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Prime Esperienze

Voglie e perversioni di un adolescente 1°cap


di Membro VIP di Annunci69.it Parassitele1418
20.08.2026    |    579    |    6 9.4
"Il dottore inizia a toccarmi il pisello ed i testicoli, mi scappella, mi palpa i testicoli anche duramente provocandomi un po' di dolore..."
Salve, questo è il mio primo racconto.

Non distruggetemi se commetto qualche piccolo errore.
Premetto che questa è una storia di fantasia, cioè mi sono inventato cosa mi sarebbe piaciuto subire.
PROLOGO

Come molti di voi ricorderanno, negli anni '80 il programma scolastico annuale prevedeva anche delle visite mediche nonché vaccinazioni di massa che gli adolescenti vedevano come invasive della loro privacy e che quindi odiavano particolarmente, me compreso.
Ora il racconto che intendo narrare vede me come protagonista reale: in quel periodo avevo quasi 13 anni
e frequentavo la seconda media nella scuola pubblica del paese. Come tutti forse ricorderanno, data la giovane età, gli ormoni adolescenziali in movimento scatenavano certe fantasie sessuali; io naturalmente non facevo eccezione.
Non chiedetemi perché, non lo so nemmeno io, ma la mia fantasia, o chiamatela perversione, consisteva nell'essere nelle mani di un medico con pochi scrupoli che mi usasse come cavia facendomi di tutto, dalla semplice visita ad esami più approfonditi e fastidiosi. Perciò potete immaginare come fu accolta da me la circolare della scuola che annunciava il giro di visite ortopediche obbligatorie a cui sarebbero stati sottoposti gli allievi frequentanti la scuola.
Naturalmente in quegli anni le visite venivano effettuate alla presenza dei genitori, perciò al massimo potevo fantasticare di sentirmi toccato sul corpo e nulla di più.
Ora, poiché di giorno vivevo con mia nonna perché i miei lavoravano, è chiaro che era richiesta la presenza dell'anziana signora durante la mia visita.
Detto fatto: firmata la circolare, il tal giorno alla tal ora lei sarebbe dovuta venire a supportarmi durante la visita.
E venne il giorno prefissato, solo che mia nonna non si presentò; si era semplicemente dimenticata. Entra il bidello in classe e chiama il mio nome e cognome, Colombo Marco, poi aggiunge: "sei atteso in infermeria per la visita medica". Mi alzo, lo seguo; sulla porta dell'infermeria mi fa cenno di entrare. Mi dice di spogliarmi mantenendo addosso solo mutandine e canottiera, tutto il resto via, calze comprese.
Poi specifica di entrare quando chiamato.
Naturalmente eseguo tutto, mi spoglio, ed eccomi qua: corpo alto, longilineo, magro, con un culetto niente male delineato dai miei slip bianchi, e attendo il mio turno di chiamata domandandomi come mai la nonna non è ancora arrivata. "Bo!" mi dico, non fa differenza.
Si apre la porta, esce il ragazzo che ha finito la visita prima di me, sento chiamare il mio nome e cognome a voce alta ed entro. Oltrepasso il paravento davanti alla porta; il medico, un uomo di circa 45 anni moro, mi dice di venire avanti. Il suo infermiere, un ragazzo biondo di circa 26 anni, devo dire molto bello, mi dice: "su, coraggio, non avere paura".
Avanzo verso la scrivania del dottore; dopo le domande di rito il dottore esclama: "ma non c'è il genitore di questo ragazzo?" Io rispondo che doveva esserci mia nonna ma non so il motivo della mancata presenza.
Non chiedetemi perché, ma decide di visitarmi ugualmente. Chiede all'infermiere di pesarmi e misurarmi; poi, dettati i dati, l'infermiere mi solleva la canottiera per togliermela. Io sussulto; il dottore se ne accorge e mi chiede se è un problema che io rimanga in mutandine. A quel punto decido il tutto per tutto e gli rispondo di no; aggiungo che potevo rimanere anche nudo, la cosa non mi dava fastidio, anzi.
Inutile dire che immediatamente ho notato un lampo di interesse nello sguardo sia del dottore che dell'infermiere. Inizia la visita: controllo postura, colonna vertebrale ecc. A un certo punto il dottore deve verificare se i punti del bacino sono allineati, fa un cenno all'infermiere e quello, senza preavviso alcuno, mi abbassa le mutandine fino alle caviglie. Rimango così completamente nudo con il pene già duro; il dottore se ne accorge e mi domanda se mi vergogno. Io rispondo di no: altro che vergogna, mi stavo arrappando di brutto. Poi, non so perché, ma inizia a chiedermi se mi masturbo e fa altre domande mirate sul sesso. Il porcello aveva capito che la situazione mi piaceva e che poteva fare su di me altre cose, così decide di entrare più nel merito. Io, dal canto mio, gli confesso le mie fantasie e lui, sorprendendomi, mi dice che può aiutarmi a realizzarle.
Mi propone di lasciarlo giocare con il mio corpo ma non qui, in altra sede. Io, anche se un po' titubante, acconsento. Lui mi chiede se ora può visitarmi i genitali e il culetto; io naturalmente acconsento. L'infermiere mi aiuta a sdraiarmi sul lettino a pancia in su, con le gambe aperte. Il dottore arriva al lato del lettino; nel frattempo l'infermiere mi ha sollevato le braccia sopra la testa e mi tiene fermo per i polsi. Il dottore inizia a toccarmi il pisello ed i testicoli, mi scappella, mi palpa i testicoli anche duramente provocandomi un po' di dolore. Incredibilmente tutto questo mi piace: ho l'uccello duro come il marmo nelle mani di un uomo che lo tocca compiaciuto.
La "visita" prosegue ed è la volta del culetto: mi fanno girare e mi mettono a quattro zampe. Il dottore calza un guanto di lattice e, mentre l'altro mi allarga le natiche, lui cosparge un po' di gel freddo sul mio ano e mi infila l'indice nel culo. Ora provate ad immaginare un dito di un uomo abbastanza, non dico grosso ma neanche piccolo, piantato nell'ano di un tredicenne per niente abituato a queste cose. Così, mentre mi sentivo tastato dall'interno, gridando "HAAA sì mi piace!!!", sono letteralmente venuto sul lettino, sì avete capito bene: ho avuto un orgasmo, e che orgasmo, accidenti, tremavo tutto e ansimavo.
Poi, con una certa naturalezza ed una salviettina, vengo ripulito; mi rimettono canottiera e mutandine. Il dottore compila la cartella medica scolastica e mi dice che se voglio proseguire l'esperienza non devo fare altro che raggiungerlo nel suo studio
privato; mi dà un biglietto da visita e mi dice di telefonare indicandomi un numero.
Mi spiega a grandi linee in cosa consiste il permettergli di esaminare il mio corpo. Non ci posso credere: le mie fantasie/perversioni si stavano avverando.
Mi spiega che l'ambulatorio è molto grande
ed è dotato di una piccola sala operatoria dove mi sottoporrà a degli esami invasivi; io naturalmente sarò impotente. La spiegazione termina con un: "ti aspetto, non te ne pentirai!"
Esco dall'infermeria, mi rivesto con fatica visto che avevo ancora l'uccello in tiro, e torno in classe pensando: "ci andrò di sicuro".
A breve il secondo capitolo!!!
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