Ldo-12 "Libido Disco Club"
Boytofun
«È già tardissimo, meglio rientrare!»
«Uffa, Luis! Sei vecchio dentro! Vero, ragazzi? Venite a ballare con me?»
Jules, scolando l’ennesimo bicchiere, si avvicina a Vince e David. Più sobri, i due gli mettono le braccia al collo, tenendolo al centro: «Quattro salti li facciamo volentieri, se il daddy offre anche la disco!»
«Appena torno glielo chiedo, non oserà dirmi di no!»
«Ovvio, perché vuole questo!» esclama David, palpando il culo di Jules che, compiaciuto, lascia fare.
«Ragazzi, sono io il dominus della serata e decido io cosa fare!» interviene Rob con voce cavernosa dal fondo della sala.
«Finiscila! Hai rotto il cazzo con questa storia!»
«Problemi, Vince?»
«Lo ripeto: hai rotto i coglioni!»
«Amico, datti una calmata!»
«La calmata te la do io, se continui a fare il buffone, sfigato!»
Rob si alza e si avvicina a Vince, che lo aspetta a braccia conserte. Si guardano in cagnesco, poi Vince lo spintona facendolo vacillare: «Pensi di fare paura, rosso di merda?»
«Oh my God, cosa succede? Luis, ti prego, fai qualcosa!» grida agitato Jules.
Luis resta seduto senza rispondere, guardando verso la porta, mentre Vince e Rob, avvinghiati in una furiosa lotta per la leadership del gruppo, rotolano sul pavimento.
David nota l’accendino di Mario e, balzato sul tavolo, avvicina la fiamma al sensore antincendio: la spia del sensore lampeggia di rosso prima che una sirena assordante, ad alta frequenza, squarci l’ambiente.
Un secondo dopo, le luci principali si spengono e i fari d’emergenza iniziano a battere un ritmo disorientante. A terra, il rumore e i lampi di luce spezzano la foga dei contendenti, che si bloccano a metà di un pugno: la presa sulle rispettive maglie si allenta.
Vince sbatte le palpebre, accecato dai flash della luce d’emergenza, mentre Rob sfrutta quel secondo di smarrimento per spingerlo via e rimettersi in piedi d’impatto, respirando a fatica.
Quando, dopo una doccia rigenerante, torno per pagare il conto, il titolare è comprensibilmente furioso: «Lei capirà, sig. Bart, questo è un locale di un certo livello. Il comportamento dei suoi ospiti è inaccettabile, un danno grave, soprattutto d’immagine, per la restante clientela.»
«Ha perfettamente ragione: le porgo le mie scuse e...» — esibendo due gialloni — «...prenda questi per il ripristino.»
Quando saliamo in macchina, prendo posto davanti al fianco di Mario. Trascorrono lunghi minuti di silenzio. «Non chiederò cosa è successo perché non mi interessa e perché vorrei potermi fidare di voi. Alla prossima cazzata siete fuori. Tutti!»
«Sono stato io,» dice David dal centro della seconda fila, «per separare questi due» — indica Vince e Rob — «che si stavano azzuffando.»
«Lo ripeto: alla prossima siete fuori, tutti! Finita la pacchia.»
Altro silenzio, mentre la notte e la laguna scivolano sulle vetrate dell’Espace.
«Ci porti a ballare, Bart?» La voce fresca di Jules che proviene dal fondo strappa un sorriso, se non altro per la simpatica inopportunità della richiesta.
«Non è una cattiva idea, sai? Anche perché tornare in villa con questi musi lunghi non sarebbe il massimo!»
«Sono stanco e voglio andare a letto,» protesta sbuffando Luis.
«Ci sto,» dice David in modo deciso.
«Ok, almeno vediamo facce nuove,» concorda il rosso.
«Buona idea, anche perché qui ci sono troppi stronzi,» ribatte Rob.
Mario inchioda di colpo, facendo sobbalzare tutti, prima di ridacchiare: «Calma, pivelli! Il primo che fa casino torna a piedi! Palle nelle mutande e godetevi la fortuna che avete, senza fare stronzate!»
«Luis,» concludo, «la maggioranza vince!»
Smanetto con il display della radio, alzo il volume al massimo e grido: «Beccatevi questa, giovinastri!»
«Run to me, run to me / I wanna hold you in my arms / Run to me, run to me / I wanna feel your body warm...» Tracy grida il suo bisogno di calore umano emergendo, come una fenice, dalle sinfonie del tempo.
