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Gay & Bisex

Taci e semplicemente ascolta


di Membro VIP di Annunci69.it cummmming
21.09.2025    |    531    |    2 10.0
"Lo succhiavo e assaporavo con piacere, roteando la lingua attorno ad esso, e potevo percepire con chiarezza l’asta, la cappella e le vene ancora gonfie, mentre si ammosciavano lentamente, ..."
Incastonata contro un cielo nero d'inchiostro, la luna d'avorio se ne stava lassù, intenta ad osservarci, ad osservare noi due, accoccolati uno di fianco all'altro su di una panchina di legno,
nella parte più interna e nascosta del parco.
Poco più in là, il mare era invisibile al nostro sguardo, e il suo sommesso ruggito ci cullava, risvegliando ataviche sensazioni, spontanei riflessi, rieccheggianti da epoche remote che non ci appartenevano.
La notte, calda e gravida di fragranze, ci parve un invito. Un invito all'intimità, al semplice esserci. Un invito ad un ascolto senza aspettative.
Non lo conoscevo da molto e quegli incontri clandestini erano per me causa di un'intensa eccitazione. Eccitazione che, ogni volta, scaturiva immediata da un suo semplice cenno alla disponibilità di stare insieme, fosse solo per pochi e fugaci istanti.
In quella particolare occasione, sedevo alla sua sinistra, la mia testa adagiata sulla sua spalla.
Tra noi il silenzio, entrambi in attesa, ammutoliti nella pura contemplazione del nostro sentire.
In quella quiete, che si trova ben oltre il pensare, avvertii il graduale, lieve e netto crescere del desiderio. Brama che montava, come un'onda indomita ed indomabile, senza lasciare scampo, e senza del resto incontrare attrito alcuno. Libera perciò di animare a suo piacimento il mio spirito e la mia carnalità.
Fu così che la mia mano, mossa ed impregnata da quell' anelito, incominciava ad esplorare, leggera, l'interno della coscia di lui. Lui che se ne stava lì, fermo, gli occhi serrati. Ed io, con il suono del suo respiro eccitato che mi saturava le orecchie e riempiva il mio corpo con sottili scosse di voluttà.
Spostai la mano sul suo sesso e lo percepii turgido, sebbene ancora dentro ai pantaloni, i quali però non tardai a sbottonare. E, finalmente libera ed illuminata dall'argenteo bagliore lunare, la sua verga, meraviglia della natura, mi attendeva.
Mi inginocchiai e con la punta della lingua gustai le gocce di essenza gelatinosa che fuoriuscivano da quella turgida e calda cappella. La quale, un istante dopo, non esitai ad ingoiare.
Sentivo quel voluminoso palo carneo riempirmi la bocca. Era un pò come se io, affamato e sbavante, stessi divorando un pezzo di succulenta, viva e palpitante carne.
Intanto, dal canto suo, il mio cazzo, altrettanto gonfio, reclamava la sua ora d'aria. Così, tirandomi giù i calzoni e senza smettere di ingurgitare il mio pasto, liberai il mio sesso ed al contempo esposi al chiaro di luna anche le mie natiche.
Subito incominciai a smanettare il mio prepuzio, alimentando in tal modo le fiamme della mia già incontrollata voglia di cazzo.
Ed il mio compagno, che fino ad allora aveva tenuto gli occhi chiusi, sentendo il mio ansimare e rantolare e accorgendosi della mia crescente passione, mi afferrò bruscamente per i capelli e mi fece ritrarre dal suo pene. Quindi si alzò e, senza proferire parola, mi fece inginocchiare sulla panchina e si posizionò dietro di me.
Lo sentii sputare e percepii nettamente la sua saliva che colava tra i glutei e scendeva verso l'ano. E di lì a poco, e senza tanti preamboli, mi sentii violato in profondità dalle sue dita.
Attraverso questa azione, che già di per sè faceva emergere con ancora maggiore evidenza quella troia che è in me, lui stava ovviamente preparandosi il terreno per ben più interessanti manovre.
Infatti, trascorsi pochi secondi, sentii distintamente la punta del suo membro contro il buco del mio culo. Mentre un istante dopo, la sentii slargarmi lo sfintere, scivolare dentro le mie budella e trascinare finalmente con sè tutto quel nodoso, carnoso e pulsante bastone.
Durante quella monta, brutale e violenta, potevo udire il suo animalesco rantolio. Ed io, gemendo di piacere, non mi sentivo niente di più che una cagna in calore.
Ne volevo ancora e ancora. Desideravo che continuasse a possedermi senza fermarsi, fino a farmi sentire finalmente sazio di cazzo.
E difatti, egli continuò così per un bel pezzo, mentre la mia eccitazione stava raggiungendo il culmine. Poi si arrestò bruscamente. Mi fece girare, togliere scarpe e pantaloni, mi spinse sulla panchina, così da farmi ritrovare sdraiato di schiena con le gambe divaricate, le ginocchia sulle sue spalle e il suo cazzo nuovamente conficcato dentro di me, in una splendida missionaria.
Con quel batacchio completamente infilato nelle mie viscere e la sua lingua ficcata tra le mie labbra, potevo percepire la sua saliva che colava dentro la mia bocca, mentre io la ingoiavo con piacere.
Senza smettere di spingere, si scontò un poco, e incominciò a segare il mio uccello, il quale, dopo pochi istanti, schizzò fiotti di seme che raggiunsero il mio viso.
Divertito, si mise a leccare lo sperma spruzzato sulla mia faccia, lo mischiò con la sua bava, e lasciò cadere con precisione quella miscela direttamente dentro la mia bocca.
Quindi, mentre lo attiravo a me e agevolavo le sue brusche spinte affondando entrambe le mie mani nei suoi glutei, percepii distintamente il suo cazzo, ancora avvolto dal mio ano, pulsare violentemente e scaricare a più riprese abbondanti getti di sborra direttamente dentro il mio retto.
Dopo avermi letteralmente fecondato, si alzò. Tuttavia, non soddisfatto, portò il suo uccello a livello delle mie labbra, mi aprì la bocca con una mano, mentre con l’altra se lo strizzava dalla base alla punta, per estrarre gli ultimi densi grumi di sperma, che fece poi precipitare nel mio cavo orale.
Immediatamente dopo, violò nuovamente la mia bocca con il suo ormai esausto membro. Lo succhiavo e assaporavo con piacere, roteando la lingua attorno ad esso, e potevo percepire con chiarezza l’asta, la cappella e le vene ancora gonfie, mentre si ammosciavano lentamente, avvolte dalle mie labbra.
Dopodichè, egli si accoccolò accanto a me.
"Ti è piaciuto?", mormorò.
"Taci e semplicemente ascolta !", replicai, fintamente stizzito.
Nel silenzio della notte, si udivano il mormorio del mare e il fruscio degli alberi accarezzati dal vento.
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