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Gay & Bisex

L' annientamento Pt.1


di FantasticaMoana
19.12.2025    |    134    |    4 9.0
"Il pomeriggio passo’ in fretta fra risatine e battute sulla mia gabbietta ma la cosa non mi turbo’ affatto, anzi mi aveva eccitata come al solito..."
Sono sempre stata femmina nel modo di urinare, sempre e solo da seduta, di tenere la casa in ordine e pulita, nel dialogare con gli altri, garbata ed educata senza mai alzare la voce, nello sport, pallavolo e atletica leggera piuttosto che basket e calcio, nel pensare al sesso, al cazzo, nel godere passivamente e sottomessa (umiliata per natura non per volontà altrui, è il mio io, la mia cifra). Incontrando Giulio , un padrone perverso e porco come piacciono a me, capii che non ero ancora femmina al 100%, almeno non come desiderava lui, dopo un primo incontro assai deludente, mi disse che ci saremmo potuti rivedere ma dopo un accurato e approfondito reset del mio cervello e fisico. Cosa intendeva me lo spiegò a chiare lettere, dovevo: essere glabra total body, indossare h24 una gabbietta di castità, avere inserito un plug anal tutto il giorno, avere trucco e make up durante le videochiamate, in cui lui, poteva vedere me ma io non lui, indossare abbigliamento sexy, quindi tacco 12 e lingerie provocante.Iniziai così l’ evoluzione e sentii da subito il mio corpo e la mia psiche trasformarsi in una femmina pronta a tutto per il maschio alfa.Piacere e tortura convivevano in me per tutto il tempo, la gabbietta (mai più aperta dal primo giorno in cui la indossai) mi sconvolgeva di piacere estremo, colavo umori e non serviva più masturbarmi, il plug era una goccia cinese continua, che mi faceva contorcere dal godimento fino anche a farmi perdere i sensi.La cosa più facile fu il make up e adottare un vestiario succinto. Dopo 3 mesi in cui con Giulio ci fu solo un confronto epistolare di messaggi, una sera mi videochiamo’.Appena mi vide, bestemmiò! Rimasi per un bel tempo in silenzio, senza fare nulla, temendo di sbagliare e solo quando lui si inquadrò il cazzo duro, capii il senso di quella esclamazione. Chiuse la videochiamata e mi scrisse in chat come e quando presentarmi da Lui. Non avevamo fatto sesso quella sera eppure, il tono della sua bestemmia, la vista di quel cazzo arrapato, il fisico tirato dallo sport e quello sguardo da superiore mi donarono un orgasmo forte ed intenso tanto da cio’ che rimaneva davanti (un inutile appendice) quanto dalla mia figa anale e me ne accorsi quando chiudendo la videochiamata, mi sentii fradicia fra le gambe. A casa di Giulio dovevo girare nuda, vestita di solo scarpe, terminavano il mio outfit un plug con coda di volpe e la micro gabbietta, quest’ ultima diventò col passare dei giorni sempre più piccola al contrario del plug sempre più grande fino ad essere un dildo di importanti dimensioni.
Camminare in quelle condizioni era difficilissimo perché il piacere era talmente grande che mi faceva contorcere e stravolgeva i miei tratti, la micro gabbietta che mi restituiva tutta la mia femminilità, mi regalava orgasmi senza che io facessi niente, il solo pensare al mio clitoride sempre più piccolo mi faceva talmente bagnare da sembrare una strada sotto un diluvio, il plug ora dildo mi sconquassava le viscere e faceva desiderare penetrazioni devastanti, minotaure.
L’ estasi non doveva mai farmi dimenticare la cura per l’ essere sempre in ordine, truccata e con l’ andatura sempre elegante e raffinata, come piaceva al mio mentore.
Passarono mesi e non ci fu mai alcun contatto fisico fra Giulio e me, se non quello della mia lingua sui suoi piedi quando aveva voglia di massaggi, dopo essere stato in palestra o di un sfioramento leggero quando si prendeva il bicchiere di whisky dalle mie mani a mo di vassoio, mentre ero in ginocchio davanti a lui disteso sul divano.
Di notte lui dormiva nel suo lettone matrimoniale ed io sul pavimento, su di un tappeto, la mattina quando si alzava mi dovevo fare trovare sveglia perché ero diventata il suo pisciatoio umano.
Le prime volte fu dura riuscire a bere tutto di un fiato il suo piscio, anche perché non si preoccupava se io riuscissi ad ingoiare o meno; venivo per questo punita leccando il suo prezioso nettare finito a terra.
Mi sentivo umiliata non per il pulire con la lingua il pavimento ma perché mi sentivo incapace nello svolgere il mio compito.
Una sera il padrone mi fece assistere ad un suo incontro con una donna sposata, io rimasi per tutto il tempo in piedi legata con le mani dietro la schiena e la gag ball a tapparmi la bocca.
Durante la scopata il padrone si stizzì diverse volte con quella femmina tanto che interruppe di scoparla e gli urlò di ritornare a casa da suo marito.
Quando rimanemmo soli, mi liberò da ogni costrizione e mi chiese cosa avessi capito di quella sera.
Gli risposi che la donna si era negata più volte al volere del padrone.
Lui mi chiese se fossi pronta a tutto e se mi sarei comportata diversamente, annui.
Il pomeriggio seguente Giulio invitò diversi suoi sottoposti a casa con le relative mogli o fidanzate e fece un party in piscina, eravamo tutti in costume, a me ordinò che dovesse essere bianco e che non avrei dovuto togliere la gabbietta., così che tutti potessero accorgersi di ciò.
Il pomeriggio passo’ in fretta fra risatine e battute sulla mia gabbietta ma la cosa non mi turbo’ affatto, anzi mi aveva eccitata come al solito.
Quando tutti se ne furono andati ed io stavo sistemando la casa, GIULIO mi chiamò agitando il campanellino e con un sorriso fra il sadico e il beffardo, mi chiese cosa avessi provato ad essermi mostrata a sconosciuti e a rispondere a domande anche imbarazzanti.
“Ho provato piacere, padrone”.
Mi fece cenno di inginocchiarmi e accostando la sua mano alla mia bocca, me la aprì, mi sputò sulla lingua e tirando fuori il suo cazzo, iniziò a cercare di infilarlo tutto dentro, i primi cm furono facili, ma poi al primo conato di vomito, smise quell’ esplorazione, si rivestì e mi disse continua a sistemare casa.





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