Gay & Bisex
Isidoro 4/4
20.07.2026 |
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"Anche quando mi fece scendere le culottes a metà coscia, continuò a sculacciarmi con la stessa intensità di prima, anzi lasciando un po’ più a lungo la mano sulla natica, quasi a desiderare..."
La mia nuova università fu un fallimento completo, almeno dal punto di vista dello studio, perché da quello finanziario andava fin troppo bene.Avevo aperto un mio profilo come Evita, e mi bastò pubblicare neanche una decina di contenuti, per vedere cifre a quattro zeri sul mio conto corrente, C’erano poi i “contenuti privati” che altro non erano che delle costose marchette per chi le richiedeva, ma sembrava che scoparsi Evita fosse un qualcosa che non potesse mancare a chi non voleva un semplice rapporto etero. C’era poi chi mi voleva sodomizzare con qualche oggetto che non fosse un banale dildo, scoprendo così che la fantasia umana non ha limiti, visto che mi trovai nel culo dal braccio di un manichino alla bottiglia da tre litri di champagne.
Per mantenere l’anonimato, ma anche una certa dose di mistero che non faceva certo male, mi feci cucire da una sarta diverse maschere per tenere nascosto il volto. Oltre a portare sempre la parrucca bionda che era diventata un altro dei miei segni distintivi.
Quando non avevo altri impegni, la sera bazzicavo il “Maiale viola”, un locale a dir poco equivoco dove di fatto non c’era mai una donna, e spesso m’esibivo in spogliarelli dove facevo partecipare qualcuno del pubblico.
Avevo anche iniziato a vestirmi da donna, ma più per far scena che per reale convinzione, così come mi truccavo anche se non in modo marcato, in modo da mantenere una certa mascolinità anche se ero poi solo passivo.
Non volendo inventari una carriera universitaria che non avevo, dissi ai miei che la facoltà era molto difficile, e che avevo trovato tante difficoltà nell’affrontare i primi esami, e che questi erano andati male, ma allo stesso volevo continuare a provarci perché non li volevo deludere. Dissi anche che non avevo bisogno di soldi perché avevo fatto alcune vincete ai “Gratta e vinci”, oltre a guadagnare qualcosa dando ripetizioni di matematica.
Tutto cambiò il sabato di un freddo pomeriggio di marzo.
Mi trovavo in un centro commerciale dov’ero andato per cercare qualche ispirazione per un nuovo video, quando davanti a una vetrina di un negozio di lingerie, mi si avvicinò un uomo sui quarant’anni vestito elegantemente che mi fece un bel sorriso prima di gelarmi con una domanda che non mi sarei mai aspettato.
“Non credi che Evita meriti quel completino ? Magari il reggiseno è di troppo, ma quel tanga starebbe benissimo su quel bel culo.”
Sbiancai in meno d’un secondo, per poi cercare di negare, ma lo feci in modo così poco convincente che avrei fatto prima a confessare la verità.
“No ma che dice… e poi chi è questa Evita… mi chiamo Renato e come vede sono un ragazzo.”
In realtà balbettai come mi succedeva quand’ero preso dal panico, finendo con l’abbassare la testa non avendo il coraggio di tenere il suo sguardo.
“Guarda che lo so chi sei, e puoi stare tranquillo che non mi metterò a urlare chi sei, anche perché non avrei alcun motivo per farlo.” mi disse quello sconosciuto con voce decisa ma allo stesso tempo rassicurante “Volevo solo invitarti da me, o per meglio dire nel mio ufficio.”
Non gli chiesi il motivo di quell’invito che era fin troppo ovvio, e chiesi solo se dopo sarebbe finita li.
“Se lo vorrai tu sì, come si dice una botta e via, e puoi stare tranquillo che non sono un sadico o cose del genere, al limite mi piacciono i giochi di ruolo, ma prometto nulla di folle.”
“Come ti chiami ?”
“Gustavo e tu a parte Evita.”
“Isidoro.”
“Bene Isidoro, andiamo a prendere la macchina.”
Quando arrivammo al parcheggio mi ritrovai davanti una macchina mai vista, che sembrava uscita da un vecchio film.
“Ma che macchina è ?” chiesi avendo compreso solo che era un’auto d’epoca.
“E’ una Lancia Flaminia Supersport con carrozzeria Zagato del 1966, non so quante ce ne siano ancora in giro, ma credo che si contino sulle dita delle mani.” mi rispose senza nascondere la felicità che provava nel descrivere quel piccolo gioiello di meccanica “E’ un piccolo lusso che mi posso permettere, in fondo basta un meccanico competente e ricordarsi che è una vecchia signora che va trattata coi guanti bianchi.”
Salendo istintivamente cercai la cintura di sicurezza, che però non c’era facendo ridere gustavo.
“T’avverto che non c’è neppure il navigatore satellitare o qualche app per sentire la musica, però il rombo di questo V6 è meglio di un’orchestra sinfonica.”