«Cos’è ’sta roba?» chiede dal fondo Jules.
«Sei troppo boomer!»
«Sì, sì! Boomer!» concordano gli altri ragazzi, ma è evidente che il ritmo travolge anche loro.
«La mia generazione sì che si sapeva divertire!» commento entusiasta, raccogliendo la provocazione. «Altro che le lagne di oggi!»
«Dove ci porti?»
«Jules, ti ricordo che siamo a novembre: non bassa, ma bassissima stagione! Quindi vi porto al Libido disco-club, l’unico locale aperto per quelli che hanno la nostra malattia!»
«Ah ah!» ridacchia David. «Bastarda questa battuta! E, dicci, quale sarebbe questa malattia?»
«La frociaggine!»
«Ehi nonno, guarda che io non sono finocchio!» precisa Vince.
«Anche a me piace la figa!» rinforza Rob.
«Ottimo! Vedo che finalmente siete d'accordo su una cosa. Dovrebbero darmi il Nobel per la pace!»
Ridono tutti, anche il povero Luis raggomitolato, come un gattino, nel suo angoletto in fondo all’Espace.
«A voler essere precisi, a Milano frequento diverse tipe,» precisa David.
«Come no? Cento sacchi per ogni aperitivo! Sì, io invece scopo tua nonna!» interviene Luis, dimostrando un’acidità inaspettata.
«Hai visto, caro Mario?» esclamo dandogli di gomito. «Siamo circondati da etero e non lo sapevamo: tutti però si fanno succhiare il cazzo dal sottoscritto, strano no?»
Il clima diventa simpaticamente goliardico, mentre imbocchiamo le prime curve della collina.
Il Libido disco-club si trova nell'entroterra, a circa venti chilometri dalla costa, e da queste parti è un'istituzione.
Aperto alla fine degli anni '70, è stato uno dei primi locali gay d'Italia e, grazie alla lungimiranza dei titolari, ha saputo costruirsi negli anni il mito di spazio aperto per l'inclusività sessuale.
Fino alle due o tre del mattino funziona come una classica discoteca gay, ma quando la notte del sabato declina nell'alba della domenica diventa, in ogni periodo dell'anno, il buen retiro dei ritardatari della riviera che, qualunque sia il loro orientamento, vengono qui a dissipare le ultime energie della notte.
Sul retro c'è infatti un ampio giardino con piscina, disseminato di capanni per appartarsi con le pareti in bambù che sembrano fatte apposta per i guardoni; tale spazio, per quanto seducente, in inverno è usato solo da pochi temerari: i più preferiscono gli anfratti interni del locale.
Non lontano dal bar, un varco piuttosto anonimo introduce a corridoi labirintici, illuminati da luci soffuse vagamente rossastre, che conducono a stanzette disseminate qua e là, di varia ampiezza: da quelle piccolissime dove puoi stare solo in piedi a guardare cosa succede dall'altro lato, a quelle con il gloryhole dove infilare il cazzo per un piacere fugace o, se preferite, posare le labbra per ricevere anonime densità, fino a quelle con il materassino.
Le mie preferite però sono in fondo, dove i due corridoi si riuniscono: la sala cinema e la grande stanza del peccato, con un gigantesco materasso rotondo al centro.
Il sabato notte sul tardi tutti questi ambienti si popolano di un'umanità varia e disperata, non priva di decadente poesia, che ha fame di corpi e di umori per saziare le proprie inquietudini.
E questa bolgia, infernale o paradisiaca a seconda delle opinioni, può funzionare a una sola, rigorosissima condizione: tutti all’ingresso vengono perquisiti scrupolosamente, mutande e scarpe comprese, ed entrano solo dopo aver depositato il cellulare e ogni dispositivo elettronico.
Quando arriviamo al “Libido Club” sono circa le due.
Mario, che ovviamente conosce il responsabile della sicurezza, riesce a farci assegnare un tavolo nella zona bar sopraelevata rispetto alla pista circolare, ubicata circa tre o quattro gradini più in basso.
È una bolgia; decine di corpi sudati si sentono al centro esatto della musica che, sul momento, mi pare sia qualcosa di afro che non trovo particolarmente allettante.
«Ci porta cortesemente una bottiglia da litro di Bombay, sette toniche e tanto ghiaccio?» A volte mi piace essere decisionista, per bilanciare anticipatamente le umiliazioni che sto già immaginando.
