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Gay & Bisex

Ldo-13 "Una domenica bagnata"


di Membro VIP di Annunci69.it Boytofun
04.09.2026    |    785    |    3 7.8
"David e Jules resteranno qui, a Villa Alice, e sono sicuro che passeremo giorni fantastici!” “Un attimo, chiede David sfiorandosi il pizzetto, quali sono le condizioni..."
L’alba della domenica trova Villa Alice immersa nel sonno al pari dei suoi abitanti, temporanei o meno, i quali, a causa degli eccessi del giorno precedente, attraversano sogni inquieti.
Bart dorme sul grande letto a baldacchino, finalmente solo; è un sonno chimico indotto dal pesante sonnifero che trangugia quasi quotidianamente.
Nella camera doppia a destra Jules giace scomposto sul letto alla francese mentre Luis continua ad osservarlo da quello a castello e vorrebbe prenderlo di nuovo ma non osa svegliarlo.
La camera a sinistra, quella tripla, è disseminata di vestiti ovunque: i ragazzi sono arrivati esausti e si sono buttati sui rispettivi giacigli con indolenza tipicamente giovanile.
David, nudo, si è addormentato sul fianco in posizione fetale e russa debolmente incurante dei pugni che Rob, dal sonno leggero, gli tira dal letto di fianco.
Vince, sul letto a sinistra, preferisce sempre riposare con lo slip indossato (gli da un senso di contenimento) e, nei radi risvegli, si tocca narcisisticamente il pacco fino ad avvertire le prima avvisaglie di turgore. Poi si gira a pancia in giù e da due affondi sul materasso: non intende masturbarsi; è semplicemente una ritualità, quasi a conferma della propria presenza nello spazio.
L’aria nella stanza è pesante, intrisa com’è, dagli odori intimi di giovani uomini che, senza dubbio alcuno, ecciterebbero oltremodo Bart se non fosse stroncato dal suo insostituibile serenoctis 25 mg

Mario viene svegliato intorno alle sette dalle prime luci che, salendo dal mare, sfiorano Villa Alice con toni pastello.
Si alza muovendo con una certa fatica i primi passi: quei dolori alle ginocchia sono un segnale inquietante per uno come lui che, agile e silenzioso come un gatto, ha sempre sottoposto il corpo ad una disciplina severa.
Si guarda allo specchio il viso ossuto, non privo di un’eleganza classica per nulla scalfita dall’incipiente calvizie.
Ha 62 anni e, forse, pensa tra sé, dovrebbe smetterla con questa vita, con queste notti inutili e lunghissime. Ma Bart, per quanto folle, è la sua famiglia e Villa Alice la sua casa, una presenza che sente dentro.
E poi, anche volendo, non saprebbe dove andare, nessuno da cui tornare. Sì, è vero, con quello che Bart lo paga potrebbe prendersi un bilocale in qualche cittadina di provincia dove la vista costa poco, in mare o in montagna non ha importanza, assumere una donna di servizio e guardare il tempo che passa.
Ma non è il tipo, Mario ha bisogno di azione per riempire il “non senso” delle cose, delle umane vicende.
Perché a volte il “non senso” può travolgerti e allora rischia di diventare pericoloso. Per chi poi, per cosa?
Prendi Bart, ad esempio, lui riempie l’insensatezza con il sesso e va avanti, di fiore in fiore, di corpo in corpo, alla ricerca dell’incontro perfetto che, sa bene, non arriverà mai.
A Mario, invece, il sesso non interessa più eppure, con la sua prestante virilità, i modi galanti e quella voce autorevole e portentosa le donne gli cadono a piedi, fin da quando era molto giovane.
E si, tanto tempo fa, in un’altra vita ha amato, se non sua moglie, sicuramente la figlia, Alice, entrambe morte in un’incidente.
Lui è un sopravvissuto, un malinconico eroe del non senso che, quando stava affondando, ha incontrato Bart
Non potrebbero essere più diversi: chiassoso, plateale, emotivo, tormentato da smanie insaziabili Bart; distaccato e silenzioso lui.
Eppure si completano: Bart con le sue feste eccessive, le improbabili infatuazioni e le conseguenti, a volte tragiche, cadute quando il preferito di turno sparisce dopo avergli spillato qualche centone (e spesso di più), gli offre continuamente lo spettacolo di una “comedìe humaine” in salsa frocia che talvolta lo diverte, talaltra lo disgusta.

