Gay & Bisex
Il comandante
05.04.2026 |
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"Con troppa passione, probabilmente, perché dopo qualche minuto di tregua, sentì la mia erezione spingere sulla sua coscia..."
Ci siamo sentiti per mesi, dopo esserci incrociati in una app di incontri. La lontananza era un forte deterrente, ma la voglia di incontrarsi la superava abbondantemente. Scriversi era un gesto spontaneo, e sapevo che durante la giornata, tempo permettendo, ci saremmo ricordati di quel desiderio che sembrava sopravvivere anche alla frenesia della quotidianità.
Lui di Varese, io del veneziano.
Io autoctono, lui trapiantato dalle Marche per inseguire il suo sogno in divisa, per accettare quella promozione che lo aveva sradicato dalla famiglia e da un amore che non era sopravvissuto alla distanza.
Entrambi con una sana voglia di sesso e tenerezze, dí qualcuno capace di stimolarti i lombi quanto la corteccia cerebrale.
L’occasione si presentò in una domenica di febbraio, al ritorno da una visita alla famiglia.
“E’ un problema se dormo da te?”, mi chiese timidamente. Come se avere il ragazzo che sogni ogni notte accanto a te tra le coperte potesse essere un problema.
“L’unico problema sarà riuscire a dormire”, gli risposi pregustando il suo corpo accanto al mio al risveglio.
Passai il breve tragitto fino alla stazione ferroviaria con le farfalle nello stomaco, chiedendomi cosa avrei provato trovandomelo finalmente davanti, sapendo che sotto quei vestiti si nascondeva quello splendido corpo che avevo desiderato così a lungo.
Nel caos del pomeriggio ferroviario non riuscii a trovarlo, quindi lo chiamai e seguendo le sue indicazioni uscii nel piazzale.
Me lo ritrovai davanti, bello come un dio greco, con ancora il telefono all’orecchio.
Lo abbracciai e mi persi nel suo profumo, chiedendomi se fosse davvero lì tra le mie braccia o se stessi solo sognando.
Lo accompagnai alla macchina spiegandogli le meraviglie della stazione di Padova, le sorprendenti caratteristiche della fauna che la abitava.
Prima di partire mi toccò la mano e mi guardò con uno sguardo serio, quasi preoccupato.
“Se non sono come immaginavi o non te la dovessi sentire… devi solo dirlo”.
Avrei voluto dirgli che era molto dí più, ma mi limitai a rassicurarlo.
“Sono pienamente soddisfatto, e tu?”.
Gli si allargò il sorriso su quelle labbra che promettevano caldi baci e morbidi pompini, e mi disse che anche per lui valeva lo stesso.
Parlammo del più e del meno, ricordando da quanto ormai ci sentissimo e quanto sembrasse naturale essere uno vicino all’altro, dopo aver condiviso così tanto.
Una volta accomodato in casa lo accompagnai in bagno, perché si potesse dare una rinfrescata. Qualche minuto dopo si presentò in tuta e ciabatte e si sedette accanto a me sul divano.
“Allora, cominciamo?”
Avrei voluto rispondergli che avevo già cominciato da molto , che quello era solo il secondo atto di uno spettacolo che nella mia mente era iniziato quando avevo incrociato il suo sguardo in stazione, quando avevo sentito il mio cazzo sobbalzare mentre memorizzavo ogni nota del suo odore.
Ma mi limitai ad afferrargli il volto e a baciarlo, assaporando quelle labbra che sapevano di dentifricio, rincorrendo quella lingua che si intrecciava con la mia.
Le mani scesero lentamente a percorrere quel corpo che conoscevo solo nella fantasia, accarezzando i capezzoli, delimitando i fianchi e infine afferrando quello splendido culo in cui avevo sognato di immergermi, mentre il comandante afferrava con decisione il manganello che tanto lo aveva colpito. Quando fu chiaro che non necessitavamo di alcun tipo di riscaldamento, lo afferrai e lo trascinai fino alla camera da letto.