Il viaggio in macchina non fu lungo e piuttosto silenzioso, poi arrivammo nel parcheggio sotterraneo di un centro uffici, e dopo parcheggiato l’auto per poi prendere una borsa nel bagagliaio, con l’ascensore in quello che era il suo luogo di lavoro.
Appena entrati fui colpito dalla grandezza della sola reception, tanto da non badare neanche alle insegne presenti.
“Questa è per te, vai pure a cambiarti in quella stanza.” mi disse indicandomi una porta “Poi il mio ufficio è il primo a sinistra, io t’aspetto li.”
“Va bene vedrò d’essere il più veloce possibile.” risposi prendendo la borsa.
Mi chiusi in quello che doveva essere un piccolo ripostiglio per vedere cosa m’aveva consegnato Gustavo, e non fui molto sorpreso nel trovare un “completo da segretaria”, con tanto di camicetta bianca, e gonna nera molto mini, così com’erano nere le autoreggenti, le culottes e le scarpe. Mi colpì invece il tirar fuori dalla borsa degli occhiali con una grossa montatura in plastica marrone, una cartellina in pelle con dentro dei fogli pieni di scarabocchi, e l’iconica parrucca da Evita.
Compresi che voleva giocare a direttore e segretaria, gioco di ruolo che avevo già fatto un paio di volte, così mi travestii in fretta per poi andare da lui.
“Buonasera dottore mi ha fatto chiamare.” dissi dopo aver bussato piano sulla porta.
“Si signorina Evita entri pure.” mi rispose lui dalla poltrona sulla quale era seduto.
Mi sistemai davanti a lui con la cartellina in mano giocando con gli occhiali, in attesa della sua prima mossa che non tardò ad arrivare.
“Signorina ha preso appunti durante la conferenza di oggi ?”
“No perché dovevo farlo ?” risposi facendo la svampita.
“Ma lo sa che lei è un disastro.” mi disse alzandosi per poi venire al mio fianco dietro di me “Io credo proprio che lei abbia bisogno di una lezioncina, così dopo non sarà più sbadata come adesso.”
“Davvero lei vorrebbe punirmi e poi come.”
Lui mi prese le mani per portarle sulla scrivania, e di conseguenza farmi piegare un po’ in avanti, quindi iniziò a sculacciarmi, ma senza farmi alcun male, come dovrebbe essere in un gioco di ruoli come quello. La mia gonna non tardò molto ad alzarsi, così potei sentire le sue mani quasi sulla pelle, coperta solo dal raso delle culottes.
Ero già stato con uomini che non badavano al trascorrere del tempo, ma mai nessuno era stato come Gustavo, che sembrava voler assaporare ogni singolo istante passato con me. Anche quando mi fece scendere le culottes a metà coscia, continuò a sculacciarmi con la stessa intensità di prima, anzi lasciando un po’ più a lungo la mano sulla natica, quasi a desiderare di sentirla più sua.
Le sue frasi erano sì di circostanza, ma il tono serio ed il volume basso, però allo stesso tempo la voce era rassicurante, quasi mi volesse dire “Stai tranquillo che va tutto bene.”
Quando però sentii che mi stava baciando le natiche ebbi ben più d’un fremito, anche perché mi succedeva molto di raro che qualcuno lo volesse fare, e le gambe mi si piegarono abbastanza da farglielo vedere.
“Signorina non mi dica che nessuno ha mai voluto baciare un bel così bel culo, ma anche una così invitante bocca.” mi disse prima di poggiare le sue labbra sulle mie dopo avermi fatto alzare la testa quel tanto che bastava per poterlo fare.
Il suo bacio fu una scossa da mille volt dritta nel cervello, anche perché fu il mio primo vero bacio. All’inizio la mia bocca rimase quasi chiusa, ma fu solo colpa della sorpresa, poi l’aprii cercando subito la sua più e più volte, e quasi senza accorgermene mi ritrovai girato con le chiappe poggiate sulla scrivania.
Quando aprii gli occhi non vidi Gustavo, una persona che m’aveva portato lì con un ricatto solo per scoparmi, ma l’uomo più bello del mondo, quello che avrei voluto amare per il resto dei miei giorni.
Gli tolsi la giacca, ma come m’avvicinai ai bottoni della camicia lui si sfilò la cravatta per legarmi blandamente i polsi, e quindi portarmi vicino alla finestra.
“Non c’è il pericolo che da fuori ci vedano ?” chiesi senza neppure sapere il perché di quella domanda.
“No i vetri da fuori sono a specchio, quindi adesso girati e guarda fuori.” mi rispose alzandomi nuovamente la gonna.
Come prima Gustavo alternò sculacciate che non potevano far male, a vigorose palpate, a dolci baci sul sedere, mandandomi completamente fuori di testa. Quando poi mi fece sentire un dito premere contro il buchetto, mi si piegarono le gambe per l’eccitazione, tanto che mi dovette mettere una mano sulla pancia per non farmi finire per terra.
