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Gay & Bisex

Le avventure col prete del paese parte 1


di Membro VIP di Annunci69.it Parassitele1418
23.08.2026    |    157    |    0 6.0
"" Prende le strisce, me le applica intorno alla zona anale, poi mi ribenda la bocca e mette un paio di manette ai polsi per impedire che con le mani possa proteggermi il culetto dagli strappi..."
Salve, quello che sto per narrare è un racconto di pura fantasia; il protagonista sono io all'età di 14 anni e il prete del paese nulla di tutto questo è realmente accaduto anche se mi sarebbe piaciuto.

Come tutti sanno, a questa età gli ormoni sono impazziti come un allarme antincendio.
Se poi ci si aggiungono le fantasie di perversione, il quadro è completo.
Io cercavo divertimento sessuale ma non convenzionale; volevo, o meglio immaginavo, che qualcuno approfittasse di me.
Un mio amico mi disse che don Mario, un prete della parrocchia molto giovane, aveva certe preferenze per i giovincelli come me. Non gli avevo chiesto se lui ci fosse già stato assieme.
Così iniziai a pensare a me e al prete nudi in camera mentre lui mi scopava; in poco tempo divenne una ossessione vera e propria: dovevo verificare se le voci erano vere, ma come?
E se fossero sbagliate, a quali conseguenze sarei andato incontro?
Decisi di tentare e quale migliore occasione se non rivelare in confessione le mie perversioni?
Se le voci fossero vere, lui ne avrebbe subito approfittato.
Venerdì pomeriggio alle 14:00 entro in parrocchia, vedo don Mario e gli dico che ho un bisogno urgente della confessione; lui mi dice: "D'accordo, io sono libero, vieni".
Entro in confessionale e io mi metto al portello di destra.
Mi fa il segno della croce, poi: "Dimmi tutto, figliolo, ti ascolto."
"Padre, io ho molto peccato," dico. "Cosa è successo?"
"Mi masturbo frequentemente e poi non faccio che pensare di essere violentato da qualcuno, e la cosa mi piace; mi provoca godimento."
Lui tira un sospiro: "Senti, alla tua età è normale provare queste pulsioni e nostro Signore ci ha creati perché potessimo soddisfarci in tutto e per tutto, quindi anche in questo."
"Dimmi una cosa: qualcuno è a conoscenza di questo?"
"Risposi: 'Nooo padre, non si deve assolutamente sapere' e poi: 'Se per caso tu trovassi qualcuno disposto ad assecondare queste pulsioni e fantasie, tu lo accetteresti?'"
Momento di pausa. "Sì, perché no?"
"Ok, anche se fosse un prete?"
"Cosa? Come? Lei, padre?"
"Sì, perché no? È un po' che ti osservo quando giochi con gli amichetti in pantaloncini corti e devo dire che mi piaci; se ti va io ci sono. Ma la cosa deve rimanere tra noi, ok?"
"Ok, padre, ma non sarà peccato?"
"No," chiede lui, "io chiedo una dispensa a Dio."
"Sì, come no," pensai io.
"Vieni davanti al confessionale." Mi alzai; lui aprì la porta, io entrai e la richiuse. Accese la luce, mi fece cenno di silenzio, mi sbottonò i pantaloni e mi aprì la cerniera; me li abbassò alle ginocchia e mi abbassai le mutandine.
Saltò fuori il mio pisello, dritto e duro come il marmo, tutto bagnato; potevo vedere chiaramente tutta la perversione sul suo volto.
Me lo afferrò; sussultai. Mi palpa i testicoli, poi mi dice: "Non sai quanto ho aspettato tutto questo." "Ascolta, rivestiti e vai in oratorio; sali senza farti vedere: la scalinata di angolo, quella grossa, si arriva all'ultimo piano. Aspettami lì in silenzio fuori dalla porta."
"Ok," rispondo io, mi tiro su pantaloni e mutande, sbircio l'esterno: la chiesa è vuota. Esco e raggiungo l'oratorio e aspetto lì.
Dopo quindici minuti di attesa, con l'uccello in tiro che inizia anche a farmi un po' male, lui arriva e io penso subito: "Non mi farà del male?"
Mi saluta, apre la porta dell'ultimo piano; entriamo. Non ero mai stato lì. Raggiungiamo l'ultima stanza del corridoio: entriamo, è pulita, ordinata e in centro vi è un letto matrimoniale a baldacchino antico; mi sembra di essere ai tempi dell'Inquisizione. Chiude la porta dicendo: "Qui non ci disturberà nessuno. Bene, Marco." Si siede sul letto: "Raccontami un po' cosa vorresti come fantasia."
Io parto a raccontare le perversioni mie più schifose e lui sogghigna, poi risponde: "Posso accontentarti in tutto e per tutto." Si alza, va in un angolo, accende la stufa a pellet alla massima potenza; in dieci minuti la stanza è calda. Poi torna a sedersi sul letto, mi fa cenno di avvicinarmi, inizia ad accarezzarmi dietro le orecchie e il collo; mi si contorcono le budella dall'emozione. Abbassa la lampo del giubbotto e me lo sfila lentamente, poi mi toglie le scarpe. Le sue mani percorrono i miei fianchi, si soffermano a tastare il culetto, poi risalgono, mi sollevano il maglione e me lo sfila.
Rimango in canottiera. Lui poggia le mani sul mio petto; io sono letteralmente in preda all'estasi. Attraverso la canottiera mi pinza i capezzoli, li strizza provocandomi una smorfia di dolore. "Non era questo che cercavi?"
