Ldo-15 "Trav & lingotti"
Boytofun
Jules, con le superga color crema a chiudere il piede sottile, la minigonna stretta di cuoio nero e le calze a rete bianche, danza per i suoi amici.
Snello, con i capelli scuri scomposti e i tratti del viso affilati, un filo di rossetto nero esalta le sue labbra sottili al pari del leggero tocco di matita che, sugli occhi, ne valorizza l'impressione vagamente orientale.
"Strange world, people talk, sometimes I wonder why. Strange world, people kill, still no one hears their cries. Strange world, burn these thoughtless tears out of my eyes".
Muove solo il labiale mentre, con il corpo aderente alla parete di vetro, sfilandosi la t-shirt gioca con i capezzoli turgidi, in rilievo sul petto glabro.
Al centro della stanza, Bart, capelli rasati e pelle ambrata, tiene i gomiti chiusi intorno alle ginocchia di David che, invece, è seduto in alto, con le natiche sull’ampio bordo superiore della poltrona di modo che le sue grandi palle, rotonde e pienotte, e il cazzone, non ancora completamente eretto, poggiano sulla testa del padrone.
"Estrai la donna che è in te e deliziaci, tesoro!”
La voce di Bart, impastata dall'alcool e dall'eccitazione, copre le note della canzone che va sfumando ed inizia a masturbarsi lentamente.
David lo ferma mettendogli con decisione un piede sul pacco per poi rivolgersi, con sorriso sfacciato, al performer al di là del vetro: "Ci devi far impazzire .. così poi ti scopiamo!"
E, sottovoce, a Bart: “Daddy se vuoi godere davvero devi imparare a controllarti. Alla tua età tutto e subito è un approccio sbagliato”
“Hai ragione tesoro, così giovane e così saggio! Cosa farei senza di te?” risponde Bart e inizia a percorrere con le labbra socchiuse le gambe dell’amico dal ginocchio fino alla caviglia.
“Wow.. che ginocchia importanti che hai! Ho sempre voglia di corpi, sai? una fame che mi tormenta!”
“Sei un porco senza rimedio ma tra poco sarai saziato! Ora guarda, oltre il vetro, il tuo Jules trasformarsi nella nostra Julie"
Il brano riparte: “Is this our last chance to say all we have to say? Hiding here inside ourselves we live our lives afraid”.
Jules ama questa canzone e, per il suo numero speciale, non l’ha certo scelta a caso: l’ha sempre sentita sua come se quelle note avessero il potere magico di far emergere senza pudori, dalle insondabili profondità della psiche, un altro sé, un’altra personalità che è sempre presente ma che, abitualmente, nella vita ordinaria cova, come un vulcano, sotto le ceneri del quotidiano.
Fissa gli amici attraverso il vetro con uno sguardo torbido, consapevole del fascino che sta esercitando su di loro e dell'incredibile premio che lo attende a fine serata: tre solidi lingotti promessi dal padrone di casa.
Riflessi di luce multicolore si rifrangono sulla vetrata mentre, a torso nudo, si curva all'indietro provocatorio, lasciando che il cuoio della mini sollevata metta in mostra il profilo della mutandina di pizzo bianco indossata al posto del solito slip.
L’eccitazione si diffonde come un virus invisibile: in quel folle bunker di alcool e lusso, Jules sta inesorabilmente mutando per divenire Julie.
Eppure, soltanto un'ora prima, l'atmosfera a Villa Alice era del tutto diversa.
Dopo la partenza di Vince, Rob e Luis, il pomeriggio era trascorso sonnacchioso, con Bart e i due ospiti rimasti ancora esausti dagli eccessi della lunga giornata precedente.
Mario aveva accompagnato alla stazione i partenti, prendendosi poi uno dei suoi pomeriggi di “disintossicazione dal frociume” come amava chiamarli con brusca ma affettuosa ironia.
Quando, verso le sette, si erano ritrovati nel salottino, l’atmosfera era strana: David e Jules silenziosi; si poteva avvertire la voce del vento soffiare dalla pineta.
