Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Gay & Bisex > Lo sconosciuto del treno
Gay & Bisex

Lo sconosciuto del treno


di Matt24
27.01.2026    |    5.701    |    15 9.7
"Lo fa per prepararmi, per farmi schiudere lentamente, per aprirmi come serve, ma anche perché gliel’avevo detto chiaramente in chat: l’idea della sua lingua dentro di me, che percorre il mio..."
Dopo anni e anni torno su questo sito per raccontare un’esperienza erotica di molto successiva a quella che avevo già condiviso in passato (se non l’hai fatto recupera “L’Americano a Roma” 1 e 2 sul mio profilo).

Anche questa storia, però, risale ormai a tanto tempo fa: agosto 2020, piena estate Covid. Restrizioni ovunque, lockdown appena allentati, città svuotate e una voglia di evasione che non era solo mentale, ma fisica, quasi urgente.
Per me, che allora vivevo e lavoravo a Milano, le vacanze estive di quell’anno dovevano essere semplici e senza troppe pretese. Con le mie amiche avevamo deciso di tornare in Salento dopo anni di assenza, convinti che sarebbe stato il modo giusto per staccare. Non avevo considerato un dettaglio banale ma decisivo: lo stesso identico ragionamento lo aveva fatto mezza Italia. Se l’obiettivo era scaricare lo stress, era stata una pessima intuizione.
Le spiagge erano piene fino all’inverosimile e i ritmi tutt’altro che rilassanti. Le ferie passarono comunque in modo sereno, ma senza scosse. Nessuna emozione vera, nessun ricordo di quelli che ti restano addosso, sulla pelle. La vacanza che avevo immaginato come libera, totale, magari anche un po’ trasgressiva, si rivelò abbastanza piatta e mediocre. Nessun eccesso, nessuna fuga, niente di niente. Un luogo bellissimo “guastato” da un turismo eccessivo (di cui ahimè facevo parte) e dai costi molto più alti di quelli che avevamo lasciato la volta precedente.

Il paradosso è che il mio momento più intimo, quello davvero carico di erotismo, non nasce lì. Nasce sulla strada del ritorno. E ripensandoci oggi, mi torna addosso con la stessa forza di allora e va a gonfiarmi le mutande all’inverosimile proprio mentre lo sto scrivendo.
Rientro dal Salento in treno con una sola amica. Viaggio notturno, per risparmiare. I classici scompartimenti da sei posti con i sedili che non invitano particolarmente al riposo, luci artificiali e il tempo che sembra dilatarsi all’infinito. A un certo punto, più per ammazzare la noia che per reale aspettativa, apro Grindr.
Scorro senza particolare attenzione, poi qualcosa cattura il mio sguardo. Il profilo più vicino a me resta inchiodato lì, sempre in cima. Il treno corre, il segnale cambia, io mi sposto nello spazio, ma quel contatto no. Rimane costante. Fisso. Vicinissimo.
Mi basta un secondo per capire. È sul mio stesso treno.
Il sangue mi sale per metà alla testa, e per l’altra metà scende deciso, a riempire i corpi cavernosi del mio uccello. L’eccitazione è immediata, fisica, pulsante. Una risposta istintiva, difficile da ignorare. Inizio a scrivergli, o forse è lui a scrivere a me; non saprei dirlo con certezza. Ricordo solo che iniziamo a parlare e che, nel giro di pochi messaggi, scopro un dettaglio che mi manda completamente fuori asse: ha una cabina privata. Una cuccetta tutta sua, in cui mi invita.
L’idea mi travolge. Non avevo mai fatto sesso su un treno. Pensare a uno spazio chiuso, isolato, sottratto allo sguardo degli altri mentre fuori scorre il buio della notte, ha su di me un effetto quasi violento. È una fantasia che prende forma in tempo reale. Mi fa quasi paura ma hey, quel rischio di pericolo mi manda in estasi.

Arrivano le classiche foto di rito. Corpo atletico, compatto, sicuro di sé. Un cazzo notevole, duro, spesso, che non lascia spazio a interpretazioni. Sul fianco un tatuaggio, un lupo, forse un cane: non è esattamente il mio tatuaggio preferito, ma su di lui funziona. Gli dà un’aria ruvida, da etero di quelli che non fanno troppe domande e a cui non devi chiedere mai. Un bad boy, o quantomeno qualcuno che ne incarna bene l’allure.
Anche a livello sessuale ci capiamo al volo. Lui solo attivo, ma disposto a succhiare come piace a me. Io pronto a prenderlo, ad accoglierlo, a farlo godere e a portarmi via il ricordo. Nessuna ambiguità, nessuna perdita di tempo. Queste coincidenze capitano di rado, e quando succedono bisogna afferrarle senza esitazioni.