Quando tutti si sono preparati il loro bicchiere, propongo il brindisi:
«A questo bel gruppo e a questa serata!»
«Sììì!» Guardo Jules, la sua figura esile, i capelli neri un po' sfrangiati, gli occhi scuri e grandi, le labbra quasi disegnate, impertinenti: «Mi piacerebbe tenerti in braccio.»
«Davvero, papi?»
«Sì dai, vieni a sederti qui!»
Arriva scheccando in modo volutamente eccessivo, da grande attore: «Papi, non pensavo avessi dentro tanto calore!»
Sento il peso delle sue gambe ossute che, sistemandosi, cercano proprio il mio cazzo.
Di nuovo, potente, quella voglia di prenderlo, di possederlo davanti a tutti mentre i ragazzi ci guardano.
Gli bacio il collo. «No dai, papi, non si fa così, diamo scandalo!»
Gli stringo il petto e spingo: è eccitante sentire la potenza tendere il tessuto dei pantaloni.
«Non fare il furbo, Jules, dovrei essere arrabbiato con te!»
«Perché, tesoro?»
«Ti sei finto attivo per partecipare al mio weekend e invece sei tutt’altro!»
«Non mi sembra che la cosa ti dispiaccia, e poi tutti indossiamo una maschera. Anche tu!»
«Noi andiamo a ballare,» dicono Vince e David, dirigendosi in pista.
«Io vado a fumare in giardino,» dice Mario.
Rob e Luis, gli scontrosi della serata, sono invece seduti vicino sul lato opposto del divanetto a parlare fitto fitto.
«Vedi? Ci hanno lasciato soli!»
Gli bacio il collo. Sembra acconsentire, ma quando risalgo verso il mento si irrigidisce: «Non mi va!»
«E dai!»
«No... sei vecchio, il tuo alito sa di alcol e poi non voglio essere solo un capriccio.»
«E cosa vorresti da me, Jules?»
«Beh, io potrei essere carino con te... molto, molto carino, se diventassi un mio sostenitore: ho grandi progetti e poche risorse, poco tempo.»
«Quali progetti?»
«Devo finire l’università. Come ti ho già detto, voglio scrivere per il cinema, la TV, ma non posso farlo se, oltre a studiare, devo lavorare per sopravvivere. Quindi cerco uno sponsor, un mecenate come si diceva una volta.»
«Sei molto spregiudicato!»
«Lo so, papi, ma tu non sei da meno! Ciao ciao!»
Si alza e corre in pista, raggiungendo Vince e David: si struscia provocatoriamente sui loro corpi al ritmo della musica.
Dal fondo del divanetto, Luis mi lancia un’occhiata torva prima di dirigersi verso i bagni.
Alzo il bicchiere in direzione di Rob: «Un altro giro?» Accetta e ci facciamo il terzo gin tonic.
Jules ci fa un cenno per chiamarci in pista.
«Io con quello stronzo di Vince non voglio averci a che fare!»
«Eh dai, basta: non rovinatevi il weekend. Dai, andiamo!»
Riesco a convincerlo, e Jules ottiene lo stesso risultato con il riottoso Luis.
Mi sento come il Denis di Lucio Dalla, al centro esatto della musica. Mario ci guarda dal divanetto.
Vince, David e Rob hanno annodato le magliette in vita e, abbracciati a torso nudo, creano come una barriera di corpi perfetti dagli altri clienti: io e Jules, al centro degli amici, balliamo coordinati.
Facciamo le stupide scheccando come pazze, contorcendoci e baciando platealmente gli addominali dei tre torelli.
Siamo le ragazze del gruppo che, complice l’alcol, perdono a ogni nota i freni inibitori.
Qualche avventore ci guarda divertito, indicandoci agli amici: è il momento più divertente della serata, amplificato dai successi anni '80 che il DJ alterna sapientemente in consolle.
«Ho voglia di fare l’amore!» sussurro nell’orecchio a Jules sulle note di Like a Virgin.
«Anch’io! Perché non andiamo nella darkroom?»
«Facciamo le due passive?»
«Ovvio, con questi stalloni! Dai, io inizio con Luis, altrimenti ci resta male, e tu con gli altri tre!»
«Ok, andiamo.»
Infiliamo il varco anonimo al fianco del bar e percorriamo i corridoi labirintici immersi nella soffusa luce rossastra.
Superiamo le stanzette, i gloryhole e la sala cinema, spingendoci fino in fondo, dove la penombra si fa più calda e carica di tensione.
