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Gay & Bisex

Che bel Ferragosto - Un amore di cugino 1/2


di CtNew90
29.09.2013    |    11.335    |    2 9.6
"Poggio una mano su di esso e mi rendo conto che sicuramente lo teneva "all'ingiù", perché sembrava abbastanza "costretto"..."
Esperienza realmente vissuta queat'anno. Nomi cambiati.

La famiglia di mia madre era sempre stata molto unita. Avevamo una grande casa al mare che ogni estate diventava luogo di ritrovo con i miei zii e i miei cugini, ma ognuno aveva il suo appartamento. Man mano che si cresceva però, ogni estate che passava eravamo sempre meno, vuoi per l'università, vuoi per impegni personali o vacanze. Il fratello di mia madre aveva due figli, Michele e Franco. Il secondo era il classico fancazzista che ogni estate coglieva l'occasione per trasferirsi nella casa al mare e andare ogni giorno alle feste organizzate sulla spiaggia; mentre il primo era completamente diverso, già dopo il liceo si era trasferito al nord per studiare, e riuscivo a vederlo solo una volta l'anno per Natale.
Non che mi fossero mai interessati i due fratelli, seppur fossi cosciente della mia omosessualità sin dai primi anni delle scuole, ma loro non erano il mio genere, i classici due ragazzi grassottelli e non troppo alti, Franco era sul biondo cenere, mentre Michele aveva i capelli di colore scuro, in contrasto con gli occhi, che erano sia i suoi, sia quelli di Franco, di un colore verde come il mare più limpido e tropicale.
Quell'anno però era diverso; erano passati sei anni dall'ultima sua visita alla casa al mare, sapevo che si sarebbe trasferito perché suo padre mi aveva detto che si era laureato a Milano, e finalmente aveva un'estate da passarsi in tranquillità, senza lo stress degli esami.
Di solito ci trasferivamo verso fine giugno, primi di luglio, e anche quell'anno era così. Il 25 giugno ero già in villetta al prendere il sole con le cuffie. Mentre ero sdraiato con gli occhi accecati dal sole, vidi un'ombra passare dietro di me, ma non ci feci troppo caso dato che eravamo 4 famiglie ad abitare lì.
Quando fui abbastanza cotto, verso le 15, mi alzai dalla sdraio per darmi una sciacquata con l'acqua fresca. Avevo ancora le cuffie messe, quindi non mi accorsi che la doccia esterna era già in uso. Posai le cose sulla sedia, tolsi le cuffie e mi finalmente mi resi conto che l'acqua stava già scorrendo. Alzai lo sguardo poco alla volta, e vidi una specie di statua di 180 cm almeno, con le braccia all'insù per insaponarsi i capelli rasati, con tutto il fisico perfettamente delineato dagli anni passati in palestra. Si sciacquò per togliere lo shampoo ed aprì gli occhi. Che riconobbi subito. Era Michele, li avrei riconosciuti anche dopo 100 anni. Fece un sorriso a 36 denti (bianchissimi) e mi salutò: "Ciao Frà!". Io ero tipo interdetto, e mi uscì solo un "Hey ciao! Sei arrivato quindi!". Presi le mie cose e andai a farmi la doccia dentro casa, ma in realtà volevo solo nascondere il mio cazzo già più che barzotto. Finalmente dentro. Mi chiusi a chiave, per avere più tempo per pensare. Durante le feste, anno dopo anno, avevo visto il suo corpo cambiare, le sue spalle aprirsi, e la sua altezza aumentare. Ma con tutti i vestiti addosso, tra camicie e maglioni, mi era impossibile riuscire a capire il cambiamento che stava avvenendo nel suo fisico. Anche il viso era cambiato, la mascella si era squadrata, i capelli erano stati rasati, anche se c'erano ancora tutti, e concentravano così l'attenzione su quei fari totalmente in contrasto con quelli. Non resistetti e dovetti spararmi una sega a due mani appoggiato alla parete della doccia, con l'acqua che man mano che si raffreddava, mi riportava alla realtà. Maledetti scaldabagni piccoli. Alla fine esplosi, con un getto così forte che per poco non mi arrivava in bocca. Finii la doccia e mi rivestì. Era strano, avevo visto Michele col costume a pantaloncini, quindi era impossibile riuscire ad intendere la dimensione del suo uccello, ma la sola vista di quella specie di modello, mi faceva partire gli ormoni. E non era una specie. La sera a cena ci fu la consueta rimpatriata, tutti seduti a tavola. C'era la sorella di mia madre con la famiglia, due figlie; i miei 2 nonni, mia madre, io e mia sorella, e poi finalmente il fratello di mia madre, con i suoi due figli. Ovviamente stando a tavola, pian piano i discorsi ripresero, sia per curiosità, sia perché quando eravamo piccoli, passavamo tutti i pomeriggi insieme. Capì così che la permanenza a causa dello studio a Milano, aveva fatto capire a Michele che se voleva, poteva far "maturare" il suo corpo in palestra. E così era stato; il grassottello che conoscevo, era stato schiacciato sotto qualche squat, per fortuna.
Avevo perso la cognizione del tempo passato. Aveva già 26 anni Michele, mentre Franco ne aveva 25. Io ero ancora a 23.
Quella sera si scherzò tutti insieme, ero sempre stato quello dalla battuta pronta, e riuscì a strappare più di un bellissimo sorriso da quella bocca perfetta.
