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Gay & Bisex

Fragilità


di Membro VIP di Annunci69.it Nobilis69
28.05.2026    |    2.965    |    7 9.4
"Su quel letto non si scambiarono solo saliva, erezioni, sperma, sudore, desiderio..."
Storia di fantasia con un fondo di verità.
Buona lettura.

​Turno di notte.
Pronto soccorso.

Solita fila di persone a farsi visitare per dei nonnulla e un paio di grosse emergenze: una brutta emorragia cerebrale in un quarantenne e un ragazzo di sedici anni accoltellato.

Marco era in sala rossa e gestiva entrambe queste criticità come solo un veterano del pronto soccorso può fare.
Il rischio era elevato, ma i colleghi pochi. Per cui... bisognava gestire entrambi i pazienti.

Erano più di vent'anni che salvava vite, anche a costo della sua.
Quante volte aveva preso botte da pazienti fuori di testa, ubriachi o tossici.

Non si era mai sposato Marco; anzi, in qualche maniera si era sposato con il lavoro.
Era sempre disponibile con i colleghi per cambi turno o sostituzioni.
Amava quel lavoro che era la sua ragione di vita. Per carità, non era un integralista.
Aveva la sua vita fuori dall'ospedale, moltissimi amici con cui si vedeva regolarmente, comprese un paio di infermiere con le quali si divertiva a letto.

​Sistemati in reparto e in sala operatoria i due pazienti, Marco uscì a fumarsi una sigaretta.
Sapeva che avrebbe dovuto smettere, ma in quei momenti ci voleva.

Mentre rientrava, cominciò ad avvertire un dolore sordo al fianco sinistro che rapidamente divenne insopportabile.
Troppo esperto, Marco, per non riconoscere la colica renale che stava arrivando.
Andò allora dalla collega e le disse:
— Roberta, ascolta. Mi sta montando una colica renale. Fammi qualcosa altrimenti svengo.
​Non finì di pronunciare quelle parole che si sentì mancare. Lo presero e lo stesero su una barella.
Ago, prelievo, terapia e TAC. La terapia fece effetto, ma lui era uno straccio.

Dopo un po' arrivò Roberta che gli disse:
— Marco, hai molti calcoletti piccoli nei reni, in particolare a sinistra, ma c'è, sempre a sinistra, una massa. Forse dipende dalla colica. Fai la terapia espulsiva e tra un mese si ripete la TAC con contrasto. Ho già avvisato il reperibile. Tu adesso vai a casa.

​Marco obbedì. Non si reggeva in piedi. Lasciò l'auto al parcheggio e prese un taxi per andare a casa.
Si buttò sul letto e dormì fino a quando non lo svegliò la necessità di fare pipì.

Dopo un mese rifece la TAC, che invece parlava chiaro: tumore al rene sinistro.
​Gli crollò il mondo addosso.
Lui che aveva curato migliaia di persone si trovava dalla parte opposta, quella del paziente.

Quel giorno camminò a lungo pensando a quello che avrebbe dovuto affrontare. E lo affrontò con coraggio.
Si guardò dentro e decise che quel tumore era una pagina da girare.

Si mise in contatto con il chirurgo e andò a visita come un paziente qualunque.
— Ciao Enzo — disse quando entrò in ambulatorio.
— Marco! Che ci fai qui? Mi potevi chiamare!
— Sono qui come paziente, Enzo. Mi devi togliere il rene sinistro. Cancro.
— Stai scherzando? Fammi vedere...
​Enzo guardò tutta la documentazione.
— Beh Marco, bella sfiga. Va tolto. Ti metto in lista.
Dopo un mesetto fu chiamato per l'intervento.
Andò tutto bene e, dopo pochi giorni, era a casa.

Durante la convalescenza andava a trovarlo spesso Enzo, il suo chirurgo, che era stato anche suo compagno di studi.
Cominciarono a ricordare gli anni dell'Università e delle prime guardie in ospedale con un misto di nostalgia e di un po' di rimpianto.

Anche Enzo era single. Un matrimonio fallito con una ex moglie sanguisuga e niente figli.
Anche lui si era dedicato quindi solo al lavoro, con ottimi risultati.

Con lui Marco si era aperto molto, e lo stesso aveva fatto Enzo.
Avevano scoperto anche molti interessi in comune e avevano cominciato a frequentarsi.
Marco era poi rientrato al lavoro con dei turni ridotti ed Enzo lo cazziava ogni volta che lo vedeva fare un turno lungo o che lo trovava con la sigaretta accesa.