Eppure ciò nonostante lo ammira: Bart è una checca pazza, a volte pericolosa più per se stesso che per gli altri ma, cazzo!, se ha testa; un fiuto per i titoli giusti da lasciare stupefatti e un atteggiamento, non solo a letto, da gran puttana.
I clienti sa cucinarseli a puntino: gli fa fare i soldi e lui ne guadagna almeno il doppio.
Ha le sue idee pazze come lui e i clienti fanno da cavie: sperimentatori passivi li chiama.
Bart fiuta investimenti ad alto potenziale ed altissimo rischio: le sue laute provvigioni, ovvero i “suoi” di soldi, li investe in obbligazioni statali quando sono ai minimi, di solito con cedole crescenti. E poi usa queste riserve nelle rarissime occasioni in cui prende un abbaglio sugli azionari.
In pratica nei mercati finanziari globali gioca col culo degli altri.
Tutto perfettamente legale.
Bart aveva vissuto un periodo difficile in cui i suoi eccessi sembravano averlo travolto ma colato a picco, nel giro di poco, aveva, anzi avevano di nuovo fatto gran soldi.

Una sera, sul finire della pandemia, gli aveva detto:
“Mario, Milano mi ha rotto. Ormai abbiamo il nostro giro e i miei servizi posso anche erogarli online. Trova un posto al mare che ti piaccia: non mi interessa che sia modaiolo, anzi tutt’altro. Basta che sia tranquillo, molto tranquillo per scomparire quando mi va di stare nell’ombra. Voglio una casa nostra nel senso che sia mia ma anche tua, tua ma anche mia. Capito?”
Mario non aveva fatto complimenti, la proposta gli piaceva.
Così si era messo a cercare e, quasi per caso, un giorno che aveva accompagnato Bart a Ravenna per il lancio di un etf sul lusso, aveva scovato Lido Orizzonti.
In fondo ad un lungo rettilineo con i filari di alberi che sembrano sentinelle dell’infinito, schiacciato tra un cielo plumbeo e un mare placidamente scuro, aveva visto, proprio ai margini della pineta, quella villa abbandonata.
I vetri rotti, la vegetazione che aveva invaso il giardino. E poi, come se fosse stata trasportata dal vento, una risata infantile da bimba felice.
Mario aveva ripensato ad Alice, sua figlia, e solo in quel momento dopo tanti anni aveva, per l’unica volta, finalmente pianto.
I soldi, come sempre, ce li aveva messi Bart, ma Villa Alice era una sua creatura: lui, Mario, aveva coordinato personalmente i lavori, scelto i materiali, la disposizione delle camere, le posizioni delle finestre, finanche gli arredi.
A Bart tutte queste incombenze annoiavano: pazzo e viziatissimo voleva subito tutto pronto senza il minimo intoppo, diviso come sempre tra mr Market (così chiamava, personalizzandolo, il sistema della finanza) e le sue ossessioni sessuali.
Mario invece amava la laboriosa quotidianità della villa che cresceva giorno dopo giorno, l’odore del cemento e dei materiali, capire (per, all’occorrenza, saper intervenire) dove e come erano posizionati gli impianti.
Non avevano badato a spesa e alla fine Villa Alice, isolata dalle altre case, affacciata sulla larga spiaggia di sabbia e a pochi passi dalla pineta, aveva preso forma: una costruzione dal fascino apparentemente vintage e con follie architettoniche, come la torretta in terrazzo, del tutto incongrue che rappresentava plasticamente, amalgamandoli, i caratteri dei suoi titolari.
La strana coppia li chiamavano anche se di “coppia” nel senso usuale del termine non avevano nulla: anzi Mario era talvolta infastidito dagli eccessi orgiastici di Bart ma provava nei suoi confronti un sentimento di protezione che andava ben oltre l’adempimento di un dovere ottimamente retribuito.
Semplicemente Bart era una parte di lui e viceversa: una fiducia totale, un affetto brusco a tratti ruvido al quale però bastava uno sguardo per capirsi.

Mario scende le scale e si dirige verso il patio per accendersi la prima sigaretta della giornata guardando l’alba.
Non fuma mai in camera anche se potrebbe farlo; non gli piace l’odore stantio che si appiccica alla cose, ma, anche se fa male ed è oggettivamente da irresponsabili, non rinuncerebbe mai alle sue “blu” come ama chiamarle.
Ed alcune, come la prima del mattino, sono un vero piacere.

