia moglie, e usai anche quello. Inizia a far entrare un dito, ma il ragazzo non oppose nessuna resistenza. Provai con due. Nemmeno questa volta. Scivolavano dentro e fuori megnificamente. Mi disse che voleva esser scopato. Non me lo feci ripetere. Mi misi su di lui, ed entrai senza esitare. Subito con forza. Godeva a bocca aperta. Bocca che girai verso la mia e gli infilai la lingua dentro. Mentre spingevo e davo colpi secchi su quel culetto taglia 42.
Andammo avanti così per una decina di minuti, dopo lo girai, lo feci mettere schiena in giu, gli aprii le gambe ed entrai. Il cazzo scivolava dentro e fuori senza resistenza. Lui godeva a bocca aperta, e riuscivo a fermare i suoi versi di godimento ficcandogli tutta la lingua in bocca.
ero in paradiso. Dovevo venire. Glielo dissi, mi disse di venire dentro di lui. Me lo sussurró in un orecchio, e appena lo disse scaricai un enormità di sborra in quel culetto mentre le nostre lingue si legavano nelle nostre bocche.
Ero estasiato. Come lui.
rimasi dentro di lui mentre ci guardavamo e ci baciavamo come due fidanzatini.
Scopammo altre due volte tutta la notte dopo che lo invitai a rimanere a dormire con me.
Ricordate che cercava lavoro?
Lo presi nel mio studio, per fare tirocinio.
E scopiamo ogni volta che possiamo.
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