Nella luce soffusa della stanza, ci spogliammo uno di fronte all’altro, rapiti dall’urgenza del contatto tra i corpi.
Ci ritrovammo nudi ed eretti uno di fronte all’altro, e ci baciammo nuovamente, con maggiore intensità.
Lo spinsi sul letto e mi gettai sopra di lui, a baciare, leccare e succhiare ogni centimetro di quel tesoro che avevo bramato per mesi.
Il suo cazzo svettante mi si infilò tra le labbra e iniziai a pomparlo con entusiasmo, toccando i coglioni al termine di ogni spinta e lucidando la cappella al ritorno.
Lo sentivo gemere mentre allargava le gambe per favorire la profondità dei miei assalti e mi afferrava il capo per assicurarsi che quel piacere non potesse finire a sua insaputa. Ma eravamo solo all’inizio di una lunga serata, e avevo altri piani per il piacere del mio ospite.
Ruotai il corpo senza interrompere le attenzioni che gli stavo dedicando, offrendogli quel culo che tanto aveva dichiarato di apprezzare. E confermò il gradimento affondando la sua lingua nei miei recessi più nascosti, facendomi sussultare dal piacere.
Iniziò così un bollente 69 nel silenzio più totale della stanza, interrotto solo dai nostri gemiti.
Quando mi schiaffeggiò una chiappa, seppi che era giunto il momento di passare allo step successivo.
Mi chiese dove fossero i preservativi, e dopo averne agguantato uno se lo srotolò sull’asta di marmo.
si stese nuovamente sulla schiena, e mi invitò ad avvicinarmi. Con il battito accelerato e la salivazione a zero, lo feci entrare lentamente, assaporando ogni centimetro di quel randello che dilatava il mio sfintere lubrificato.
Era da molto che nessuno mi visitava in quel modo, ma non sentii alcun dolore. Sapevo che avevo atteso e desiderato quel momento a lungo, e il mio corpo lo riconosceva come fosse una consuetudine.
Iniziai a muovermi lentamente, ma bastarono pochi istanti perché sentissi il bisogno di accelerare. Mi abbandonai totalmente a quel piacere che ritrovavo, uguale e speculare, nell’espressione del suo viso. Mi inclinai per baciarlo, mentre lui alzava il capo desideroso di congiungere le nostre bocche.
Così, con le lingue intrecciate, sentii un’emozione sconosciuta farsi strada dentro di me. Avvertii nel profondo una sensazione di calore e un’urgenza simile alla minzione, mentre un orgasmo simile a un’onda mi travolgeva, lasciando dei fiotti di bianca schiuma sul suo petto mentre si ritirava.
Era stata l’esperienza più sconvolgente della mia vita, mai provata prima di allora.
Lui sorrise e mi chiese della carta per ripulirsi, mentre io ancora impalato su sul suo cazzo mi allungavo verso il pacchetto di kleenex.
Fiero del risultato ottenuto, e visibilmente eccitato dal mio piacere, mi fece girare e iniziò a scoparmi con forza in una pecorina memorabile.
Quando si sentì pronto, mi chiese dove avrei voluto che venisse. Senza esitazione gli chiesi di venirmi dentro, non volevo perdere neanche un solo spasmo della sua sborrata.
Si stese accanto a me dopo avermi riempito, e ci baciamo a lungo mentre ci scrutavamo negli occhi.
Con troppa passione, probabilmente, perché dopo qualche minuto di tregua, sentì la mia erezione spingere sulla sua coscia.
La afferrò con una mano, mentre i suoi occhi rimanevano piantati sui miei, in attesa del consenso a proseguire.
Quando capì che non desideravo altro, si posizionò come avevo fatto io qualche minuto prima, offrendomi il culo mentre si dedicava a lucidarmi il cazzo. Iniziò un meraviglioso pompino, forse il migliore della mia vita, fatto di succhiate delicate e di morbidi movimenti sull’asta. Sembrava conoscere il mio cazzo alla perfezione, come se sapesse calcolare perfettamente ogni effetto di ogni singolo contatto.
