incesto
Veronica Segreti in Famiglia #28
Efabilandia
02.06.2026 |
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"«Voglio che mia madre ci veda mentre la umiliamo» continuai io, la voce tremante di eccitazione..."
Ero ancora nuda nel grande letto, stretta tra i corpi caldi dei miei genitori. Papà respirava piano contro la mia nuca, mamma mi teneva una mano sul seno. Il mio corpo era esausto, la fica gonfia e il culo ancora sensibile dopo tutto quello che era successo. Presi silenziosamente il telefono dal comodino. Lo schermo illuminò il buio con una luce fredda.C’erano messaggi di Laura.
«Mi manchi già… Marco è tornato tardi e non siamo riusciti a resistere ..»
Tre foto accompagnavano il messaggio. Nella prima Laura era in ginocchio, nuda, con le labbra strette intorno al cazzo spesso di Marco. Nella seconda lo stava succhiando con passione, gli occhi lucidi rivolti verso l’obiettivo. Nella terza Marco le veniva in bocca, mentre lei teneva la mano stretta alla base, con la sborra che le colava dal labbro inferiore.
Sorrisi nel buio. Un sorriso lento, profondo. Non provai gelosia. Solo un calore intenso tra le gambe e una strana tenerezza. Quei due stavano diventando parte di me. Complici. Strumenti perfetti per ciò che stavo progettando.
Spensi il telefono, mi accoccolai più profondamente tra mamma e papà e chiusi gli occhi. La vendetta aveva appena iniziato a prendere forma nella mia mente. E sarebbe stata crudele, intima e definitiva.
Tornai a casa verso le undici del mattino. Appena entrai sentii i rumori: il cigolio ritmico del letto, i gemiti bassi e sensuali di Laura, il respiro pesante di Marco.
Mi avvicinai piano alla porta socchiusa della camera di Marco. Lo spettacolo che vidi mi tolse il fiato.
Laura era sopra di lui, completamente nuda, bellissima. I capelli corvini le ricadevano sulle spalle lucide di sudore mentre cavalcava Marco con movimenti lenti e profondi. Il suo culo sodo si alzava e si abbassava, inghiottendo tutto il cazzo grosso del mio fidanzato. Marco era sdraiato sotto di lei, le mani strette sui suoi fianchi, gli occhi semichiusi di piacere.
«Così… prendilo tutto…» mormorava lui con voce roca.
Laura gemeva piano, una mano sul suo seno, strizzandosi il capezzolo. Il rumore bagnato e osceno della sua fica che scivolava sul cazzo di Marco riempiva la stanza. L’odore di sesso fresco, caldo e dolce arrivava fino a me.
Rimasi lì, nascosta, a guardarli. La mia mano scese lentamente tra le mie gambe, sfiorando la fichetta già bagnata. Non ero arrabbiata. Ero eccitata. Profondamente eccitata. Vedere il mio timido Marco che si faceva cavalcare con tanta passione dalla mia Laura mi faceva sentire potente, desiderata, complice.
Laura accelerò il ritmo. I seni le ballavano ad ogni movimento. I suoi gemiti divennero più acuti. Marco le strinse forte il culo e cominciò a spingere dal basso, scopandola con più forza. Il letto sbatteva contro il muro. Laura venne violentemente, tremando, la testa rovesciata all’indietro, un lungo gemito strozzato. Marco la seguì poco dopo, spingendo fino in fondo e riempiendola di sborra calda con un grugnito profondo.
Solo allora entrai nella stanza.
«Che bella visione…» dissi con voce bassa e calda.
Laura si girò verso di me sorridendo, ancora seduta sul cazzo di Marco. Lui arrossì leggermente.
Mi spogliai lentamente, lasciando cadere il vestito bianco sul pavimento, e mi infilai nel letto con loro. Laura mi baciò con passione, la lingua ancora calda. Marco mi accarezzò la schiena con dolcezza.
Restammo abbracciati per qualche minuto, io in mezzo a loro, i loro corpi caldi contro il mio. Poi presi fiato e parlai.
Raccontai solo ciò che volevo raccontassero.
Raccontai della violenza vera. Di Manas che mi aveva fermata per strada, drogata con i Negroni, trascinata a casa sua e legata al tavolo. Di come mi aveva inculata contro la mia volontà. Di come erano arrivati i suoi tre amici di colore e mi avevano usato per due ore, riempiendomi il culo di sborra uno dopo l’altro mentre ero legata e impotente. Di come Manas mi aveva messo il plug e mi aveva umiliata, dicendo che era un “regalo di mamma”.
Laura e Marco ascoltavano in silenzio, sempre più tesi. Laura mi stringeva forte la mano. Marco aveva lo sguardo duro, una rabbia nuova nei suoi occhi solitamente timidi.
Quando finii di parlare, calò un silenzio denso.
Fu Marco a parlare per primo.
«Veronica… voglio aiutarti. Voglio che paghi. Tua madre e quel bastardo di Manas.»
Laura annuì, gli occhi che brillavano di rabbia ed eccitazione.
Marco continuò, la voce più ferma del solito:
«Ho un’idea. Tua madre esce spesso il pomeriggio con Manas. Vanno sempre nello stesso motel, quello sulla statale, stanza 17. Li ho visti una volta per caso. Possiamo seguirli. Io porterò due amici della palestra, David e Amed. Sono due maranza tosti, fanno pugilato, gente che non si fa problemi. Li facciamo bloccare dentro la stanza. Li facciamo legare. Poi arriviamo io, tu e Laura. E lì… ci vendichiamo. Gli diamo 200 euro e loro fanno un servizio perfetto.»
