Gay & Bisex
Me encanta lo amable que eres!
cummmming
27.12.2025 |
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"Nel frattempo il locale si era riempito, ed un gruppo di quattro clienti eccitati se ne stava in piedi accanto a noi, guardandoci e smanettandosi l’uccello..."
Barcellona. Era fine luglio, e durante una serata piacevolmente calda, mi ritrovai lungo carrer de Ferran, in pieno quartiere gotico.Avevo appetito. Non ho mai amato sedermi al tavolo di un qualsivoglia locale a mangiare e bere da solo.
Quando mi capitava, nasceva in me una profonda tristezza, talvolta fin quasi alle lacrime. Chissà poi perchè!
Tuttavia, nel corso degli anni avevo imparato ad apprezzare la piacevolezza della solitudine, anche durante i pasti. Scelsi così uno tra i numerosissimi locali, ed ordinai birra e jamon iberico.
Osservare le persone, l’atteggiamento, le fattezze, la gestualità, il modo di vestire, mi affascina, e più questi elementi mi sembrano originali, più sono incuriosito e, al contempo, ammaliato dalla straordinarietà della specie animale a cui appartengo. Così mangiai con gusto, mentre mi dedicavo a quell’innocuo passatempo che consiste proprio nel nutrirsi di apparenze, ovvero nel nutrirsi di come l’ altro si mostra, di come l’altro rivela se stesso, almeno l’aspetto esteriore di se stesso.
Entrai poi in un locale per soli uomini, situato poco distante. Il dress code di quella sera era ‘naked’. Quindi, o rimani come mamma ti ha fatto, oppure te ne stai fuori. Erano ammessi solo quegli accessori che potrebbero sottolineare e far risaltare la tua nudità e la tua mascolinità.
Così, mi ritrovai completamente nudo, eccetto che per un cockring di acciaio, che mi avvolgeva lo scroto e la base del pene.
Mi stupì immediatamente l’estrema gentilezza del gestore, una persona matura, con due bei baffoni neri e il petto villoso.
“Me encanta lo amable que eres!”, gli dissi, mentre mi passava di fianco.
“Y a mi me encanta tu culo! Muy bonito!”, adulandomi senza ritegno.
In quel momento non c’erano molti clienti. Mentre uscivo dal bagno, notai un signore panciuto e completamente rasato, seduto ad un tavolino. Alla parete proiettavano un film, ovviamente pornografico. Così decisi di sedermi a guardare lo schermo, incominciando nel frattempo a masturbarmi.
Il signore panciuto si precipitò letteralmente davanti a me, si inginocchiò, fece il gesto di aprire la bocca per ingoiare il mio cazzo, mentre al contempo cercava il mio sguardo in cerca di approvazione. Ad un mio cenno di consenso, incominciò ad ingurgitare con avidità il suo pasto. Dopo qualche istante mi porse una bottiglietta di popper, di cui inalai il contenuto , prima con una narice, poi con l’altra. Pochi istanti dopo sentii il corpo inondato di calore e piacere intensi.
Lo lasciai spompinare per qualche minuto. Poi, avvicinai la bocca al suo orecchio, lo mordicchiai e gli sussurai, “ andiamo a berci qualcosa?”.
“ Me llamo Oscar”, mi disse, mentre eravamo seduti al bancone del bar.
“Me gustas mucho!”, continuò, “y me gusta cuando sonríes!”.
Accarezzai il suo ventre prominente.
“ Te gustaría continuar desde donde lo dejamos?”, bisbigliò.
“Ok”, risposi.
Avvicinandoci ad una di quelle altalene in cuoio e pelle agganciate al soffitto con catene metalliche,mi suggerì
“ Por qué no te sientas sobre una de estas?”.
“Está bién”, replicai, “por qué no?”.
Mi sdraiai e infilai le caviglie e i piedi dentro le due maniglie in pelle, anch’esse appese al soffitto, disposte lateralmente ed utili a mantenere le gambe ben divaricate per lunghi periodi di tempo.
Quindi, ricominciò a pomparmi il cazzo, mentre con la mano mi accarezzava l’ano. Continuò così per un pò, ma le sue vere intenzioni, tuttavia erano altre. Afferrò infatti la bottiglia di lubrificante collocata di fianco all’altalena e inondò abbondantemente lo spazio tra le mie natiche di liquido viscoso.
Dopodichè, continuando sempre a lavorarmi l’uccello con la bocca, incominciò ad introdurre dentro il mio sfintere le dita della sua mano destra. Con la sinistra mi passò nuovamente la bottiglietta di popper. Inalai e… buuummm ! Di nuovo un rash di calore e di intenso piacere penetrò ogni fibra del mio corpo, diffondendosi in particolare nell’ano e nella punta del cazzo.
