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Gay & Bisex

Sotto i miei colpi


di Orsacchiottopieno99
20.05.2026    |    3.309    |    10 9.4
"Perché detta da lui, in quel momento, aveva qualcosa di incredibilmente autentico..."
Ci sono andato senza avere davvero intenzione di tornare a casa presto.
Era una di quelle sere in cui senti il corpo più acceso della testa e sai già che restare chiuso in appartamento ti farebbe impazzire ancora di più.

Ho guidato fuori città con la musica bassa e il finestrino aperto, lasciando entrare quell’aria tiepida di fine settembre. Quando sono arrivato nel parcheggio vicino al bosco c’erano già parecchie macchine ferme in punti casuali, fari spenti, motori ancora caldi. Qualche uomo fumava appoggiato alle portiere, altri camminavano lentamente lungo il vialetto sterrato facendo finta di niente.

L’atmosfera era sempre la stessa: silenziosa, trattenuta, quasi animale.

Sono rimasto qualche minuto seduto in macchina a osservare. Mi piaceva guardare le persone prima ancora di avvicinarmi. Capire chi era lì per curiosità, chi per abitudine e chi invece era lì perché aveva bisogno di sentirsi desiderato almeno per una notte.

Poi è arrivato lui.

Una station wagon grigia, anonima, da uomo normale. Ha parcheggiato poco più avanti rispetto a me ed è rimasto dentro per quasi un minuto con le mani sul volante.

Quando è sceso, mi si è acceso qualcosa immediatamente.

Pelato, barba corta scura con qualche filo grigio, spalle larghe, petto pieno sotto una camicia blu aderente il giusto. Un uomo di quarant’anni che non aveva bisogno di dimostrare niente fisicamente per risultare tremendamente maschile.

Ma la cosa che mi ha colpito davvero è stato il culo.

I jeans gli cadevano addosso in un modo assurdo. Sodo, pieno, evidente mentre camminava lentamente lungo il parcheggio cercando di sembrare tranquillo. E io non riuscivo a smettere di guardarlo.

Continuava a controllarsi intorno come uno che aveva paura di essere riconosciuto. Si sistemava le maniche, infilava le mani in tasca, poi le tirava fuori subito dopo.

Agitato.

Quando i nostri sguardi si sono incrociati, lui ha abbassato gli occhi quasi immediatamente.

E lì ho capito che lo volevo.

Sono sceso dalla macchina con calma e ho iniziato a camminare verso il fondo del parcheggio senza guardarlo direttamente. Dopo pochi secondi ho sentito i suoi passi dietro di me.

“Prima volta qui?” gli ho chiesto.

Ha fatto una mezza risata nervosa.
“Si vede così tanto?”

Da vicino era ancora meglio. Aveva un odore pulito, da dopobarba e pelle calda. Le mani grandi. Il collo spesso. E negli occhi quella combinazione devastante di desiderio e insicurezza che mi faceva venire voglia di dominarlo ancora prima di toccarlo davvero.

Abbiamo parlato pochissimo. Le solite domande inutili giusto per rompere il silenzio. Ma intanto io continuavo ad avvicinarmi sempre un po’ di più, osservando attentamente ogni sua reazione.

Ogni volta che invadevo il suo spazio personale tratteneva il respiro.

A un certo punto ci siamo fermati vicino alla sua macchina. Eravamo così vicini che sentivo il calore del suo corpo attraverso la camicia.

Gli ho appoggiato lentamente una mano sul fianco.

Lui si è irrigidito immediatamente.

“Rilassati,” gli ho detto piano.

Ha abbassato gli occhi verso la mia mano e poi li ha rialzati lentamente su di me.
“Ci sto provando.”

Quella risposta detta sottovoce mi ha fatto perdere lucidità.

Gli ho preso il polso e gliel’ho appoggiato contro la portiera, lentamente, senza violenza. Solo abbastanza da fargli capire che in quel momento stavo decidendo io.

E lui si è lasciato guidare subito.

Quella è stata la parte che mi ha acceso più di tutto.

Vedere un uomo grande, adulto, così fisicamente maschile… cedere il controllo così facilmente appena qualcuno prendeva sicurezza su di lui.