Nel mentre io mi tuffavo con la lingua nello stretto buco che rispondeva ad ogni mio assalto, desideroso di quell’intimo assalto.
Quando infilai un dito, sentii un istante di irrigidimento, ma restai immobile finché la tensione non si sciolse, lasciandomi libero accesso alla sua ghiandola prostatica.
Gli succhiavo il cazzo mentre gli penetravo il culo, e dai mugolii che sfuggivano dalle sue labbra capivo quanto gradisse quel trattamento.
Quando si sentì pronto, si sollevò e mi chiese di infilarmi il preservativo. Dandomi la schiena, si impalò sulla mia asta, lasciandomi con l’indelebile immagine del suo magnifico culo che si apre famelico ad inghiottire il mio cazzo.
“Sapevo che non era piccolo, ma non immaginavo che mi aprisse in due!” mi disse ridendo.
Gli raccomandai di non avere fretta e gli ricordai che potevamo smettere in qualunque momento, se non se la sentiva.
Come risposta iniziò a muoversi ritmicamente su e giù, fino a far uscire tutta l’asta ad esclusione della cappella, per poi scendere nuovamente fino alle palle.
Il suo culo stretto mi avvolgeva senza stringermi, come un fodero che accoglie perfettamente la spada che trasporta.
Sapevo che se avesse continuato sarei venuto in pochi istanti. Gli chiesi allora di stendersi prono, ma nell’abbandonare il mio cazzo gli sfuggì una rumorosa scorreggia. Arrossì dall’imbarazzo e si scusò, mentre io scoppiai a ridere e lo strinsi a me.
“Tranquillo, sono gli inconvenienti del mestiere!”, gli dissi sempre ridendo.
Si unì alla mia risata, e ricominciammo a baciarci, tra le lacrime e la ridarella.
Quando il desiderio tornò prepotente, si staccò e si stese al mio fianco. Mi arrampicai sopra di lui fino a mordergli i lobi delle orecchie, a baciargli il collo, a leccargli la schiena.
Nel lubrificare il culo abbondai di saliva, anche se sentivo che avevo vinto ogni resistenza.
Feci aderire i nostri corpi, e dopo essere nuovamente entrato in lui, intrecciai le mie mani con le sue e avvicinai il mio viso al suo, tanto vicino da poter respirare ogni fiato che usciva dalla sua bocca.
Iniziai a scoparlo così, tenendo le sue gambe divaricate con le mie, controllando il movimento per evitare di penetrare troppo a fondo.
Preso dalla foga, ogni tanto il comandante reclinava il capo alla ricerca della mia bocca, in una fusione perfetta di corpi che ci trascinava verso l’inevitabile conclusione.
Non ebbi modo di ricambiare la gentilezza, perché prima che potessi chiedergli dove preferisse farmi venire, il mio cazzo eruttava riempiendo di sperma il preservativo, l’unica barriera che si frapponeva tra i nostri piaceri.
Restai dentro di lui dopo l’orgasmo, e quando riuscii a riprendermi lo feci girare.
Mi posizionai tra le sue gambe e, fissandolo negli occhi, cercai di replicare lo splendido pompino che mi aveva praticato poco prima.
Lessi sul suo volto il piacere che stava montando, e quando seppi di aver raggiunto il punto di non ritorno, allontanai le labbra per lasciare che mi schizzasse in viso, riempiendomi la barba del succo dei suoi coglioni.
Dopo esserci ripuliti restammo abbracciati sopra le coperte, ad accarezzarci e a baciarci, nudi e stremati.
“Che ore sono?”.
Le 19,00.
Alla sola idea che avessimo ancora tutta la notte davanti, il mio cazzo riprese immediatamente vigore…
Ma questa è un’altra storia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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