Decidiamo di vederci nella sua cabina. Non per fare due chiacchiere. Per scopare come conigli arrapati.
Prima di raggiungerlo passo dal bagno del treno. Avviso la mia amica, che sa tutto di me; le dico di non preoccuparsi se sparisco per un po’. Lei capisce al volo e sorride, complice. Nel bagno lo spazio è stretto, l’aria pesante, satura di odori metallici e disinfettante. Il rumore costante delle rotaie accompagna ogni gesto. Mi preparo con attenzione, quasi con devozione. Voglio essere pulito, profumato, impeccabile. Voglio piacergli. L’eccitazione rende tutto più urgente, più intenso e più vivo.
Quando esco mi sento teso, carico, come se il corpo fosse già proiettato qualche minuto avanti, pronto.
Prima di andare da lui gli scrivo un’ultima cosa. Una volta che avró bussato voglio che mi apra la porta completamente nudo. Glielo chiedo in modo diretto, senza filtri. L’idea del rischio, della rapidità, del saltare ogni convenevole inutile mi eccita troppo. Non sono lì per parlare. Sono lì per farmi sbattere. Voglio vederlo duro subito, voglio che il suo desiderio sia esposto, crudo, senza mediazioni, come carne pronta a essere presa.

Busso alla porta della sua cabina con il cuore che batte forte, un misto di aspettativa e di una calma stranamente lucida. Quando apre, lo fa esattamente come avevo chiesto: completamente nudo. Non c’è esitazione o imbarazzo, il che tranquillizza anche me. È lì, esposto, e il solo fatto che abbia rispettato quella richiesta mi attraversa come una scossa. In quell’istante capisco che qualcosa è già successo, prima ancora di toccarci: una dinamica si è impostata, sottile ma chiarissima. In parte ho il controllo, in parte so che è lì per farmi godere, e per godere a sua volta. Questa consapevolezza mi manda letteralmente in visibilio. Dopo essere entrato chiudo all’istante la porta dietro di me. Lo guardo.
È un bel ragazzo, oggettivamente. Alto, intorno al metro e novanta, non massiccio ma asciutto, con un fisico snello e allenato che parla di cura, di sicurezza nel proprio corpo. Sta in piedi davanti a me, sostiene il mio sguardo, e il suo cazzo è duro, presente, senza bisogno di essere stimolato. È semplicemente lì, e tanto basta. Non penso, non rimando. Lo bacio rapidamente e poco dopo mi inginocchio davanti a lui quasi per istinto, come se il corpo avesse deciso prima della testa.
Lo prendo subito in bocca. La sensazione mi attraversa in modo diretto, senza filtri. Sto veramente scopando con uno sconosciuto su un vagone-letto.
Sento il suo respiro cambiare mentre succhio, mentre la lingua e le labbra lavorano con attenzione e fame insieme. Lui si assicura ancora che la porta sia chiusa, che la cabina sia davvero nostra, isolata dal resto del treno che continua a correre nella notte. Quel gesto, apparentemente pratico, rende tutto ancora più eccitante: siamo al sicuro, possiamo lasciarci andare. Entrambi scenderemo solo al capolinea e abbiamo tutto il tempo per spassarcela come si deve e goderci ogni istante di questo “viaggio” appena iniziato.
Torna da me e mi prende la testa da dietro la nuca. Non è un gesto violento, ma deciso. Mi guida, mi accompagna, poi inizia a spingere la sua nerchia con affondi sempre più profondi, portandomi verso il suo scroto. Ansima, rantola, e quel suono mi arriva dritto allo stomaco, mi scalda, mi spinge a fare di più, a non sottrarmi. Il ritmo cresce, il respiro si fa irregolare, e io mi lascio usare senza sentirmi annullato, anzi, sentendomi incredibilmente al centro.
Eppure non è solo lì per il proprio piacere. Ogni tanto si stacca, interrompe quella dinamica quasi animalesca per cercarmi la bocca, per baciarmi, per scendere sul mio collo, per leccarmi lentamente la pelle, come a ricordarmi che quello che sta succedendo lo stiamo condividendo. Sono momenti brevi, ma intensi, in cui la tensione cambia qualità, si fa più densa, più intima. Sento il mio corpo reagire tutto, fino in fondo, sento le carni del mio culo contrarsi, aprirsi, anticipare quello che verrà, come se anche lì il desiderio stesse già parlando al posto mio.
Ed è in quel momento che mi porta dall’altro lato della cabina con un gesto deciso, come se stesse semplicemente spostando il corpo nel punto giusto, quello che aveva già immaginato. Si abbassa, prima accovacciato poi in ginocchio, e senza esitazioni inizia a rimmarmi il buco con un’avidità che non ha nulla di frettoloso. È una fame controllata, consapevole. Lo fa per prepararmi, per farmi schiudere lentamente, per aprirmi come serve, ma anche perché gliel’avevo detto chiaramente in chat: l’idea della sua lingua dentro di me, che percorre il mio corpo, mi avrebbe eccitato da morire. E infatti non lesina affatto.
La sua lingua lavora con calma, con attenzione, come se si stesse godendo ogni mia reazione, ogni contrazione involontaria. Con le mani mi sega da dietro. Io sento il corpo rispondere senza filtri, sento il piacere salire in modo rotondo, profondo, qualcosa che non è solo fisico ma mentale, anticipazione pura. Ogni tanto si rialza, spezza quel ritmo per tornare su di me, mi bacia con la bocca ancora calda, mi fa sentire il peso e la presenza del suo uccello che mi scivola tra le natiche, che mi accarezza i glutei, che con la cappella indugia proprio lì, sul mio buco del culo, quasi a puntellarlo senza mai affondare davvero. È una tortura sottile, voluta. Mi fa capire che vuole, che può, che tra poco lo farà. E io lo sento, lo so, lo desidero con una chiarezza quasi dolorosa.
