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AMICI


di Membro VIP di Annunci69.it Parcifal
14.07.2026    |    2.392    |    5 9.3
"Il ritmo disordinato, la presa a volte dolorosa, a volte leggera, le emozioni intrecciate, il piacere che saliva denso fino a esplodere sui loro stomaci..."
Atto Primo
La mano protesa, fremente, il braccio teso a mezz’aria che ricadeva lungo il fianco. Le dita formicolavano, insoddisfatte, per non aver potuto accarezzare quella schiena così incurantemente offerta al suo scrutinio.
Strinse forte il pugno, lanciò un ultimo sguardo a quella pelle morbida e fuggì fuori dalla palestra.
Sentì l’urlo di Simone che lo chiamava ma decise di ignorarlo e correre via. Via da lui e da quelle emozioni che non sapeva identificare.

Era arrivato a casa arruffato e confuso, sempre più spesso i suoi occhi si soffermavano su Simone notandone il labbro carnoso che si mordeva quando era concentrato o preoccupato, o il leggero rossore che gli scaldava guance e collo quando era imbarazzato.
Gli sembrava di non averlo mai visto davvero, come se la sua vista fosse stata distorta da una densa nebbia e ora fosse immerso nella luce piena e vibrante. Violenta, come le emozioni che si accapigliavano nel suo stomaco.
Ne era turbato ed eccitato allo stesso tempo.

Si chiedeva perché, quando Simone parlava, sentisse il desiderio di passare le dita su quelle labbra, perché non riuscisse più ad abbracciarlo senza fremere, perché ne inspirasse l’odore. Soprattutto si chiedeva perché, quando pensava a lui, lo stomaco si aggrovigliasse e brividi lo percorressero tutto, una corrente che si concentrava sulla punta del suo cazzo. Si sentiva elettrico quando pensava a Simone.
Lo pensava sempre, in classe, a letto, sotto la doccia. La sua mano correva a stringere l’uccello, forte, per impedire che si notasse il rigonfiamento.
Più pensava a Simone più si toccava, più il desiderio si mescolava alla vergogna.

Simone era suo amico, il suo migliore amico.Voleva stare con lui, il confine dell’amicizia sempre più confuso e sfilacciato. E se avesse ceduto, se lo avesse stretto forte a sé, se avesse avuto davvero il coraggio di accarezzargli la schiena e reclamare quella pelle?
La paura lo inchiodava, e se Simone avesse capito che forse lui voleva di più? Non avrebbe sopportato di vedere il disgusto nei suoi occhi.
Così continuava a fare l’amicone, il buffone della compagnia, nascondendo il turbamento, ingabbiando i suoi desideri e domando le sue speranze.
Aveva scelto di fuggire. Da sé stesso e dal desiderio che gli pizzicava la pelle, la lingua, il cuore ogni volta che pensava a Simone.

Atto Secondo
Non lo sopportava più. Luca era sempre più scostante, un secondo lo abbracciava così stretto da fargli male, l’attimo dopo si scostava repentino, lo sguardo basso che non osava incontrare il suo. Anche l’altro giorno era corso fuori dalla palestra, senza aspettarlo, ignorando i suoi richiami.
Non capiva cosa gli stesse succedendo, erano o non erano amici? Certo a lui questa amicizia non bastava ma non voleva perdere Luca.

Si sentiva in colpa nei suoi confronti, era il suo migliore amico ma non aveva mai avuto il coraggio di dirgli che era gay. Era stato proprio Luca a farglielo capire. Si era accorto che le ragazze gli piacevano, stava bene in loro compagnia ma non lo accendevano, non le desiderava.
Era stato strano le prime volte, quando da sfioramenti involontari aveva iniziato a masturbarsi con decisione, rendersi conto che le fantasie che guidavano la sua mano avevano come unico protagonista Luca.
Aveva notato che il suo sguardo cadeva sempre su corpi maschili ma non aveva ancora sviluppato preferenze particolari. Aveva provato a guardare porno ma gli erano indifferenti. Corpi pelosi, glabri, adulti, giovani, maturi, cazzi lunghi, tozzi, grossi, sottili; gli piaceva guardarli ma non lo facevano fremere.
Sembrava che fosse uno di quei rari unicorni che per provare desiderio sessuale dovesse provare anche attrazione affettiva. Amore era un parolone, ma il voler bene, l’affetto, ecco era quello che lo accendeva. La possibilità di un legame, una connessione. Desiderava uno scambio emotivo, non solo carnale. Luca era diventato, ineluttabilmente, il centro delle sue fantasie.
Perché proprio lui e non qualche altro suo amico non lo voleva indagare. Il timore che non fosse una semplice infatuazione lo frenava.
Aveva anche provato a indirizzare le sue fantasie altrove, un ragazzo della compagnia che frequentava. Erano usciti assieme, gli era simpatico ed era anche carino, ma aveva rifiutato ogni tentativo di approccio. Non erano quelle le mani da cui voleva essere toccato.

Luca aveva forse scoperto che lui era gay? Che si masturbava così furiosamente pensando a lui da spellarsi l’uccello?
Era stufo di quel suo atteggiamento sfuggente, avrebbe affrontato Luca, e le eventuali conseguenze.

Atto Terzo
L’agguato aveva avuto successo, con la scusa di dovergli restituire la maglietta, rapita con assoluta premeditazione mentre si cambiavano durante educazione fisica, Simone si era presentato a casa di Luca.
Sapeva che sarebbe stato da solo in casa, i suoi genitori lavoravano sempre fino a tardi e fino a qualche tempo prima, si trovavano sempre a casa di Luca per studiare e fare gli scemi.