Mi sono messo dietro di lui, quasi attaccato al suo corpo. Sentivo la sua schiena contro il petto e il suo respiro diventare sempre più pesante.

Gli ho sfiorato il collo con la bocca mentre una mano scendeva lentamente lungo il torso sopra la camicia, fino ai fianchi.

Ogni volta che lo toccavo sembrava perdere un altro pezzo di controllo.

Quando gli ho stretto il sedere attraverso i jeans ha lasciato uscire un respiro basso, involontario, e ha appoggiato la testa all’indietro per un istante.

Lì ho capito che era esattamente quello che voleva.

Non aveva bisogno di dirlo apertamente. Si leggeva tutto nel modo in cui restava fermo mentre lo guidavo io, nel modo in cui ormai cercava il mio contatto senza più fingere sicurezza.

Gli ho aperto lentamente un paio di bottoni della camicia e ho fatto scorrere la mano sul petto caldo, sentendo i muscoli tendersi sotto le dita. Lui continuava a respirare sempre più forte.

“Tu sei abituato a controllarti troppo,” gli ho sussurrato vicino all’orecchio.

Ha chiuso gli occhi e ha fatto un piccolo cenno con la testa.

In quel momento non sembrava più l’uomo teso che era sceso dalla macchina mezz’ora prima. Sembrava qualcuno che aveva aspettato tantissimo tempo di potersi lasciare andare completamente con qualcuno.

L’ho girato verso di me prendendolo dal mento e l’ho baciato con decisione.

All’inizio ha reagito quasi con esitazione, poi improvvisamente mi ha afferrato la maglietta con forza, come se si stesse finalmente concedendo di desiderare davvero qualcosa.

E da lì tutta la tensione trattenuta è esplosa.

L’ho spinto di nuovo contro la macchina sentendo immediatamente il suo corpo cedere contro il mio. Il finestrino ha vibrato leggermente sotto il peso mentre io continuavo a tenerlo fermo dai fianchi, godendomi ogni reazione che riuscivo a provocargli.

Ormai aveva smesso completamente di fingere sicurezza. Respirava forte, quasi affannato, e ogni volta che mi avvicinavo al collo lasciava uscire quei piccoli gemiti bassi che cercava inutilmente di trattenere.

Ed era quella la cosa che mi stava facendo impazzire davvero.

Un uomo grande, massiccio, dall’aspetto così maschile… che sotto le mie mani diventava sempre più vulnerabile.

Gli ho stretto il fianco con più decisione mentre continuavo a baciarlo vicino all’orecchio e alla mandibola. Lui ha appoggiato entrambe le mani sulla macchina abbassando leggermente la testa, quasi arrendendosi completamente alla situazione.

“Così…” ha sussurrato con il fiato corto.

Sentivo la tensione nel suo corpo aumentare ogni secondo. Ogni volta che lo tenevo più vicino contro di me reagiva immediatamente, lasciando uscire respiri spezzati sempre meno controllati.

A un certo punto ha girato appena il viso verso di me, gli occhi mezzi chiusi, e con una voce roca che sembrava quasi vergognarsi di quello che stava chiedendo ha detto:

“Più forte…”

Quella frase mi ha attraversato lo stomaco.

Perché detta da lui, in quel momento, aveva qualcosa di incredibilmente autentico. Non sembrava una fantasia costruita. Sembrava il bisogno reale di qualcuno che per tutta la sera aveva cercato di trattenersi e ormai non ne era più capace.

Gli ho stretto i fianchi con più sicurezza, tenendolo fermo contro la carrozzeria mentre lui lasciava uscire un altro gemito basso, soffocato. Il contrasto tra il suo corpo adulto, robusto, e il modo in cui ormai si stava lasciando guidare completamente da me mi mandava fuori di testa.

Nel parcheggio intorno continuava a esserci quasi silenzio, ma dentro quella bolla sembrava esistere solo il rumore dei suoi respiri, il vetro della macchina che vibrava leggermente sotto i movimenti e quella tensione accumulata che finalmente stava esplodendo.

E più lo sentivo perdere controllo, più capivo che era esattamente quello che aveva desiderato dal momento in cui aveva incrociato il mio sguardo.
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