Continuiamo a baciarci, a respirarci addosso, a goderci quel tempo sospeso che rende tutto più carico. A un certo punto gli chiedo se ha dei preservativi. Mi dice di sì. Apprezzo molto, di solito dover porre questa domanda mi imbarazza un sacco. Invece lui era pronto, tanto che per un istante mi chiedo se lui si sia giá trovato in quella situazione. Lui si gira, prende dal letto una trousse che apre con gesti rapidi e sicuri, e da lì sfila un condom. Lo srotola sul cazzo eretto, duro, turgido, e in quel momento diventa evidente a entrambi che stiamo davvero per iniziare a fottere. Me lo mette dentro senza fretta e io lo accolgo dentro di me, caldo e morbido.
L’amplesso è intenso, piacevole, senza freni. Mi sbatte prima a novanta, con colpi pieni e decisi che mi fanno perdere il senso dell’orientamento (complice il treno in movimento), poi mi gira e mi scopa guardandomi in faccia, cercando i miei occhi, come se volesse vedere esattamente quello che mi stava facendo. A un certo punto mi tira su di peso e mi sbatte rimanendo in piedi, continuando a darmi bordate profonde che mi aprono sempre di più. Sento il corpo cedere e accoglierlo sempre più, sento il piacere farsi quasi troppo, ma senza mai volerlo fermare.
Tiene una mano sulla mia bocca, per non farmi gridare e rischiare di essere sentiti da fuori, ma anche per sentire quanto sto godendo. Io rispondo leccandogli avidamente le dita, succhiandole, facendogli capire in modo inequivocabile quanta voglia avessi di lui, di tutto quello che stavamo facendo. È un dialogo fisico continuo, sporco e intimo allo stesso tempo.
A un certo punto ci fermiamo perché scoparmi tenendomi in braccio non deve essere facile. Sono magrolino e leggero ma sono comunque alto 1.80. Mi sdraio sul letto della cabina e lo lascio fare. Lui continua a mantenersi il cazzo duro, si sega con il condom ancora addosso mentre mi prende il cazzo in bocca. Lo fa con piacere ma in modo abbastanza ordinario. Non è il miglior bocchino che abbia mai ricevuto, ma questa consapevolezza passa nella mia testa senza spezzare l’eccitazione, come una nota di realtà dentro un momento che resta comunque carico, intenso, vissuto fino in fondo. Chissene.
Forse intuisce che non sto godendo come prima e rientra dentro di me, lo fa con decisione, scopandomi a missionario. Lo spazio della cabina è ristretto, i movimenti inevitabilmente limitati, eppure in quella posizione riesco ad aprirmi completamente. Tengo le gambe larghe, il corpo offerto senza riserve, mentre lui mi sbatte con un ritmo che diventa sempre più accanito. Con le mani scorro lungo il suo corpo, ne seguo le linee, sento sotto le dita le sue chiappe lisce, tornite, e le tiro verso di me, come a volerlo far entrare ancora più a fondo, a fine corsa a godere del mio corpo nella sua interezza.
Le mie mani si spingono più sotto, gli sfiorano lentamente le palle da dietro, risalgono, gli accarezzano il culo con una cura che non è affatto distratta. È evidente che gli piace. Lo sento nel modo in cui il suo corpo reagisce, nel ritmo che accelera, nella spinta che si fa più insistente. Io stringo le sue chiappe piano, poi con più decisione, lo incito, lo accompagno, e ogni mio gesto sembra alimentare la sua voglia di prendermi più forte.
Abbiamo i volti vicinissimi. Ci baciamo senza smettere di muoverci, le lingue che si cercano, si intrecciano, si scontrano in modo vorticoso. Continuo a sentire il suo respiro cambiare, diventare più affannoso, più corto, quasi strozzato. È lì che capisco che ci siamo.
Si avvicina al mio orecchio e mi dice che sta per venire. La voce è tesa, carica. Io non esito, non trattengo nulla, glielo dico chiaramente: “sì, sborra, sborrami dentro.” Quelle parole sembrano liberarlo del tutto. Continua a scoparmi senza rallentare, finché non viene dentro di me, spingendosi contro il mio corpo e riempiendo il preservativo. Io continuo a segarmi e vengo sulla mia pancia, lui si accascia. Sento il suo peso, la sua tensione che si scioglie, il momento che si compie.
Lo faccio sfilare lentamente. Si alza in piedi, e io gli tolgo il preservativo, osservando quanto seme ha riempito la parte finale del condom, una prova concreta di quello che è appena successo. Il frutto del mio lavoro. Poi mi avvicino di nuovo a lui, gli pulisco la cappella con la lingua, con attenzione, senza fretta. Mi guarda con un’aria quasi di sfida, come a chiedermi quanto ho ancora voglia. Io non rispondo a parole. Glielo succhio per bene, fino a sentirlo diventare flaccido nella mia bocca, fino a quando il corpo si rilassa del tutto.
Ci guardiamo e quasi insieme diciamo: “che scopata, cazzo!” È una constatazione semplice e diretta.
Ci salutiamo così, con quella promessa non detta ma chiarissima che, alla prima occasione, lo rifaremmo. Ci rivestiamo entrambi, in silenzio, con gesti ancora un po’ rallentati dal piacere appena consumato. Ci diamo un ultimo bacio, poi lo saluto e torno nel mio scompartimento da sei. La mia amica sta dormendo.
Io invece mi sento finalmente rilassato. Quella scopata mi ha tolto ogni tensione o pensiero, e il resto della traversata passa in rapidamente. Mi addormento senza fatica.