"Ragazzi, per premiare la vostra decisione di restare qui, ho pensato a qualcosa di davvero speciale!"
"Cosa? Cosa?" aveva chiesto, curiosissimo, Jules.
"Seguitemi e vedrete!"
L’ascensore li aveva portati al piano interrato: una sorta di bunker in cemento imbiancato a calce dove un lungo corridoio separava lo spazio dedicato all’autoparco d’epoca da una parete trasparente, al cui interno si vedevano barre d’acciaio fino al soffitto.
"Questo posto mi fa paura," aveva mormorato Jules, cercando con la mano quella di David.
Bart aveva svoltato a destra ed imboccato un altro breve corridoio. Poggiato l’indice su un minuscolo lettore, la parete in vetro si era aperta scorrendo su binari invisibili, mentre le luci si accendevano improvvisamente in alto e in basso e le colonne d’acciaio si illuminavano di colori cangianti.
"Wow!" "Incredibile!" "Cari ospiti, ecco, vi ho introdotto a uno dei miei tesori!" aveva commentato compiaciuto Bart.
Al centro della sala dominava una poltrona in cuoio nero con i braccioli e la testata molto ampi.
Alle sue spalle, l’intera parete era ricoperta di quadri raffiguranti vedute e paesaggi romantici: rovine pompeiane, tramonti, scene idilliache e di caccia.
"Ma quelli..." aveva urlato Jules in estasi estetica "...sono dei Cignaroli!"
"Esatto, Jules: i tuoi studi artistici danno buon frutto!"
Sul lato sinistro si stagliavano grandi tele raffiguranti figure umane stilizzate con fiori al posto della testa, mentre, a destra, ritratti di nudi maschili si alternavano a dipinti con figure geometriche emergenti da scale prospettiche aggressive.
"Cari, accomodatevi qui vicino a me su questi grandi puff e guardate davanti a voi!"
Con un click del telecomando, la grande parete vetrata al di là del corridoio s'era illuminata all'improvviso, rivelando un ulteriore ambiente adiacente, lungo e stretto.
Lì dentro, disposte in perfetta sequenza e alternate a lingotti d’oro, argento e platino, facevano mostra di sé bottiglie di gin esclusivi provenienti da ogni parte del mondo.
"Che figata!"
"Davvero pazzesco, sono senza parole!"
"Sono contento che il mio piccolo rifugio sia di vostro gradimento! Che gin gradite?"
"Papi, tu cosa ci consigli?"
"Io proporrei il Watenshi, quella bottiglia al centro. Ogni anno ne vengono prodotte solo poche decine al mondo."
"Ma come facciamo a berlo qui? Senza bicchieri, senza tonica?"
"Tu mi sottovaluti, caro David: prova ad alzare il tuo delizioso culetto e ad aprire il tuo puff..."
"Wow... non finisci di stupirmi questa sera!"
"Esatto, è un minifrigo: su, prendi le toniche, il ghiaccio e i bicchieri, mentre il nostro Jules vorrà farci la cortesia di allungarsi fino alla stanza di fronte a prendere la bottiglia di gin!"
Mentre Jules andava a prendere la bottiglia, Bart e David erano rimasti soli per pochi istanti.
"Comunque Bart, dopo questa ostentazione di grandissimo gusto e opulenza, puoi chiedere tutto anche a me..." David Lo aveva fissato sorridendo con i suoi luccicanti occhi verdazzurri.
"Lo so, e tra poco lo farò," aveva replicato il padrone di casa sfiorandogli le labbra con un bacio rubato.
Al rientro di Jules, l'atmosfera si era scaldata rapidamente.
"Dai a me, caro, preparo io! Questa ce la beviamo tutta, alla salute di chi ha voluto abbandonare Villa Alice!"
"Alla tua!”
