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Gay & Bisex

Dopo le vacanze


di Jesuici
03.04.2026    |    91    |    0 8.0
"Entrambi mi ripulirono con delle salviette e andammo insieme nel bagno dove potei guardare con calma i loro corpi e i loro cazzi ancora un po’ ritti che mi fecero quasi venire il desiderio di..."
Al ritorno dalle vacanze gli telefonai per chiedergli quando sarei potuto passare da lui. Fissammo e andai quando avevamo detto. Appena arrivato, vidi che non era solo. Con lui c’era un suo collega che si presentò in maniera piuttosto formale ma con uno sguardo tutt’altro che formale. Era un bell’uomo sui cinquant’anni, curato e con un pacco che faceva presagire, per quello che avevo ricavato da un fuggevole sguardo dato alla sua cintura, delle proporzioni notevoli.
Il mio amico propose di sederci e bere qualcosa. Optai per una Coca e loro fecero lo stesso. Il mio amico si sedette con me sul divano e l’altro su una poltrona vicina.
Loro due si misero a parlare del più e del meno mentre il mio amico cominciò ad accarezzarmi le cosce per passare presto alla patta dei pantaloni. Nonostante che fossi un po’ a disagio per la presenza dell’altro, il cazzo mi diventò presto duro. Il mio amico mi abbassò la cerniera e fece in modo da far uscire il mio cazzo un tutta la sua lunghezza dagli slip. L’altro sorrise guardandomi in una maniera che mi fece allo stesso tempo eccitare e intimorire. Temevo infatti di non essere in grado di controllare la situazione come era successo quando il mio amico sull’autobus mi aveva puntato il suo bastone ritto tra le chiappe e io lo avevo lasciato fare invece di spostarmi.
Il mio amico prese la cappella umida per l’eccitazione tra le sue labbra calde che mi fecero come sempre eccitare tantissimo fin quasi a desiderare di sborrargli subito in bocca.
Nel frattempo vidi che il suo amico si sbottonava e calava lentamente i pantaloni e immediatamente dopo liberò il suo cazzo che era perfino più grosso e lungo di quello che avevo immaginato. Si avvicinò e si mise a slinguare la mia cappella mentre il mio amico leccava il resto con passione. Entrambi mi presero una mano per ciascuno e la portarono verso i loro cazzi caldissimi e durissimi. Era una sensazione travolgente, avrei voluto che durasse per sempre. In parte fu così, ma il mio amico interruppe l’azione e cominciò a togliermi le scarpe, poi i pantaloni e gli slip. Mi chiese di alzarmi. Lo feci e il suo collega si infilò il mio cazzo fino in gola. Mi irrigidii e lui non si mosse per il timore che sborrassi troppo presto. Il mio amico si mise dietro di me e cominciò a leccarmi il buco. Era la prima volta che qualcuno me lo faceva e una sorta di tremore mi percorse tutto il corpo. Mi piaceva tantissimo e, per facilitare la pressione della sua lingua sul mio buco, mi piegai in avanti mettendomi quasi a novanta gradi.
Mentre entrambi continuavano, mi accorsi che il mio amico stava facendo dei movimenti che erano diversi da quelli di chi si masturba come invece aveva fatto fino a poco prima. Nel frattempo il mio buco era diventato più tenero e disponibile. Lui si allontanò un attimo e sentii che stava abboccando al mio buco quello che mi resi contro subito essere il collo di una delle bottiglie di Coca che avevamo bevuto prima. Mi bloccai stringendo il buco, ma il suo amico che continuava la pompa mi allargò le chiappe e il mio amico ne approfittò per spingere il collo della bottiglia un po’ dentro. Doveva aver messo tanta crema perché la sentii scivolare dentro senza problemi. Il mio amico continuò a spingere molto gradualmente mentre con la mano libera mi accarezzava dappertutto e mi titillava i capezzoli. Il buco mi tirava tantissimo e cominciavo a sentire dolore.
Quando mi masturbavo a casa, ogni tanto mi infilavo spesso due dita nel culo, ma non ero mai andato oltre.
Emisi un gemito e lui sfilò piano piano la parte della bottiglia che era entrata. Mi sentii liberato, ebbi un senso di vuoto e, mentre lui mi accarezzava il buco aggiungendo lubrificante subentrò in me il desiderio di sentirmi di nuovo riempito.
Lui riprese la penetrazione e dopo un’ultima spinta che mi provocò un dolore più forte del precedente, ma sopportabile perché durò pochissimo, mi resi conto che il punto più largo della bottiglia era ormai dentro. A quel punto entrambi si dedicarono al mio cazzo e alle mie palle dato che la bottiglia restava dentro da sola. Dopo qualche minuto mi venne lo stimolo di far uscire la bottiglia dal mio retto. Chiesi al mio amico di toglierla piano piano. Fu molto bravo a farlo perché il tutto avvenne senza dolore. Ormai ero sverginato e l’eccitazione era al massimo. Il collega si alzò, appoggiò il suo cazzone fra le mie chiappe tenendolo in verticale, quindi senza provare a entrare nel buco. Il mio amico, si mise a succhiarmi e leccarmi il cazzo mentre si masturbava, l’altro si muoveva, tenendomi stretto a sé come se mi stesse scopando. Ad un tratto arrivai al massimo del godimento, gemmetti “vengo vengo” e sborrai in bocca al mio amico. Quasi nello stesso momento uno schizzo caldissimo mi bagnò il fondo schiena e il mio amico venne mugolando e bevendo la mia sborra. Ero stremato.
Entrambi mi ripulirono con delle salviette e andammo insieme nel bagno dove potei guardare con calma i loro corpi e i loro cazzi ancora un po’ ritti che mi fecero quasi venire il desiderio di ricominciare. Una volta ricomposti ci salutammo. Per tutto il resto della giornata e nei giorni successivi, continuai a pensare alla bottiglia che avevo tenuto nel culo e alle sensazioni che mi aveva provocato.
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