Gay & Bisex
In ginocchio nel bosco (Parte II)
05.02.2026 |
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"Lentamente, ma in modo deciso, iniziò a stantuffarmi ed il dolore iniziale divenne un senso di calore, una vampata dall'ano alle guance ed un senso di smarrimento e confusione: non volevo che..."
In un attimo capii che non potevo fare altro che inginocchiarmi sul fogliame e servire quell'uccello meraviglioso: così feci.Approcciai quella poderosa cappella con qualche bacio sulla punta senza mai staccarmi ma, pochi secondi dopo, ne stavo già tastando il sapore e le forme con la mia lingua. Le mie mani si appoggiarono alle sue cosce robuste, prima accarezzandole e poi afferrandole per non essere staccato da quel cazzo che volevo fare esplodere.
Lui mi chiese "ti piace il cazzo, vero?" sorridendo ma io rispondevo a mugugni senza staccarmi dal suo sesso turgido e saziante che, scivolandomi tra le labbra, mi faceva pulsare dall'uccello all'ano.
Ormai la foga aveva preso il sopravvento ed il mio succhiare diventò deciso pur senza accelerare. Con lentezza giocavo con la sua asta e con una mano gli massaggiavo le palle: ero suo! Intanto lo guardavo dal basso verso l'alto come una ninfa insaziabile.
Qualcosa in lui stava iniziando a cambiare e la gentilezza cedette il passo a suoni e gesti rozzi, primordiali, animaleschi: "sei proprio una troia!" disse ed io impazzii completamente. Mi piaceva che mi desse della troia e che mi usasse come fossi la sua puttana. La mia bocca, la mia lingua e le mie mani si prodigarono per farmi diventare la gran puttana che avrei voluto essere ma, improvvisamente, un rumore di rami spezzati tradì la presenza di qualcuno. Senza staccarmi dal cazzo del mio maschio, mi fermai e lo guardai, lui si accorse dell'intrusione e poi mi guardò: erano il vecchio e lo stordito che mi avevano inseguito prima che, a distanza di qualche metro, si godevano lo spettacolo.
Io smisi di succhiarlo e gli dissi "siamo un po' troppi, mi mette a disagio... forse è il caso di andare?". Improvvisamente si voltò verso i due intrusi e, senza mezze parole esclamò: "fuori dalle palle!". I due obbedirono: il mio uomo, il mio padrone e dominatore li aveva scacciati mentre ero in ginocchio di fronte al suo cazzo. Lo guardai, gli sorrisi e ripresi a succhiarlo con più veemenza: ero letteralmente preso.
Lui mi prese la testa con una mano ed iniziò a dettare il ritmo, una parolaccia dietro l'altra alternate a mugugni e gemiti: io mi lasciai talmente andare che lo lasciai affondare fino a sentire con chiarezza la sua cappella in gola e, nonostante qualche iniziale conato, la cosa mi stava mandando fuori di testa.
Mentre il mio omone godeva nella mia bocca obbediente, dietro di lui, un po' di lato, in silenzio e ben nascosto, un uomo barbuto ed alto si stava segando: questo spettatore mi piaceva e, senza che il mio omone se ne accorgesse, sorrisi all'altro ed iniziai a guardarlo mentre succhiavo lui.
Senza mai staccarmi dal suo uccello, appoggiai la guancia sotto la sua pancia e ripresi a succhiarlo.
"Basta, adesso voglio il tuo culo" disse: non osavo oppormi ad un sogno che si stava avverando. Gli infilai un preservativo, due colpi di bocca come incoraggiamento e subito mi voltai, appoggiandomi ad un pino...
"Entra piano, lascialo prima abituare" dissi mentre sentivo lui sputare sul mio buco con una precisione invidiabile: poggiò la punta della sua cappella sul mio ano e lo spinse dentro in un colpo solo togliendomi il fiato!
Una fitta che mi lasciò immobile qualche secondo mentre lui, ridendo maleficamente, mi diceva " zitta puttana, il tuo culo mi appartiene". Lentamente, ma in modo deciso, iniziò a stantuffarmi ed il dolore iniziale divenne un senso di calore, una vampata dall'ano alle guance ed un senso di smarrimento e confusione: non volevo che smettesse per nessuna ragione!
Era ormai completamente dentro di me, ne ero succube e mi sentivo la sua puttanella, la sua schiava sessuale, preda ad ogni colpo, schiacciato e prevaricato dal suo grosso corpo! Stavo godendo come mai avrei creduto!
Intanto realizzai che il guardone si stava ancora segando con gli occhi sbarrati: iniziai a dare spettacolo e fare la troia. Emettevo suoni da vera zoccola, incitando il mio omone ad aprirmi il culo. "Dai, ingravidami" arrivai a dirgli mentre mi pompava come un toro e lui mi rispose "non così in fretta...".
Improvvisamente prese un ritmo che mi fece divampare, sentire brividi lungo la schiena e, ad ogni spinta, cresceva la sensazione che sarei venuto anche io da un momento all'altro! "Mi fai godere col culo" gli dissi, eccitandolo ancora di più: il guardone aveva gli occhi fuori dalle orbite.
Ad un certo punto il mio toro da monta mi disse che stava per riempirmi ed io seppi dire solo "sì, sborra... sborra porco...": il guardone aumentò il ritmo della sua sega e venne con tre o quattro bei fiotti.
Alla vista di quella scena, sapendo di avergli procurato io quell'abbondante eiaculazione, mi eccitai tanto che, dal mio uccello penzolante, iniziò ad uscire tutto il mio piacere, colando sulle foglie: incapace ormai di ogni reazione ed in preda all'orgasmo, sentii l'uccello del mio padrone pulsare ed esplodermi dentro.
Restai qualche istante appoggiato a quel pino, con le gambe aperte ed il culo largo, respirando, riprendendomi da quella tempesta di piacere.
Il guardone era sparito ed il mio compagno di giochi, rivestendosi, era ormai proiettato fuori dal suo ruolo di gioco ed accennò appena un "ciao" ma, di tutto ciò, me ne fregava il giusto: per la prima volta ero stato davvero la troia di un uomo in un bosco.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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