Quella voluttà mi spinse ad afferrare la mano con la quale mi stava violando, incidandolo e aiutandolo a penetrarmi più profondamente.
“Dale, dale !”, dissi, “métela toda! La quiero sentir toda dentro de mi!”.
Sollecitato dalle mie parole, egli spinse più a fondo, ma, trovando la resistenza dei miei sfinteri, si ritrasse. Così, io afferrai il suo polso con entrambe le mani e tirai verso di me, delicatamente ma con decisione, percependo nettamente le nocche delle sue dita sfondarmi il culo e portarsi dietro tutta la sua mano destra.
“Ahhhhh”, esclamai di piacere.
Ed egli ritirò con lentezza la mano dal mio retto ,per poi reintrodurla un istante dopo. Questa volta con maggior decisione. E ad ogni spinta la mia eccitazione saliva.
Dopo un paio di minuti,” Non voglio sborrare ora!” esclamai.
Così ci ritrovammo al bancone a bere un’altra birra.
“Estos sono Pedro y su novio Ramòn”, mi disse Oscar, presentandomi così due maschi, i cui superbi cazzi si sarebbero rivelati, una volta in erezione, in tutto il loro splendore.
Ma questo lo avrei imparato a breve…
Infatti, di lì a poco, ci ritrovammo tutti e quattro sui divanetti disposti proprio sotto lo schermo sul quale continuava inesorabile la proiezione del film pornografico. Ed era, senza dubbio, autentica pornografia pure quella che stavamo mettendo in scena noi.
Mi misi a succhiare il meraviglioso membro di Pedro e quello di Oscar, passando con passione dall’uno all’altro, mentre Ramòn si concentrava sul mio posteriore. Sentii infatti il suo cappellone farsi strada nelle mie viscere, trascinandosi appresso tutta l’asta.
Nel frattempo il locale si era riempito, ed un gruppo di quattro clienti eccitati se ne stava in piedi accanto a noi, guardandoci e smanettandosi l’uccello.
Dopo qualche minuto, mi misi di schiena e Pedro cominciò a montarmi, mentre Oscar e Ramòn facevano a turno ad infilarmi con violenza il loro cazzo in gola.
Ad un certo punto, mentre Oscar mi stava violando la bocca in profondità, sentii uno spasmo della sua nerchia.
Mi stava scaricando direttamente tutto lo sperma sulle tonsille!
Quindi, toccò a Ramòn. Incominciò a smanettarsi, finchè si mise a schizzare. Una parte del liquido mi inondò il viso, mentre il resto mi finì sulla lingua ed in gola.
Afferrai le natiche di Pedro, che seguitava nella sua monta, finchè lo sentii rantolare e percepii il suo bastone pulsare e scaricare nelle mie viscere.
Soddisfatti, i miei tre amici si diressero verso il bar, mentre io, che non avevo ancora sborrato, mi misi seduto.
I quattro uomini, che avevano cominciato a masturbarsi poco prima, si avvicinarono, portando la loro mercanzia in erezione accanto al mio viso, ancora segnato dallo sperma di Ramòn.
Uno di loro non ci mise molto, e mi inondò la bocca e la faccia in pochi istanti.
Gli altri tre erano ossi duri! Tra loro erano amici e complici. Uno, in particolare, con una nerchia di dimensioni quasi asinine.
Mi fecero accomodare su di un’altalena e si alternarono riempiendomi lungamente, e a turno, bocca e culo.
Sentivo il mio corpo come un pezzo di carne, sbattuto e abusato, con violenza e senza pietà, da demoni lussuriosi ed insaziabili. Percepivo la loro smania travolgente che sferzava tutta la mia pelle, afferrata, agguantata, pizzicata quasi frustata impietosamente da quella moltitudine di mani implacabili. Ed anche il mio pene ed i miei testicoli venivano continuamente stimolati, strizzati, tirati, violati, abusati.
Di quando in quando, uno di loro si recava al bar per tornarne con un bicchierino di superalcolico, che poi mi versava immancabilmente in bocca. Ed io ingoiavo, sempre più brillo.