La prima cosa che faccio all’arrivo, una volta entrato a Milano Centrale, è aprire Grindr per scrivergli. Voglio dirgli che è stato bello, ringraziarlo, dirgli che mi piacerebbe rifarlo. Ma mentre il treno si ferma e le porte si aprono, mi accorgo che il suo profilo non c’è più. È sparito. Scomparso. Deve avermi bloccato.
Un po’ di rammarico lo sento, lo ammetto. Poi inizio a pensarci. Forse è stato uno di quei fantomatici “etero” che ha aperto Grindr nell’unico momento in cui poteva farlo senza essere visto, mentre era in movimento, su un treno, irrintracciabile. Forse peró non ha cancellato il profilo, ha solo bloccato me, temendo che potessi diventare insistente. Per sicurezza diciamo. Magari ha una fidanzata, o addirittura una moglie. Più ci penso, più questa ipotesi mi sembra plausibile.

Mi dico “peccato”. Non sono davvero dispiaciuto, non avevo intenzione di costruire nulla con lui. Ma sarebbe stato bello riscopare, vista la sintonia. Quello sì. Invece rimane così, chiuso nel tempo, congelato in quel momento preciso e irripetibile. Mi chiedo se anche lui lo ricordi allo stesso modo, se lo abbia vissuto con la stessa intensità. Spero di sì.
Chissà…Magari un giorno mi leggerà e capirà che sono io.
E magari, anche se solo per un attimo, tornerà anche lui su quel treno con me.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Lo sconosciuto del treno:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni