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Gay & Bisex

Avventura al pronto soccorso


di Membro VIP di Annunci69.it Parassitele1418
22.08.2026    |    105    |    1 8.0
""AAAA, CHE MALE, RAZZA DI BASTARDI!" "BASTA, VI PREGO, BRUTTI MAIALI!" ma più li insultavo e più aumentavano la forza, quindi mi conviene tacere..."
Saluto tutti.

Premetto che il racconto che leggerete è in parte vero; poi io ci ho ricamato sopra secondo la mia fantasia di cosa mi sarebbe piaciuto subire.
Dunque, avevo 19 anni e, purtroppo, al lavoro mi sono tagliato lateralmente un dito. Non era una gran ferita, quindi non andai al pronto soccorso.
Ma dopo tre giorni notai che il dito si era gonfiato, quindi, anche se avevo una paura matta di aghi e affini, decisi ad andarci.
Dopo un'attesa entrai e fui chiamato in sala medica.
L'infermiere mi domanda cosa è successo; mi accorsi che non mi toglieva gli occhi di dosso, ma lì per lì non diedi molta importanza alla cosa.
Spiegai il tutto, lui mi sbendò il dito e sentenziò che non era un taglio da punti e, in ogni caso, ora non si potevano più mettere: si doveva chiudere da solo, aiutato con dei cerotti da sutura. Quindi lavò, disinfettò, chiuse e bendò: "Mi è andata bene", pensai io.
Però lui mi annunciò che doveva farmi l'antitetanica; purtroppo toccava a me. Mi girai, abbassai un po' i calzoni e le mutande e zac: mi infilò l'ago nel sedere.
Mentre stavo per rivestirmi mi chiese se poteva visitarmi i genitali; mi disse che era molto importante che io facessi controllare. Per ulteriore incentivo mi disse che lui, a causa di una forte pallonetto, si era rovinato il pene e si abbassò le mutande. Infatti era vero: aveva il foro uretrale circa 2 cm sotto al filetto.
Io acconsentai, abbassai le sole mutandine sotto i testicoli e lui iniziò a visitarmi. Mi venne duro in un istante; siccome vidi che era molto ingoiato, misi fine alla cosa dicendo "basta, potrebbe entrare qualcuno", e in parte era vero.
Lui, visibilmente deluso, tacque; poi io ripresi: "Però, se ci fosse un posto più discreto, mi farei sicuramente visitare meglio". Mi rispose che se avessi avuto tempo lui, tra un quarto d'ora, finiva il turno e che potevo aspettarlo nella sala delle macchinette del caffè; quando fosse arrivato non avrei dovuto fare altro che seguirlo.
Detto fatto: finito il turno, arrivò dal corridoio, voltò l'angolo e io lo seguii. Aprì una porta che dava sulle scale che portano ai piani superiori, nella vecchia ortopedia ora in disuso.
Mi condusse in un ambulatorio e lì mi sorprese che tanto in disuso non era: mi spiegò che lo manteneva pulito per queste occasioni assieme a un collega. Il lettino era ortopedico per le trazioni, quindi dotato di sistemi di immobilizzazione totale, completo di lampada scialitica da sala operatoria.
"Ok", mi disse, "adesso possiamo proseguire la visita?" "Come? A sì, la visita, ma devo essere nudo, dottore?"
"Se non hai problemi a mostrarti..." Io mi spostai vicino alla panca ed iniziai a denudarmi; lui mi sbranava con gli occhi. In un attimo mi alzai completamente nudo. Gli chiesi se dovevo sdraiarmi sul lettino e se non fosse meglio, visto il forte imbarazzo che stavo provando, se non fossi stato legato così da non impedire nessuna manovra.
"Non solo", rispose. Ripeté: cinghia al collo, i polsi con le braccia a T, cavigliere, cintura addominale; poi mosse il lettino elettrico, mi allargò le gambe a dismisura e mi mise in trazione sugli arti.
Ecco fatto: completamente nudo, legato in tiro e con il pene durissimo.
Lui mi osservò: "Vedo che ti piace, hai fatto apposta ad accettare, allora?"
Io risposi di sì, che mi piace essere usato.
Lui mi chiese se poteva invitare il suo collega in aiuto; io naturalmente risposi di sì.
Telefonata: "Sì, ciao Danilo, ascolta: ho qui un ragazzino nudo legato al lettino, se vuoi aggiungerti al divertimento lo torturiamo un po' e poi lo scopiamo insieme."
"Arrivo", rispose l'altro.
Neanche dieci minuti dopo entrò questo nuovo personaggio. Si avvicinò a me, mi accarezzò il petto, mi salutò; poi si rivolse all'amico: "Cosa gli facciamo?"
"Vediamo se resiste al dolore." Ok, a quel punto iniziai ad avere un po' di paura. "Cosa volete farmi?"
"Hai mai provato l'iniezione nei corpi cavernosi del pene?"
"Ehi, non facciamo scherzi." Prepararono l'occorrente, mi scoprirono il pene, disinfettarono e con un ago lungo e grosso mi forarono il glande. Urlai di dolore.
Terminata l'iniezione mi sentii strano: cosa mi avevano iniettato lì? I due porci maniaci si invaghirono dei miei testicoli: iniziarono a strizzarmeli, mi percossero, strappando lamenti di dolore. Poi uno disse: "Vediamo quanta pipì ha dentro"; prepararono il catetere.
Si avvicinarono, io mi divincolai ma le cinghie raccontavano un'altra storia. Mi scoprirono il pene e, dopo la disinfezione, iniziarono ad inserirmi il catetere. "AAAA, MALEDIZIONE, BRUCIA, CAZZO!" Poi, improvvisamente, sentii di fare pipì: il catetere era entrato in vescica e mi svuotai. Non contenti, me lo lasciarono inserito con il sacchetto attaccato. Poi cominciarono a ricoprire il corpo di mollette: maledizione, un dolore dappertutto.
Mi strizzarono i testicoli e tirarono il catetere con il palloncino gonfiato; che forza lo sfintere prostatico!
"AAAAAA, PIETÀ, VI SUPPLICO, NOOO, MI FA MALE!"
Mi legarono i testicoli stretti, poi, con una mano lì, li tennero in trazione e con una paletta me li picchiarono. "AAAA, CHE MALE, RAZZA DI BASTARDI!"
"BASTA, VI PREGO, BRUTTI MAIALI!" ma più li insultavo e più aumentavano la forza, quindi mi conviene tacere. Mi misi a piangere, poi mi slegarono e mi bloccarono a pancia in giù: "Poiché vogliamo scoparti, ti dobbiamo pulire" e via di clistere, 2 litri. "Azz, che male di pancia", ma mi tennero fermo con le cinghie.
Svuotato, mi aspettarono nudi fuori dal bagno.
"Ciao puttanella, mettiti alla pecorina che ti scopo." Appoggiò la sua enorme mazza e iniziò a spingere. "Cazzo nooo, fa male." Piano, ma con un colpo secco mi penetrò, mi tolse il respiro. L'altro mi succhiò il pene da sotto; mi aveva sverginato: no, avevo mai preso un cazzo adulto in culo. Mi scoparono a turno; sentii i loro membri dentro di me. Ebbi un orgasmo devastante in bocca al primo infermiere, mentre il secondo mi sodomizzava senza pietà. Dopo un po' mi inondarono di sperma.
Rimanemmo così per qualche minuto, poi ci lavammo e ci rivestimmo. "Se vuoi farlo ancora non hai che da chiedere", dissero, e poi ognuno per la propria strada.
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