Gli altri ci seguono.
Jules, seduto a bordo materasso, slaccia la patta di Luis e inizia a pomparlo con un movimento profondo e circolare.
«Oh sì! Sì! Continua!»
Sono seduto al suo fianco e li guardo; in piedi di fronte a me ci sono Rob, David e Vince.
Tutto intorno altri avventori si aggirano, famelici, in cerca di corpi, di cazzi e di sborra.
Luis con foga animalesca fa stendere l’amico sul materasso e gli tira via i pantaloni. Rob si avvicina ai due che stanno amoreggiando.
David e Vince in piedi davanti a me si toccano: ho voglia dei loro cazzi, di sentirli in bocca e nel culo.
Eccitato dal fatto che altri sconosciuti intorno ci guardano, tocco il pacco di David che è già duro.
Scivolo perpendicolare al materasso e inizio a spompinarlo: il suo cazzo diritto e scappellato mi riempie la bocca.
Vince, al nostro fianco, inizia a masturbarsi: prendo in bocca anche la sua cappellona curva, già umida.
È delizioso avere quei due cazzoni in bocca.
«Scopatemi bocca e culo,» imploro.
Jules torna a sedersi e inizia a fare la stessa cosa con i membri eretti degli altri due amici.
Gli altri clienti si dispongono disordinatamente intorno a noi; pur nella penombra noto che molti di loro si stanno masturbando.
La stanza è satura di respiri sospesi e di odori maschili che sono come una droga.
Io e i ragazzi stiamo dando spettacolo.
Mi stacco dai cazzi che sto pompando stendendomi col culo sporgente sul materasso; David si mette un attimo in ginocchio e, dopo avere sputato dritto sul buco, vi appoggia la cappella.
Sento la sua spinta e, finalmente, la voglia di averlo dentro prevale sulle mie rigidità muscolari.
Evidentemente il plug portato per quasi tutto il giorno ha fatto effetto.
Spingo in direzione opposta e un siluro di carne inizia, prima delicatamente e poi con maggior foga, a farsi strada nelle mie viscere.
Vince nel frattempo sale sul materasso e inizia a colpirmi col cazzo duro in fronte prima di iniziare a scoparmi la bocca.
È semplicemente delizioso prendere due cazzi, uno davanti e uno dietro.
Allargo le braccia accorgendomi che, al mio fianco, si sta replicando la medesima dinamica: Luis sta scopando Jules che lo prende in bocca da Rob.
Le nostre mani s’intrecciano a cercarsi in una complicità tra passivi.
«Guarda che troie, quei due,» sento mormorare qualcuno: ormai la stanza è piena; la pressione degli astanti che vorrebbero partecipare al gioco è sempre più intensa, ma i nostri torelli respingono con veemenza ogni tentativo di intromissione.
Sento Jules gemere sotto i colpi sempre più decisi di Luis che, dimostrando una vis amatoria non comune, prende a baciarsi con David mentre questo sta scopando me.
In cima, sul lato bocca, anche Rob e Vince, carnalmente riappacificati, si baciano senza smettere di scoparci le bocche.
È straordinaria la sensazione di essere fottuti all’unisono.
Il primo a venire è Vince, che mi lava tutta la faccia con un fiotto abbondante e caldo.
Lo segue a ruota Rob, che eiacula sulle labbra sottili di Jules.
Senza smettere di farci penetrare ci giriamo su un fianco, iniziando a baciarci per scambiarci, bocca a bocca, la sborra dei nostri donatori.
Da dietro gli attivi ancora pieni, David e Luis, cambiano posizione e, abbracciandosi in un bacio linguacciuto, spingono dentro i nostri ani con sempre maggior decisione.
«Ahhh!» Il primo a venire è Luis.
David continua a scoparmi: vedo il suo corpo tonico, dalla carnagione molto chiara, incombere su di me; i tratti eleganti del viso trasfigurati in una maschera di piacere.
Ormai ho imparato a lasciarmi prendere e mi concedo a lui senza riserve: «Riempimi, sono la tua vacca!»
Sento come un'infinitesima ritrazione, poi, dopo un ultimo affondo, uno schizzo potente rompermi il culo e colare sul materasso.
Finalmente sazio intreccio le gambe su quelle di Jules e restiamo lì, inerti, nella luce soffusa e rossastra a guardare gli altri corpi sfocati che si consumano in solinghe, collettive seghe.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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