“Signor Mario ciao! Aiuta me con questa grande borsa?”
Giusto il tempo di finire la sigaretta: Ratisbona con il suo incedere tondeggiante, il tono di voce sempre altissimo e vagamente lamentoso, ha rotto l’incanto dell’alba domenicale.
Ora la Villa, almeno la cucina, si riempirà del suo borbottare indaffarato, delle sue liti con Dukat che, velocissimo, cerca di sgraffignare qualcosa e delle lamentele sul disordine, sul signorino, e su questi "porci ragazzacci” che lasciano indumenti in giro e le camere in disordine.
“Me povera donna con sei uomini zozzi!”
“Ratis, guarda che ti sbagli: siamo sette uomini, non sei!”
“Ma tu, Mario mio, no come altri! Tu sempre educato, pulito, buono; uomo come una volta, signore!”
Mario non riesce a trattenere un sorriso e, come accade spesso, la abbraccia dandole un sonore bacione sulle guance paffute.
“Tu emozionare me! Sposare noi e vivere in nostra bella casa. Meglio di questa senza signorino e porci amici suoi, sempre diversi!”
“Ratis! Non ti lamentare: ricordati sempre che con i soldi che ti da Bart al tuo Paese fai la signora!”
“Si ma io tanto stanca, no bene così!”
Mario le vuole bene ma, se la lasciasse continuare, andrebbe avanti all’infinito: prende il caffè e accesa la seconda, altrettanto gustosissima, sigaretta, esce per una lunga passeggiata sulla spiaggia deserta.

