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Gay & Bisex

Matteo mio amore


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
29.05.2026    |    2.034    |    1 7.7
"Poverino, era disabile, un ragazzo costretto su una sedia a rotelle con qualche problema di coordinazione..."
Il Ricordo di Matteo

Di tutti gli amanti che ho avuto, Matteo è stato quello che mi ha sempre mandato in tilt. In quel periodo della mia vita, i miei movimenti erano diventati sempre più effeminati – un gesto della mano, il modo di incrociare le gambe, una certa cadenza nella voce. Mia moglie cominciava a guardarmi strano, e io vivevo nel terrore che potesse scoprire tutto.

Ma il culo, in quel periodo, era magnifico. Morbido, rilassato, sempre pronto. Bastava un dito, nemmeno serviva tutto quel preludio. Lui lo sapeva.

Elga mia moglie aveva l'abitudine di bere. A cena, si scolava un litro di rosso e poi crollava sul divano, facendo finta di guardare la televisione. Io, dopo aver sparecchiato, chattavo con Matteo – lei mia moglie Russava leggermente, la testa reclinata all'indietro, la bocca semiaperta.

Quella era la nostra finestra.

A volte avevamo solo un'ora. Un'ora per fare tutto. E lui non perdeva tempo.

Il rituale

Matteo si sedeva sulla tazza del cesso, in bagno, e accendeva una sigaretta. Io mi spogliavo in camera da letto, il cuore che batteva forte, le orecchie tese a captare qualsiasi rumore da fuori. Mi lubrificavo il buco con cura, infilando le dita per sentire che fosse tutto pronto. La sensazione di quelle dita dentro di me, il calore che si diffondeva, la consapevolezza di ciò che stava per accadere – era come un'onda che mi travolgeva.

Quando lui entrava, non diceva una parola. Si avvicinava da dietro, mi mordeva il collo – forte, abbastanza da lasciare il segno per un giorno o due. Poi, quando sentiva che ero duro, mi piegava sul letto e mi inculava senza tanti preamboli.

Non ha un cazzo enorme, Matteo. Diciamo nella media, forse un po' meno. Ma sapeva usarlo. Spingeva con quel ritmo preciso, trovando sempre il punto giusto, e ogni volta mi faceva venire. Ogni singola volta.

«Bel frocetto», sussurrava mentre mi prendeva, la voce roca. «Che bel culo che hai, sembri una puttana». Le sue mani mi afferravano i fianchi, le dita che stringevano la carne. Lui era tutto peloso – petto, braccia, gambe, perfino dietro la schiena, una coltre di pelo scuro che quando mi montava sentivo sulla pelle. Era come essere scopato da un animale, qualcosa di primordiale.

Il nipote

Una volta mi chiese di fare un pompino a suo nipote. Poverino, era disabile, un ragazzo costretto su una sedia a rotelle con qualche problema di coordinazione. Ma il cazzo, quello, funzionava benissimo. Era giovanissimo – non aveva nemmeno vent'anni – e io a cinquanta. Sembrava un'inversione della natura, uno scherzo del destino.

Matteo mi guardò con quegli occhi scuri, mentre ancora stavano fumando dopo una scopata. «Lo faresti?» mi chiese, la voce bassa. «Gli farebbe bene, sai. È chiuso in casa tutto il giorno, non vede mai un culo. Gli ho parlato di te».

Io annuii.

Quel pomeriggio, dopo pranzo, lo portarono a casa. Sua madre – la sorella di Matteo – lo accompagnò, pensando che fosse solo una visita di famiglia. Quando se ne andò, rimanemmo noi tre.

Il ragazzo era timido, lo sguardo basso. Matteo lo aiutò a spostarsi sul divano, poi mi fece un cenno. Mi inginocchiai davanti a lui, gli abbassai i pantaloni. Il suo cazzo era già duro – una reazione involontaria, forse, o forse sapeva cosa stava per succedere.

Lo presi in bocca, e fu come un rito. Mentre lo succhiavo, sentivo il sapore del sale e della gioventù. Lui gemeva piano, senza muoversi, mentre io lavoravo con la lingua e le labbra. Matteo mi guardava, una mano nei miei capelli, guidandomi.

«Bravo», diceva. «Così gli piace».

Il ragazzo venne dopo qualche minuto, caldo e denso. Bevvi tutto, come si beve un'offerta. Se non fosse venuto subito, glielo avrei dato anche il culo. Ma era stato veloce.

Non ci siamo mai più visti, dopo. Lui è finito su un sito di incontri, io su un altro. Cambiare è la regola, in questo gioco. Ma se rinasco, voglio essere una trans – con un cazzo mio da usare, e un culo da offrire. Chissà se lo incontrerò di nuovo, magari in un'altra vita.
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