Luca non aveva trovato nessuna scusa per mandare via Simone; rimbalzava fra euforia e terrore, ma l’abitudine lo portò ad accompagnarlo in camera sua. Lo guardò di sottecchi, gli sembrava leggermente agitato, le sue mani volavano in tutte le direzioni e non si era ancora buttato sul materasso come faceva di solito. L’agitazione di Simone stava contagiando anche Luca.
Da bravo codardo decise di lasciarlo in camera sua e nascondersi in cucina con la scusa di prendere da bere; Luca fece un grosso respiro cercando di riguadagnare la calma ma l’aspetto di Simone lo aveva sconvolto. Non lo aveva mai visto con quella maglietta, era così fine e attillata, poteva intravedere le ombre dei capezzoli e linee degli addominali. E il suo profumo, l’axe africa si sposava perfettamente con l’odore della sua pelle, quel misto di sale e terra che lo eccitava sempre.
Luca si riscosse dal suo fantasticare, raccattò in fretta due cola, si diede una profonda strizzata al cavallo dei pantaloni, per ridurne il gonfiore, e, preso l’ultimo profondo respiro, si diresse verso la causa del suo tormento.

Simone si era seduto sul letto, aveva cercato di rimanere composto, ma non aveva resistito ed aveva affondato il viso nei cuscini, ed era così che lo aveva trovato Luca.

Entrambi si erano congelati, ognuno riflesso nello sguardo dell’altro. All'unisono presero la stessa decisione, o la va o la spacca.
Luca, posate le bibite, si era seduto accanto a Simone, coscia contro coscia, temendo un rifiuto, anelando un tocco.
Simone si era sollevato sul gomito, gli aveva preso la mano e lo aveva tirato verso di sé, sopra di sé.
Il calore di uno confluiva nell’altro, nel silenzio, solo i loro leggeri respiri, rapidi, dettavano il tempo.
Nessuno dei due potette resistere alla vicinanza dell’altro, furono i loro cazzi gonfi a parlare per loro.
La mano di Luca, ormai d’istinto, era sfrecciata a strozzare l’uccello ribelle ma era stata fermata da Simone, che se ne era impossessato e ne aveva schiacciato il palmo sul tessuto teso dei propri jeans.
Per la prima volta le fantasie di Luca si fondevano con la realtà, sentiva il corpo di Simone sotto il suo, pelle contro pelle, là dove le magliette si erano alzate. Poteva affondare il viso alla ricerca di quell’odore di sale e terra e finalmente assaporarlo, passando la lingua sul collo di Simone e schiacciandone la vena che batteva furiosa.
L’implicito consenso di Luca offrì a Simone la scusa per poterlo finalmente stringere a sé, tenerezza e desiderio in lotta, con una mano mentre con l’altra guidava la mano di Luca ad aprirgli la patta.
Nel fragile silenzio nessuno dei due osava parlare, la paura di spezzare la perfezione del momento li portava ad agire, ci sarebbe stato tempo per confrontarsi.
Erano entrambi impacciati, goffi, il gomito di Simone che pungeva il costato di Luca che a sua volta, incapace di dosare la sua forza, mordeva la pelle tenera di Simone, quasi incidendogli la carne.
Fra strattoni, cerniere incastrate e magliette che non cooperavano, riuscirono a spogliarsi e a guardarsi davvero per la prima volta.
Erano un regalo l’uno per l’altro.

Luca prima tentennate poi sempre con maggior sicurezza iniziò ad esplorare il corpo di Simone, dalle spalle, passando per i capezzoli, lungo l’incavo della pancia, tirando i peli corti che lo guidavano fino al cazzo stillante. Cazzo che Luca ignorò per proseguire nella scoperta di tutta quella pelle bianca punteggiata di nei e lentiggini che seguiva prima con le dita, poi con la lingua.
Simone sentiva la pelle scaldarsi e raffreddarsi, si godette le carezze e i leggeri morsi, poi passò al contrattacco. Strinse forte i capelli di Luca, costringendolo ad alzare il viso e a portarlo all’altezza del suo volto e finalmente lo baciò. Non l’accidentale sfioramento che ricercava tutte le volte che Luca lo aveva abbracciato fraternamente ma un bacio vero, intenzionale. Appoggiò le sua bocca su quella di Luca, temendone il rifiuto, ne leccò le labbra e ne forzò l’apertura insinuandosi nel calore della sua bocca, cercandone la lingua e avviluppandola con la propria. Luca, dopo una breve esitazione, ricambiò il bacio, iniziando la danza per il dominio.

Tacitamente nessuno dei due aveva ancora toccato il cazzo dell’altro, si limitavano a sfregarsi l’uno contro l’altro, dipingendosi strisce perlacee sugli addomi, uniti alla scoperta l’uno dell’altro, del piacere reciproco.
Quando la tensione arrivò all’apice si afferrarono i cazzi insieme, Luca che li teneva uniti alla base, Simone che pompava lungo le aste fino alle cappelle congestionate.
Il ritmo disordinato, la presa a volte dolorosa, a volte leggera, le emozioni intrecciate, il piacere che saliva denso fino a esplodere sui loro stomaci.
Uniti nell’orgasmo.

Baci lenti e dolci carezze quietarono i loro respiri affannosi, accoccolati nelle braccia l’uno dell’altro, si addormentarono. Felici.
Quello che accadde al loro risveglio è un altro racconto.
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