Il primo dei ragazzi a svegliarsi è Rob, che non tollera il russamento dei compagni e l’aria pesante della stanza.
Fa una doccia veloce e poi, indossata una tuta comoda, scende per colazione.
Non dà molta corda alla governante fondamentalmente perché è un timido, ma apprezza non poco le uova al bacon, il pane tostato e il caffè bollente.
“Certo – pensa tra sé – in questa casa di pazzi si sta che è una pacchia.”
Luis si è stufato di guardare Jules dormire della grossa: con i capelli teneramente arruffati scende di sotto in boxer, con la gigantesca t-shirt da rapper americano usata per la notte che lo fa sembrare più esile di quanto non sia.
“Ohi, Rob, dormito bene?”
“Sì, a parte il russamento di quel troglo di Vince!”
“Troglo chi?”
Vince fa la sua apparizione in cucina allargando le braccia in un plateale sbadiglio. Con la canotta da camionista, lo slip aderente e i calzini grigi sulle Adidas nere, è deliziosamente maranza.
“Cosa passa il convento per colazione?”
“Tanta dolcezza!” esclama, arrivando alle spalle, Jules: “Ho proprio bisogno di un croissant alla crema e di un cappuccino schiumato!”
“Non ti sono bastate la crema e la schiuma che hai preso stanotte?” domanda, malizioso, David che, barbetta incolta e occhi azzurro-verdi, è l’ultimo ad unirsi al gruppo.
“Come sei volgare, non ti rispondo nemmeno!”
I bukkakers ridono gustandosi la colazione.
“A proposito – chiede David – dove sono finiti i padroni di casa?”
“Signor Mario, risponde Ratis, fare passeggiata e signorino ancora dormire. Lui prende pastiglia forte ma poco dorme. Tra poco scendere anche lui.”
“Ok, ok: nel frattempo ci rilassiamo. Che programmi avete per la giornata?”
“Noi – interviene Luis, impropriamente anche a nome di Jules – nel pomeriggio ci facciamo accompagnare in stazione. Martedì ho un esame.”
“Tu hai un esame! Io no e quasi quasi, se l’offerta è buona come sembra, resto qui!”
“Cosa?? E mi lasceresti tornare da solo?” Luis estrae un tono tra l’indignato e l’aggressivo.
“Sei maggiorenne e sai badare a te stesso! Per favore, sciallati!” risponde, duro, Jules.
“Comunque anche io – interviene David – pensavo di fermarmi un po’. Ovviamente se la proposta è valida. Così mi riposo e coltivo i miei progetti! E voi, Rob e Vince, cosa pensate di fare?”
“Non per dire, ma io una proposta l’ho già ricevuta dal nostro ospite e penso che accetterò. Solo che stasera devo per forza tornare a Pescara: qualche giorno, chiudo un po' di faccende e torno in paradiso!”
“Sicuro che sia un paradiso e non, piuttosto, un inferno abilmente camuffato da…?”
“Luis – ribatte, acido, Jules – fatti meno seghe, soprattutto mentali, e lascia vivere agli altri la loro vita!”
“Invece – precisa Rob – potrebbe avere ragione; questa ragazzi mi sembra una gabbia di matti; dorata quanto volete ma pur sempre “gabbia”. Ed io non so… certo svuotarmi i coglioni quando mi pare e godere di questo lusso non mi fa schifo ma… non so se ci starei stabilmente, un po’ m’inquieta.”
“Nessuno ti chiederà di stare qui stabilmente caro Rob!”
Bart, tra la sorpresa generale, fa il suo ingresso: indossa una veste da camera di raso blu, annodata in vita; il volto quasi interamente coperto da una maschera rassodante, le gambe leggermente arcuate e setose, non indossa scarpe o ciabatte ma semplici calze antiscivolo.
Muoversi silenzioso, come un gatto, senza farsi notare è un’arte, utilissima, che ha imparato da Mario.
“E anche per voi vale la stessa cosa a condizione, cosa non scontata, che siate ospiti graditi!”
Sguardi imbarazzati serpeggiano tra i giovanotti
“Cos’è sto silenzio? Avete perso la lingua?”
“Io devo comunque tornare a Pescara per sistemare un po ' di cose. Ma se mi assumi, come ti ho già detto, torno il prossimo weekend”
“Va bene Vince, sarai sempre il benvenuto. e gli altri?”
“Ho un esame martedì, quindi torno a Bologna!”
“Grazie Luis, qualcun altro parte oggi?”
“Si, io! Tornerò quando ne ho voglia!”
“D’accordo Rob. Voi tre sarete accompagnati da Mario nel pomeriggio in stazione. David e Jules resteranno qui, a Villa Alice, e sono sicuro che passeremo giorni fantastici!”
“Un attimo, chiede David sfiorandosi il pizzetto, quali sono le condizioni d’ingaggio?”
“Farò il possibile per accontentare le vostre richieste. Io e te avevamo già un mezzo accordo, no? E anche con Jules e Vince si era parlato di qualcosa. Luis e Rob invece sono stati più evasivi: ad ogni modo sarebbe carino se…”
“Se?” insiste Jules
“Un attimo sto pensando …”
Bart accarezza Dukat rientrato proprio in quel momento dal giardino
“Eureka! Ho trovato: prima che alcuni di voi vadano via, mi piacerebbe amoreggiare ancora una volta tutti insieme e … poi … poi, ecco, ciascuno potrebbe lasciarmi uso suo slip già usato con, piegati all’interno, i vostri desiderata”
“Sei anche feticista?”
“Ovvio Luis! La cosa non dovrebbe sorprenderti!”
“Del resto da un porco come te, possiamo aspettarci di tutto!”
“Ben detto Rob: allora andate a prepararvi; mi troverete qui accanto nel salottino come venerdì quando siete arrivati”
“No - rilancia David - non mi fa di ripetere cose già vissute: fatti trovare in bagno, accovacciato nella vasca e, sono sicuro, non resterai deluso”

Il bagno è ampio, illuminato da una grande vetrata affacciata sul retro; oltre alla doccia moderna ha insistito con Mario per fare installare una grande vasca dallo stile volutamente datato.
Come si usava una volta, è rivestita di mattonelle in rilievo e, invece del miscelatore, al centro c’è un grande rubinetto con due manopole e una sorta di cornetta per la doccia che sembra un vecchio telefono.
Bart si sente, ancora una volta, languido e assetato di umori, piacevolmente stordito da quella voglia di essere usato che lo attanaglia come una morsa.
Entra in vasca, indossando solo uno slip attillatissimo che comprime il pacco mentre, dietro, il filo sottile sollecita il buchetto occupato dal suo bravo, piccolo plug.
Gli piace guardarsi, autoeccitandosi fievolmente mentre aspetta i suoi bukkakers.
Si inginocchia puntando i talloni sul bordo opposto e chiude gli occhi per amplificare le percezioni: il contatto fresco, quasi doloroso, delle ginocchia sulla vasca, i rumori deboli che provengono dall’esterno, l’odore fresco, quasi asettico, del prodotto che Ratis usa per le pulizie, la luce del mattino che filtra comunque dalle palpebre socchiuse.
In fondo - pensa - non è tanto l’atto in sè ad appagarlo, quanto questi momenti di attesa, affacciato sul precipizio dei suoi desideri.