"Sì, don," rispondo io. "Mi torturi, mi sevizi, la prego."
Un lampo di godimento gli attraversa il volto. Afferra il lembo della maglietta e me la sfila.
Eccoci lì, a petto nudo eccitato. Lui si avvicina, mi lecca i capezzoli, me li mordicchia mentre mi tiene per i polsi dietro alla schiena.
Mi divincolo; i suoi morsi sulle mie tettine sono dolorosi. "Ti piace, porcellino?" "Hooo sì, don, mi piace; mi faccia più male che può: lei è il mio padrone, il mio corpo è suo, pronto per essere seviziato." Mentre pronunciavo queste parole credevo di essere venuto nelle mutande.
Poi lui mi lascia, mi sbottona i pantaloni, me li abbassa, mi aiuta a togliermeli; mi toglie i calzini e rimango in mutandine, uno splendido slip bianco abbastanza tirato che delinea le mie bianche chiappette e davanti i miei coglioncini.
Il pisello sta dritto tenendo tese le mutandine; una macchia di bagnato si vede chiaramente dove poggia la cappella; perdo precum tanto.
"Piccolo porco," dice lui. "Alza le braccia, voglio vedere se hai i peli sotto le ascelline." Eseguo. "Li ho, don Mario, non molti, ma li ho."
Poi mi abbassa e toglie le mutande, lecca il punto bagnato, assapora e dice: "Buono. Adesso te lo pulisco." Afferra il mio pisello, lo scappella, me lo lecca per bene e mi dice che la pelle non viene indietro. "Bene, lo so, ho un principio di fimosi, devono operarmi, ma ho paura e anche parecchia vergogna" (ma questa è un'altra storia che vi racconterò). Poi osserva i primi peli sul mio pube e scuote la testa.
"Allora Marco, sei troppo eccitato e puzzi anche come un caprone."
Io rimango di sasso e lo guardo accigliato.
"Quindi ora ti farò una doccia gelata così ti calmi un po'. Prima, quando ti ho leccato il pisello, c'è mancato poco che mi sborrassi in bocca, era vero. Prima però ti tolgo tutti i peli che ti stanno crescendo."
"Ma don, sono i miei primi peli," protesto io.
"SILENZIO. Tu sei il mio schiavo e decido io."
"Stenditi sul tavolo," mi ordina, armeggia in un cassetto, prende un pacchetto di strisce depilanti adesive; mi lega i polsi sopra la mia testa così le ascelle sono bene esposte e le gambe larghe, poi prende il nastro adesivo americano e mi tappa la bocca. "Ora ti strapperò tutti i peli, ma sarà doloroso e non voglio che tu gridi."
Posiziona le strisce sotto le due ascelle e ricopre anche il pube; fortunatamente non ho altri peli. "Pronto?"
Io faccio cenno di sì. Lui afferra il lembo e tira uno strappo secco in direzione opposta al verso del pelo. Mi contorco sul tavolo dal dolore: "Mmmmmmm." I miei muscoli sono tesi, piango, grosse lacrime mi vengono giù dagli occhi.
Fa la stessa cosa sull'altra ascella.
Vorrei chiedere pietà, ma la bocca tappata non me lo consente. Ora manca solo il pube. Lo guardo con apprensione; mette il suo avambraccio destro sulla mia pancia per schiacciarmi sul lettino e una dopo l'altra strappa le strisce sul mio povero pube. "Ecco fatto: quattro peli avevo, ora non ne ho più." "Maledizione!" dico io. Poi don Mario si accorge che sto piangendo, allora mi toglie il nastro adesivo dalla bocca e mi slega i polsi. Mi sollevo singhiozzando; lui mi abbraccia e mi consola.
"Io esplodo: 'MALEDIZIONE, DON, non poteva tagliarmeli? Mi ha fatto un male cane i miei primi peli!'"
"Poi, 'Oh suvvia, ricresceranno'," mi risponde lui. "Adesso devo vedere il buco del culo: girati alla pecorina."
"No, don, la prego, non mi strappi anche lì."
"GIRATI!" gridò il don. Io obbedii; mi divaricò le natiche ed esclama: "Lì hai anche qui." Prende le strisce, me le applica intorno alla zona anale, poi mi ribenda la bocca e mette un paio di manette ai polsi per impedire che con le mani possa proteggermi il culetto dagli strappi.
Poi, senza preavviso alcuno, strappa una striscia e anche l'altra. "MMMMMM." Mi contorco, lacrime mi scendono; mi toglie di nuovo il bavaglio. "Bene, ora sei depilato, vieni che ti lavo: puzzi."
"NON È VERO, NON PUZZO, IO DON, COSA DICE?" grido; non mi risponde, mi porta in bagno.
Mi fa entrare nella vasca; c'è una corda con un gancio che pende dal soffitto sopra la vasca. Infila la catena delle manette nel gancio e tira l'estremità opposta della corda fino a che non sono con le braccia alzate.
Poi prende una crema emolliente e me la spalma sotto le ascelle provocandomi un bel po' di solletico; stessa cosa fa sul pube e poi nelle mie chiappette; con l'occasione cerca di infilarmi un dito in culo.
Mi lascia lì per circa 15 minuti, poi inizia a bagnarsi con la doccia.
"CAZZO, DON, È GELATA!" inizio a tremare dal freddo; si sofferma sul pisello e funziona: quello si sgonfia. Mi insapona il corpo e poi altra doccia gelata subito dopo bollente.
Mi sgancia, mi asciuga ed ecco: "Ora sei pronto."

TO BE CONTINUED

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