Incominciai a sentire la stanza girare, la musica saturarmi le orecchie, il caldo avvolgermi, e una voluttà indicibile che si impossessava di me. Ero un unico fascio di ultraterreno godimento. Percepivo la punta del mio pene pulsare, i miei testicoli fremere, le mie interiora sodomizzate, inondate e ritmicamente devastate da pali infuocati, che uscivano ed entravano senza pietà e a loro completo piacimento. La mia bocca stipata come da stantuffi noncuranti e da lingue fameliche. Le mie labbra e la mia lingua strapazzate,morse, strappate, succhiate, tirate. Eppure percepivo l’ avidità impossessarsi di me e saturare ogni angolo della mia cute e ogni mia mucosa. Ogni recettore in me anelava a quel sentire! Anelava a sentire quei bastoni impietosi sfondare i miei orifizi, ritirarsi per poi sfondarmi nuovamente con rinnovato impeto. Anelava a sentire quei denti, quelle bocche e quelle lingue lascivi, diabolici, violenti e animati da un’insaziabile voracità che si infilavano in me, mi mordevano, mi laceravano, alla ricerca dei miei umori, della mia carne, del mio calore, della mia vita.
Alla lettera, quei corpi demoniaci mi stavano possedendo, proprio come, alla lettera, solo un demone ti può possedere.
Con la coda dell’occhio vidi uno di quegli ossessi sdraiarsi su di un grande divano lí accanto, mentre un altro, il più dotato, sia fisicamente che come dimensioni genitali, mi sollevò, per poi farmi adagiare a gambe divaricate proprio sul cazzo del suo amico che si era appena sdraiato. Cazzo che non faticò ad intrufolarsi dentro di me in profondità.
“Ahora hacemo una doble penetración!”, esclamò sghignazzando.
Infatti, si posizionò alle mie spalle, e mentre il pene del suo amico era ancora del tutto conficcato, incominciò ad infilare il suo!
“Esto te ayudará”, esclamò il terzo, posizionando sotto le mie narici una bottiglietta di popper. Aspirai a fondo e trattenni a lungo.
“Mejor si aspiras una segunda y una tercera vez!”, mi suggerí,” dadas las dimensiones de mi amigo!”.
Obbedii. E trattenni il fiato ancora più a lungo.
La sensazione di voluttà e di euforia si ampliarono indicibilmente, e ancor di più si ampliarono quando sentii quell’enorme uccello posizionarsi proprio sopra quello che avevo già in me, e quando lo percepii finalmente sfondarmi il retto.
“Aaahhhhhh, aaaahhhhhh”, esclamai, in un ‘estasi che partiva dal centro del culo ed inondava tutta la mia carne, fino alla radice del mio essere.
Mi sbatteva, come in preda all’ira. E, come in preda all’ira, si sbatte violentemente e ripetutamente una porta.
Quindi, mi infilò l’indice e il medio di entrambe le mani nella bocca, tirando con brutalità la mia testa verso di sè, e facendomi inarcare la schiena. Poi, senza smettere di sfasciarmi con veemenza, sferrò un ultimo violento colpo, e mi venne dentro senza ritegno, inondandomi di liquido seminale e grugnendo come un animale.
Fatto ciò, si ritrasse di scatto, lasciando il posto al terzo.
Questi, sempre durante la doppia penetrazione, sembrava voler schiantare, a più riprese e con violenza, il suo pube contro il mio culo, generando un suono ritmico, come se mi stesse sculacciando.
“Ciiak, ciiak, ciiak, ciiak!”.
Non tardò a sborrare, mantenendo il cazzo saldamente conficcato in profondità tra le mie natiche. Sentii la sua asta palpitare a lungo, abbracciata dal mio sensibile e ancora bramoso ano.
L’ultimo si alzò, e prendendomi da dietro si ritrovò con il suo pene che sguazzava nello sperma dei sui compari, come fosse dentro una cloaca umana. Eccitato, credo anche proprio da questo fatto, non tardò anch’egli a liberarsi del suo seme, depositandolo direttamente nel mio gocciolante culo. Quindi, senza ritrarre il cazzo ancora pulsante, si rilassò pesantemente sopra di me, appoggiando il torace e l’addome contro la mia schiena. Afferrando il mio petto, mi strizzava i capezzoli inturgiditi dall’eccitazione, e di tanto in tanto agguantava e mungeva il mio pene. Percepii il suo alito caldo che accarezzava la pelle del mio orecchio, il suono di quel suo ansimare che saturava il mio cervello, il suo membro mentre si rimpiccioliva e usciva da me.
Quindi, senza proferir parola, se ne andarono, abbandonandomi con indifferenza, così come con indifferenza si abbandona uno straccio usato.
Non sazio, rimasi così per un pò.
Poi,
“La notte è ancora lunga”, sussurai tra me.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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