La mattina dopo ero di nuovo al sole in villetta, perché ancora non era tempo di andare al mare, l'acqua era gelida e la spiaggia deserta. Verso le 11.30 arrivò compagnia. Era Michele, con una pelle bianca, reduce da un inverno milanese. Salutò, mi chiese come andava, si tolse la maglietta per restare in pantaloncini, si mise le cuffie, si coricò sulla sdraio accanto alla mia, e si dedicò alla tintarella. Mica male, con la faccia rivolta al sole era obbligato a stare con gli occhi chiusi, e io, che sapevo l'effetto che mi provocava quel corpo, mi misi a pancia sotto, con lo sguardo rivolto verso di lui, ma col cazzo premuto verso il cuscino della sdraio. Sperando che non prendesse vita. La visione da quella prospettiva non era perfetta, ma potevo riuscire a stare a 30 cm da lui e potevo farmi almeno un'idea della sua fisicità. Ad un certo punto, alzò le braccia che teneva parallele al corpo, per mettere le mani dietro le testa e prendere il sole anche sotto i bicipiti. Sembrava che conoscesse i miei desideri più eccitanti. Adoravo guardare ragazzi con le braccia muscolose messe dietro la testa. Era una posizione che mi ricordava molto il maschio alfa, seduto sul divano, che si faceva spompare dalla sua troia, magari davanti una partita di calcio alla tv. Quei pensieri mi fecero cadere l'occhio sul suo pacco, che a mia sorpresa, faceva intravedere la forma del cazzo, dato che il sole passava tra le trame del costume a pantalocino, e faceva riflettere l'ombra in modo abbastanza visibile. Alla vista di quella verga abbastanza voluminosa, ma apparentemente non troppo lunga, dato il sicuro stato di riposo, di riflesso mi venne come un brividi lungo la schiena, che me la fece inarcare, e far spuntare il mio culo bello alto e sodo. Colsi l'occasione e restai un po' con la zona lombare in tensione, per esaltare le curve del mio didietro. Le sue braccia non mi permettevano di capire verso dove era rivolto il suo sguardo, ma se cadeva su dove interessava a me, credo che un guizzo al cazzo sarebbe arrivato. Sinceramente mi mantenevo bene fisicamente, vivendo fuori anch'io avevo preso l'abitudine di andare in palestra, ma non avendo mai avuto problemi di peso, avevo fortunatamente definizione, e un bel corpo sodo e con pochi peli.
Mentre mi perdevo tra quei pensieri poco ortodossi, mi resi conto che realmente qualcosa stava per prendere vita, e il proprietario, vedendo che me n'ero accorto, si mise a pancia in giù per non far capire più di tanto, ma il modo di girarsi fu così improvviso, che sicuramente si accorse che gli stavo fissando il pacco. L'estate comunque continuo così, con occhiatine e sguardi fugaci da parte mia, e ravanamenti vari da parte sua, quasi come fossero dei tic. È continuata così fino a ieri sera, 14 agosto. Il giorno prima mi ha proposto di fare un falò tra cugini sotto casa, al mare, per guardare le stelle e passare del tempo tutti insieme; e così fu. Abbiamo fatto il falò, mush mellow immancabili sul fuoco, teli da mare e così via. Continua tutto fino alle 3.30/4 del mattino, finché non decidiamo di risalire perché la mattina si sarebbe andati al mare. Io ne approfitto però, prima di salire, per fumarmi l'ultima sigaretta sulla sdraio che utilizzo durante il giorno per prendere il sole, nella villetta. Poco dopo averla accesa mi accorgo che non sono solo. Si fa strada tra le piante anche Michele; a 2 metri da me fa:
"Uè"
"Ehi"
"Come ti è sembrata la serata in famiglia"
"Divertente, considerando che ci vediamo solo d'estate, è stata una bella iniziativa."
"Da rifare, no?"
"Beh si, potrebbe essere un appuntamento annuale"
"Già!"
Però mentre parlava, con le gambe sulla sdraio, abbassando lo sguardo mi sono accorto che aveva un testicolo fuori dalla retina di quel costume del cazzo a pantaloncini.
Dato che era calato il silenzio, spavaldo, mi fa:
"Ma perché mi guardi sempre il pacco?"
Io non sapevo cosa dire
"Io? Ma che dici?!"
"Si, me ne sono accorto." Facendosi più serio
"Veramente adesso stavo guardando che hai una palla fuori dalla retina.."
"Che cavolo, non sta mai composto"
"Eh si, ho notato."
"Mh?"
"Sai, per quanto possano essere pantaloncini, a volte lasciano trasparire quello che succede là sotto"
"Ah si? Ad esempio?"
"Ad esempio ho visto che il mio culo ti fa un certo effetto..."
"Beh.. E non solo quello"
"Cosa?"
Qualche secondo di silenzio.
"L'altra mattina mi sono alzato con l'alzabandiera, ed essendo troppo eccitato mi sono fatto una sega, e quasi da subito, l'attenzione si è focalizzata sul tuo culo spettacolare. Quello che mi piace è che sembra quello di una ragazza..."
"Ah, spero sia un complimento!"
"Si certo, e da allora ogni volta che ti vedo, mi diventa sempre di marmo"
"Anche adesso?"
"Si, per questo la palla non sta dentro..."
"Ah.. Ma se vuoi ti aiuto a ricomporti.."
"Magari.."
"Vieni qui.."
Lo faccio alzare e si mette in piedi davanti a me, col suo pacco all'altezza della mia faccia. Poggio una mano su di esso e mi rendo conto che sicuramente lo teneva "all'ingiù", perché sembrava abbastanza "costretto".
"Poverino, sembra che ci sta stretto qui dentro..."
"Già, magari se prende un po' d'aria si tranquillizza.."
"Proviamo.."

CONTINUA...
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