Gay & Bisex
La notte
02.09.2025 |
3.037 |
2
"Le mani dell’uomo scorrevano decise sul corpo di Mykonos, come se volesse impararlo a memoria in un istante..."
La notte avvolgeva la città in un silenzio interrotto solo dai passi di Mykonos. Aveva deciso di fermarsi in un locale discreto, illuminato da luci soffuse e profumato di tabacco dolce e liquori forti. Entrò, e il suo sguardo incontrò subito quello di un uomo seduto al bancone: spalle larghe, camicia sbottonata al punto giusto, occhi scuri che sembravano leggerlo dentro.Non fu necessario parlare subito. Un cenno, un sorriso appena accennato, ed era già scattata quell’attrazione magnetica che non lascia scampo. Mykonos si avvicinò, sedendosi a fianco. L’aria si fece densa: un bicchiere condiviso, le dita che sfioravano il bordo del calice nello stesso istante, un contatto lieve che scatenò un brivido.
Le parole furono poche, quasi superflue. C’era qualcosa di elettrico che passava da uno sguardo all’altro. L’uomo si chinò verso di lui, il respiro caldo che sfiorava l’orecchio: «Vieni con me». Era più un comando che un invito, e Mykonos non ebbe esitazioni.
Uscirono insieme, e la notte sembrò farsi complice. Il passo dell’uomo era sicuro, deciso, mentre Mykonos si lasciava guidare, con la consapevolezza che stava andando incontro a qualcosa di inevitabile. Ogni gesto, ogni movimento era carico di un erotismo sottile, ma potentissimo, che lo faceva vibrare di attesa. La porta dell’appartamento si chiuse alle spalle di Mykonos con un tonfo che sembrò isolare il mondo esterno. Le luci erano basse, calde, e la musica in sottofondo batteva lenta, come un cuore che anticipa.
L’uomo si avvicinò senza dire nulla, fissandolo intensamente. La sua mano scivolò decisa sulla nuca di Mykonos, attirandolo a sé. Le labbra si incontrarono con una forza quasi urgente: non era un bacio tenero, ma un bacio che reclamava, che chiedeva di più. Mykonos rispose con lo stesso ardore, lasciandosi trasportare dal desiderio che ribolliva dentro.
Ogni centimetro di distanza sparì. I corpi si cercavano, si urtavano, si stringevano. Le mani esploravano senza esitazione, tracciando linee di fuoco sulla pelle. L’uomo lo guidò all’indietro, fino a farlo poggiare contro la parete. Il muro era freddo, il suo corpo caldo: il contrasto lo fece fremere.
«Sei mio, stanotte», sussurrò l’uomo, con un tono che era al tempo stesso promessa e provocazione. Mykonos chiuse gli occhi, lasciando che quelle parole gli scorressero dentro come una scossa elettrica. Le mani dell’uomo scorrevano decise sul corpo di Mykonos, come se volesse impararlo a memoria in un istante. Le dita stringevano, sfioravano, affondavano, accendendo brividi che gli correvano lungo la schiena. Mykonos lo guardava negli occhi, respirando forte, rapito da quell’intensità che non lasciava spazio al controllo.
Ogni bacio era più profondo, più affamato. Le bocche si cercavano e si respingevano, i respiri si mescolavano in un ritmo che cresceva. L’uomo lo sollevò appena, costringendolo a stringersi a lui, e Mykonos si lasciò andare, abbandonandosi a quel contatto potente.
Il tempo sembrava rallentare, ogni gesto era carico di desiderio. Un gemito soffocato riempì la stanza, subito coperto da un altro bacio. Mykonos si scoprì a voler di più, a non bastargli più nulla: voleva lasciarsi travolgere, perdersi completamente in quell’urgenza.
La musica continuava in sottofondo, ma ormai erano i loro corpi a dettare il ritmo, un crescendo che non conosceva pause. La notte li avvolgeva, e tutto il resto era scomparso: c’erano solo loro due, incatenati dal desiderio, pronti a bruciare insieme fino all’alba.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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