Il cuore mi batteva fortissimo. L’idea era perfetta. Umiliante. Intima. Crudele.
«Voglio che mia madre ci veda mentre la umiliamo» continuai io, la voce tremante di eccitazione. «Voglio che Laura la apra con lo spaccaculi più grosso che abbiamo, quello nero da 28 centimetri. Voglio che tu, Marco, la scopi davanti a Manas legato. Voglio che lei sia costretta a implorare il cazzo del suo stesso nipote mentre io la guardo negli occhi. Voglio che capisca cosa significa essere tradita e usata dalla sua stessa famiglia.»
Laura sorrise con cattiveria.
«Io mi occuperò di lei con lo spaccaculi. La farò piangere di piacere e vergogna.»
Marco annuì lentamente, gli occhi che brillavano di una determinazione nuova. Sentii il suo cazzo, ancora mezzo morbido dopo aver riempito Laura, indurirsi di nuovo contro la mia coscia sinistra. Era caldo, pesante, vivo. Senza dire una parola lo afferrai con la mano, stringendolo alla base e cominciando a massaggiarlo lentamente, sentendo le vene pulsare sotto le mie dita.
Laura mi sorrise con amore e malizia, si avvicinò e mi baciò dolcemente, la sua lingua calda e morbida che danzava con la mia. Il bacio era profondo, bagnato, pieno di complicità. Mentre ci baciavamo, Laura si mosse, si alzò sulle ginocchia e venne a cavalcarmi il viso. Abbassò lentamente la sua fica ancora piena sulla mia bocca.
«Leccami, amore…» sussurrò con voce roca.
Appena la mia lingua toccò le sue labbra gonfie, sentii il sapore caldo e denso della sborra di Marco che colava fuori. Era ancora tiepida, salata, leggermente dolce. La leccai con avidità, raccogliendo ogni goccia densa che usciva dalla fica della mia Laura. Adoravo quel sapore. Adoravo loro. Il mio cuore batteva fortissimo mentre leccavo la sborra del mio fidanzato dalla fica della mia amante.
Nel frattempo, cominciai a giocare con i piedi. Sollevai le gambe e appoggiai i miei piedini morbidi, con lo smalto french bianco, sul cazzo duro di Marco. Iniziai a massaggiarlo con lentezza sensuale: un piede sulla cappella, l’altro sulle palle pesanti, strofinando, stringendo, giocando. Marco gemette forte, eccitato da quel footjob perverso.
Laura, ancora seduta sulla mia faccia, allungò una gamba e mi mise il suo piedino sulla bocca, togliendo per un attimo la fica.
«Leccami anche i piedi, troietta…» mormorò con voce dolce ma autoritaria.
Obbedii. La mia lingua scivolò tra le sue dita perfette, leccando l’arco del piede, succhiando le dita una ad una. Il sapore era leggermente salato, di pelle calda e bagnoschiuma. Laura gemeva di piacere.
Marco, eccitatissimo, si girò leggermente senza togliere i miei piedi dal suo cazzo e cominciò a leccarmi i piedini con passione. La sua lingua calda e bagnata scorreva tra le mie dita, succhiava il tallone, baciava la pianta. Eravamo intrecciati in un groviglio erotico perfetto: io che leccavo i piedi di Laura, Laura che si faceva leccare la fica e i piedi da me, Marco che mi leccava i piedi mentre io gli facevo una sega con i miei.
L’aria era densa di odori: sborra, fica, piedi caldi, desiderio giovane. I rumori erano osceni e bellissimi: il risucchio della mia lingua, i gemiti soffocati, il suono umido dei miei piedi che segavano il cazzo di Marco.
Laura a un certo punto si alzò, andò verso l’armadio e tornò con il suo strap-on più grosso: nero, venoso, lungo 28 centimetri e spesso come un polso. Lo indossò con gesti esperti, stringendo le cinghie intorno ai fianchi. Marco si spostò obbediente.
Laura tornò su di me, mi aprì le gambe con decisione e appoggiò la grossa cappella contro la mia fica già fradicia. Spinse.
«Oh cazzo…» gemetti mentre quel mostro mi apriva.
Lo strap-on era pensato per spaccare culi, ed ora mi stava sfondando la fica senza pietà. Laura cominciò a muoversi, prima piano, poi sempre più forte, sbattendomi con passione. Io strinsi le gambe intorno ai suoi fianchi, tirandola più a fondo. I nostri seni si schiacciavano l’uno contro l’altro, i capezzoli duri che si strofinavano, mandandomi scariche di piacere.
Laura mi baciò profondamente, la lingua che mi invadeva la bocca mentre mi fotteva con forza. Il rumore bagnato dello strap-on che entrava e usciva dalla mia fica riempiva la stanza. Venni violentemente, un orgasmo devastante che mi fece tremare tutto il corpo, squirting intorno al grosso cazzo finto mentre urlavo nella sua bocca.
Laura non si fermò. Continuò a scoparmi mentre io tremavo, baciandomi con amore feroce.
Quando finalmente si fermò e si sfilò, rimasi sdraiata tra loro due, il respiro corto, il corpo percorso da brividi.
«Lo faremo» sussurrai con voce roca, guardando prima Laura e poi Marco. «Faremo pagare a quella stronza di mia madre tutto quanto. E lo faremo insieme.»
Marco e Laura annuirono, i loro occhi pieni della stessa rabbia e dello stesso desiderio oscuro.
La vendetta non era più solo un pensiero.
Era diventata la nostra ossessione più dolce e perversa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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