La porte si apre di scatto: i suoi ospiti entrano come un plotone la cui divisa è la nudità ad eccezione dell’intimo attillato che indossano per accontentarlo.
Bart adora i giovani uomini in slip, anzi li idolatra e sa che è proprio questa ossessione a renderlo irredimibile.
In un silenzio carico di testosterone si posizionano in fila, a bordo vasca, David, Luis, Jules, Vince e Rob:.
“Avete scritto i biglietti con le vostre richieste?”
“Sì! Sono qui dentro!” risponde David massaggiandosi lo scroto
Bart alza lo sguardo e incrocia i suoi occhi azzurro-verdi, vispissimi che, abbinati al viso da bravo ragazzo coperto da un filo di barba, gli conferisce, a tratti, un’aura ironicamente mefistofelica, da giovane Pan dispettoso.
Appoggia la sagoma del cazzo già turgido sulle sue labbra: “Dai calalo con i denti e leggi il biglietto: abbiamo deciso che non ci saranno segreti tra noi boys giochiamo a carte scoperte col nostro sugar!”
Il tessuto è piuttosto rigido, deve aiutarsi con le mani per calarlo e, di primo acchito, non resiste alla tentazione di baciare quel grande pene roseo e profumato teso davanti a lui.
Il biglietto cade nella vasca. David, cazzo duro, inizia a schiaffeggiarlo sul viso: “Raccogli e leggi!”
Non è comodissimo recuperare il bigliettino scivolato sul fondo ma, in qualche modo, ci riesce.
“Resto qui se mi paghi il corso da consulente finanziario”
“Allora?”
“Tutto quello che vuoi! Adesso dammelo!”
Mentre gli altri guardano, Bart inizia a pompare in modo famelico: adora quel cazzo pulito, diritto, scappellato che cresce nella sua bocca istante dopo istante.
Solo ogni tanto si stacca per riprendere fiato ed, allora, bacia le palle.
Riprende a succhiare sbirciando i membri degli altri che, risvegliati, attendono disciplinatamente il proprio turno.
Questa mattina, nemmeno una goccia andrà perduta.
Bart, gemendo, stringe le labbra in un ultimo affondo: capisce che David sta arrivando ed estrae la lingua che viene subito inondata da un fiotto quasi trasparente, dal sapore inaspettatamente delicato.
Senza farselo dire ingoia e poi pulisce a pennello.
Tocca a Luis il cui desiderio è: “Potrei tornare ogni tanto se ci aiuti con l’affitto a Bologna”
“Ok Jules resta e tu vieni qui almeno tre weekend al mese. Ogni giorno 30 vi aiuto”
“Eh no! Così ci rimetto: ho anch’io il mio desiderio!” Jules s’abbassa il delizioso perizoma bianco col bordo nero ed esibisce la sua richiesta “Rimango in cambio di pc nuovo e mecenatismo alle mie attività creative”
“Cari, non litigate: ho risorse per tutti”
Luis e Jules, cazzi eretti davanti al mio naso, iniziano a baciarsi rabbiosamente.
Bart spalanca la bocca accogliendoli entrambi: sono umidi e deliziosi come i loro coglioni che, pieni, oscillano simili a pesche mature.
Il loro bacio è come una danza, o una lotta, senza esclusione di colpi: Jules morde Luis che lo schiaffeggia forte sul culo; il daddy deve contorcersi per inseguire le loro evoluzioni evitando di far uscire i loro membri dalla bocca avidda.
Luis infila un dito nel culo dell’amico: è proprio quello che ci vuole per fargli perdere il controllo; Jules urla eiaculando sulla lingua penzoloni di Bart che, deglutita la panna, si attorciglia al pisellone di Luis.
Bastano pochi affondi sapienti: anche Luis, giunto al limite, esce e, con un grido liberatorio, sborra sulle labbra di Bart
“No! Voglio sentire il sapore!”
Luis la raccoglie con l’indice dandogliela tutta, densa e ancora calda com’è.