Per la prima volta da quand’ero in quell’ufficio provai a prendere l’iniziativa, così mi girai per baciarlo ma soprattutto finire di spogliarlo, perché lo volevo vedere nudo e col pene in piena erezione. Alla fine, ci spogliammo a vicenda, mentre ci scambiavamo baci sempre più appassionati, e solo quando tutti i suoi vestiti caddero per terra riuscii a staccarmi dalle sue labbra, anche se per scendere lungo il suo corpo.
Quando finalmente mi ritrovai la sua nerchia davanti alla faccia, la presi fra le mani per poterne baciarne la cappella, e via via far scorrere la lingua sino alla base. Non ci fu neanche bisogno di succhiarlo o fare chissà qualche gioco di bocca, per fargli avere la mazza dura ed al massimo della sua estensione, pronta a fare di me la sua donna.
“Vieni e prendermi, voglio essere tua.” gli dissi dopo essermi andato a sedere sulla scrivania, per poi tenere spalancate le gambe afferrando le caviglie con le mani.
“Non mi dire che vuoi il mio cazzo ragazza birichina.” mi rispose ridacchiando mentre s’avvicinava a me.
“Certo che voglio il tuo bel cazzo, quindi vedi di fare l’uomo come piace a me.”
In quella stanza dove anche il pavimento era carico d’erotismo, accadde qualcosa di per me totalmente nuovo, ma che forse aspettavo dal mio primo incontro con Fulvio.
Mi sentii femmina.
Non che altre volte mi fossi sentito maschio, ma una sorta di ibrido che faceva la donna con le fattezze di un uomo. Con Gustavo invece quasi maledissi il pene che avevo fra le gambe, trovandolo non solo inutile ma anche d’intralcio a far uscire tutta l’Evita che era dentro di me.
Lui mi prese da vero maschio alfa, tenendomi per le cosce mentre mi penetrava con fin troppa facilità, ma del resto gli avevo lasciato il pene ben ricoperto di saliva proprio per farmi sodomizzare il prima possibile.
Gemevo a ogni suo affondo, e lo facevo senza alcun pudore, anzi quasi invitandolo a scoparmi sempre più forte, o usarmi come meglio credeva, tanto io avrei goduto lo stesso se non di più.
Non cambiò nulla quando mi fece mettere in piedi piegato contro la scrivania, anzi il prendermi da dietro gli diede la possibilità di essere ancora più maschio, e fottermi ancora meglio
Pur avendo preso cazzi ben più grandi del suo, lui mi faceva godere di più, come se potesse sopperire a quello che gli mancava fra le gambe, coi suoi gesti d’amore che non mancavano mai. Questo perché non smise mai di darmi baci o anche semplici carezze, facendomi sentire amato e poco importava se per lui contava solo Evita e non Isidoro.
Quando compresi che stava rallentando lo feci sedere sulla sua poltrona, per poi inginocchiarmi fra le sue gambe, ma invece di dedicarmi solo alla mazza, iniziai a leccargli un po’ il buchetto per poi risalire sino alla cappella.
“Ora ti faccio godere io.” gli dissi salendo su di lui e quindi impalarmi sulla sua nerchia ancora durissima.
Iniziò così un perverso balletto, dove io lo cavalcavo e lui spingeva dal basso tenendo le mani sulle mie chiappe, mentre le nostre bocche erano raramente staccate l’una dall’altra.
“Sto per venire.” riuscì a sussurrare quasi si volesse scusare per non riuscire a trattenersi.
“Allora fallo, riempimi di sborra e fammi godere con te.”
Sentii uno schizzo riempirmi il retto, e poi un altro e un altro ancora, con io che mi fermavo forse più esausto di lui, ma senza alcuna voglia di muovermi e rompere qual momento così magico.
Rimanemmo così fermi per non so quanto tempo, dandoci dei piccoli baci non solo sulla bocca, sino a quando non trovai la forza per alzarmi e prendere dei fazzolettini di carta che erano sulla scrivania per darmi una prima pulita al culo.
“Adesso cosa vuoi fare ?” mi chiese cogliendomi di sorpresa.
“In che senso, se voglio farlo ancora o cos’altro ?”
“Puoi uscire di qui portandoti dietro i vestiti che hai messo senza che io ti venga più a cercare, il patto era un rapporto per il mio silenzio e l’ho avuto.”
“Oppure ?”
“Puoi rimanere non solo adesso ma per quanto vuoi. So che sei ragioniere e ti posso far assumere per lavorare qui, anche se preferirei che continuassi a studiare perché sei tutto tranne che un cretino. Ovviamente dovresti dire fine alla tua vita da creator, per diventare il mio unico amante, o se vuoi essere la mia Evita.”
“Scelgo la seconda.” dissi prima di dargli un bacio che era ben più di una semplice risposta.
FINE
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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