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Gay & Bisex

Fidanzamento ufficiale..con sorpresa


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
19.07.2026    |    2.943    |    6 9.6
"Sentivo il calore del suo palmo, la morsa disperata di chi voleva riprendersi quel fuoco anche solo per un attimo, sfidando il brivido del pericolo..."

​Da due anni la mia vita ha trovato una doppia dimensione. Quello che era iniziato come un gioco di annunci nel mondo dei cuckold si era trasformato in una solida realtà: incontri con coppie aperte e, sempre più spesso, il mio ruolo di bisessuale attivo con uomini che cercavano quel tipo di intensità carnale e sottomissione. Pensavo di aver visto tutto, di saper gestire ogni situazione e di saper scindere il sesso dalla vita di tutti i giorni. Mi sbagliavo.
​L'appuntamento di quella sera era di quelli a cui non puoi mancare: la cena ufficiale per conoscere i futuri consuoceri. Mia figlia e il suo fidanzato facevano sul serio, e le famiglie dovevano finalmente presentarsi per la prima volta a casa nostra.
​Quando il campanello ha suonato, mi sono sistemato la camicia, stampandomi in volto il sorriso delle grandi occasioni. Ho aperto la porta. Le presentazioni sono iniziate con i soliti convenevoli, i sorrisi cordiali delle madri, l’entusiasmo dei ragazzi. Poi, lo sguardo si è posato su di lui. Il padre del fidanzato di mia figlia.
​Il tempo si è letteralmente fermato. Dietro quell'abito elegante e l'aria da impeccabile padre di famiglia, ho riconosciuto all'istante quegli occhi. Solo poche settimane prima, quegli stessi occhi mi guardavano in una stanza d'albergo, nel buio di un incontro nato da un annuncio anonimo. Era stato un incontro di fuoco, dominato da una passione travolgente, priva di freni, dove lui si era consegnato completamente alla mia iniziativa.I flashback di ciò che era successo,la sua bocca che prendeva il mio membro ,il suo culo aperto e voglioso che veniva penetrato ripetutamente e la sborra ingoiata con desiderio insomma un'intesa fisica devastante, di quelle che lasciano il segno. Vederlo lì, nel mio salotto, nel ruolo del "consuocero", è stato come ricevere una scarica elettrica.
​L'imbarazzo che è calato tra noi due era una presenza fisica nella stanza, un muro invisibile ma spessissimo. Ci siamo tesi la mano per il saluto ufficiale: la sua mano tremava impercettibilmente, ma la stretta è stata ferrea, come a voler dire "ti prego, silenzio". I nostri occhi si sono incrociati per un secondo di troppo; ho letto nei suoi il panico puro, il terrore che quel castello di carte crollasse davanti a sua moglie e suo figlio, ma anche il ricordo vivido di quello che avevamo fatto.
​La cena proseguiva su un binario di straziante e borghese normalità. Le nostre compagne parlavano del menu delle nozze, i ragazzi pianificavano il futuro, e noi due recitavamo la parte dei padri fieri. Ma sotto il tavolo l'aria bruciava. Parlare del più e del meno durante l'antipasto era un esercizio di equilibrismo mentale. Ogni volta che pronunciava una parola o faceva un complimento sulla casa, la mia mente tornava ai dettagli di quell'incontro ravvicinato. Io cercavo di mantenere il controllo da perfetto padrone di casa, ma la consapevolezza di averlo posseduto e dominato fino a poco tempo prima rendeva l'atmosfera satura di una tensione erotica e psicologica quasi insostenibile. Lui evitava accuratamente il mio sguardo fisso, concentrandosi sul cibo, con il sudore che cominciava a imperlargli la fronte nonostante l'aria condizionata.
​A metà serata, l'aria nella stanza è diventata del tutto irrespirabile. Lui si è schiarito la voce, visibilmente teso, e ha accennato un sorriso tirato verso la moglie: «Esco un attimo in balcone a fumare una sigaretta»i Mi sono alzato, scusandomi con un cenno e lo ho accompagnato Era il momento del faccia a faccia.
​Appena ho richiuso la porta a vetri alle mie spalle, isolandoci dai rumori della cena, l'imbarazzo formale è evaporato, sostituito da una tensione primitiva. La penombra del balcone nascondeva i nostri volti alla luce del salotto. Lui era appoggiato alla ringhiera, la sigaretta che tremava leggermente tra le dita. Non abbiamo parlato. Non ce n'era bisogno. In quel silenzio carico di elettricità, e di nuovo i flashback del nostro incontro di qualche settimana prima sono esplosi nella mia e sicuramente nella sua mente con una nitidezza feroce. Ho rivisto la stanza d'albergo, le luci soffuse e lui, che via i vestiti borghesi si era spogliato di ogni inibizione.
​Nella mia testa si è materializzata l'immagine di lui in ginocchio sul tappeto, con gli occhi lucidi e supplicanti rivolti verso l'alto, mentre accoglieva la mia iniziativa. Ho ricordato la foga con cui lo avevo girato, mettendolo a novanta sul bordo del letto, bloccandogli i fianchi mentre godeva selvaggiamente di me, abbandonato a un piacere passivo, assoluto e disperato. Un uomo completamente sottomesso alla mia virilità.
​L'impatto di quei ricordi, unito alla sua presenza fisica a pochi centimetri da me in quel momento, ha avuto un effetto immediato. Sotto i pantaloni leggeri, la mia eccitazione è diventata visibile, dura, impossibile da ignorare.
​Lui ha girato la testa di scatto, lo sguardo è caduto inevitabilmente sul mio bacino. Ha deglutito a vuoto, gli occhi sbarrati dal terrore di essere scoperti, ma accesi da quel medesimo, torbido ricordo. Il contrasto tra il rischio di essere visti dai nostri stessi figli oltre il vetro e il desiderio represso stava logorando ogni suo freno inibitore.
​Ho fatto un passo avanti, sovrastandolo con il corpo, stringendolo quasi contro la ringhiera.
È piccolo il mondo, vero?», ho sussurrato a un millimetro dal suo orecchio.
​Lui ha emesso un respiro corto, gli occhi fissi sulla porta a vetri alle mie spalle per controllare che nessuno si muovesse nel salotto. Poi, guidato da un'intesa nata nel silenzio e dalla pura follia del momento, ha abbassato la mano libera. Il movimento è stato lento, furtivo, ma deciso. Le sue dita hanno sfiorato il mio membro duro attraverso la stoffa dei pantaloni. Un tocco elettrico che mi ha fatto contrarre i muscoli. La sua mano si è chiusa per pochi, interminabili secondi attorno alla mia forma, stringendo con una familiarità carnale che gridava sottomissione ed eccitazione pura. Sentivo il calore del suo palmo, la morsa disperata di chi voleva riprendersi quel fuoco anche solo per un attimo, sfidando il brivido del pericolo.
​Ci siamo guardati fisso negli occhi mentre mi stringeva: un patto silenzioso, hard, sigillato dal rischio e dal sesso.
​Poi, con un brivido, ha ritratto la mano, ha buttato la sigaretta e si è sistemato la giacca con dita tremanti. Ha riaperto la porta del balcone per tornare al tavolo dalle donne e dai ragazzi, lasciandomi lì, al buio, con il respiro corto e la certezza che quella parentela sarebbe stata molto, molto interessante.
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