"Aspettate, cari. Conoscete, ormai, la mia ossessione per l’intimo e per i pacchi .. ecco, io vorrei che facessimo questo brindisi indossando solo i nostri slip, e mi piacerebbe anche stendere le mie gambe sulle vostre per una bevuta, diciamo così, sensuale .."
I due ospiti si erano scambiati uno sguardo fugace, dopodiché era stato David a parlare: "Ma certo! Ogni tuo desiderio è un ordine questa sera, anzi stiamo pure più comodi!"
Con la schiena poggiata sulla poltrona, Bart sorseggiava il suo Gin & Tonic accarezzandosi e fissando le pudenda dei suoi ospiti.
A un primo drink ne era seguito un secondo e poi un terzo: David reggeva meglio l’alcool, mentre il padrone di casa e Jules iniziavano a essere sempre più annebbiati e disinibiti.
"Me li regali tre lingottoni, Daddy?"
"Certo Jules: te li porti in camera questa sera i tre lingottoni, se tu fai tre cose per me... anzi per noi, giusto David?"
"Giustissimo!"
"E cosa dovrei fare per voi, Daddy sporcaccione?"
Jules si era proteso verso Bart, allungando una mano sul suo slip che già denotava una visibile erezione.
"Un premio speciale, per qualcosa di speciale: apri il tuo puff, Jules!"
Aperto il soffice contenitore, Jules era rimasto basito: "Ma... cosa sono queste cose?"
"Ce li hai gli occhi, no? Calze a rete, mutandina di pizzo bianco e una mini di cuoio."
"E cosa dovrei farci io, con questa roba?"
"Estrai la donna che è in te e deliziaci con uno spogliarello alla parete!"
"Ok, ci sto! Ma i lingotti li voglio subito."
"Va bene, a fine serata te li metti nel puff al posto dei vestiti e te li porti in camera!"
Ora, con le note di "Strange World" che continuano a rimbalzare sulle pareti di cemento Julie cala, arrotolandola molto lentamente fino alla caviglia una calza che poi, con sguardo malizioso rivolto al suo pubblico, annoda al collo.
Esegue il medesimo movimento con l’altra che, sfilata, lancia in aria tra le note e le luci.
Si aggrappa alla parete quasi volesse scalarla ed inizia a compiere minuscoli movimenti pelvici come se stesse scopando il vetro, i tratti gentili del viso deformati da un piacere immaginario.
Si volta dando le spalle agli spettatori e lentamente, mostrando loro il seducente culetto, lascia cadere a terra la mini mentre sistema il tessuto del pizzo nel solco tra le natiche con il medio che, poi, porta alle labbra per leccarlo, tormentandosi con piccoli morsi.
Julie, scivola verso il centro del corridoio e voltandosi verso il suo pubblico, chiude davanti ai loro occhi incantati le gambe nascondendo il cazzo tra le cosce come se avesse una minuscola, deliziosa fighetta: solo un minimo accenno di peluria affiora malizioso dal tessuto traforato.
Bart, avverte il peso del cazzone di David strofinarsi eccitato sulla sua testa e, arrapatissimo, grida a gran voce: “Vieni qui dal tuo Papi, Julie! Delizia dei sessi”
Julie rientra dal corridoio con piccoli passi obliqui e finalmente si para davanti alla grande poltrona.
“Eccomi Papi, ti piaccio?”
Bart non risponde, limitandosi ad attirarla a sé per baciare quel delizioso ciuffetto.
“Papi, ma sei un toro!”
“Solo tu mi fai questo effetto!” Scivola bene in fondo alla poltrona ed, esibendo una forza inaspettata, gira Julie di modo che il culetto col solco di pizzo finisca proprio davanti alla sua faccia tonda e alla bocca smaniosa.
Julie sostenuta da David che ha mantenuto la sua posizione sullo schienale si piega a novanta e Bart, ebbro di alcol e di desiderio, affonda le labbra e la lingua nel culo di Julie.