Tocca a Vince il rosso che, visibilmente eccitato, si sfila l’intimo leggendo personalmente il suo desiderio mentre Bart, dentro la vasca, è in ginocchio davanti a lui.
“Torno se mi assumi come meccanico tuttofare e custode del tuo parco auto”
“Il posto è tuo!”
“Sei proprio una brava troia! Mettiti schiena al muro che ti scopo la bocca come si deve!”
Bart scivola all’indietro e apre la bocca mentre Vince, poggiate entrambe le mani al muro, inizia a muoversi dentro e fuori auto ammirando la propria virilità, compiaciuta ed esibita.
Sembra quasi stia compiendo un esercizio ginnico, le palle sode dondolano davanti agli occhi dell’estasiato Bart prima di ogni affondo.
Ad un certo punto il movimento diventa più corto, più frenetico
“Stringi le labbra, porco! Ti piace il cazzo eh?”
Bart, a bocca piena, non riesce a rispondere ma rinnova, con indomita energia, lo sforzo pompante.
“Ah! Sì!” Vince quasi irrigidisce le braccia alla parete e, uscito velocissimo, viene in piena fronte del daddy che mugugna, lamentoso, per essere stato privato di quel nettare delizioso.
“Vedrai dopo che sopresa!” Vince si stacca scrollandosi il pene discendente sul petto dell’ospite.

Ne manca uno: è il turno di Rob il cui sapore segreto, frammisto a quello di ostriche e pesce, è già conosciuto dall’ingordo protagonista dopo la serata speciale in ristorante.
Chioma nera fa cenno all’ospite di riassumere la posizione di prima.
“Ecco brava, così tira fuori le mani e agganciati alle cosce!”
Poi gli offre le palle, grosse, rotonde, leggermente ispide
Bart ne saggia la consistenza soda baciandole a lungo; sono grosse e non riesce a prenderle insieme, allora alterna un po l'una e un pò l’altra.
E’ sfatto, sfinito di sborra e stravizi, ma non al punto da dimenticare le cose importanti.
“Il tuo desiderio, Rob?”
“Godere senza limiti e senza impegni; quando ho voglia ti chiamo e mi dai un giallone ogni volta che vengo. Un giallone per ogni semino, la mia produzione vale!”
“Come vuoi, basta che ne fai tanta!”
Il giovane toro lo afferra per le orecchie, quasi facendogli male, e anche lui prende a scoparlo in bocca con movimenti feroci mentre i peli pubici solleticano le labbra.
Sente, più che in altre occasioni, il suo aroma di maschio arrendendosi alla cappellona turgida che, arrivata in gola, continua a spingere quasi volesse trapanarlo.
Proprio quando il pompinaro inizia ad avvertire un senso di soffocamento, Rob, improvvisamente, esce ed esplode: un liquido denso, vischioso, acre che sembra non aver fine schizza sul viso e sulle labbra semiaperte.
La lingua di Bart si muove frenetica per gustare quanto più possibile di quella sborrata epica.
Ma Rob, scambiato un sguardo d’intesa con David, gran regista della matinée, lo prende al collo impedendogli ogni movimento.
“Ferma, troia ingorda che adesso arriva il bello!”
“Cosa volete farmi?”
“Zitto! Ecco metti le mani ben fisse qui, a bordo vasca, e gusta queste delizie!”
Bart obbedisce, sfinito e col fiato corto, il seme di Vince e Rob che, colando ancora leggermente, inizia a seccare sporge il viso oltre il bordo.

David è il primo ad avvicinarsi; solo un millesimo d’incertezza prima di realizzare cosa sta succedendo.
Il mondo diventa liquido, dorato e caldo: il piscio abbondante quasi rimbalza sulla sua fronte schizzando intorno.
Seguono, quasi contemporaneamente, quelli degli altri Jules, Vince, Rob e, ultimo, Luis
E’ una vera e propria doccia che, puntata in faccia, scivola ovunque rendendo liquida ogni sua cellula.
Colori e consistenze diverse si mescolano sul suo corpo oggettificato, assediato dagli odori intensi.
Bart annaspa, finalmente annegando nel proprio annullamento.
Quando le fontane umane si esauriscono ed i bukkakers lo lasciano solo, resta lì, sfinito a bordo vasca, il viso reclinato verso il pavimento ad osservare le chiazze di pioggia dorata che, sulle piastrelle chiare, si fondono alle sue lacrime.


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