La loro amicizia era diventata una solida realtà. L'estate successiva decisero che avrebbero fatto una vacanza insieme.
Entrambi avevano la moto e decisero di partire per un viaggio senza meta.

​Una sera, durante una sosta, si trovarono a parlare seduti sulla spiaggia guardando il tramonto.

— Marco, ti devo parlare di una cosa, ma non so da che parte cominciare.
— Beh, prova a cominciare dall'inizio — disse incuriosito Marco.
— Ti ricordi Anna? La mia ex moglie?
— E chi se la scorda! La più bella della facoltà di Giurisprudenza.
— Sai perché mi ha lasciato?
— Beh, nell'ambiente si vociferava che ti avesse trovato a letto con l'amante.
— Vero. Ma quello che non sa nessuno è che l'amante era un uomo.
— Cosa? Ma, Enzino, tu sei gay?
— No. Sono bisex e in quel periodo ero più attratto dagli uomini. Chiaro che Anna mi mollò all'istante e che ancora pretende un assegno folle. Più che altro per non sputtanarmi.

— Cazzo, che storia... — disse Marco. — E chi era il tuo lui? Se vuoi dirmelo, ovviamente.
— Era un marchettaro, Marco. Un pezzo di marcantonio con un fisico da urlo e che scopava da Dio. Ma penso che sia stato lui a fare la spia ad Anna per incastrarmi, convinto di ricavarci qualcosa.
— Che figlio di puttana! E adesso?
— Ora vivo la mia vita, lavoro come un ciuco più che altro per l'assegno che passo a lei. Ma non ho una persona fissa. Ogni tanto mi vedo con qualche maschietto di vecchia data del quale sono sicuro. Stop. Da un po' di tempo, però, ho preso a frequentarmi con una persona che mi attira molto, con la quale mi sento in sintonia. Non c'è mai stato sesso, ma quando siamo insieme sento che la vita può ancora riservarmi bei momenti. Non ti nascondo, Marco, che mi piacerebbe diventasse veramente qualcosa di più.
— Sono contento Enzo. Mi fa piacere per te. Non ti nascondo che la scelta della solitudine che ho fatto un tempo, beh... la sto riconsiderando. Proprio in questo momento difficile, avere avuto almeno te accanto mi ha aiutato molto. Ho avuto molta paura di non farcela. E invece sono con te in vacanza.

​Enzo fece un sorrisetto.
— E dimmi Enzo, la conosco questa persona? È del nostro ambiente?
— Sì Marco. Questa persona la conosci molto bene.
— Davvvero? E chi è?
— Non l'hai ancora capito? Sei tu — disse Enzo con un filo di voce.

​Marco lo guardò con gli occhi sgranati. Poi gli sorrise e lo abbracciò.
Restarono uniti in quell'abbraccio a lungo, mentre Enzo singhiozzava in un pianto liberatorio.
— Marco, spero che questa confessione non ti abbia fatto male. Te lo dovevo dire, però. Lo dovevo a me e a te. E capirei anche se tu adesso salissi sulla moto e te ne andassi.
​Marco restò in silenzio. La forza di quella rivelazione l'aveva stordito.

— Enzo, io ti devo tutto. La mia vita è tornata mia grazie alle tue mani di chirurgo esperto e alla tua testa. Non riuscivo a concepire di essere fragile, ma tu sei riuscito a trasformare la fragilità in una leva per rafforzarmi ancora di più. Non so ancora se quello che provo per te sia amore o chissà che altro. So solamente che senza di te mi sarei lasciato andare. La tua sincerità nel dichiarare i tuoi sentimenti mi lascia senza parole, ma posso dirti che credo di non poter vivere la mia vita senza che tu ne faccia parte.
— È molto di più di quanto potessi desiderare, Marco. Ti va di provarci?
— Mi va.
​E si strinsero nuovamente in un abbraccio caldo.

Quella notte, a letto, suggellarono quell'unione nata dalla malattia.
Su quel letto non si scambiarono solo saliva, erezioni, sperma, sudore, desiderio.
Si scambiarono anche la consapevolezza di esserci spiritualmente l'uno per l'altro, di poter contare su un supporto vicendevole per combattere tutte le fragilità che tutti, a questo mondo, hanno.
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