Ora infastidito dalla mutandina di pizzo che prima lo ha tanto eccitato, la strappa a morsi e, avido, inizia a leccare quel culetto delizioso penetrandolo a più riprese con la lingua, mordendolo vorace, affondandovi financo il naso, inebriato dal suo delizioso odore.
“Oh si cazzo! cazzo si! Mi fai godere!”
“Si Papi, prenditi tutto: oggi sono solo tua!”
David si gode lo spettacolo masturbandosi lentamente sempre con le grandi palle piene posate sul cranio quasi rasato del padrone che, in un momento di pausa per prendere fiato, nota a terra la bottiglia del pregiatissimo gin con ancora un filo di liquido; ne trangugia un sorso che, invece di deglutire, effonde tra le natiche di Julie.
“Ahia brucia!”
“No tesoro, non fare così: solo un attimo, ecco vedi? sei ancora più buona”
Lecca, sempre più folle, quel buco delizioso reso ancora più straordinario dall’aroma del watenshi.
Ogni forma di razionalità è scomparsa, svanita in un’atmosfera onirica e decadente.
Anche Julie è una creatura fuori controllo.
“Basta Daddy mi sta consumando il culo e poi ora lo voglio dentro. Lo voglio tutto il palo, fino alla palle!”
“Come vuoi tesoro, tutto! Farei tutto per soddisfarti!”
Bart allarga le gambe, talmente eccitato che il cazzo duro e umido sembra un’entità dotata di vita propria.
Julie, aggrappandosi anche lei all’incavo delle forti ginocchia di David, si allarga bene bene l’ano e inizia a sedersi su Bart.
All'inizio fa un pò male ad entrambi ma il culetto è, ormai, talmente ben lubrificato che è solo questione di trovare il ritmo.
Cosa che avviene in pochi istanti.
Julie inizia a muoversi disinvolta sopra Bart che spinge e affonda sempre di più, sempre più dentro, fino all’essenza di quella meravigliosa creatura androgina che sta scopando.
Bart in vita sua non ha mai goduto così tanto: la potenza del suo desiderio è amplificata dalla frenesia totalizzante di Julie che, sotto i colpi continui del suo cazzone, continua a gridare “Si, ancora! Dammene ancora! Tutto dentro! Impalami!”
Bart porta una mano avanti per trattenere Julie facendola se possibile aderire ancor meglio al suo corpo, come se fossero un solo essere indivisibile predestinato a un godimento senza limiti.
David, sempre seduto sullo schienale con le gambe in avanti avvinghiate dagli amici gaudenti, continua a masturbarsi sulla testa di Bart che sentendo il peso dello scroto e quello, più leggero, del pene che gli struscia il cranio, si ricorda improvvisamente anche del cazzo di Julie.
Affondando sempre di più nelle viscere di quest’ultima, gli afferra il membro sottile ed inizia a segarla.
“Che porco che sei Papi.. così mi fai perdere del tutto il controllo!”
“Lo sai che è quello che voglio, tesoro mio!”
Accelera il movimento della mano, sempre più veloce come quello del bacino.
Julie schizza sul pavimento emettendo un grido e abbandonandosi all’indietro proprio nell’istante in cui Bart esplode nelle sue viscere stringendola fortissimo, quasi a farle male, per fermare, in quell’istante irripetibile, l’incessante flusso del divenire.
Nel medesimo momento anche David diventa liquido: il suo fiotto, abbondante, denso, caldissimo colpisce Julie sotto la nuca.
Bart, chiuso nella morsa dei due corpi accaldati dopo l’amore, si nutre di quel contatto, di quel calore, di quegli odori e, languidissimo, lecca, mangiandola, la sborra calda di David che sta colando sulla schiena di Julie.
Restano avvinghiati così, in un momento perfetto, tra le teste di fiore danzanti e i nudi maschili immobili nella loro irrealtà, mentre Bart ancora avverte in capo il caldo peso della virilità di David ora svuotata di ogni tensione con le gocce di nettare bianco che vanno lentamente seccandosi.
In fondo è tutta e sempre vita.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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