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Gay & Bisex

In ginocchio nel bosco (Parte I)


di SecretLove80
03.02.2026    |    4.278    |    6 9.5
"Sentivo il cuore a mille ma alla fine decisi: scesi dalla mia auto e mi avvicinai ai cespugli..."
Come ero riuscito a ritrovarmi in ginocchio sulle foglie, tra i cespugli, in mezzo agli alberi, con un sconosciuto enorme che mi teneva la testa con due mani e mi spingeva in gola il suo uccello? Solo per un attimo fui preso da questo pensiero che subito mi abbandonò, preda eccitata di un uomo grosso, robusto e carico che mi aveva reso la sua puttanella obbediente.
Non sarò mai grato abbastanza alla mia curiosità.
Tutto cominciò in un assolato ma freddo giorno di Novembre. Steso sul divano, nella quiete di casa, cercavo di appagare una parte di me appena scoperta e che aveva "fame", fame di maschio, fame di cazzo.. Con il mio smartphone in mano leggevo esperienze, curiosità, pratiche e racconti, fin quando mi apparve davanti agli occhi una mappa per i luoghi dove si consumava il sesso in auto.
La mia fantasia prese a galoppare ed iniziai a cercare qualche mèta alla mia portata ma non troppo vicina a casa: la trovai.
Tante recensioni descrivevano un'area boschiva con tanti posti dove lasciare l'auto per imboscarsi in compagnia, narrando un ventaglio di esperienze interessanti, variegate e per me ancora ignote.
Avevo deciso: nel primo pomeriggio sarei andato in esplorazione.
Dalla strada principale, svoltai in una strada secondaria e, di lì a qualche decina di metri, una freccia indicava la località che stavo cercando: una strada immersa tra i pini. Iniziando la mia salita in auto, venni subito rapito dalla suggestività di questo angolo di tranquillità lontano dai rumori della città, immerso nel verde e nei rumori timidi di uccelli, di vento e rivoli d'acqua in lontananza ma... nemmeno un'anima viva.
Pazienza, il posto meritava e decisi di continuare a salire. Intanto la vegetazione iniziava a diventare più fitta e più rustica quando vidi parcheggiata un'auto, nel senso opposto di marcia, con un uomo solo all'interno: era un uomo davvero tanto anziano. Iniziai a scoraggiarmi...
Subito dopo la curva altre due auto parcheggiate sui due lati, con due personaggi inguardabili: sciatti, trascurati e con un'aria da disadattati nemmeno tanto svegli. Tirai dritto ma, dopo un paio di curve, notai che il primo anziano mi stava seguendo e che, poco più indietro, c'era uno dei due tipi sudici visto dopo di lui: forse era il caso di mettersi a distanza!
Arrivato ad uno spiazzo, feci inversione, mi fermai e, con aria visibilmente infastidita, iniziai a smanettare sul telefono, per dare l'idea di essere lì per i fatti miei e non essere interessato ad altro. Passò il primo, rallentò, non lo cagai di striscio, fece inversione e se ne andò: con il secondo, che si fermò a fissarmi con la bocca mezza aperta, fui costretto a fargli segno con la mano, invitandolo ad andarsene via.
Ero deluso: tanta strada per raggiungere un posto meraviglioso ma frequentato tanto male. Decisi di andarmene.
Non feci in tempo a mettere in moto la mia auto che intravidi una vettura che si avvicinava lenta, quasi mi si accostò per il tempo di uno sguardo e subito svoltò sul lato opposto della piazzola: il mio entusiasmo si stava risvegliando!
Una volta accostato, scese dall'auto, la chiuse e si mostrò senza avvicinarsi: un bell'omone di mezza età, brizzolato, oltre un metro e novanta,aspetto curato, vestito casual con un certo gusto.
Forse era la volta buona.
Mi fece un cenno di saluto sorridendo, poi distolse lo sguardo e, lentamente, si avviò tra i cespugli mostrando la sua mano che si toccava il pacco, ma senza più guardarmi fino a quando, rivolgendomi un ultimo sguardo e sorridendo, sparì dalla mia vista tra i cespugli.
Sentivo il cuore a mille ma alla fine decisi: scesi dalla mia auto e mi avvicinai ai cespugli. Raggiunsi il punto nel quale l'uomo si era inoltrato tra i cespugli e, poco distante, lo vidi. Aveva i pantaloni abbassati e si stava toccando l'uccello: "ciao" mi disse lapidario.
"Ciao" farfugliai io, mentre guardavo, come ipnotizzato, quella scena: alzai lo sguardo e lui, sorridendo, si inoltrò ancora più nella vegetazione facendomi cenno di seguirlo, per celarci completamente ad eventuali intrusi. Non mi feci pregare.
"Vuoi toccare?" chiese con gentilezza.
Non risposi, lo guardai timidamente e subito la mia mano scivolo sul suo uccello: era caldo, ancora non eretto a sufficienza e, facendolo scorrere sul palmo della mia mano, potevi sentire distintamente la forma della sua generosa cappella. Per qualche istante mi limitai ad accarezzarlo ed osservarlo: non era lunghissimo ma bello cicciotto, venoso, con una bella cappella leggermente sproporzionata rispetto al resto. Due belle palle penzolanti, tra pochi peli sale e pepe, mi invitavano a massaggiarle. "Mi succhieresti, bello?" chiese con voce calma e rassicurante.
"S-sì, certo..." risposi esitando e mi chinai verso quell'uccello. Avvicinandomi, sentì distintamente un irresistibile odore di uomo, un odore che non si può definire profumo ma che mi attraeva, in modo irresistibile.
Iniziai a leccare la punta ma ci volle davvero poco, prima che prendessi a succhiare la sua cappella.

(CONTINUA)
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